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Etica
nelle professioni
di
Tamara Gallera
Interessanti spunti di riflessione sono emersi al convegno
"Etica nelle professioni" svoltosi il 14 giugno presso la
Sala della Provincia di Catanzaro su impulso dell'Associazione
Italiana Matrimonialisti Distretto di Catanzaro e del Rotaract
Azione Professionale del Rotary Distretto Campania-Calabria-Lauria
e con il patrocinio della Provincia. La
gran parte dei relatori ha infatti saputo calare nella realta'
un tema apparentemente astratto e distante, che e' invece
apparso in tutta la sua attualita'. Dopo
i saluti della moderatrice, Giuditta Mattace, e degli organizzatori,
si sono tenuti alcuni interventi sull'etica nelle professioni
e sulla necessita' di costruire un mondo piu' etico.
Un
momento molto pregnante dell'incontro e' stato determinato
dall'energico intervento del dott. Romano De Grazia, presidente
emerito aggiunto della Corte di Cassazione, il quale, con
riferimento all'etica, ha detto che ci sono "valori non negoziabili"
su cui si fonda lo Stato di diritto. Come esemplificazione,
ha richiamato la sentenza della Corte Costituzionale che ha
stabilito l'illegittimita' dell'aggravante penale della clandestinita'
"ripristinando lo Stato di diritto" perche', ha detto, non
si possono stabilire differenze fra uomini in funzione della
loro condizione (art. 3 Cost, ndr).
De Grazia ha richiamato l'invito di Giuseppe Lazzati (cui
e' intitolato il Centro Studi da lui fondato) al dialogo sui
valori fondamentali, nella consapevolezza che "non esiste
una legalita' di destra e una di sinistra". Esempio di questo
e' il progetto di legge che prevede il divieto di propaganda
politica ai sorvegliati speciali - quindi ai mafiosi riconosciuti
- ideato dal Centro Lazzati e sottoscritto da esponenti di
tutte le forze parlamentari, che e' stato approvato alla Camera
dei Deputati.
Riguardo
al tema del suo intervento, "L'etica nella magistratura",
l'alto magistrato ha ricordato che "quando viene meno l'etica
nel sistema giudiziario si genera sconforto, soprattutto fra
i giovani" e ha detto che "Quando il degrado entra nell'istituzione
giudiziaria il guasto e' irreversibile". Ha aggiunto che occorre
domandarsi "cosa facciamo per meritarci la fiducia del cittadino
piu' giovane". Ricordando la sua esperienza di magistrato
- 27 anni in Calabria e poi in Sicilia ad affrontare rischiosi
processi di mafia in Corte d'Assise - ha ammonito che "il
magistrato non ha diritto ad avere paura".
Con
riferimento poi ad alcuni recenti casi che hanno riguardato
inchieste della magistratura e magistrati finiti sui giornali,
De Grazia ha detto che "il magistrato ha il dovere della riservatezza
ed opera senza clamori" ed ha annunciato la redazione di una
nuova proposta di legge con la previsione della non menzione
sui giornali del nome del pubblico ministero titolare di una
indagine. In tal modo si saprebbe quale Procura si occupa
di un'inchiesta ma non sarebbe possibile una strumentalizzazione
personale dei casi da parte di chi vi e' adibito d'ufficio.
Peraltro, ha sottolineato De Grazia, "non e' la funzione che
qualifica l'individuo, ma viceversa".
Infine,
il dott. De Grazia ha annunciato di star lavorando, insieme
al regista impegnato Giuseppe Ferrara (autore, fra l'altro,
di "Cento giorni a Palermo", "I banchieri di Dio - Il caso
Calvi" e "Giovanni Falcone") ad un copione cinematografico
imperniato sulla lotta alla mafia.
Don
Gaetano Rocca, membro della Commissione Giustizia e Pace dell'Arcidiocesi
Catanzaro-Squillace, ha affrontato il tema "L'etica nella
Società civile" a partire da un interessante excursus storico
per distinguere etica e morale ed illustrarne l'evoluzione
nel contesto della società civile. Spiegando che l’etica è
"quella parte di filosofia che si occupa del comportamento
di un singolo essere umano nei confronti dei suoi simili"
e la morale invece riguarda "le norme di un gruppo, una collettività
o anche una civiltà, costruite nel tempo per stabilire ciò
che è giusto e ciò che è sbagliato", Don Rocca ha ricordato
come sia sempre possibile dare una risposta etica chiedendo
alla propria coscienza se stiamo o meno danneggiando il prossimo,
anche se cio' non significa necessariamente che l'agire ne
venga condizionato.
Il grande problema - ha sottolineato infatti Don Rocca - è
trasformare le regole in comportamenti: "siamo oramai, tutti
persuasi che copiare le risposte dei quiz in un concorso pubblico
o nell’ammissione ad un corso di laurea, scaricare musica
da internet o non fare la giusta fila agli sportelli delle
Pubbliche Amministrazioni non siano comportamenti non etici".
