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Pari
opportunita' (di subire violenza )
riceviamo
e pubblichiamo
Parto
dall’ultima notizia ricevuta e torno indietro, dal momento
che Noi non siamo complici e poche righe per farvi capire
di chi scrivo e di chi smaltisce con Pari opportunità, donne
uomini, persone nel fango e nella violenza, lucrando sulle
loro disgrazie, come il Potere mafioso delle chiese e delle
parrocchie politiche insegna cosa mostrare e cosa tacere,
in tutte le 4 stagioni.
“Una sera dei primi d’agosto 2009 V. A., ispettore-capo del
Centro di identificazione per immigrati (Cie) di Milano, cerca
di violentare Joy, una donna nigeriana, nella sua cella (*).
Grazie all’aiuto di Hellen, sua compagna di reclusione, Joy
riesce a difendersi. Qualche settimana dopo nel Cie scoppia
una rivolta contro le condizioni disumane di reclusione. In
quell’occasione Joy, Hellen e altre tre donne nigeriane vengono
ammanettate, portate in una stanza senza telecamere, fatte
inginocchiare e picchiate violentemente. In seguito alla rivolta,
a Milano si è svolto un processo contro 14 donne e uomini
migranti, tra cui Joy e le altre. Durante una delle prime
udienze, quando in aula entra A. (V. A., ndr) per testimoniare,
le/i migranti processati denunciano pubblicamente gli abusi
quotidiani da parte di quell’ispettore-capo e Joy trova il
coraggio di raccontare del tentato stupro. In seguito al processo,
alcuni/e migranti, tra cui Joy e le altre nigeriane, vengono
condannati a 6 mesi di carcere; altri a 9 mesi. Le ragazze
vengono separate e mandate in diverse carceri, in modo da
isolarle e neutralizzare la forza che hanno saputo esprimere
collettivamente…“
Venerdì
mattina 12 febbraio da un commento a una nota su FB che riporta
un articolo del Manifesto: “Joy è stata prelevata (sequestrata)
in nottata e trasferita al CIE di Modena. Stessa sorte probabilmente
per Debby, sua compagna di cella.” Giovedì 11 febbraio,ore
16,30: “Questa mattina il comune di Milano e la Ministra per
le pari opportunità davano lustro a se stessi con un convegno
dal titolo “sicurezza e aiuto” sulle azioni “di prevenzione
e contrasto della violenza contro le donne”. Sala strapiena,
buona metà dei posti a sedere occupati da forze dell’ordine
di vario tipo e grado in divisa da gran spolvero, moltissime
donne, di quelle che ogni giorno si occupano concretamente
di altre donne che hanno subito violenza, costrette a stare
in piedi. Eravamo ben certe, anche visto il pubblico, che
di “prevenzione” di quello che succede alle donne recluse
nei CIE non si sarebbe affatto parlato, quindi al momento
della tavola rotonda abbiamo alzato dei cartelli e la voce
chiedendo conto delle violenze e delle molestie sessuali perpetrate
da solerti funzionari delle forze dell’ordine all’interno
del centro di e identificazione ed espulsione di via Corelli
e distribuendo dei volantini di informazione sulla vicenda
di Joy ed Hellen, tra gli applausi di molte delle donne presenti.
A quel punto è intervenuta la digos che ci ha strappato i
cartelli e ci ha spinte fuori per identificarci, non riuscendo
però ad impedirci di terminare di volantinare e di rilasciare
delle interviste a giornalisti presenti. Le “ospiti non gradite”
si sono poi ripresentate a sorpresa con altri 200 volantini
distribuiti alle donne in uscita al termine del convegno.
Le donne che si sono incontrate al presidio del 25 novembre
in piazza Cadorna e che vogliono rompere il silenzio di Milano
sulle violenze nei Cie.
Giovedì
11 febbraio, da Monica Perugini: ”Questa mattina alle ore
11 ho incontrato Priscilla nel carcere di Mantova, avendo
chiesto al direttore di entrare in quanto consigliere provinciale.
Sono sette mesi che sta rinchiusa, senza nemmeno una visita.
Priscilla ha 22 anni, è nigeriana e la storia la conoscete,
domani esce per fine pena e non lo sapeva neanche. Non sa
nemmeno che cosa l’aspetta d’ora in poi. Abitava a Conegliano.
