Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
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18 giugno 2010
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Etica nelle professioni
di Tamara Gallera

Interessanti spunti di riflessione sono emersi al convegno "Etica nelle professioni" svoltosi il 14 giugno presso la Sala della Provincia di Catanzaro su impulso dell'Associazione Italiana Matrimonialisti Distretto di Catanzaro e del Rotaract Azione Professionale del Rotary Distretto Campania-Calabria-Lauria e con il patrocinio della Provincia. La gran parte dei relatori ha infatti saputo calare nella realta' un tema apparentemente astratto e distante, che e' invece apparso in tutta la sua attualita'. Dopo i saluti della moderatrice, Giuditta Mattace, e degli organizzatori, si sono tenuti alcuni interventi sull'etica nelle professioni e sulla necessita' di costruire un mondo piu' etico.

Un momento molto pregnante dell'incontro e' stato determinato dall'energico intervento del dott. Romano De Grazia, presidente emerito aggiunto della Corte di Cassazione, il quale, con riferimento all'etica, ha detto che ci sono "valori non negoziabili" su cui si fonda lo Stato di diritto. Come esemplificazione, ha richiamato la sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito l'illegittimita' dell'aggravante penale della clandestinita' "ripristinando lo Stato di diritto" perche', ha detto, non si possono stabilire differenze fra uomini in funzione della loro condizione (art. 3 Cost, ndr).
De Grazia ha richiamato l'invito di Giuseppe Lazzati (cui e' intitolato il Centro Studi da lui fondato) al dialogo sui valori fondamentali, nella consapevolezza che "non esiste una legalita' di destra e una di sinistra". Esempio di questo e' il progetto di legge che prevede il divieto di propaganda politica ai sorvegliati speciali - quindi ai mafiosi riconosciuti - ideato dal Centro Lazzati e sottoscritto da esponenti di tutte le forze parlamentari, che e' stato approvato alla Camera dei Deputati.

Riguardo al tema del suo intervento, "L'etica nella magistratura", l'alto magistrato ha ricordato che "quando viene meno l'etica nel sistema giudiziario si genera sconforto, soprattutto fra i giovani" e ha detto che "Quando il degrado entra nell'istituzione giudiziaria il guasto e' irreversibile". Ha aggiunto che occorre domandarsi "cosa facciamo per meritarci la fiducia del cittadino piu' giovane". Ricordando la sua esperienza di magistrato - 27 anni in Calabria e poi in Sicilia ad affrontare rischiosi processi di mafia in Corte d'Assise - ha ammonito che "il magistrato non ha diritto ad avere paura".
Con riferimento poi ad alcuni recenti casi che hanno riguardato inchieste della magistratura e magistrati finiti sui giornali, De Grazia ha detto che "il magistrato ha il dovere della riservatezza ed opera senza clamori" ed ha annunciato la redazione di una nuova proposta di legge con la previsione della non menzione sui giornali del nome del pubblico ministero titolare di una indagine. In tal modo si saprebbe quale Procura si occupa di un'inchiesta ma non sarebbe possibile una strumentalizzazione personale dei casi da parte di chi vi e' adibito d'ufficio. Peraltro, ha sottolineato De Grazia, "non e' la funzione che qualifica l'individuo, ma viceversa".

Infine, il dott. De Grazia ha annunciato di star lavorando, insieme al regista impegnato Giuseppe Ferrara (autore, fra l'altro, di "Cento giorni a Palermo", "I banchieri di Dio - Il caso Calvi" e "Giovanni Falcone") ad un copione cinematografico imperniato sulla lotta alla mafia.

Don Gaetano Rocca, membro della Commissione Giustizia e Pace dell'Arcidiocesi Catanzaro-Squillace, ha affrontato il tema "L'etica nella Società civile" a partire da un interessante excursus storico per distinguere etica e morale ed illustrarne l'evoluzione nel contesto della società civile. Spiegando che l’etica è "quella parte di filosofia che si occupa del comportamento di un singolo essere umano nei confronti dei suoi simili" e la morale invece riguarda "le norme di un gruppo, una collettività o anche una civiltà, costruite nel tempo per stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato", Don Rocca ha ricordato come sia sempre possibile dare una risposta etica chiedendo alla propria coscienza se stiamo o meno danneggiando il prossimo, anche se cio' non significa necessariamente che l'agire ne venga condizionato.
Il grande problema - ha sottolineato infatti Don Rocca - è trasformare le regole in comportamenti: "siamo oramai, tutti persuasi che copiare le risposte dei quiz in un concorso pubblico o nell’ammissione ad un corso di laurea, scaricare musica da internet o non fare la giusta fila agli sportelli delle Pubbliche Amministrazioni non siano comportamenti non etici".