Per
Don Rocca, dobbiamo affermare con forza che l’etica è soltanto
laica, mentre la dimensione religiosa è un’altra cosa: il
cristiano vive nella "città degli uomini con quella carica
valoriale in cui crede fermamente... In virtù della sua fede,
infatti, agisce da fermento all’interno dell’ethos". Il sacerdote
ha parlato di "laicità positiva come invito al dialogo, alla
tolleranza e al rispetto; come possibilità di scambiare opinioni,
al di là delle credenze e dei riti" confrontandosi su valori
diversi: "Occorre un atteggiamento rispettoso e attento nella
valutazione dei valori, perché io sono responsabile anche
dei valori degli altri che non condivido, nel senso che devo
fare in modo, io per primo, che il mio interlocutore abbia
uno spazio e la possibilità di dialogare".
Don
Rocca ha parlato di "tentazioni da parte della Chiesa che
tradiscono non solo la sua ispirazione originaria ma anche
quel rinnovamento continuo che la mantiene viva e vitale,
ed è quel volersi derubricare a etica, quel volersi fare legge
del secolo".
Il
sacerdote ha poi evidenziato "un atteggiamento strumentale
nei confronti della religione che tenta di trasformarla in
religio civilis. Si tratta di un atteggiamento ipocrita,
ripugnante sotto certi aspetti quando attuato da personaggi
che, privi di ogni autentica esperienza religiosa, tentano
di accaparrarsi le tendenze meno laiche presenti nelle Chiese
o nella Chiesa, per motivi puramente contingenti. Poi, fuori
da questo «mercato», si levano alcune voci forti e autorevoli
- per esempio, nella Chiesa, quelle del card. Martini e del
card. Tettamanzi - che interloquiscono positivamente anche
sulle tematiche qui affrontate, anche se a volte si ha l’impressione
che siano voci isolate, se non veri e propri clamantes
in deserto".
Ma, ha concluso Don Rocca, "La via del dialogo e della ricerca
comune continua e guai se non fosse così".
Ricordando che il cosiddetto "comune sentire" influisce
non soltanto sui comportamenti individuali, ma anche sulle
sentenze giudiziarie in virtu' del richiamo ad esso contenuto
in alcuni articoli del Codice Penale e persino nella Costituzione
(art. 21), il presidente dell'Osservatorio sulla legalita'
e sui diritti Onlus, Rita Guma, ha sottolineato che ci sono
alcune professioni che potremmo definire "pedagogiche"
e che quindi hanno una doppia responsabilita' in quanto all'etica,
dato che debbono attenersi ad un agire 'etico' sotto il profilo
deontologico ma anche porre attenzione a quale messaggio trasmettono
e a come questo influisce sul pensiero e il comportamento
etico di chi lo riceve. Ne sono esempi la professione di insegnante
e quelle della comunicazione.
In
particolare, Guma ha affrontato il tema della responsabilità
degli operatori dei media quando rappresentano gruppi etnici
o sociali, come immigrati, rom, omosessuali, donne e disabili,
tramite stereotipi o insistono su notizie che creano allarme
nei confronti di talune categorie. In conseguenza di tali
messaggi - che siano forniti in contesti di informazione o
(in modo piu' subdolo) in contesti di intrattenimento - all’opinione
pubblica appaiono oggi legittimati atti che altrimenti definiremmo
poco etici, come l’indifferenza verso la violenza ai danni
dei deboli, quando non addirittura la sua giustificazione.
La
società civile – ha concluso Guma - deve reagire con il senso
critico e con l’indignazione.
Angela Parrinello, iscritta al registro dei Revisori dei Conti,
ha parlato dell'etica in questa professione rammentando la
sua esperienza sul campo, quando - prima come contabile e
poi come curatore fallimentare presso il Tribunale di Monza
- ha rilevato l'esistenza di bilanci aziendali che non avrebbero
potuto avere la vidimazione di un collegio di revisori a causa
di diverse irregolarita' e approssimazioni, come la mancanza
di vari giustificativi contabili, ed invece risultavano approvati.
Nella
sua esperienza professionale, Parrinello ha detto di aver
anche constatato l'esistenza di 'scambi di favori' fra collegi
di revisori incaricati da societa' con rapporti di reciprocita',
per cui la relazione sui bilanci risultava una semplice formalita'.
In definitiva, tradendo lo spirito originario delle norme
sul controlo dei bilanci, che invece una volta veniva attentamente
rispettato, spesso la revisione dei conti si e' trasformata
in un "sigillo di garanzia" che in realta' non garantisce
nulla.
Mentre
il dott. Francesco Perticone, Ordinario di Medicina Interna
preso l'Università U.M.G di Catanzaro, ha affrontato il tema
"Etica nella medicina", il dott. Giovanni Petracca, Dirigente
medico dell'A.S.P. di Catanzaro e membro del Rotary ha relazionato
su "Etica e management" sottolineando fra l'altro che il dirigente
medico e' prima di tutto un medico. Petracca ha rimpianto
il titolo di "primario" oggi sostituito da una dicitura
che pare snaturare un ruolo che - ha detto - deve comunque
guardare in primo luogo al rapporto umano con il paziente.
Ha
concluso i lavori l'avv. Mario Ruffo, presidente per la Calabria
dell'Associazione Matrimonialisti Italiani nonche' docente
di diritto penale presso l'Universita' Magna Graecia di Catanzaro.
Il prof. Ruffo ha concordato con le affermazioni sull'etica
nelle professioni espresse nel corso del convegno dagli esperti
nei diversi campi ed ha ricordato che l'etica e la legalita'
non hanno colore politico, per cui su di esse si puo' e si
deve dialogare.
 
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etica e politica
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