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Inchiesta
di Trani : l'arcivescovo e il pluralismo
di
Munello
Secondo
il Corriere della sera, sulla vicenda dell'inchiesta di Trani
relativa alla RAI e all'AGCOM e alle pressioni riguardanti
alcune trasmissioni di approfondimento televisivo, e' intervenuto
anche Giovanni Battista Pichierri, arcivescovo di Trani, affermando
che «Chiunque, specie se occupa posti di responsabilità nella
scala sociale, ha il diritto ed anche il dovere di badare
a che si seguano linee rispettose della dignità delle persone
nella informazione, di imparzialità e pluralismo. Questo non
mi sembra uno scandalo, tanto meno qualche cosa che va contro
l'etica. Non entro nelle vicende giudiziarie. Ma secondo legge
naturale se un uomo di responsabilità pubbliche richiama qualche
incaricato a maggior serenità, credo che agisca nell'esercizio
delle sue prerogative e del bene comune, se segue la legge».
A
parte il fatto che - date le circostanze - il bene protetto
non era quello "comune" ma quello di uno solo, non
e' chiaro cosa l'arcivescovo intenda per pluralismo, visto
che "l'uomo di responsabilità pubbliche" che sarebbe
intervenuto nella vicenda - Silvio Berlusconi - detiene tre
televisioni private nei cui TG si tessono sue lodi sperticate
e nelle cui trasmissioni non di rado e' stata fatta propaganda
elettorale a suo favore, mentre la "maggior serenita'"
che egli ha mirato ad ottenere e' consistita nel tappare la
bocca alle poche trasmissioni RAI che (eccetto Porta a Porta)
non riportano versioni di parte a lui favorevoli come fa invece
il TG1.
Se
"serenita'" significa censura, allora siamo d'accordo
con il monsignore: e' effettivamente vero che se si fanno
tacere i dissidenti e le informazioni alternative il discorso
risulta molto piu' "sereno". Inoltre
una nota di educazione: sarebbe molto piu' corretto se gli
incaricati venissero esortati pubblicamente, e non con telefonate,
soprattutto quando sono incaricati di funzioni di garanzia,
funzioni che l'arcivescovo sembra evidentemente ignorare,
a meno che il suo pensiero sia stato malamente tagliato dalla
stampa.
Se
il pensiero dell'uomo di fede ci sconforta, ci consola il
commento del conduttore de L'Infedele, Gad Lerner: «La censura
delle news Rai favorisce i nostri ascolti, ma è concorrenza
sleale, cioè resta un'indecenza». Almeno qualcuno che chiama
le cose con il loro nome.
 
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