 |
Democrazia
: per risolvere la questione morale a priori
di
Rodolfo Roselli*
(...) Il nocciolo della democrazia è il consenso condiviso,
e il dissenso costruttivo, ambedue praticati in modo facile,
trasparente e sistematico. Il popolo governa, l'eletto esegue.
Si può realizzare tutto questo in molti modi, con aspetti
positivi e negativi, ma ogni elemento può essere più o meno
accettabile ,se contribuisce positivamente a realizzare il
nocciolo della democrazia. Non è certo democrazia, ma può
essere un compromesso, che allo stato attuale anche se imperfetto,
sarebbe una benedizione.
Ho
detto il popolo governa, l'eletto esegue, nulla di nuovo,
perché si parla di partecipazione. In diverse parti del mondo
sono state sperimentate ed attuate forme di partecipazione
dei cittadini alle scelte pubbliche di tipo diverso, ma tutte
preoccupate di non marginalizzare la gente. Studi di economia
politica hanno frequentemente dimostrato che le scelte condivise
e ragionate della gente comune, hanno fatto non solo prevalere
le positività rispetto,agli inevitabili difetti, ma hanno
consentito nel tempo, ottimizzazioni e revisioni consapevoli,
dei punti negativi. Queste forme di partecipazione hanno regole
comuni: di come vanno individuati i partecipanti, su quali
temi, con quali poteri, attraverso quali percorsi e con quali
esiti. E quindi, lasciando inalterata la loro adattabilità,
sono pacchetti di norme condivise di linee guida.
Le
forme di partecipazione possono essere per semplicità raggruppate
in tre categorie. La
prima è la partecipazione pubblica alla definizione e controllo
delle spese di bilancio. La seconda è la partecipazione pubblica
dell'esecuzione delle grandi opere. La terza è l'uso esteso
del sorteggio e del conseguente frequente rinnovamento dirigenziale,
per consentire a tutti la possibilità, se lo desiderano, di
praticare la politica attiva e passiva.
La definizione e il controllo delle spese di bilancio, anche
se con varianti, è stata attuata con successo nella città
brasiliana di Porto Alegre, dopo la vittoria del "Partido
dos Trabalhadores" nel 1989 e nel corso degli anni, con successive
ottimizzazioni, mai interrotta, anche quando questo partito
è stato sconfitto nel 2005, ed è tutt'ora in uso. Consiste
nel coinvolgere i cittadini nelle scelte sulla destinazione
delle spese d'investimento dell'amministrazione locale e di
ripartirle equamente secondo le necessità espresse dal popolo.
Inizia ogni anno in autunno, e si conclude in primavera con
la ratifica da parte di un organo comunale costituito da tecnici
e da esperti, aventi il solo compito di consulenza, ma senza
potere decisionale, che devono produrre il documento finale
concordato, per l'anno successivo.
Contemporaneamente
ogni quartiere elegge un controllore della spesa, indipendente
dai partiti e sempre diverso ogni anno, che ha il potere di
verificare ogni tipo di appalto (sono vietati i subappalti),
sia come importo che come procedura di assegnazione, denunciare
ogni devianza dai piani, di riconvocare i cittadini interessati
per proporre eventuali modifiche, sempre nel quadro della
spesa originale, il cui importo resta invariato, concordando
eventuali diverse priorità.
La libera partecipazione dei cittadini è stata di circa il
7% con un crescente successo,e poiché chiunque può partecipare,
chi partecipa è quindi solo colui che è veramente interessato
ai problemi, e quindi l'assenteista non ha il potere di bloccare
le decisioni, perché non esiste quorum. Per contro questa
pratica ha avuto l'effetto di ridurre le sperequazioni tra
le zone della città, favorendo i quartieri periferici e meno
dotati di servizi ed ha irrobustito il tessuto associativo.
Dato il successo avuto, questa pratica si è diffusa in tutto
il mondo e oggi coinvolge 170 città brasiliane tra le quali
San Paolo e Belo Horizonte.
In
Europa nel 2005 si sono avute 55 esperienze di questa forma
partecipativa, in città medio piccole, e in Italia si sono
avuti casi a Grottammare, Pieve Emanuele e in qualche municipio
di grandi città e recentemente a Modena. In ogni caso si sono
avute varianti, semplificazioni e adattamenti, ma il concetto
centrale della partecipazione del pubblico è restato immutato.
