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13 agosto 2010
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Londra : segreto professionale , fiscalisti come avvocati ?
di Giulia Alliani

Se il segreto professionale e' un diritto fondamentale del cliente, esiste una valida giustificazione per riservarlo soltanto ai clienti degli avvocati? Lord Pannick, l'avvocato che, a Londra, davanti ai giudici della Royal Court of Justice, difende gli interessi del colosso assicurativo Prudential nel ricorso contro una recente sentenza, sostiene che la consulenza in materia fiscale fornita da commercialisti e avvocati e' del tutto simile ed e', per sua natura, una consulenza di tipo legale.

Nell'ottobre del 2009, il giudice Charles, nella sentenza di primo grado, aveva dato torto alla Prudential che, in seguito a formali richieste degli uffici del fisco di Sua Maesta', si era rifiutata di mettere a disposizione documenti contenenti i suggerimenti e le indicazioni fornite dai propri fiscalisti della PricewaterhouseCoopers, ritenendoli coperti dal segreto professionale.

Secondo i legali della Prudential, il tribunale avrebbe dovuto riconoscere che, in un moderno contesto, la consulenza legale di tipo fiscale e l'assistenza nelle controversie con il fisco vengono fornite da soggetti specializzati, non necessariamente avvocati, alle cui comunicazioni con il cliente andrebbe tuttavia applicato l'antico principio del segreto professionale garantito dalle regole di common law ai soli avvocati. Il giudice, pur apprezzando gli argomenti della Prudential, non aveva tuttavia ritenuto possibile, in base ai precedenti esaminati, attribuire il diritto al segreto professionale alle consulenze fornite da non avvocati.

La settimana scorsa, alle udienze in corte d'Appello, visti gli aspetti di interesse generale del caso, i cui sviluppi coinvolgeranno una pluralità di categorie di soggetti, e' stata ammessa la partecipazione dei rappresentanti dei consulenti fiscali, riuniti nell'ICAEW (Institute of Chartered Accountants in England and Wales), e degli avvocati, riuniti nella Law Society.

Sono quindi intervenuti Charles Flint, avvocato dell'ICAEW ("Non e' possibile fare distinzioni tra i due tipi di consulenza, si tratta della stessa funzione nello stesso contesto"), e Sir Sydney Kentridge, in rappresentanza della Law Society, contraria all'estensione del segreto professionale al di fuori dell'ambito degli avvocati ("Il segreto professionale relativamente alla professione legale non e' un'aggiunta posteriore, ma e' connaturato ad essa"). Inoltre, secondo Sir Sidney, l'estensione del segreto professionale alla categoria dei commercialisti potrebbe avere sul fisco un impatto il cui effetto non sarebbe quantificabile (e, anche se Sir Sidney non l'ha detto, si sa come, nell'attuale momento di crisi, non sia augurabile che le casse del fisco inglese corrano il rischio di svuotarsi).

La decisione della Corte d'Appello e' attesa per il prossimo settembre, ma la questione potrebbe arrivare anche di fronte alla Corte Suprema.

Gia' nel 2006 i consulenti professionali iscritti agli albi furono equiparati agli avvocati, quando fu estesa anche a loro l'esenzione dall'obbligo, imposto dalla normativa antiriciclaggio, di riferire agli organi preposti l'eventuale conoscenza, o anche il semplice sospetto, dell'esistenza di riciclaggio legato ai proventi di attivita' illecite, compresi i reati di evasione fiscale e truffa. Di quell'obbligo ebbe a rammaricarsi l'avvocato Mills, i cui consulenti decisero di denunciare all'NCIS (National Criminal Intelligence Service) le notizie apprese nella famosa lettera del loro cliente che iniziava con "Dear Bob" e che fini' poi, imprevedibilmente, sotto gli occhi degli inquirenti della procura di Milano.

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