 |
Giustizia
: la beffa breve
di
Rodolfo Roselli*
L'enunciazione dell'argomento sotto il titolo di processo
breve è il classico esempio di un significato ambiguo fatto
apposta per non far capire nulla. Un processo, sia civile
che penale, può diventare breve o perchè si è in grado di
giungere rapidamente alla sentenza, o perchè viene interrotto
a causa dell'esaurimento di un certo tempo prefissato.
Una
prima osservazione nasce dal domandarsi il motivo di un processo,
cioè è una procedura per individuare chi ha torto e chi ha
ragione, oppure è un rito da esaurire col tempo. E' evidente
che le finalità sono completamente diverse. La prima tende
a tutelare l'emissione del giudizio finale, alla seconda poco
interessa il giudizio finale purché finisca. La verità non
si ottiene correndo, ma è l'efficacia del giudizio che è funzione
del tempo, un giudizio tardivo è un giudizio inefficace, e
un giudizio inefficace è una truffa. La soluzione di giungere
rapidamente alla sentenza, proprio per salvaguardare la sua
efficacia, è quella seguita da tutte le nazioni, nelle quali
è prioritario il rispetto della legge, è dunque preminente
l'individuazione di chi ha ragione o torto e la conseguente
pena da assegnare e da far scontare, e termina con una assoluzione
o con una condanna.
La
seconda alternativa del processo interrotto non è lecito chiamarla
processo, perchè la sua definizione esiste già e si chiama,
a seconda dei casi , prescrizione dei termini, amnistia, grazia,
indulto, e non termina con una assoluzione o una condanna,
oppure la condanna viene sconfessata, ridotta, annullata,
cioè viene reso vano o bloccato l'esame del problema giuridico,
con una legge o un atto d'imperio, che non ha nulla a che
fare con il rispetto delle norme. Dunque sarebbe più appropriato
chiamarla beffa che processo.
Quando
il governo parla di riforma della giustizia, qualche ingenuo
potrebbe pensare che s'intenda ristrutturare il sistema giustizia,
semplificando le norme, le procedure e gli organici, evitando
formalismi inutili, cioè facendo scomparire tutti i tempi
morti intermedi che, sommati gli uni agli altri, fanno diventare
secolare e inutile il giudizio finale. E invece la riforma
della giustizia proposta è cosa completamente diversa, perchè
contiene proposte di riforme costituzionali, come la separazione
delle carriere e la composizione del CSM, Consiglio Superiore
della Magistratura, che non solo hanno ben poco a che fare
con la durata dei processi, ma che di per sé, essendo variazioni
costituzionali, richiederebbero per l'approvazione definitiva
tempi lunghissimi e maggioranze difficilmente realizzabili.
Anche questa definibile beffa.
Per contro la novità, se di novità si può parlare, è la volontà
di ripescare un disegno di legge, varato dal Senato e che
da metà gennaio attenderebbe di essere votato alla Camera,
ma che contiene tante di quelle incongruenze basate sul doppio
significato, sopra indicato, tra soluzione a tutela delle
ragioni del cittadino e soluzione alla quale poco interessa
il giudizio finale. Incongruenze non solo segnalate da esperti,
ma fonte di perplessità anche del Quirinale.
Quest'ultima soluzione non solo non partorirebbe alcun giudizio,
ma fisserebbe una durata temporale non giustificata dalla
avvenuta rimozione degli ostacoli già esistenti, e neppure
stabilita da un accurato esame statistico che definisca almeno
un tempo medio ragionevole. Cioè in sostanza una durata equivalente
ad un numero estratto da una tombola virtuale. A questo punto
sarebbe più ragionevole, rapido ed economico, risolvere ogni
processo con il lancio di una moneta con il sistema testa
o croce. Pertanto non solo non è lecito parlare di riforma
della giustizia, ma tanto meno di accorciamento dei termini
di svolgimento dei processi da concludere sempre con una sentenza,
ma un modo per provocare la semplice cancellazione del processo,
il che eufemisticamente assicurerebbe tempi certi. Con lo
stesso sistema si potrebbero ridurre i posti letto in ospedale,
uccidendo i pazienti. E la cancellazione non sarebbe un fatto
eccezionale, ma sarebbe normale, perchè non avendo fatto nulla
per semplificare le procedure, ed eliminare gli ostacoli esistenti
oggi, qualsiasi abile avvocato sarebbe in grado di far durare
ogni processo quanto basta per farlo cancellare.
Ma
vi sarebbe un ulteriore pericolo: un processo beffa di questo
tipo farebbe sorgere la domanda perchè mai si dovrebbe avviare
qualche cosa certamente inutile, e di conseguenza in taluni
casi qualcuno potrebbe prendere in considerazione l'opzione
di farsi giustizia da solo, anche perchè poi l'eventuale processo
relativo al colpevole sarebbe, anche quello, cancellato tranquillamente.
Quindi
del processo breve, cominciamo a cancellare la parola processo,
e vediamo che resta la parola breve. La parola breve è molto
importante, perchè questa beffa deve concludersi in tempi
brevi, perchè chi l'ha proposta, ha fretta di cancellare i
suoi processi, sia quelli in corso, sia quelli che certamente
avrà in futuro, tanto da inserire il tutto nei punti programmatici
del governo e da richiederne l'approvazione a scatola chiusa,
con la democratica frase "prendere o lasciare". E per confermare
l'obiettivo, affinché nessuno abbia dubbi in proposito, è
stata introdotta, nella versione passata al Senato, una clausola
transitoria e retroattiva che cancellerebbe ben determinate
categorie di processi già in corso, in rapporto ai quali i
termini di durata risultassero già scaduti e quindi certamente
cancellabili, a favore di chi propone questa riforma beffa.
