 |
Paura
della paura
di
ing. Rodolfo Roselli*
E' in atto un' inchiesta del Procuratore Capo dell'Aquila
Alfredo Rossini che, dopo circa 15 mesi d'indagini, ha ipotizzato
il reato di omicidio colposo nei confronti dei 7 esperti della
Commissione Grandi Rischi, riunitasi il 31 Marzo 2009 per
valutare le quattrocento scosse che da quattro mesi facevano
tremare la terra a l'Aquila con l'ultima del 30 marzo che
era arrivata alla magnitudo 4.0. La Commissione si riunì dalle
18.30 alle 19.30 e sentenziò che" non c'era pericolo e che
anzi la situazione era favorevole, perché vi era una scarico
di energia continua …".
Ma prima di commentare questo fatto è bene sapere quali siano
i compiti e le responsabilità di questa Commissione e chi
dovrebbe utilizzare operativamente i dati e le conclusioni
che vengono prodotti. La Commissione nazionale per la previsione
e la prevenzione dei grandi rischi è organo consultivo e propositivo
del Servizio nazionale della protezione civile, su tutte le
attività di protezione civile volte alla previsione e prevenzione
delle varie ipotesi di rischio. La Commissione fornisce le
indicazioni necessarie per la definizione delle esigenze di
studio e ricerca in materia di protezione civile, procede
all'esame dei dati forniti dalle istituzioni ed organizzazioni
preposte alla vigilanza degli eventi previsti dalla presente
legge (Art.9 della legge 225/92) ed alla valutazione dei rischi
connessi e degli interventi conseguenti, nonché all'esame
di ogni altra questione inerente alle attività di cui alla
presente legge ad essa rimesse.
Dunque
essendo un organo propositivo per tutte le attività di previsione
e prevenzione aveva anche la responsabilità di proporre attività
di prevenzione da comunicare alle popolazioni interessate.
Tutto
questo non vuol dire fare previsioni sul terremoto, e neppure
mettere in atto coercizioni, evacuazioni o sgomberi forzati,
ma almeno fornire tutte le informazioni necessarie a chi avesse
voluto prudentemente agire di conseguenza.
E'
chiaro che le informazioni fornite, non solo non sono state
in linea con le previsioni, che erano impossibili, ma neppure
con quel minimo di prevenzione necessaria per indicare una
probabilità, anche se limitata, di rischio. Anzi si potrebbe
sostenere che le informazioni sono state false, orientate
al solo scopo di non creare paura nella popolazione, proprio
avendo paura di questa paura, e costringendo indirettamente
le persone a continuare a stare nelle abitazioni, anche per
coloro che magari avrebbero potuto volontariamente allontanarsi.
Dunque
mi sembra corretta la formulazione dell'accusa di "negligenza,
imprudenza e imperizia per aver effettuato una valutazione
dei rischi approssimativa,generica e inefficace in relazione
alle attività e ai doveri di previsione e prevenzione", in
poche parole i grandi esperti hanno preso una cappellata,
costata poi 308 morti. Con un po' di prudenza e cautela probabilmente
avremmo avuto qualche morto di meno, il che non è poco.
Naturalmente persone così blasonate, di elevato rango e ben
remunerate per quello che saprebbero fare di più, nei confronti
di noi, poveri mortali, non hanno avuto quel minimo di umiltà
di ammettere di aver commesso un errore, un errore tutti possiamo
farlo, e tutti potremmo fare anche l'errore inverso, cioè
dare un allarme magari immotivato, ma sarebbe sempre meglio
essere esagerati nella prudenza, che approssimativi ed avere
poi sulle spalle tanti morti. In verità la loro riunione di
un'ora è stata semplicemente un atto necessario per giustificare
il loro ruolo, formale e non sostanziale, nell'evitare la
ricerca di altri elementi più dettagliati per avere una visione
più completa del fenomeno, hanno avuto paura di correre il
rischio di fare una brutta figura, e soprattutto non hanno
voluto creare grane ai loro superiori burocrati-politici che
avrebbero potuto pure rimuoverli dalle loro comodissime poltrone.