E' un processo decisionale operativo, concreto e vincolante.
La partecipazione pubblica alla esecuzione delle grandi opere
è un processo che mira a coinvolgere la popolazione per dirimere
e prevenire conflitti territoriali o ambientali, specialmente
nell'esecuzione delle grandi opere infrastrutturali.
In
particolare questo processo è stato istituzionalizzato in
Francia con il nome di debat public e in questo paese
è oggi ampiamente applicato. Nel 1990, per evitare le proteste
delle popolazioni locali contro la linea ad alta velocità
TGV Mediterranee tra Lione e Marsiglia, il governo francese
decise che la progettazione delle grandi opere dovesse essere
sottoposta preventivamente ad un dibattito pubblico libero,
tra tutti soggetti interessati, regolato con la legge Barnier
del 1995, poi parzialmente modificata nel 2002. Esiste una
Commissione che non decide, ma organizza automaticamente il
dibattito pubblico sui progetti che superano una certa soglia
di costo, per gli altri è la Commissione che decide.
Il dibattito discute il progetto per tempo non su quello definitivo,
ma su quello preliminare, cioè quando è possibile apportare
anche rilevanti cambiamenti. Il dibattito si svolge in loco,
esiste un dossier che illustra in modo comprensibile a tutti
le varie alternative, pregi e limiti. Chiunque può presentare
le proprie osservazioni, pubblicate nei quaderni degli attori,
e questi sono oggetto di una capillare campagna informativa
tra la popolazione. Il dibattito aperto al pubblico si svolge
nei quattro mesi successivi e il confronto è quindi su argomenti
già ben noti a tutti. Le conclusioni pur non avendo valore
giuridico, vengono sottoposte nei tre mesi successivi all'ente
proponente che le può accettare o no, o rinunciare all'opera.
Dal 2002 si sono svolti 31 dibattiti pubblici su ferrovie,
tramvie, autostrade, porti, rigassificatori, elettrodotti,
centrali nucleari, aeroporti e bacini idrologici. In cinque
casi i progetti sono stati ritirati, negli altri 17 sono state
introdotte modifiche, in nove casi sono state scelte soluzioni
alternative concordate. Questa procedura, avendo risolto a
monte ogni problema, ha consentito tempi più rapidi di esecuzione
e risparmio nei costi. La TAV francese oggi è in fase di ultimazione
e costa la metà dell'analoga italiana.
La
procedura di sorteggio e del conseguente frequente rinnovamento
dirigenziale, è quella che mira a coinvolgere cittadini comuni,
mediante estrazione a sorte, nel trattare temi pubblici. La
pratica del sorteggio vuole sottolineare che qualsiasi cittadino
ha le competenze e la capacità di contribuire alle scelte
collettive, anche talvolta in misura maggiore di altri, per
il semplice motivo che ha avuto la possibilità di vivere direttamente
i problemi del quale è chiamato a trattare e che al termine
del suo mandato, valuta sulla propria pelle le sue stesse
decisioni. Un modello largamente usato nelle città ateniesi
della Grecia antica, nella Signoria dei Medici a Firenze,
e un prototipo delle giurie di cittadini proposte negli anni
70 negli Stati Uniti e in Germania e largamente diffuso negli
anni 90, specialmente in Gran Bretagna, limitatamente ai problemi
penali.
Ma
il principio del sorteggio, ha raccolto una larga accettazione
e quindi è stato esteso ai problemi politici della vita pubblica
ed ha avuto conseguenze positive insperabili. Infatti prima
del sorteggio, si svolgono generalmente a fine settimana,
riunioni di centinaia di persone, tutte adeguatamente informate
in precedenza di quanto deve essere trattato, e attraverso
questionari, tutti possono sollevare richieste di chiarimenti,
proposte, alle quali altri cittadini possono liberamente rispondere
aumentando il livello informativo di tutti. Si è notato che
molti partecipanti hanno cambiato le loro opinioni precedenti
perché potevano disporre d'informazioni più complete. Al termine
del ciclo dei dibattiti, chiunque può offrirsi d'inscrivere
il proprio nome tra i candidati e impegnarsi a dare la propria
disponibilità per un periodo temporale predefinito (1-2 anni)
al termine del quale, se sorteggiati ed eletti, non possono
però più ricandidarsi.
