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12 giugno 2010
tutti gli speciali

Paura della paura
di ing. Rodolfo Roselli*

E' in atto un' inchiesta del Procuratore Capo dell'Aquila Alfredo Rossini che, dopo circa 15 mesi d'indagini, ha ipotizzato il reato di omicidio colposo nei confronti dei 7 esperti della Commissione Grandi Rischi, riunitasi il 31 Marzo 2009 per valutare le quattrocento scosse che da quattro mesi facevano tremare la terra a l'Aquila con l'ultima del 30 marzo che era arrivata alla magnitudo 4.0. La Commissione si riunì dalle 18.30 alle 19.30 e sentenziò che" non c'era pericolo e che anzi la situazione era favorevole, perché vi era una scarico di energia continua …".

Ma prima di commentare questo fatto è bene sapere quali siano i compiti e le responsabilità di questa Commissione e chi dovrebbe utilizzare operativamente i dati e le conclusioni che vengono prodotti. La Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi è organo consultivo e propositivo del Servizio nazionale della protezione civile, su tutte le attività di protezione civile volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio. La Commissione fornisce le indicazioni necessarie per la definizione delle esigenze di studio e ricerca in materia di protezione civile, procede all'esame dei dati forniti dalle istituzioni ed organizzazioni preposte alla vigilanza degli eventi previsti dalla presente legge (Art.9 della legge 225/92) ed alla valutazione dei rischi connessi e degli interventi conseguenti, nonché all'esame di ogni altra questione inerente alle attività di cui alla presente legge ad essa rimesse.

Dunque essendo un organo propositivo per tutte le attività di previsione e prevenzione aveva anche la responsabilità di proporre attività di prevenzione da comunicare alle popolazioni interessate. Tutto questo non vuol dire fare previsioni sul terremoto, e neppure mettere in atto coercizioni, evacuazioni o sgomberi forzati, ma almeno fornire tutte le informazioni necessarie a chi avesse voluto prudentemente agire di conseguenza.

E' chiaro che le informazioni fornite, non solo non sono state in linea con le previsioni, che erano impossibili, ma neppure con quel minimo di prevenzione necessaria per indicare una probabilità, anche se limitata, di rischio. Anzi si potrebbe sostenere che le informazioni sono state false, orientate al solo scopo di non creare paura nella popolazione, proprio avendo paura di questa paura, e costringendo indirettamente le persone a continuare a stare nelle abitazioni, anche per coloro che magari avrebbero potuto volontariamente allontanarsi. Dunque mi sembra corretta la formulazione dell'accusa di "negligenza, imprudenza e imperizia per aver effettuato una valutazione dei rischi approssimativa,generica e inefficace in relazione alle attività e ai doveri di previsione e prevenzione", in poche parole i grandi esperti hanno preso una cappellata, costata poi 308 morti. Con un po' di prudenza e cautela probabilmente avremmo avuto qualche morto di meno, il che non è poco.

Naturalmente persone così blasonate, di elevato rango e ben remunerate per quello che saprebbero fare di più, nei confronti di noi, poveri mortali, non hanno avuto quel minimo di umiltà di ammettere di aver commesso un errore, un errore tutti possiamo farlo, e tutti potremmo fare anche l'errore inverso, cioè dare un allarme magari immotivato, ma sarebbe sempre meglio essere esagerati nella prudenza, che approssimativi ed avere poi sulle spalle tanti morti. In verità la loro riunione di un'ora è stata semplicemente un atto necessario per giustificare il loro ruolo, formale e non sostanziale, nell'evitare la ricerca di altri elementi più dettagliati per avere una visione più completa del fenomeno, hanno avuto paura di correre il rischio di fare una brutta figura, e soprattutto non hanno voluto creare grane ai loro superiori burocrati-politici che avrebbero potuto pure rimuoverli dalle loro comodissime poltrone.

Oggi naturalmente continuano a difendere con tenacia queste poltrone, cercando di sviare completamente il nocciolo dell'inchiesta. Oggi si dice che non si possono prevedere i terremoti, cosa nota anche agli imbecilli, ma nessuno aveva loro chiesto queste previsioni. Oggi si dice che non potevano far sgomberare una intera città, ma nessuno avrebbe chiesto un esodo forzoso, ma solo una informazione responsabile. Oggi si parla di persecuzione contro la Protezione Civile, per diventare martiri di non so che cosa. Oggi si parla di tutte le loro benemerenze acquisite in passato, con i rifiuti, con le frane, e con altri eventi, ma forse dimenticano che erano pagati proprio per fare bene queste cose, e tra le tante cose ce ne può essere anche una che non va bene.

Questi uomini illuminati che, al momento opportuno, hanno usato male la loro scienza, oggi fanno anche gli spiritosi, affermando sarcasticamente, come Ezio Galanti, di affidarsi in futuro agli stregoni, ai veggenti, alle profezie dei Maya; ma gli stregoni e i profeti, non osano definirsi scienziati di fama internazionale e voler essere pagati per questo. La magistratura poi ha ampiamente dimostrato di non voler specificatamente perseguitare nessuno e nemmeno di ordire complotti contro la Protezione Civile, perché non ha inquisito solo loro, ma anche chi non ha rispettato nelle costruzioni le regole antisismiche, chi non ha preparato i piani di evacuazione, chi non ha fatto svolgere alla popolazione esercitazioni appropriate, quindi sta lavorando a tutto campo perché 308 morti gridano vendetta, e deve essere rispettata la dignità dei superstiti.