I processi in questione dovrebbero essere quelli in corso
per reati con pene sotto i dieci anni, commessi prima del
2 maggio 2006, corrispondente alla data dell'ultimo indulto.
In questa categoria, per pura combinazione, rientrano i processi
Mills e Mediaset, che riguardano Silvio Berlusconi. Sempre
per pura combinazione, molti processi a carico del capo del
governo si sono conclusi per il sopravvenire della prescrizione,
oppure per nuove norme, approvate definitivamente in Parlamento
dalla maggioranza di centro-destra, che hanno modificato le
pene e la struttura di taluni reati a lui contestati, come
nel caso del reato di falso in bilancio.
Ma
la cosa ridicola è che se si tratta di agire su processi in
corso, per i quali non può essere definita a priori l'entità
della pena, la quale deriva dalle conclusioni finali e da
fatti aggiuntivi che emergono e che potrebbero cambiare completamente
l'entità della pena in più o in meno, anche perché se l'entità
della pena finale fosse già stabilita, non si capisce a cosa
servirebbe il processo.
Sarebbe
ovvio anche rilevare che, non solo la retroattività delle
leggi è palesemente anticostituzionale, ma che la discriminazione
tra tipi di processi sui quali agire sarebbe ancora più incomprensibile
e illegale. Quest'ultima trovata, non solo farebbe sorgere
sospetti sulla buona fede del proponente, ma avendo queste
procedure già imboccato le tradizionali procedure defatiganti,
non avrebbero alcuna possibilità essere accelerate per arrivare
a sentenza, rispettando in nuovi limiti.
Dunque tante critiche che rischiano d'impedire l'approvazione
del disegno di legge alla Camera, e d'impedire l'affannosa
corsa per cancellare quei processi in corso, tanto temuti.
E allora il ministro Alfano improvvisamente dichiara che saranno
disponibili fondi straordinari per ristrutturare le procedure,
di concerto con il parere dei magistrati. Ma quali e quanti
fondi sarebbero disponibili? Sarebbero disponibili quelle
decine di milioni di euro che ogni anno l'Italia deve pagare,
secondo la legge Pinto, obbligata dalla Corte di Strasburgo,
a titolo di risarcimento per la lentezza cronica dei processi.
Dunque soldi che oggi non esistono, che potrebbero essere
recuperati solo quando cessasse la lentezza cronica, cioè
dopo e non prima, e la cui entità nessuno sa se sarebbe sufficiente.
Vendere la pelle dell'orso prima di averlo trovato.
Non
intendo perdere tempo per dare un giudizio su quanto sopra:
offenderei i lettori. Ma anche ammesso che l'uso della bacchetta
magica facesse reperire i fondi, il processo di revisione,
ammodernamento e semplificazione del sistema giudiziario potrebbe
essere efficace se con gradualità si sciogliessero tutti i
nodi esistenti da decenni, e tutto questo non può essere fatto
in pochi mesi, anzi tanto meno con una affannosa corsa in
poche settimane.
Non
sempre tuttavia la magistratura è responsabile di questa situazione,
ma è responsabile anche il numero di leggi esistenti a confronto
di quelle degli altri paesi e, di conseguenza, il numero delle
controversie civili in Italia, anche per questo, aumenta costantemente,
nel 2006 vi erano 2,83 milioni di cause civili, nel 2007 3,52,
nel 2008 3,69 e nel 2010 probabilmente arriveranno a 5,63
processi civili; per contro in Germania sono circa 1,1 milioni
e in Francia 1,69 milioni.
Ma
il sistema giudiziario italiano soffre anche di motivazioni
create dall'ampia autonomia introdotta dopo la seconda guerra
mondiale, per reazione al regime fascista, che aveva pesantemente
interferito con la normale magistratura, introducendo speciali
tribunali militari per difendere la sicurezza nazionale, in
effetti sotto il controllo del partito. La nuova Costituzione
garantì non solo l'indipendenza dei giudici, ma anche quella
dei procuratori da condizionamenti esterni, e questi ultimi
non furono più dipendenti dal ministro della Giustizia e furono
anche dotati di organi di polizia autonomi.
Un
ultimo aspetto che condiziona grandemente la riduzione della
durata dei processi è l'attuale numero enorme di avvocati
che beneficiano di questa situazione, basti pensare che per
ogni giudice in Italia vi sono 26,4 avvocati, mentre ve ne
sono solo sette in Germania o in Francia e in Inghilterra
addirittura quattro. Quanti avvocati disoccupati nascerebbero
con la riduzione della durata dei processi?
Solo
chi non sa quel che dice o che non conosce questa situazione
di base, può fare proposte del tipo di quelle sopra riportate,
sperando che qualcuno le consideri idee serie. Dunque la cosa
importante non è pensare di risolvere tutto in poche settimane,
ma avere l'onestà d'impegnarsi ed impegnare le persone adatte
e competenti, per iniziare un processo di revisione che almeno
migliori la situazione che attualmente è peggiore di quella
del Gabon.
*
inegnere ed esperto di managemente,
intervento su Radio Gamma 5 del 01.09.2010 e su Challenger
TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì
 
Dossier
giustizia
Dossier
etica e politica
|
|