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20 giugno 2010
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Esecuzione con plotone negli USA : condanna dal mondo
di Rico Guillermo*

L'esecuzione a mezzo di un plotone di Ronnie Lee Gardner, avvenuta nello Utah il 18 giugno, ha suscitato un'ondata di condanne indignate sia negli Stati Uniti e sia nel mondo, tanto dagli abolizionisti, quanto da coloro che si sono concentrati sulla disumanita' del metodo usato per uccidere il condannato.

A Salt Lake City, la citta' in cui e' avvenuta la condanna del giustiziato, alcuni editoriali sulla stampa locale hanno sottolineato che l'uccisione di Gardner non serve alcun buon fine, mentre gli oppositori della pena di morte hanno tenuto una veglia ecumenica. "Penso che non vogliamo essere associati all'Iran, la Cina, l'Arabia Saudita e gli altri paesi che usano la pena di morte come l'abbiamo utilizzata", ha detto Nancy Appleby, presidente della Commissione Giustizia e Pace della Diocesi Episcopale dello Utah. Per il Reverendo Tom Goldsmith, della Prima Chiesa Unitaria, "Uccidere l'assassino non crea giustizia". Secondo il Vescovo John Wester, "Il plotone e' arcaico, violento e si aggiunge semplicemente alla violenza di cui abbiamo gia' esperienza come societa' armata".

Mentre su parte della stampa americana si sottolineava che il tipo di esecuzione adottato in questo caso solleva problemi etici, le organizzazioni per i diritti civili degli Stati Uniti si sono unite al coro: "L'esecuzione di Gardner e' stata al tempo stesso selvaggia e disumana e mette in evidenza le ingiustizie sistemiche che affliggono l'intero sistema della pena di morte nello Utah e nel resto degli Stati Uniti", ha detto John Holdridge, direttore della Unione Nazionale Liberta' Civili.

Gli Stati Uniti hanno effettuato 28 esecuzioni finora quest'anno (di cui 6 nello Utah), 1.216 da quando nel 1977 sono riprese le esecuzioni giudiziarie. Amnesty International, che ha da tempo chiesto di abrogare in tutto il mondo la pena di morte, ha detto che il plotone era stato utilizzato anche in Cina, Libia, Siria, Yemen e in Vietnam lo scorso anno. Tuttavia il parlamento del Vietnam, il giorno prima che Gardner fosse ucciso, ha approvato l'eliminazione dell'uso del plotone di esecuzione ed ha deciso per l'iniezione letale a partire dal prossimo anno quale unico metodo per le esecuzioni, in quanto metodo considerato piu' umano.

Il commentatore Paul Vallely si chiede tuttavia se in fondo sia cosi' importante il modo in cui qualcuno viene ucciso con l'omicidio legalizzato. In un editoriale sul britannico Independent, ricorda che le autorita' dello Utah avevano messo fuori legge la fucilazione nel 2004, ma e' stato quello il metodo scelto da Gardner per morire. Invece l'avvocato di Gardner si era detto preoccupato per il numero di iniezioni letali pasticciate verificatesi negli USA negli ultimi tempi.

Per Vallely, se alcuni metodi di esecuzione sono piu' inumani di altri, c'e' sempre qualcosa, circa l'azione di uccidere una persona sana e consapevole, che e' sconvolgente, ma, ricorda, molti ritengono giustizia l'esecuzione di un uomo che ha ucciso un avvocato nel 1985 mentre tentava di fuggire da un palazzo di giustizia e mentre gia' fronteggiava una prima accusa di omicidio.

"I suoi crimini non sono contestati, anche se l'ultimo e' stato commesso quando aveva 24 anni e ne aveva 49 quando e' stato messo a morte - riflette Vallely - E uccidere un assassino non ferma il circolo vizioso della vittima dal quale e' emerso Gardner: la prima volta che diventa noto alle autorita' ha due anni, cammina da solo lungo una strada solo con un pannolino, a sei e' a sniffare colla e a 10 a farsi di eroina; ad 11 e' in un ospedale psichiatrico dell'Utah; nella sua adolescenza aveva subito abusi sessuali in una casa affidataria, a 16 era padre e all'eta' di 23 anni un assassino".

La sua era una vita scadente, rileva l'editorialista, notando che Gardner era in isolamento da 25 anni. Anche il suo sacerdote poteva parlare con lui solo attraverso il foro di alimentazione della porta della cella. Solo la settimana prima di essere giustiziato a sua figlia sono state concesse due "visite a contatto" e si trattava del suo primo contatto fisico con un membro della famiglia da due decenni. Non gli e' stato permesso di abbracciarla, ma solo di tenerle le mani attraverso le sbarre nella sala visite del braccio della morte.

In definitiva, sottolinea Vallely, non e' il metodo di esecuzione che e' in discussione: "Si tratta di capire se la societa' civile vuole abbassarsi al livello degli assassini che sono la minoranza aberrante. Vendetta e punizione possono reppresentare la moneta della giustizia in un film di Hollywood. Ma in un paese che aspira a cio' che Bobby Kennedy chiamava 'il diritto alla leadership morale del pianeta', la vita reale chiede qualcosa di meglio".

* si ringraziano Claudio Giusti e G. M. Marq

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Dossier pena di morte

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