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Scuola
e legalita' : una sentenza del TAR
di
Rita Guma*
Fra tanti temi 'importanti' di cui si potrebbe parlare oggi,
mi soffermo su quella che sembra apparentemente piccola cosa,
una sentenza del TAR Lazio (n° 31634 del 25 agosto 2010) e
sui commenti che essa ha suscitato anche fra gli addetti ai
lavori.
Apparentemente
- dicevo - puo' trattarsi di piccola cosa, ma seguendo il
ragionamento si vedra' che non lo e' affatto, anzi il comportamento
censurato dalla Corte, ma soprattutto il ragionamento che
viene portato a giustificazione di tale comportamento, sta
alla base di tanti dei guasti che affliggono il nostro paese,
fino a giungere alle corruzioni piu' grandi ed alle maggiori
violazioni dei diritti.
Nella
citata sentenza, dunque, il TAR della capitale ha accolto
il ricorso presentato dalla famiglia di uno studente liceale
che non era stato ammesso alla classe successiva di un Istituto
paritario (cioe' non scuola pubblica, come hanno invece equivocato
i piu' trovando un altro motivo per attaccare l'istituzione
e i docenti). I giudici hanno preso tale decisione in particolare
sulla base del fatto che nella seduta del Consiglio di classe
in cui era stato adottato il provvedimento impugnato erano
assenti due docenti che non erano sostituiti da nessun collega.
Ma il Consiglio, fa rilevare il Tribunale amministrativo,
deve essere presente "nella sua interezza". Per questo, nel
caso di assenza giustificata del singolo docente il Dirigente
scolastico deve sempre nominare un sostituto che sia professore
della stessa materia nella stessa scuola.
Fra i vari commenti alla sentenza, quello stupefacente di
Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi,
rilasciato a Flavia Amabile della Stampa. Per Rembado, «Nel
caso degli scrutini finali La logica del Tar è diversa da
quella delle scuole e questo è un esempio evidente di questo
divario» perche' «I giudici seguono una logica di tipo formalistico
che non appartiene alle scuole. In questo caso si è inteso
il giudizio collegiale per gli scrutini come se vi fosse l’obbligo
di presenza di tutti i docenti» e infatti «Può accadere che
un professore manchi ma ogni professore arriva a fine anno
con tabelle, schemi, appunti, sono le sue valutazioni sull’intero
anno scolastico, alunno per alunno. Può capitare che vengano
consegnate ad un altro prof durante lo scrutinio finale senza
che questo alteri il giudizio finale».
Ma non e' cosi'.
Innanzitutto
non tutti i professori compilano tabelle, ne' registri, tanto
che la Corte di Cassazione ha stabilito che l'unico registro
obbligatorio (e quindi atto pubblico) e' quello di classe,
mentre la valutazione finale dell'allievo puo' essere fatta
anche soltanto sulla base della conoscenza dello studente
da parte del docente (quindi conoscenza complessiva anche
non suffragata da voti specifici, salvo che i collegi docenti
non abbiano stabilito preventivamente un numero minimo di
voti per anno e la tenuta di registri o formulari, che restano
comunque diversi dall'atto pubblico).
Inoltre
il Consiglio di Classe non e' un'entita' astratta, ma un consesso
in cui si vota (per la promozione o bocciatura, ma anche per
modificare il voto di un singolo docente, per attribuire il
voto di condotta, etc etc) con un voto a testa e quindi la
mancanza di qualche professore puo' far pendere la bilancia
in un senso o nell'altro e fare una concreta differenza. E
ogni singolo professore non arriva (o non dovrebbe arrivare)
in consiglio con il voto finale gia' in tasca, ma propendere
per la promozione o la bocciatura di un ragazzo dopo aver
sentito gli altri colleghi e visto la situazione generale.
Infine, non mi risulta affatto che i presidi (delle tante
scuole pubbliche che ho conosciuto) lascino operare i Consigli
imperfetti, come fa intendere Rembado parlando genericamente
e onnicomprensivamente di "scuole", ma nominano
sempre un supplente, che operera' certamente con gli eventuali
appunti del collega assente ma con la sua testa, che non e'
la stessa degli altri colleghi presenti, e dando la giusta
importanza a quella determinata materia, che altri potrebbero
invece sottovalutare.
