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Londra
: segreto professionale , fiscalisti come avvocati ?
di
Giulia Alliani
Se il segreto professionale e' un diritto fondamentale del
cliente, esiste una valida giustificazione per riservarlo
soltanto ai clienti degli avvocati? Lord Pannick, l'avvocato
che, a Londra, davanti ai giudici della Royal Court of Justice,
difende gli interessi del colosso assicurativo Prudential
nel ricorso contro una recente sentenza, sostiene che la consulenza
in materia fiscale fornita da commercialisti e avvocati e'
del tutto simile ed e', per sua natura, una consulenza di
tipo legale.
Nell'ottobre del 2009, il giudice Charles, nella sentenza
di primo grado, aveva dato torto alla Prudential che, in seguito
a formali richieste degli uffici del fisco di Sua Maesta',
si era rifiutata di mettere a disposizione documenti contenenti
i suggerimenti e le indicazioni fornite dai propri fiscalisti
della PricewaterhouseCoopers, ritenendoli coperti dal segreto
professionale.
Secondo
i legali della Prudential, il tribunale avrebbe dovuto riconoscere
che, in un moderno contesto, la consulenza legale di tipo
fiscale e l'assistenza nelle controversie con il fisco vengono
fornite da soggetti specializzati, non necessariamente avvocati,
alle cui comunicazioni con il cliente andrebbe tuttavia applicato
l'antico principio del segreto professionale garantito dalle
regole di common law ai soli avvocati. Il
giudice, pur apprezzando gli argomenti della Prudential, non
aveva tuttavia ritenuto possibile, in base ai precedenti esaminati,
attribuire il diritto al segreto professionale alle consulenze
fornite da non avvocati.
La
settimana scorsa, alle udienze in corte d'Appello, visti gli
aspetti di interesse generale del caso, i cui sviluppi coinvolgeranno
una pluralità di categorie di soggetti, e' stata ammessa la
partecipazione dei rappresentanti dei consulenti fiscali,
riuniti nell'ICAEW (Institute of Chartered Accountants in
England and Wales), e degli avvocati, riuniti nella Law Society.
Sono
quindi intervenuti Charles Flint, avvocato dell'ICAEW ("Non
e' possibile fare distinzioni tra i due tipi di consulenza,
si tratta della stessa funzione nello stesso contesto"), e
Sir Sydney Kentridge, in rappresentanza della Law Society,
contraria all'estensione del segreto professionale al di fuori
dell'ambito degli avvocati ("Il segreto professionale relativamente
alla professione legale non e' un'aggiunta posteriore, ma
e' connaturato ad essa"). Inoltre,
secondo Sir Sidney, l'estensione del segreto professionale
alla categoria dei commercialisti potrebbe avere sul fisco
un impatto il cui effetto non sarebbe quantificabile (e, anche
se Sir Sidney non l'ha detto, si sa come, nell'attuale momento
di crisi, non sia augurabile che le casse del fisco inglese
corrano il rischio di svuotarsi).
La
decisione della Corte d'Appello e' attesa per il prossimo
settembre, ma la questione potrebbe arrivare anche di fronte
alla Corte Suprema.
Gia' nel 2006 i consulenti professionali iscritti agli albi
furono equiparati agli avvocati, quando fu estesa anche a
loro l'esenzione dall'obbligo, imposto dalla normativa antiriciclaggio,
di riferire agli organi preposti l'eventuale conoscenza, o
anche il semplice sospetto, dell'esistenza di riciclaggio
legato ai proventi di attivita' illecite, compresi i reati
di evasione fiscale e truffa. Di quell'obbligo ebbe a rammaricarsi
l'avvocato Mills, i cui consulenti decisero di denunciare
all'NCIS (National Criminal Intelligence Service) le notizie
apprese nella famosa lettera del loro cliente che iniziava
con "Dear Bob" e che fini' poi, imprevedibilmente, sotto gli
occhi degli inquirenti della procura di Milano.
 
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