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27 agosto 2010
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Scuola e legalita' : una sentenza del TAR
di Rita Guma*

Fra tanti temi 'importanti' di cui si potrebbe parlare oggi, mi soffermo su quella che sembra apparentemente piccola cosa, una sentenza del TAR Lazio (n° 31634 del 25 agosto 2010) e sui commenti che essa ha suscitato anche fra gli addetti ai lavori.

Apparentemente - dicevo - puo' trattarsi di piccola cosa, ma seguendo il ragionamento si vedra' che non lo e' affatto, anzi il comportamento censurato dalla Corte, ma soprattutto il ragionamento che viene portato a giustificazione di tale comportamento, sta alla base di tanti dei guasti che affliggono il nostro paese, fino a giungere alle corruzioni piu' grandi ed alle maggiori violazioni dei diritti.

Nella citata sentenza, dunque, il TAR della capitale ha accolto il ricorso presentato dalla famiglia di uno studente liceale che non era stato ammesso alla classe successiva di un Istituto paritario (cioe' non scuola pubblica, come hanno invece equivocato i piu' trovando un altro motivo per attaccare l'istituzione e i docenti). I giudici hanno preso tale decisione in particolare sulla base del fatto che nella seduta del Consiglio di classe in cui era stato adottato il provvedimento impugnato erano assenti due docenti che non erano sostituiti da nessun collega. Ma il Consiglio, fa rilevare il Tribunale amministrativo, deve essere presente "nella sua interezza". Per questo, nel caso di assenza giustificata del singolo docente il Dirigente scolastico deve sempre nominare un sostituto che sia professore della stessa materia nella stessa scuola.

Fra i vari commenti alla sentenza, quello stupefacente di Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, rilasciato a Flavia Amabile della Stampa. Per Rembado, «Nel caso degli scrutini finali La logica del Tar è diversa da quella delle scuole e questo è un esempio evidente di questo divario» perche' «I giudici seguono una logica di tipo formalistico che non appartiene alle scuole. In questo caso si è inteso il giudizio collegiale per gli scrutini come se vi fosse l’obbligo di presenza di tutti i docenti» e infatti «Può accadere che un professore manchi ma ogni professore arriva a fine anno con tabelle, schemi, appunti, sono le sue valutazioni sull’intero anno scolastico, alunno per alunno. Può capitare che vengano consegnate ad un altro prof durante lo scrutinio finale senza che questo alteri il giudizio finale».

Ma non e' cosi'.

Innanzitutto non tutti i professori compilano tabelle, ne' registri, tanto che la Corte di Cassazione ha stabilito che l'unico registro obbligatorio (e quindi atto pubblico) e' quello di classe, mentre la valutazione finale dell'allievo puo' essere fatta anche soltanto sulla base della conoscenza dello studente da parte del docente (quindi conoscenza complessiva anche non suffragata da voti specifici, salvo che i collegi docenti non abbiano stabilito preventivamente un numero minimo di voti per anno e la tenuta di registri o formulari, che restano comunque diversi dall'atto pubblico).

Inoltre il Consiglio di Classe non e' un'entita' astratta, ma un consesso in cui si vota (per la promozione o bocciatura, ma anche per modificare il voto di un singolo docente, per attribuire il voto di condotta, etc etc) con un voto a testa e quindi la mancanza di qualche professore puo' far pendere la bilancia in un senso o nell'altro e fare una concreta differenza. E ogni singolo professore non arriva (o non dovrebbe arrivare) in consiglio con il voto finale gia' in tasca, ma propendere per la promozione o la bocciatura di un ragazzo dopo aver sentito gli altri colleghi e visto la situazione generale.

Infine, non mi risulta affatto che i presidi (delle tante scuole pubbliche che ho conosciuto) lascino operare i Consigli imperfetti, come fa intendere Rembado parlando genericamente e onnicomprensivamente di "scuole", ma nominano sempre un supplente, che operera' certamente con gli eventuali appunti del collega assente ma con la sua testa, che non e' la stessa degli altri colleghi presenti, e dando la giusta importanza a quella determinata materia, che altri potrebbero invece sottovalutare.

