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05 agosto 2010
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Democrazia : per risolvere la questione morale a priori
di Rodolfo Roselli*

(...) Il nocciolo della democrazia è il consenso condiviso, e il dissenso costruttivo, ambedue praticati in modo facile, trasparente e sistematico. Il popolo governa, l'eletto esegue. Si può realizzare tutto questo in molti modi, con aspetti positivi e negativi, ma ogni elemento può essere più o meno accettabile ,se contribuisce positivamente a realizzare il nocciolo della democrazia. Non è certo democrazia, ma può essere un compromesso, che allo stato attuale anche se imperfetto, sarebbe una benedizione.

Ho detto il popolo governa, l'eletto esegue, nulla di nuovo, perché si parla di partecipazione. In diverse parti del mondo sono state sperimentate ed attuate forme di partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche di tipo diverso, ma tutte preoccupate di non marginalizzare la gente. Studi di economia politica hanno frequentemente dimostrato che le scelte condivise e ragionate della gente comune, hanno fatto non solo prevalere le positività rispetto,agli inevitabili difetti, ma hanno consentito nel tempo, ottimizzazioni e revisioni consapevoli, dei punti negativi. Queste forme di partecipazione hanno regole comuni: di come vanno individuati i partecipanti, su quali temi, con quali poteri, attraverso quali percorsi e con quali esiti. E quindi, lasciando inalterata la loro adattabilità, sono pacchetti di norme condivise di linee guida.
Le forme di partecipazione possono essere per semplicità raggruppate in tre categorie. La prima è la partecipazione pubblica alla definizione e controllo delle spese di bilancio. La seconda è la partecipazione pubblica dell'esecuzione delle grandi opere. La terza è l'uso esteso del sorteggio e del conseguente frequente rinnovamento dirigenziale, per consentire a tutti la possibilità, se lo desiderano, di praticare la politica attiva e passiva.

La definizione e il controllo delle spese di bilancio, anche se con varianti, è stata attuata con successo nella città brasiliana di Porto Alegre, dopo la vittoria del "Partido dos Trabalhadores" nel 1989 e nel corso degli anni, con successive ottimizzazioni, mai interrotta, anche quando questo partito è stato sconfitto nel 2005, ed è tutt'ora in uso. Consiste nel coinvolgere i cittadini nelle scelte sulla destinazione delle spese d'investimento dell'amministrazione locale e di ripartirle equamente secondo le necessità espresse dal popolo. Inizia ogni anno in autunno, e si conclude in primavera con la ratifica da parte di un organo comunale costituito da tecnici e da esperti, aventi il solo compito di consulenza, ma senza potere decisionale, che devono produrre il documento finale concordato, per l'anno successivo.
Contemporaneamente ogni quartiere elegge un controllore della spesa, indipendente dai partiti e sempre diverso ogni anno, che ha il potere di verificare ogni tipo di appalto (sono vietati i subappalti), sia come importo che come procedura di assegnazione, denunciare ogni devianza dai piani, di riconvocare i cittadini interessati per proporre eventuali modifiche, sempre nel quadro della spesa originale, il cui importo resta invariato, concordando eventuali diverse priorità.

La libera partecipazione dei cittadini è stata di circa il 7% con un crescente successo,e poiché chiunque può partecipare, chi partecipa è quindi solo colui che è veramente interessato ai problemi, e quindi l'assenteista non ha il potere di bloccare le decisioni, perché non esiste quorum. Per contro questa pratica ha avuto l'effetto di ridurre le sperequazioni tra le zone della città, favorendo i quartieri periferici e meno dotati di servizi ed ha irrobustito il tessuto associativo. Dato il successo avuto, questa pratica si è diffusa in tutto il mondo e oggi coinvolge 170 città brasiliane tra le quali San Paolo e Belo Horizonte.