Oggi naturalmente continuano a difendere con tenacia queste
poltrone, cercando di sviare completamente il nocciolo dell'inchiesta.
Oggi si dice che non si possono prevedere i terremoti, cosa
nota anche agli imbecilli, ma nessuno aveva loro chiesto queste
previsioni. Oggi si dice che non potevano far sgomberare una
intera città, ma nessuno avrebbe chiesto un esodo forzoso,
ma solo una informazione responsabile. Oggi si parla di persecuzione
contro la Protezione Civile, per diventare martiri di non
so che cosa. Oggi si parla di tutte le loro benemerenze acquisite
in passato, con i rifiuti, con le frane, e con altri eventi,
ma forse dimenticano che erano pagati proprio per fare bene
queste cose, e tra le tante cose ce ne può essere anche una
che non va bene.
Questi uomini illuminati che, al momento opportuno, hanno
usato male la loro scienza, oggi fanno anche gli spiritosi,
affermando sarcasticamente, come Ezio Galanti, di affidarsi
in futuro agli stregoni, ai veggenti, alle profezie dei Maya;
ma gli stregoni e i profeti, non osano definirsi scienziati
di fama internazionale e voler essere pagati per questo. La
magistratura poi ha ampiamente dimostrato di non voler specificatamente
perseguitare nessuno e nemmeno di ordire complotti contro
la Protezione Civile, perché non ha inquisito solo loro, ma
anche chi non ha rispettato nelle costruzioni le regole antisismiche,
chi non ha preparato i piani di evacuazione, chi non ha fatto
svolgere alla popolazione esercitazioni appropriate, quindi
sta lavorando a tutto campo perché 308 morti gridano vendetta,
e deve essere rispettata la dignità dei superstiti.
Il fatto di ordinare evacuazioni per precauzione in un territorio,
quando incombe un pericolo, non solo non è un fatto scandaloso,
ma ad esempio il 24 gennaio 1985 è stato effettuato in Garfagnana
su indicazione della Commissione Grandi Rischi, allontanando
circa 100.000 persone a causa di un' allerta per un prossimo
terremoto che, per fortuna, non si verificò. Ma gli stessi
episodi si sono verificati sovente per le piene dei fiumi,
per le alluvioni, per le frane e non tutte le persone allontanate
hanno subito danni nella misura delle previsioni. E' vero
che, anche in questi casi, a posteriori, non sono mancate
polemiche, recriminazioni, campagne scandalistiche, ma io
comunque benedirei tutti questi fatti, piuttosto che seppellire
morti.
Che
questi personaggi, dell'attuale Commissione Grandi Rischi,
non abbiano fatto il loro dovere non è solo il sentimento
diffuso tra la gente, ma anche altrettanti tecnici di valore
del Politecnico di Milano, Giuseppe Grandori e Elisa Guarenti
lo ammettono in un loro documento ufficiale. In questo documento
sono indicate tutte le seguenti valide ragioni per dare l'allarme.
1-dal 1995 la regione aquilana è considerata tra quelle a
più imminente rischio sismico.
2-la
sequenza di piccole scosse ha una elevata probabilità di preannunciare
un terremoto.
3-le crepe verificatesi durante le scosse preliminari sono
indice di pericolosità.
4-l'allerta
alla popolazione e la scelta dei luoghi di raccolta , anche
se poi risultasse inutile, non avrebbe costituito un costo
sociale rilevante.Anche perché da tempo molte persone preoccupate
dalla situazione dormivano in macchina, comunque tutti erano
in uno stato di apprensione, ed avrebbero accolto positivamente
ogni direttiva di prevenzione organizzata dalle istituzioni.
