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La
migliore Giustizia
di
Demetro Delfino*
E’
davvero difficile pensare, anche per il cittadino più disinformato,
ad un giustizia “giusta”, ad una giustizia che possa far pensare
ad una punizione per i cattivi e ad un premio per i buoni!
Eh sì, è difficile pensarlo soprattutto quando ascoltiamo
la televisione, leggiamo i giornali e, ancora di più, quando
cerchiamo di approfondire presunti, allo stato, scandali che
divampano, senza freno, nel nostro paese.
Ho
letto la ormai nota ordinanza di applicazione di custodia
cautelare a carico dei Signori Carboni Flavio, Lombardi Pasquale,
Martino Arcangelo: si parla di un quadro indiziario davvero
grave: si discute sui tentativi di avvicinamento di Giudici
della Corte Costituzionale ai fini di influire sull’esito
del giudizio relativo alla legge n°124/2008 (c.d. lodo Alfano)
che, è noto, aveva introdotto la sospensione del processo
penale per le alte cariche dello Stato; si parla delle presunte
modalità utilizzate al fine di ottenere la candidatura alla
presidenza della Regione Campania dell’On. Casentino; si descrive
il progetto di sviluppo di impianti di produzione di energia
eolica in Sardegna rilevando quanto di seguito ….
”A
partire dal mese di Luglio 2009 Carboni ha posto in essere
iniziative volte a realizzare, in Sardegna, impianti di produzione
di energia eolica. A tale scopo dapprima ha ottenuto, grazie
all’interessamento di esponenti politici e istituzionali,
la nomina di persona a lui gradita ( tale Farris Ignazio)
alla carica di direttore generale dell’Arpas ( l’organismo
regionale competente nel settore della tutela dell’ambiente
e del territorio), poi ha intrattenuto contatti con Farris
e con altri rappresentanti istituzionali, allo scopo di ottenere
l’approvazione, nel settore delle energie alternative, di
un regolamento regionale favorevole ai propri progetti.”…;
si rende nota la fallita ispezione alla Corte d’Appello di
Milano e quant’altro.
Il quadro, mi sia consentito il termine, è devastante per
l’esistenza di qualsiasi democrazia.
Non
ho mai condiviso, a prescindere dalla mia professione di avvocato,
i processi sommari né, tanto meno, i processi televisivi prima
che, quanto meno, si sviluppi, con la giusta armonia, l’attività
defensionale dell’indagato; peraltro, doverosamente, in situazioni
come queste, ritengo che ognuno di noi debba essere chiamato
ad una riflessione importante prima ancora di verificare,
nel merito, la reale situazione dei fatti e cioè, si chiamato
ad attivarsi, fino in fondo, per comprendere quali, effettivamente,
possano essere i mali, i veri mali, che sprigionano dinamiche
(se risulteranno provate) quali quelle descritte nella prima
menzionata ordinanza nonché, quali possano essere le soluzioni
capaci di contenere gli inevitabili e ingentissimi danni.
Preliminarmente, a mio parere, non si può solo parlare di
giustizia malata ma anche e soprattutto di uomini malati,
di uomini che continuano a non comprendere la gravità delle
situazioni che vanno a determinare di uomini che, evidentemente
nella loro errata convinzione mentale, pensano di poter intaccare
i poteri dello Stato per gestirli a loro piacimento non rendendosi
conto che, comunque, non solo non raggiungeranno mai i risultati
sperati, ci sarà sempre un qualcuno che prima ne altererà
i loro progetti ma che, per converso, l’unico risultato che
potranno raggiungere, sarà quello del deterioramento delle
istituzioni, della sfiducia dei cittadini verso tutti e verso
tutto e dell’incitamento alla violenza che si manifesta soprattutto
quale reazione ad uno situazione di insofferenza derivante
da uno Stato che non si dimostra tale!
Io
credo che, posto quanto sopra, la riflessione da fare sia
molto più profonda, credo che si debba innanzi tutto ragionare
prescindendo da posizioni politiche e da categorie di appartenenza:
non possiamo pensare ad una categoria di buoni e ad una di
cattivi per risolvere i problemi per il semplice motivo che,
i buoni e i cattivi sono da entrambe le parti; ritengo invece
che si debba, soprattutto e prima di ogni altra cosa, parlare
di collaborazione, di proposte, di incontri che non possono
di certo svilupparsi attraverso dibattiti offensivi finalizzati
a screditare semplicemente l’avversario, chiunque esso sia!
Un'utopia, si potrebbe pensare, forse, ma è anche vero che,
talvolta, le soluzioni più semplici sono quelle più trascurate,
a volte si vuole, volutamente, mostrare mille difficoltà per
la soluzione di un problema che, in realtà, è di semplicissima
soluzione. Insomma, ritengo che in fondo sia soprattutto un
problema di rapporti umani, di capacità di giusta mediazione,
di rispetto reciproco, di buon senso e, in definitiva, di
una sufficiente onestà che possa, senza mostrarsi eroi e senza
promettere opere ciclopiche, garantire una sufficiente serenità
al paese.
I giudici dovranno fare il loro lavoro con onestà ma, ed è
questa, a mio modesto avviso la riflessione che sto provando
a fare, il loro lavoro con onestà dovranno farlo tutti ad
iniziare da chi, almeno sulla carta, svolge una professione
che, apparentemente, non ha alcun rilievo sociale. Lo Stato,
da parte sua, dovrà essere soprattutto uno Stato sociale,
capace di educare, insegnare, assistere e riconoscere adottando
un criterio squisitamente meritocratico che sia in grado di
attribuire a se stesso l’insegna di attento e stimato maestro;
mi pare, in definitiva, che si debba ricominciare dall’ABC
evitando sciocche presunzioni e cercando, soprattutto, di
voler veramente elidere il male alla radice. In difetto, non
ritengo davvero possa ottenersi alcun risultato.
Bisogna provare e riprovare senza mai stancarsi, cercando
di convincersi che ognuno di Noi deve essere considerato ed
è parte del tutto. Una cosa, peraltro, non dobbiamo dimenticare
e dobbiamo avere sempre presente in un percorso che potrebbe
definirsi quasi come l’inizio di un’anno zero e cioè, che
la più antica codificazione giuridica conosciuta è quella
che risale all’anno 2350 a.c. anno in cui, il re di Lagasch
Urukagina, nell’antica Mesopotamia, emanò delle riforme, guarda
caso, contro la corruzione!
*
avvocato cassazionista, membro del Comitato
Tecnico-Giuridico dell'Osservatorio
 
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