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Iran
: ad un anno delle proteste piu' arresti politici ed esecuzioni
di
Mauro W. Giannini*
Ad un anno dalle contestate elezioni presidenziali iraniane
del giugno 2009, si e' avuto un giro di vite sul dissenso
crescente che ha lasciato giornalisti, studenti, attivisti
politici e dei diritti a languire nelle carceri. Avvocati,
professori universitari, ex prigionieri politici e membri
di minoranze etniche e religiose in Iran sono stati anche
coinvolti in una ondata di repressione in espansione che ha
portato alla diffusione della tortura e altri maltrattamenti
con l'esecuzione di matrice politica dei prigionieri.
Questa
repressione e' documentata nel nuovo rapporto di Amnesty International,
"Dalla protesta al carcere - Iran un anno dopo le elezioni",
che passa in rassegna un anno di arresti e detenzioni di coloro
che si sono espressi contro il governo di Teheran ed i suoi
abusi. La pubblicazione del rapporto segna il lancio di una
campagna che chiede la liberazione dei prigionieri di coscienza
detenuti in Iran a seguito delle proteste del giugno 2009
e la repressione che ne derivo' e un processo equo senza il
ricorso alla pena di morte per gli altri prigionieri politici.
Per
AI, "Il governo iraniano e' determinato a mettere a tacere
tutte le voci di dissenso, mentre allo stesso tempo cerca
di evitare tutti i controlli, da parte della comunitą internazionale
sulle violazioni connesse ai disordini post-elettorali. Il
governo ha preso la posizione assurda che praticamente non
si sono verificate violazioni in Iran quando ha presentato
il rapporto nazionale di riesame periodico da parte del Consiglio
dei diritti dell'uomo, il quale adotterą la propria relazione
finale questa settimana. Chiediamo loro di accettare le raccomandazioni
relative al trattamento dei prigionieri e di lasciare che
gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite visitino
il Paese".
Centinaia di persone sono ancora detenute per il loro ruolo
nelle proteste del giugno 2009 o per altre espressioni di
dissenso e la carcerazione di cittadini comuni e' diventato
un fenomeno in espansione, con un 'sistema di porta girevole'
di arresti arbitrari e detenzione persone collegate a gruppi
vietati nonche' di familiari di ex prigionieri. Circa 50 membri
della fede Baha'i sono stati arrestati in Iran dopo le elezioni
e continuano ad essere ingiustamente considerati come capri
espiatori per i disordini. Le minoranze etniche iraniane hanno
affrontato arresti e detenzioni durante e dopo le elezioni.
Quattro Curdi sono stati tra i cinque prigionieri politici
giustiziati a maggio senza le notifiche previste dalla legge,
in quello che secondo AI era un messaggio chiaro a chiunque
di non ricordare l'anniversario con una protesta.
I
detenuti sono tenuti in isolamento per giorni, o addirittura
mesi, senza che i parenti sappiano che fine abbiano fatto.
La segretezza che circonda questi arresti rende piu' facile
per interrogatori ricorrere alla tortura ed altri maltrattamenti,
compreso lo stupro, o a finte esecuzioni, al fine di estrarre
forzatamente "confessioni" che successivamente saranno utilizzati
come prova in giudizio. Almeno sei persone rimangono nel braccio
della morte accusate di 'inimicizia contro Dio' per il loro
presunto coinvolgimento in dimostrazioni e appartenenza a
gruppi banditi.
L'Iran
ha uno dei tassi pił alti di esecuzioni nel mondo. Ad oggi,
nel 2010 Amnesty International ha gią registrato oltre 115
esecuzioni.
*
si ringrazia Claudio Giusti
 
Dossier
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