5-la cosa gravissima fu l'atteggiamento addirittura contrario
della Commissione ad ogni misura di prevenzione, scoraggiando
anche tutte le iniziative che i cittadini avevano e volevano
prendere, e dando ,con il peso dell'autorità loro assegnata,
la patente di visionari a tutti coloro che intendevano fare
azioni protettive.
Poiché
oggi è impossibile predire con precisione i terremoti, è ancora
più importante attuare tutte quelle opere di prevenzione,
già sviluppate all'estero, per rendere minimi gli eventuali
danni a persone e cose. L'Italia ha una mappa di rischio sismico
realizzata negli anni 90' e perfezionata nel 2004 che segnala
con precisione i pericoli dei quali le amministrazioni comunali
devono tener conto, imponendo regole ben definite nei modi
e nelle tecnologie da usare nella costruzione dei fabbricati
e nella tutela del territorio.
Tutto
questo dovrebbe essere un imperativo immediato da rispettare
sia applicandolo sistematicamente ovunque necessario , ma
anche effettuando a posteriori tutti quei controlli per verificare
se queste modalità sono state applicate, il che sarebbe ancora
più importante. Purtroppo spesso si scopre, quando è tardi,
che le norme non solo non sono rispettate a livello anti-sismico
, ma neppure a livello della edilizia ordinaria, senza contare
il dilagare dell'abusivismo che è il tripudio della illegalità
e che spesso viene tollerato oltre ogni limite di decenza.
Ma
ancor più grave è l'inerzia del governo nell'includere nelle
grandi opere da finanziare tutte le attività per ridurre il
dissesto idrogeologico del nostro paese, una cosa urgentissima
e dimenticata, per la quale servirebbe almeno un piano decennale
d'investimenti.
Secondo
la Protezione Civile sul territorio nazionale si sono verificate
500 mila frane, diecimila delle quali sono considerate a rischio
idrogeologico estremamente alto per l'incolumità di beni e
persona. Negli ultimi cinquanta anni in Italia le frane hanno
ucciso 2500 persone e creato decine di migliaia di senza tetto.
Si è costruito su aree a rischio senza una pianificazione
urbanistica che tenesse conto dei fattori geologici, ma le
frane comunque sono dappertutto. In Lombardia se ne contano
90 mila, in Trentino a Merano, in Val Passiria, nel Veneto
nelle Dolomiti Bellunesi e nell'area di Cortina, in Friuli
nel Passo della Morte, nelle Cinque Terre tutti i sentieri
di campagna sono a rischio, in Emilia c'è la frana di Corniglio,
in Umbria ad Orvieto, nel Lazio nel Viterbese, in Basilicata
a Craco, un paese che si muove ed è stato costruito sul dorso
di una frana, come il paese di Cerceto in Calabria, e in Sicilia
ve ne sono ad Agrigento, Enna e Caltanissetta, e infine in
Sardegna esiste una frana proprio sulla diga del Flumendosa.
Dunque
alla Commissione Grandi Rischi il lavoro non mancherebbe davvero
per agire tempestivamente in tutti i casi d'emergenza, ma
nulla è possibile se tutti i casi non vengono considerati
delle vere emergenze, se a costo di esagerazioni prudenziali
non si salvano vite umane e beni, se non si è coraggiosi nel
dare tutte le informazioni necessarie perché la gente possa
decidere in piena autonomie il da fare, perché la gente non
è costituita da bambini ai quali devono essere raccontate
favole rassicuranti a lieto fine, ma persone responsabili
di buon senso ,che sono in grado di tutelarsi e tutelare i
propri cari a patto che, per paura di mettere paura ,non si
nascondano cose fondamentali.
Se poi la paura è di perdere qualche poltrona, una poltrona
in meno non vale una vita umana.
*
ingegnere ed esperto di management,
intervento su Radio Gamma 5 del 9.06.2010 e su Challenger
TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì
 
Dossier
etica e politica
|
|