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Mafia
a Milano
di
Alessandro Balducci*
"Qui
la mafia non esiste!". Cosi’ aveva affermato il Prefetto
di Milano lo scorso mese di gennaio, suscitando non poche
polemiche. Mentre su youtube e’ visibile un "mitico"
pezzo della trasmissione Annozero del 25 maggio u.s. in cui
il Sindaco Letizia Moratti, rispondendo a Santoro, non solo
ribadisce che "a Milano la mafia praticamente non esiste"
ma si permette anche di rimproverare il giornalista perche’
con le sue inchieste rovina il buon nome della citta’!
Per
una persona come la Moratti che ha cosi’ a cuore l’immagine
di operosita’ e di efficienza del capoluogo lombardo e che
si agita solo a sentir parlare di mafia, chissa’ che effetto
avra’ avuto sapere che la federazione delle ‘ndrine calabresi
stabilitesi a Milano aveva deciso di chiamarsi: “Lombardia”.
Per non parlare delle immagini registrate dagli inquirenti
dell’elezione di Pino Neri a capomafia nei locali di un circolo
a Paderno Dugnano. Un circolo, particolare incredibile, intitolato
a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Insensibili
e sordi (in questo caso si puo’ proprio affermare: non c’e’
peggior sordo di chi non vuol sentire) ai ripetuti allarmi
lanciati da organizzazioni della societa’ civile, dai (pochi)
giornalisti d’inchiesta e dagli investigatori, la classe dirigente
milanese e quella nazionale hanno di fatto aperto la porta
all’infiltrazione mafiosa nell’Italia settentrionale, lasciando
il capoluogo milanese e l’intera Lombardia in mano alle cosche
calabresi. L’occasione per la mafia e’ ghiotta: la pioggia
di miliardi che sta per calare su Milano grazie all’Expo’
2015 con i conseguenti appalti per le opere pubbliche.
Avranno
la faccia di chiedere scusa ai loro concittadini? Le persone
che per mesi ed anni hanno consapevolmente sottovalutato il
pericolo delle infiltrazioni mafiose al Nord, avranno il coraggio
non dico di dimettersi (in questo paese le dimissioni sono
un fenomeno sporadico) ma almeno di ammettere che hanno sbagliato
ad ignorare un fenomeno cosi’ pericoloso per la tenuta della
struttura sociale ed economica della Lombardia?
C’e’ ancora tempo per i politici per rimediare e per dare
alle forze sane del territorio e cioe’ a quegli imprenditori,
a quei funzionari pubblici ed amministratori locali che svolgono
il loro lavoro con onesta’ e rispetto delle regole, il segnale
deciso e concreto che la battaglia contro la piovra e’ ancora
tutta da giocare e che, soprattutto, puo’ essere vinta. Ma
per far questo occorre una rivoluzione culturale nella classe
politica, occorre che i politici si rendano finalmente conto
che quando si parla di mafia in un paese come questo, non
bisogna tentennare o scendere a compromessi equivoci: o si
sta con le cosche o si fa la guerra alle cosche.
Quei
rimproveri del Sindaco Moratti ad un giornalista colpevole
solo di documentare dei fatti sono un brutto, un pessimo segnale
per l’opinione pubblica. In questo modo viene “colpevolizzato”
e criminalizzato non chi agisce in maniera disonesta e criminale
ma chi osa denunciare i comportamenti criminali. Tutto cio’
genera confusione e sconcerto. Si finisce per indebolire gli
anticorpi sociali e culturali e l’opinione pubblica comincia
ad assuefarsi ed a convivere con la criminalita’ mafiosa.
Comincia ad accettarla senza piu’ indignarsi.
Proprio
quello che vogliono i boss.
*
membro del Comitato etico dell'Osservatorio
 
Dossier
mafia e antimafia
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