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09 giugno 2010
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Iran : ad un anno delle proteste piu' arresti politici ed esecuzioni
di Mauro W. Giannini*

Ad un anno dalle contestate elezioni presidenziali iraniane del giugno 2009, si e' avuto un giro di vite sul dissenso crescente che ha lasciato giornalisti, studenti, attivisti politici e dei diritti a languire nelle carceri. Avvocati, professori universitari, ex prigionieri politici e membri di minoranze etniche e religiose in Iran sono stati anche coinvolti in una ondata di repressione in espansione che ha portato alla diffusione della tortura e altri maltrattamenti con l'esecuzione di matrice politica dei prigionieri.

Questa repressione e' documentata nel nuovo rapporto di Amnesty International, "Dalla protesta al carcere - Iran un anno dopo le elezioni", che passa in rassegna un anno di arresti e detenzioni di coloro che si sono espressi contro il governo di Teheran ed i suoi abusi. La pubblicazione del rapporto segna il lancio di una campagna che chiede la liberazione dei prigionieri di coscienza detenuti in Iran a seguito delle proteste del giugno 2009 e la repressione che ne derivo' e un processo equo senza il ricorso alla pena di morte per gli altri prigionieri politici.

Per AI, "Il governo iraniano e' determinato a mettere a tacere tutte le voci di dissenso, mentre allo stesso tempo cerca di evitare tutti i controlli, da parte della comunitą internazionale sulle violazioni connesse ai disordini post-elettorali. Il governo ha preso la posizione assurda che praticamente non si sono verificate violazioni in Iran quando ha presentato il rapporto nazionale di riesame periodico da parte del Consiglio dei diritti dell'uomo, il quale adotterą la propria relazione finale questa settimana. Chiediamo loro di accettare le raccomandazioni relative al trattamento dei prigionieri e di lasciare che gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite visitino il Paese".

Centinaia di persone sono ancora detenute per il loro ruolo nelle proteste del giugno 2009 o per altre espressioni di dissenso e la carcerazione di cittadini comuni e' diventato un fenomeno in espansione, con un 'sistema di porta girevole' di arresti arbitrari e detenzione persone collegate a gruppi vietati nonche' di familiari di ex prigionieri. Circa 50 membri della fede Baha'i sono stati arrestati in Iran dopo le elezioni e continuano ad essere ingiustamente considerati come capri espiatori per i disordini. Le minoranze etniche iraniane hanno affrontato arresti e detenzioni durante e dopo le elezioni. Quattro Curdi sono stati tra i cinque prigionieri politici giustiziati a maggio senza le notifiche previste dalla legge, in quello che secondo AI era un messaggio chiaro a chiunque di non ricordare l'anniversario con una protesta.

I detenuti sono tenuti in isolamento per giorni, o addirittura mesi, senza che i parenti sappiano che fine abbiano fatto. La segretezza che circonda questi arresti rende piu' facile per interrogatori ricorrere alla tortura ed altri maltrattamenti, compreso lo stupro, o a finte esecuzioni, al fine di estrarre forzatamente "confessioni" che successivamente saranno utilizzati come prova in giudizio. Almeno sei persone rimangono nel braccio della morte accusate di 'inimicizia contro Dio' per il loro presunto coinvolgimento in dimostrazioni e appartenenza a gruppi banditi.

L'Iran ha uno dei tassi pił alti di esecuzioni nel mondo. Ad oggi, nel 2010 Amnesty International ha gią registrato oltre 115 esecuzioni.

* si ringrazia Claudio Giusti

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Dossier pena di morte

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