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Esecuzione
con plotone negli USA : condanna dal mondo
di
Rico Guillermo*
L'esecuzione a mezzo di un plotone di Ronnie Lee Gardner,
avvenuta nello Utah il 18 giugno, ha suscitato un'ondata di
condanne indignate sia negli Stati Uniti e sia nel mondo,
tanto dagli abolizionisti, quanto da coloro che si sono concentrati
sulla disumanita' del metodo usato per uccidere il condannato.
A Salt Lake City, la citta' in cui e' avvenuta la condanna
del giustiziato, alcuni editoriali sulla stampa locale hanno
sottolineato che l'uccisione di Gardner non serve alcun buon
fine, mentre gli oppositori della pena di morte hanno tenuto
una veglia ecumenica. "Penso che non vogliamo essere associati
all'Iran, la Cina, l'Arabia Saudita e gli altri paesi che
usano la pena di morte come l'abbiamo utilizzata", ha detto
Nancy Appleby, presidente della Commissione Giustizia e Pace
della Diocesi Episcopale dello Utah.
Per il Reverendo Tom Goldsmith, della Prima Chiesa Unitaria,
"Uccidere l'assassino non crea giustizia". Secondo il Vescovo
John Wester, "Il plotone e' arcaico, violento e si aggiunge
semplicemente alla violenza di cui abbiamo gia' esperienza
come societa' armata".
Mentre su parte della stampa americana si sottolineava che
il tipo di esecuzione adottato in questo caso solleva problemi
etici, le organizzazioni per i diritti civili degli Stati
Uniti si sono unite al coro: "L'esecuzione di Gardner e' stata
al tempo stesso selvaggia e disumana e mette in evidenza le
ingiustizie sistemiche che affliggono l'intero sistema della
pena di morte nello Utah e nel resto degli Stati Uniti", ha
detto John Holdridge, direttore della Unione Nazionale Liberta'
Civili.
Gli Stati Uniti hanno effettuato 28 esecuzioni finora quest'anno
(di cui 6 nello Utah), 1.216 da quando nel 1977 sono riprese
le esecuzioni giudiziarie. Amnesty International, che ha da
tempo chiesto di abrogare in tutto il mondo la pena di morte,
ha detto che il plotone era stato utilizzato anche in Cina,
Libia, Siria, Yemen e in Vietnam lo scorso anno. Tuttavia
il parlamento del Vietnam, il giorno prima che Gardner fosse
ucciso, ha approvato l'eliminazione dell'uso del plotone di
esecuzione ed ha deciso per l'iniezione letale a partire dal
prossimo anno quale unico metodo per le esecuzioni, in quanto
metodo considerato piu' umano.
Il
commentatore Paul Vallely si chiede tuttavia se in fondo sia
cosi' importante il modo in cui qualcuno viene ucciso con
l'omicidio legalizzato. In un editoriale sul britannico Independent,
ricorda che le autorita' dello Utah avevano messo fuori legge
la fucilazione nel 2004, ma e' stato quello il metodo scelto
da Gardner per morire. Invece l'avvocato di Gardner si era
detto preoccupato per il numero di iniezioni letali pasticciate
verificatesi negli USA negli ultimi tempi.
Per Vallely, se alcuni metodi di esecuzione sono piu' inumani
di altri, c'e' sempre qualcosa, circa l'azione di uccidere
una persona sana e consapevole, che e' sconvolgente, ma, ricorda,
molti ritengono giustizia l'esecuzione di un uomo che ha ucciso
un avvocato nel 1985 mentre tentava di fuggire da un palazzo
di giustizia e mentre gia' fronteggiava una prima accusa di
omicidio.
"I suoi crimini non sono contestati, anche se l'ultimo e'
stato commesso quando aveva 24 anni e ne aveva 49 quando e'
stato messo a morte - riflette Vallely - E uccidere un assassino
non ferma il circolo vizioso della vittima dal quale e' emerso
Gardner: la prima volta che diventa noto alle autorita' ha
due anni, cammina da solo lungo una strada solo con un pannolino,
a sei e' a sniffare colla e a 10 a farsi di eroina; ad 11
e' in un ospedale psichiatrico dell'Utah; nella sua adolescenza
aveva subito abusi sessuali in una casa affidataria, a 16
era padre e all'eta' di 23 anni un assassino".
La sua era una vita scadente, rileva l'editorialista, notando
che Gardner era in isolamento da 25 anni. Anche il suo sacerdote
poteva parlare con lui solo attraverso il foro di alimentazione
della porta della cella. Solo la settimana prima di essere
giustiziato a sua figlia sono state concesse due "visite a
contatto" e si trattava del suo primo contatto fisico con
un membro della famiglia da due decenni. Non gli e' stato
permesso di abbracciarla, ma solo di tenerle le mani attraverso
le sbarre nella sala visite del braccio della morte.
In
definitiva, sottolinea Vallely, non e' il metodo di esecuzione
che e' in discussione: "Si tratta di capire se la societa'
civile vuole abbassarsi al livello degli assassini che sono
la minoranza aberrante. Vendetta e punizione possono reppresentare
la moneta della giustizia in un film di Hollywood. Ma in un
paese che aspira a cio' che Bobby Kennedy chiamava 'il diritto
alla leadership morale del pianeta', la vita reale chiede
qualcosa di meglio".
*
si ringraziano Claudio Giusti e G. M. Marq
 
Dossier
pena di morte
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