In Europa nel 2005 si sono avute 55 esperienze di questa forma partecipativa, in città medio piccole, e in Italia si sono avuti casi a Grottammare, Pieve Emanuele e in qualche municipio di grandi città e recentemente a Modena. In ogni caso si sono avute varianti, semplificazioni e adattamenti, ma il concetto centrale della partecipazione del pubblico è restato immutato. E' un processo decisionale operativo, concreto e vincolante. La partecipazione pubblica alla esecuzione delle grandi opere è un processo che mira a coinvolgere la popolazione per dirimere e prevenire conflitti territoriali o ambientali, specialmente nell'esecuzione delle grandi opere infrastrutturali.

In particolare questo processo è stato istituzionalizzato in Francia con il nome di debat public e in questo paese è oggi ampiamente applicato. Nel 1990, per evitare le proteste delle popolazioni locali contro la linea ad alta velocità TGV Mediterranee tra Lione e Marsiglia, il governo francese decise che la progettazione delle grandi opere dovesse essere sottoposta preventivamente ad un dibattito pubblico libero, tra tutti soggetti interessati, regolato con la legge Barnier del 1995, poi parzialmente modificata nel 2002. Esiste una Commissione che non decide, ma organizza automaticamente il dibattito pubblico sui progetti che superano una certa soglia di costo, per gli altri è la Commissione che decide.
Il dibattito discute il progetto per tempo non su quello definitivo, ma su quello preliminare, cioè quando è possibile apportare anche rilevanti cambiamenti. Il dibattito si svolge in loco, esiste un dossier che illustra in modo comprensibile a tutti le varie alternative, pregi e limiti. Chiunque può presentare le proprie osservazioni, pubblicate nei quaderni degli attori, e questi sono oggetto di una capillare campagna informativa tra la popolazione. Il dibattito aperto al pubblico si svolge nei quattro mesi successivi e il confronto è quindi su argomenti già ben noti a tutti. Le conclusioni pur non avendo valore giuridico, vengono sottoposte nei tre mesi successivi all'ente proponente che le può accettare o no, o rinunciare all'opera.

Dal 2002 si sono svolti 31 dibattiti pubblici su ferrovie, tramvie, autostrade, porti, rigassificatori, elettrodotti, centrali nucleari, aeroporti e bacini idrologici. In cinque casi i progetti sono stati ritirati, negli altri 17 sono state introdotte modifiche, in nove casi sono state scelte soluzioni alternative concordate. Questa procedura, avendo risolto a monte ogni problema, ha consentito tempi più rapidi di esecuzione e risparmio nei costi. La TAV francese oggi è in fase di ultimazione e costa la metà dell'analoga italiana.

La procedura di sorteggio e del conseguente frequente rinnovamento dirigenziale, è quella che mira a coinvolgere cittadini comuni, mediante estrazione a sorte, nel trattare temi pubblici. La pratica del sorteggio vuole sottolineare che qualsiasi cittadino ha le competenze e la capacità di contribuire alle scelte collettive, anche talvolta in misura maggiore di altri, per il semplice motivo che ha avuto la possibilità di vivere direttamente i problemi del quale è chiamato a trattare e che al termine del suo mandato, valuta sulla propria pelle le sue stesse decisioni. Un modello largamente usato nelle città ateniesi della Grecia antica, nella Signoria dei Medici a Firenze, e un prototipo delle giurie di cittadini proposte negli anni 70 negli Stati Uniti e in Germania e largamente diffuso negli anni 90, specialmente in Gran Bretagna, limitatamente ai problemi penali.