Domani verrà trasferita, posta in carico alla Questura, ma
poichè non ha i documenti il magistrato, sentita l’assistente
sociale, deciderà se rilascare il foglio di espulsione e dove
farla “accogliere”. Probabilmente in un CIE. Esce dal carcere,
per aver scontato tutta la pena, entra in un lager per venire
espulsa. Eppure contro la condanna è stato interposto appello
e quindi la vicenda potrebbe essere considerata in itinere
permettendo a Priscilla di restare in Italia. L’amministrazione
potrebbe disporre anche una forma di accoglienza reale e non
l’internazione in un altro centro d’espuilsione, dopo aver
pagato a caro prezzo da Via Corelli in poi. Vi aggiornerò
sugli sviluppi di queste ore. Intanto vorrei che tutti coloro
che si sono fatti un’impressione consolidata dell’immigrato
clandestino, proprio come hanno voluto questa legge, costume
e consuetudine, possano incontrare, un giorno, dietro le sbarre
invalicabili di un carcere dove non sei di nessuno, una cittadina
come Priscilla. Di certo qualche dubbio su quanto hanno acquisito
come convinzione, sorgerebbe in loro. Ma non è così perchè
queste ragazze che hanno avuto il coraggio di ribellarsi e
denunciare stupri e violenze nei CIE, sono state tolte dalla
circolazione e attorno al loro è stato alzato un muro di silenzio,
tanto da non farle comprendere cosa significhi che fuori delle
altre donne si stanno interessando di loro e che fuori, la
stragrande maggioranza non conosce la loro storia.”
mercoledì
10 febbraio 2010 da Marginalia: “ Per Joy, Hellen, Florence,
Debby e Priscilla. E tutte le altre dannate della terra Ricorderete
tutte/i come, dopo le rivolte di questa estate nel Cie milanese
di via Corelli e il processo che ne seguì, le migranti e i
migranti coinvolte/i furono sapientemente sparse/i in diversi
carceri della penisola. Le cinque donne – Joy, Hellen, Florence,
Debby e Priscilla – per scadenza dei termini della pena, dovrebbero
essere “rilasciate” venerdì 12 dai carceri di Como, Brescia
e Mantova, per essere probabilmente riportate in un Cie e
poi “rimpatriate” . Per chi, nonostante qui l’avessimo documentata
dall’inizio, non ha ben chiara tutta la vicenda, nell’impossibilità
di scrivere ora una cronistoria rinvio ai diversi blog/radio/siti
(e in primis noinonsiamocomplici) che stanno seguendo la vicenda
passo passo e che indicano anche gli orari e i luoghi di ritrovo
per la serie di iniziative previste venerdì mattina ( e per
tutta la giornata, finché bisogna) sotto i suddetti carceri
(e anche, in sostegno, altrove, come a Roma). Per il resto
non avanzo ipotesi e per riflessioni, analisi, bilanci, rimando
, nonostante una certa urgenza, a un prossimo futuro. Il momento
esige cautela, e disgraziatamente su più fronti”.
E
siccome siamo donne Aperte a dibattiti e processi, tra morte
vive e Altre in mezzo, e a quanto pare i vivi non ricordano
“Siamo i genitori di Carmela Cirella, una ragazzina di tredici
anni che il 15 aprile del 2007 è volata giù dal settimo piano
di una palazzina del quartiere Paolo VI di Taranto, dopo aver
subito diversi abusi e violenze sessuali da parte di individui
certamente non degni di essere denominati come esseri umani,
ma soprattutto dopo aver constatato sulla propria pelle l’assoluta
incapacità delle istituzioni, nel rispondere alle sue richieste
di aiuto.”
“Gelsomina
Verde avevi vent’anni torturata e ammazzata da quel fango
che per molti non esiste e per altri è un bene. Mai nessuno
stato medaglie ti darà, nessuna chiesa santa ti farà. ”Gelsomina
Verde era nata a Napoli il 1982 morta lì, il 21 novembre 2004
“fu una vittima della camorra, torturata e uccisa a 22 anni
nel pieno della cosiddetta faida di Scampia; il corpo venne
poi dato alle fiamme all’interno della sua auto. Era il 21
novembre 2004…Si è ipotizzato che il cadavere della giovane
donna, uccisa con tre colpi di pistola alla nuca dopo ore
di torture, sia stato bruciato per nascondere agli occhi della
gente le tracce dello scempio inflittole. Infatti, l’omicidio
di questa giovane, colpì notevolmente l’opinione pubblica
per le sue modalità efferate e per il fatto che Gelsomina
era del tutto estranea alle logiche dei clan: operaia in una
fabbrica di pelletteria, era solo stata legata affettivamente
ad uno degli scissionisti, e la relazione si era interrotta
alcuni mesi prima dell’assassinio della ragazza.”
“Antonella Clerici indosserà le scarpe gioiello di Loriblu
al 60/mo Festival di Sanremo che prenderà il via il 16 febbraio.
Oltre sessanta sono i modelli realizzati a mano dalla celebre
griffe marchigiana su misura per la conduttrice del Festival
con cristalli swarovsky, strass e pietre preziose.”
La
tamurriata si fa sempre più nero profondo.
Doriana
Goracci
(*)
NB: sebbene non neghiamo che nei CIE possano avvenire violenze
- causa l'insufficienza della legge e della tutela dei diritti
e in conseguenza della visione dei clandestini sempre piu'
come non-persone - sottolineiamo che le accuse
contenute negli stralci riportati dalla lettrice sono da accertare
in tribunale. Per questa ragione riportiamo soltanto le iniziali
della persona coinvolta. La redazione
 
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