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14 luglio 2010
tutti gli speciali

Mafia a Milano
di Alessandro Balducci*

"Qui la mafia non esiste!". Cosi’ aveva affermato il Prefetto di Milano lo scorso mese di gennaio, suscitando non poche polemiche. Mentre su youtube e’ visibile un "mitico" pezzo della trasmissione Annozero del 25 maggio u.s. in cui il Sindaco Letizia Moratti, rispondendo a Santoro, non solo ribadisce che "a Milano la mafia praticamente non esiste" ma si permette anche di rimproverare il giornalista perche’ con le sue inchieste rovina il buon nome della citta’!

Per una persona come la Moratti che ha cosi’ a cuore l’immagine di operosita’ e di efficienza del capoluogo lombardo e che si agita solo a sentir parlare di mafia, chissa’ che effetto avra’ avuto sapere che la federazione delle ‘ndrine calabresi stabilitesi a Milano aveva deciso di chiamarsi: “Lombardia”. Per non parlare delle immagini registrate dagli inquirenti dell’elezione di Pino Neri a capomafia nei locali di un circolo a Paderno Dugnano. Un circolo, particolare incredibile, intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Insensibili e sordi (in questo caso si puo’ proprio affermare: non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire) ai ripetuti allarmi lanciati da organizzazioni della societa’ civile, dai (pochi) giornalisti d’inchiesta e dagli investigatori, la classe dirigente milanese e quella nazionale hanno di fatto aperto la porta all’infiltrazione mafiosa nell’Italia settentrionale, lasciando il capoluogo milanese e l’intera Lombardia in mano alle cosche calabresi. L’occasione per la mafia e’ ghiotta: la pioggia di miliardi che sta per calare su Milano grazie all’Expo’ 2015 con i conseguenti appalti per le opere pubbliche.

Avranno la faccia di chiedere scusa ai loro concittadini? Le persone che per mesi ed anni hanno consapevolmente sottovalutato il pericolo delle infiltrazioni mafiose al Nord, avranno il coraggio non dico di dimettersi (in questo paese le dimissioni sono un fenomeno sporadico) ma almeno di ammettere che hanno sbagliato ad ignorare un fenomeno cosi’ pericoloso per la tenuta della struttura sociale ed economica della Lombardia?

C’e’ ancora tempo per i politici per rimediare e per dare alle forze sane del territorio e cioe’ a quegli imprenditori, a quei funzionari pubblici ed amministratori locali che svolgono il loro lavoro con onesta’ e rispetto delle regole, il segnale deciso e concreto che la battaglia contro la piovra e’ ancora tutta da giocare e che, soprattutto, puo’ essere vinta. Ma per far questo occorre una rivoluzione culturale nella classe politica, occorre che i politici si rendano finalmente conto che quando si parla di mafia in un paese come questo, non bisogna tentennare o scendere a compromessi equivoci: o si sta con le cosche o si fa la guerra alle cosche.

Quei rimproveri del Sindaco Moratti ad un giornalista colpevole solo di documentare dei fatti sono un brutto, un pessimo segnale per l’opinione pubblica. In questo modo viene “colpevolizzato” e criminalizzato non chi agisce in maniera disonesta e criminale ma chi osa denunciare i comportamenti criminali. Tutto cio’ genera confusione e sconcerto. Si finisce per indebolire gli anticorpi sociali e culturali e l’opinione pubblica comincia ad assuefarsi ed a convivere con la criminalita’ mafiosa. Comincia ad accettarla senza piu’ indignarsi.

Proprio quello che vogliono i boss.

* membro del Comitato etico dell'Osservatorio

per approfondire...

Dossier mafia e antimafia

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