Ma il principio del sorteggio, ha raccolto una larga accettazione e quindi è stato esteso ai problemi politici della vita pubblica ed ha avuto conseguenze positive insperabili. Infatti prima del sorteggio, si svolgono generalmente a fine settimana, riunioni di centinaia di persone, tutte adeguatamente informate in precedenza di quanto deve essere trattato, e attraverso questionari, tutti possono sollevare richieste di chiarimenti, proposte, alle quali altri cittadini possono liberamente rispondere aumentando il livello informativo di tutti. Si è notato che molti partecipanti hanno cambiato le loro opinioni precedenti perché potevano disporre d'informazioni più complete. Al termine del ciclo dei dibattiti, chiunque può offrirsi d'inscrivere il proprio nome tra i candidati e impegnarsi a dare la propria disponibilità per un periodo temporale predefinito (1-2 anni) al termine del quale, se sorteggiati ed eletti, non possono però più ricandidarsi.
I sorteggiati entrano a far parte delle assemblee civiche esecutive relative al problema esaminato. Assemblee di questo tipo hanno deliberato cosa fare e come distribuire le risorse su temi diversi come le misure sulla sicurezza in Gran Bretagna, per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo negli Stati Uniti, per l'adozione dell'euro in Danimarca, per i diritti degli aborigeni in Australia e in Italia - a Torino nel 2007 - sul sondaggio deliberativo del diritto di voto agli immigrati. Maroussi in Grecia, una città di 70.000 abitanti, ha sorteggiato 160 cittadini per decidere la scelta del sindaco e, dopo le autopresentazioni dei 6 candidati, questi hanno espresso la loro preferenza. Successivamente il candidato prescelto è stato eletto a grande maggioranza nelle normali elezioni.

Tutte queste differenti esperienze, anche se parziali, indicano una nuova tendenza della possibilità di riforma della democrazia per superare la profonda crisi di rappresentanza di oggi. Una crisi di rappresentanza causata dai diversi inquinamenti delle regole base che hanno completamente falsificato il libero consenso del pubblico, deviandolo illecitamente. Questa riforma intende riaffermare che sono i cittadini chiamati a legittimare le decisioni, delle quali gli stessi cittadini si assumono la responsabilità e la successiva valutazione e correzione. Gli interessi particolari, neutralizzati in questo modo, e privi d'interessate sponsorizzazioni o manipolazioni, e valutati da persone casualmente elette, perdono ogni capacità di condizionare prima e dopo tutte le attività pubbliche.

Si attuerebbe il principio teorico che ogni buon amministratore pubblico, essendo pubblico e non privato, fin dalla sua nomina non dovrebbe avere amici e pranzare a tavola da solo. In questo modo verrebbe ribaltato il concetto di concertazione dove, oggi, il perimetro delle organizzazioni ammesse viene tracciato a priori, ed il confronto è sotto il controllo stretto di rappresentanti che dichiarano di parlare "a nome di". Invece ogni partecipante avrebbe il diritto di esprimersi a titolo personale e difenderebbe la sua dignità individuale, in quanto certamente capace di capire e decidere da solo. Cesserebbe l'intermediazione di cervelli su altri cervelli.

Per ovvie ragioni, i vantaggi immaginabili sarebbero notevoli. Difficoltà di concussioni e corruzioni, niente campagne elettorali lunghe e costosissime, niente carriere dinastiche e conseguenti remunerazioni progressive sempre crescenti, niente voti di scambio, niente ricatti. Ma anche volendo applicare limitatamente e gradualmente questi concetti, questi processi possono offre qualche cosa in più. Ogni decisione avrebbe maggiore forza perché condivisa pubblicamente e quindi acquisterebbe di fatto una credibilità proprio a causa del processo che l'avrebbe sviluppata, e non condizionata da stupide promesse, solo parolaie. Senza contare la prontezza con la quale sarebbe possibile ridefinire i problemi o formulare argomenti convincenti per adattarli a eventuali scenari nuovi.

Ma a mio avviso la maggiore forza di questi processi sarebbe di dimostrare a tutti i cittadini che essi contano in modo determinante, di non avere necessità di tutori, di sapere esattamente come vengono spesi i loro denari, di rendersi conto personalmente delle reali difficoltà che si incontrano tra "il dire e il fare", di usare il buon senso per trovare le soluzioni e di avere il diritto individuale di essere ascoltati, informati, e assecondati nei limiti a tutti egualmente noti.

E' vitale per la democrazia che il cittadino sia convinto di questo, ed è in questo modo che si permette di elevare il senso di appartenenza di tutti alla propria terra.

* intervento su Radio Gamma 5 del 04.08.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

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