I sorteggiati entrano a far parte delle assemblee civiche
esecutive relative al problema esaminato. Assemblee di questo
tipo hanno deliberato cosa fare e come distribuire le risorse
su temi diversi come le misure sulla sicurezza in Gran Bretagna,
per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo negli Stati Uniti,
per l'adozione dell'euro in Danimarca, per i diritti degli
aborigeni in Australia e in Italia - a Torino nel 2007 - sul
sondaggio deliberativo del diritto di voto agli immigrati.
Maroussi in Grecia, una città di 70.000 abitanti, ha sorteggiato
160 cittadini per decidere la scelta del sindaco e, dopo le
autopresentazioni dei 6 candidati, questi hanno espresso la
loro preferenza. Successivamente il candidato prescelto è
stato eletto a grande maggioranza nelle normali elezioni.
Tutte
queste differenti esperienze, anche se parziali, indicano
una nuova tendenza della possibilità di riforma della democrazia
per superare la profonda crisi di rappresentanza di oggi.
Una crisi di rappresentanza causata dai diversi inquinamenti
delle regole base che hanno completamente falsificato il libero
consenso del pubblico, deviandolo illecitamente. Questa riforma
intende riaffermare che sono i cittadini chiamati a legittimare
le decisioni, delle quali gli stessi cittadini si assumono
la responsabilità e la successiva valutazione e correzione.
Gli interessi particolari, neutralizzati in questo modo, e
privi d'interessate sponsorizzazioni o manipolazioni, e valutati
da persone casualmente elette, perdono ogni capacità di condizionare
prima e dopo tutte le attività pubbliche.
Si attuerebbe il principio teorico che ogni buon amministratore
pubblico, essendo pubblico e non privato, fin dalla sua nomina
non dovrebbe avere amici e pranzare a tavola da solo. In questo
modo verrebbe ribaltato il concetto di concertazione dove,
oggi, il perimetro delle organizzazioni ammesse viene tracciato
a priori, ed il confronto è sotto il controllo stretto di
rappresentanti che dichiarano di parlare "a nome di". Invece
ogni partecipante avrebbe il diritto di esprimersi a titolo
personale e difenderebbe la sua dignità individuale, in quanto
certamente capace di capire e decidere da solo. Cesserebbe
l'intermediazione di cervelli su altri cervelli.
Per ovvie ragioni, i vantaggi immaginabili sarebbero notevoli.
Difficoltà di concussioni e corruzioni, niente campagne elettorali
lunghe e costosissime, niente carriere dinastiche e conseguenti
remunerazioni progressive sempre crescenti, niente voti di
scambio, niente ricatti. Ma anche volendo applicare limitatamente
e gradualmente questi concetti, questi processi possono offre
qualche cosa in più. Ogni decisione avrebbe maggiore forza
perché condivisa pubblicamente e quindi acquisterebbe di fatto
una credibilità proprio a causa del processo che l'avrebbe
sviluppata, e non condizionata da stupide promesse, solo parolaie.
Senza contare la prontezza con la quale sarebbe possibile
ridefinire i problemi o formulare argomenti convincenti per
adattarli a eventuali scenari nuovi.
Ma a mio avviso la maggiore forza di questi processi sarebbe
di dimostrare a tutti i cittadini che essi contano in modo
determinante, di non avere necessità di tutori, di sapere
esattamente come vengono spesi i loro denari, di rendersi
conto personalmente delle reali difficoltà che si incontrano
tra "il dire e il fare", di usare il buon senso per trovare
le soluzioni e di avere il diritto individuale di essere ascoltati,
informati, e assecondati nei limiti a tutti egualmente noti.
E'
vitale per la democrazia che il cittadino sia convinto di
questo, ed è in questo modo che si permette di elevare il
senso di appartenenza di tutti alla propria terra.
*
intervento su Radio Gamma 5 del
04.08.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno
dal lunedì al venerdì
 
Dossier
etica e politica
|
|