Vorrei
aggiungere - con riferimento a vari titoli di commento alla
notizia, che parlavano di buone nuove per i ragazzi asini
(perche' la sentenza garantisce un motivo in piu' per fare
ricorso) - che purtroppo a volte ci sono ragazzi capaci e
con una media buona che possono perdere l'anno perche' il
Consiglio non usa appieno i suoi poteri con quei colleghi
che fermano la scala dei loro voti sistematicamente sotto
il 6 (e la Gelmini, con la sua regola sull'ammissione alla
maturita' con tutte sufficienze, ha snaturato questo ruolo
mediatore del Consiglio di classe, dando ad un solo docente
il potere di determinare - magari per antipatia o per 'tirchieria'
congenita - il destino di un ragazzo, anche se bravo).
Ma
il problema piu' grande che io vedo in questa vicenda e' la
risposta del preside Rembado. Caro Rembado, come diceva la
battuta di un film di folclore, "la legge e' legge e s'adda
rispetta'" (la legge e' legge e si deve rispettare). Perche'
la legge uguale per tutti garantisce i diritti di tutti (alvo
nei casi in cui sia proprio la legge a conculcare i diritti,
ma non e' certo questo il caso). Non puo' esistere un "criterio
delle scuole" diverso da quello dei giudici del TAR, non puo'
esistere una differenza fra i diritti di quegli studenti che
vengono valutati a Consiglio completo (per quanto ne so, la
quasi totalita') e quelli valutati solo da una parte dei docenti.
E
poi dove dovrebbe fermarsi questa 'differenza' fra la logica
del Tar e quella "delle scuole"? Decidono i presidi
o i professori? La tolleranza e l'elasticita' non vanno confusi
con il pressappochismo e soprattutto con il fai-da-te normativo.
Ritengo che questa risposta di Rembado riportata da La Stampa
aiuti ad affossare l'immagine della scuola che gia' tanti
hanno contribuito ad affossare, dall'interno, ma soprattutto
dall'esterno.
A questo proposito, mi ricollego ad un articolo uscito oggi
a firma di Giovanni Belardelli sul Corriere. Belardelli -
che imputa la perdita di prestigio della scuola ai sindacati
e al '68 ma non alle massicce campagne stampa volute dai vari
governi per mettere la mordacchia ai docenti e imporre tagli
di ogni genere senza badare al danno incredibile prodotto)
e salva invece un ministro di destra ed uno di sinistra (beato
equilibrio!) - afferma che "chiediamo tanto alla scuola e
a chi insegna riconosciamo poco. Senza introdurre riconoscimenti
e incentivi legati al merito sarà difficile restituire autorevolezza
ai docenti".
Mi
chiedo intanto come si dovrebbe misurare questo merito, perche'
so per esperienza che molti che nella scuola hanno voluto
battersi per la legalita' (non di facciata ma concreta) l'hanno
pagata amaramente perche' intralciavano il manovratore, e
si rischia di dare il potere di valutazione proprio al manovratore...
Inoltre mi chiedo se - qualora il compito di valutare il merito
venisse affidato ai dirigenti scolastici - quanti fra questi
si atterranno ai principi ispiratori delle dichiarazioni del
prof. Rembado...
Io spero che gli altri presidi italiani - piuttosto che pensare
ad una difesa corporativa del dirigente scolastico coinvolto
nella sentenza del TAR - si dissocino dalle dichiarazioni
di Rembado, e - insieme a tutti i docenti - affermino con
forza che la legge e' legge, che la scuola mira a rispettare
e far rispettare la legge, a partire dall'esempio quotidiano.
La
scuola infatti non puo' essere l'unico agente della legalita'
nella societa', perche' ci sono le famiglie, la televisione
e gli altri media e i politici con il loro 'esempio', ma certamente
non puo' chiedere ai ragazzi (futuri uomini e donne) di rispettare
la legalita' se essa per prima - come istituzione e come singoli
elementi del personale educativo - non la mette in atto.
Se
non abbiamo capito questo, e se non applichiamo questo principio
(non solo nella scuola, ma in tutti gli ambiti educativi),
abbiamo un bel commentare indignati le notizie sulla corruzione
diffusa, sugli scambi di voti, sugli appalti truccati, sul
bullismo dilagante, sui diritti calpestati e su altri mali
di preoccupante attualita'...
*docente
e presidente dell'Osservatorio
 
Speciale
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