Vorrei aggiungere - con riferimento a vari titoli di commento alla notizia, che parlavano di buone nuove per i ragazzi asini (perche' la sentenza garantisce un motivo in piu' per fare ricorso) - che purtroppo a volte ci sono ragazzi capaci e con una media buona che possono perdere l'anno perche' il Consiglio non usa appieno i suoi poteri con quei colleghi che fermano la scala dei loro voti sistematicamente sotto il 6 (e la Gelmini, con la sua regola sull'ammissione alla maturita' con tutte sufficienze, ha snaturato questo ruolo mediatore del Consiglio di classe, dando ad un solo docente il potere di determinare - magari per antipatia o per 'tirchieria' congenita - il destino di un ragazzo, anche se bravo).

Ma il problema piu' grande che io vedo in questa vicenda e' la risposta del preside Rembado. Caro Rembado, come diceva la battuta di un film di folclore, "la legge e' legge e s'adda rispetta'" (la legge e' legge e si deve rispettare). Perche' la legge uguale per tutti garantisce i diritti di tutti (alvo nei casi in cui sia proprio la legge a conculcare i diritti, ma non e' certo questo il caso). Non puo' esistere un "criterio delle scuole" diverso da quello dei giudici del TAR, non puo' esistere una differenza fra i diritti di quegli studenti che vengono valutati a Consiglio completo (per quanto ne so, la quasi totalita') e quelli valutati solo da una parte dei docenti.

E poi dove dovrebbe fermarsi questa 'differenza' fra la logica del Tar e quella "delle scuole"? Decidono i presidi o i professori? La tolleranza e l'elasticita' non vanno confusi con il pressappochismo e soprattutto con il fai-da-te normativo. Ritengo che questa risposta di Rembado riportata da La Stampa aiuti ad affossare l'immagine della scuola che gia' tanti hanno contribuito ad affossare, dall'interno, ma soprattutto dall'esterno.

A questo proposito, mi ricollego ad un articolo uscito oggi a firma di Giovanni Belardelli sul Corriere. Belardelli - che imputa la perdita di prestigio della scuola ai sindacati e al '68 ma non alle massicce campagne stampa volute dai vari governi per mettere la mordacchia ai docenti e imporre tagli di ogni genere senza badare al danno incredibile prodotto) e salva invece un ministro di destra ed uno di sinistra (beato equilibrio!) - afferma che "chiediamo tanto alla scuola e a chi insegna riconosciamo poco. Senza introdurre riconoscimenti e incentivi legati al merito sarà difficile restituire autorevolezza ai docenti".

Mi chiedo intanto come si dovrebbe misurare questo merito, perche' so per esperienza che molti che nella scuola hanno voluto battersi per la legalita' (non di facciata ma concreta) l'hanno pagata amaramente perche' intralciavano il manovratore, e si rischia di dare il potere di valutazione proprio al manovratore... Inoltre mi chiedo se - qualora il compito di valutare il merito venisse affidato ai dirigenti scolastici - quanti fra questi si atterranno ai principi ispiratori delle dichiarazioni del prof. Rembado...

Io spero che gli altri presidi italiani - piuttosto che pensare ad una difesa corporativa del dirigente scolastico coinvolto nella sentenza del TAR - si dissocino dalle dichiarazioni di Rembado, e - insieme a tutti i docenti - affermino con forza che la legge e' legge, che la scuola mira a rispettare e far rispettare la legge, a partire dall'esempio quotidiano.

La scuola infatti non puo' essere l'unico agente della legalita' nella societa', perche' ci sono le famiglie, la televisione e gli altri media e i politici con il loro 'esempio', ma certamente non puo' chiedere ai ragazzi (futuri uomini e donne) di rispettare la legalita' se essa per prima - come istituzione e come singoli elementi del personale educativo - non la mette in atto.

Se non abbiamo capito questo, e se non applichiamo questo principio (non solo nella scuola, ma in tutti gli ambiti educativi), abbiamo un bel commentare indignati le notizie sulla corruzione diffusa, sugli scambi di voti, sugli appalti truccati, sul bullismo dilagante, sui diritti calpestati e su altri mali di preoccupante attualita'...

*docente e presidente dell'Osservatorio

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