Per Don Rocca, dobbiamo affermare con forza che l’etica è soltanto laica, mentre la dimensione religiosa è un’altra cosa: il cristiano vive nella "città degli uomini con quella carica valoriale in cui crede fermamente... In virtù della sua fede, infatti, agisce da fermento all’interno dell’ethos". Il sacerdote ha parlato di "laicità positiva come invito al dialogo, alla tolleranza e al rispetto; come possibilità di scambiare opinioni, al di là delle credenze e dei riti" confrontandosi su valori diversi: "Occorre un atteggiamento rispettoso e attento nella valutazione dei valori, perché io sono responsabile anche dei valori degli altri che non condivido, nel senso che devo fare in modo, io per primo, che il mio interlocutore abbia uno spazio e la possibilità di dialogare".
Don Rocca ha parlato di "tentazioni da parte della Chiesa che tradiscono non solo la sua ispirazione originaria ma anche quel rinnovamento continuo che la mantiene viva e vitale, ed è quel volersi derubricare a etica, quel volersi fare legge del secolo".

Il sacerdote ha poi evidenziato "un atteggiamento strumentale nei confronti della religione che tenta di trasformarla in religio civilis. Si tratta di un atteggiamento ipocrita, ripugnante sotto certi aspetti quando attuato da personaggi che, privi di ogni autentica esperienza religiosa, tentano di accaparrarsi le tendenze meno laiche presenti nelle Chiese o nella Chiesa, per motivi puramente contingenti. Poi, fuori da questo «mercato», si levano alcune voci forti e autorevoli - per esempio, nella Chiesa, quelle del card. Martini e del card. Tettamanzi - che interloquiscono positivamente anche sulle tematiche qui affrontate, anche se a volte si ha l’impressione che siano voci isolate, se non veri e propri clamantes in deserto". Ma, ha concluso Don Rocca, "La via del dialogo e della ricerca comune continua e guai se non fosse così".

Ricordando che il cosiddetto "comune sentire" influisce non soltanto sui comportamenti individuali, ma anche sulle sentenze giudiziarie in virtu' del richiamo ad esso contenuto in alcuni articoli del Codice Penale e persino nella Costituzione (art. 21), il presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus, Rita Guma, ha sottolineato che ci sono alcune professioni che potremmo definire "pedagogiche" e che quindi hanno una doppia responsabilita' in quanto all'etica, dato che debbono attenersi ad un agire 'etico' sotto il profilo deontologico ma anche porre attenzione a quale messaggio trasmettono e a come questo influisce sul pensiero e il comportamento etico di chi lo riceve. Ne sono esempi la professione di insegnante e quelle della comunicazione.

In particolare, Guma ha affrontato il tema della responsabilità degli operatori dei media quando rappresentano gruppi etnici o sociali, come immigrati, rom, omosessuali, donne e disabili, tramite stereotipi o insistono su notizie che creano allarme nei confronti di talune categorie. In conseguenza di tali messaggi - che siano forniti in contesti di informazione o (in modo piu' subdolo) in contesti di intrattenimento - all’opinione pubblica appaiono oggi legittimati atti che altrimenti definiremmo poco etici, come l’indifferenza verso la violenza ai danni dei deboli, quando non addirittura la sua giustificazione.
La società civile – ha concluso Guma - deve reagire con il senso critico e con l’indignazione.

Angela Parrinello, iscritta al registro dei Revisori dei Conti, ha parlato dell'etica in questa professione rammentando la sua esperienza sul campo, quando - prima come contabile e poi come curatore fallimentare presso il Tribunale di Monza - ha rilevato l'esistenza di bilanci aziendali che non avrebbero potuto avere la vidimazione di un collegio di revisori a causa di diverse irregolarita' e approssimazioni, come la mancanza di vari giustificativi contabili, ed invece risultavano approvati.
Nella sua esperienza professionale, Parrinello ha detto di aver anche constatato l'esistenza di 'scambi di favori' fra collegi di revisori incaricati da societa' con rapporti di reciprocita', per cui la relazione sui bilanci risultava una semplice formalita'. In definitiva, tradendo lo spirito originario delle norme sul controlo dei bilanci, che invece una volta veniva attentamente rispettato, spesso la revisione dei conti si e' trasformata in un "sigillo di garanzia" che in realta' non garantisce nulla.

Mentre il dott. Francesco Perticone, Ordinario di Medicina Interna preso l'Università U.M.G di Catanzaro, ha affrontato il tema "Etica nella medicina", il dott. Giovanni Petracca, Dirigente medico dell'A.S.P. di Catanzaro e membro del Rotary ha relazionato su "Etica e management" sottolineando fra l'altro che il dirigente medico e' prima di tutto un medico. Petracca ha rimpianto il titolo di "primario" oggi sostituito da una dicitura che pare snaturare un ruolo che - ha detto - deve comunque guardare in primo luogo al rapporto umano con il paziente.

Ha concluso i lavori l'avv. Mario Ruffo, presidente per la Calabria dell'Associazione Matrimonialisti Italiani nonche' docente di diritto penale presso l'Universita' Magna Graecia di Catanzaro. Il prof. Ruffo ha concordato con le affermazioni sull'etica nelle professioni espresse nel corso del convegno dagli esperti nei diversi campi ed ha ricordato che l'etica e la legalita' non hanno colore politico, per cui su di esse si puo' e si deve dialogare.


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Dossier etica e politica

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