Il fatto di ordinare evacuazioni per precauzione in un territorio, quando incombe un pericolo, non solo non è un fatto scandaloso, ma ad esempio il 24 gennaio 1985 è stato effettuato in Garfagnana su indicazione della Commissione Grandi Rischi, allontanando circa 100.000 persone a causa di un' allerta per un prossimo terremoto che, per fortuna, non si verificò. Ma gli stessi episodi si sono verificati sovente per le piene dei fiumi, per le alluvioni, per le frane e non tutte le persone allontanate hanno subito danni nella misura delle previsioni. E' vero che, anche in questi casi, a posteriori, non sono mancate polemiche, recriminazioni, campagne scandalistiche, ma io comunque benedirei tutti questi fatti, piuttosto che seppellire morti.

Che questi personaggi, dell'attuale Commissione Grandi Rischi, non abbiano fatto il loro dovere non è solo il sentimento diffuso tra la gente, ma anche altrettanti tecnici di valore del Politecnico di Milano, Giuseppe Grandori e Elisa Guarenti lo ammettono in un loro documento ufficiale. In questo documento sono indicate tutte le seguenti valide ragioni per dare l'allarme.

1-dal 1995 la regione aquilana è considerata tra quelle a più imminente rischio sismico.

2-la sequenza di piccole scosse ha una elevata probabilità di preannunciare un terremoto.

3-le crepe verificatesi durante le scosse preliminari sono indice di pericolosità.

4-l'allerta alla popolazione e la scelta dei luoghi di raccolta , anche se poi risultasse inutile, non avrebbe costituito un costo sociale rilevante.Anche perché da tempo molte persone preoccupate dalla situazione dormivano in macchina, comunque tutti erano in uno stato di apprensione, ed avrebbero accolto positivamente ogni direttiva di prevenzione organizzata dalle istituzioni.

5-la cosa gravissima fu l'atteggiamento addirittura contrario della Commissione ad ogni misura di prevenzione, scoraggiando anche tutte le iniziative che i cittadini avevano e volevano prendere, e dando ,con il peso dell'autorità loro assegnata, la patente di visionari a tutti coloro che intendevano fare azioni protettive.

Poiché oggi è impossibile predire con precisione i terremoti, è ancora più importante attuare tutte quelle opere di prevenzione, già sviluppate all'estero, per rendere minimi gli eventuali danni a persone e cose. L'Italia ha una mappa di rischio sismico realizzata negli anni 90' e perfezionata nel 2004 che segnala con precisione i pericoli dei quali le amministrazioni comunali devono tener conto, imponendo regole ben definite nei modi e nelle tecnologie da usare nella costruzione dei fabbricati e nella tutela del territorio.

Tutto questo dovrebbe essere un imperativo immediato da rispettare sia applicandolo sistematicamente ovunque necessario , ma anche effettuando a posteriori tutti quei controlli per verificare se queste modalità sono state applicate, il che sarebbe ancora più importante. Purtroppo spesso si scopre, quando è tardi, che le norme non solo non sono rispettate a livello anti-sismico , ma neppure a livello della edilizia ordinaria, senza contare il dilagare dell'abusivismo che è il tripudio della illegalità e che spesso viene tollerato oltre ogni limite di decenza. Ma ancor più grave è l'inerzia del governo nell'includere nelle grandi opere da finanziare tutte le attività per ridurre il dissesto idrogeologico del nostro paese, una cosa urgentissima e dimenticata, per la quale servirebbe almeno un piano decennale d'investimenti.

Secondo la Protezione Civile sul territorio nazionale si sono verificate 500 mila frane, diecimila delle quali sono considerate a rischio idrogeologico estremamente alto per l'incolumità di beni e persona. Negli ultimi cinquanta anni in Italia le frane hanno ucciso 2500 persone e creato decine di migliaia di senza tetto. Si è costruito su aree a rischio senza una pianificazione urbanistica che tenesse conto dei fattori geologici, ma le frane comunque sono dappertutto. In Lombardia se ne contano 90 mila, in Trentino a Merano, in Val Passiria, nel Veneto nelle Dolomiti Bellunesi e nell'area di Cortina, in Friuli nel Passo della Morte, nelle Cinque Terre tutti i sentieri di campagna sono a rischio, in Emilia c'è la frana di Corniglio, in Umbria ad Orvieto, nel Lazio nel Viterbese, in Basilicata a Craco, un paese che si muove ed è stato costruito sul dorso di una frana, come il paese di Cerceto in Calabria, e in Sicilia ve ne sono ad Agrigento, Enna e Caltanissetta, e infine in Sardegna esiste una frana proprio sulla diga del Flumendosa.

Dunque alla Commissione Grandi Rischi il lavoro non mancherebbe davvero per agire tempestivamente in tutti i casi d'emergenza, ma nulla è possibile se tutti i casi non vengono considerati delle vere emergenze, se a costo di esagerazioni prudenziali non si salvano vite umane e beni, se non si è coraggiosi nel dare tutte le informazioni necessarie perché la gente possa decidere in piena autonomie il da fare, perché la gente non è costituita da bambini ai quali devono essere raccontate favole rassicuranti a lieto fine, ma persone responsabili di buon senso ,che sono in grado di tutelarsi e tutelare i propri cari a patto che, per paura di mettere paura ,non si nascondano cose fondamentali.

Se poi la paura è di perdere qualche poltrona, una poltrona in meno non vale una vita umana.

* ingegnere ed esperto di management, intervento su Radio Gamma 5 del 9.06.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

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