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Figli
contesi nelle procedure di separazione e divorzio
di Margherita Corriere*
Ogni anno in Italia si contano 160 mila nuovi separati, 100
mila nuovi divorziati e la rottura di 20 mila famiglie more
uxorio: il risultato è di decine e decine di migliaia di bambini
contesi, a suon di denunce, ricorsi e istanze. Per la precisione
i figli posti al centro del conflitto di coppia nel 2009 sono
stati 100.252 quelli coinvolti nelle separazioni (dei quali
66.406 minorenni) mentre 49.087 sono stati i figli coinvolti
nei divorzi (in questo caso i minori sono stati 25.495).
L’anello debole nelle vicende di separazione e divorzi sono
i figli spesso trattati come merce di scambio da adulti vendicativi
che finiscono, spesso inconsapevolmente accecati dalla loro
astiosità, per causare ai loro bambini danni difficilmente
rimarginabili. Purtroppo spesso si constata che i coniugi
si contendono i figli come fossero oggetti da espropriare
che vengono usati come armi di belligeranza. I danni subiti
dai bambini contesi sono verificabili nelle migliaia di perizie
psicologiche depositate nei tribunali e nell´aumento esponenziale
del ricorso alla psicoterapia infantile.
I due genitori dovrebbero continuare a seguire serenamente
ed in maniera equilibrata e responsabile il percorso educativo
dei figli nati dalla propria unione. Invece purtroppo non
è così: i figli - soprattutto se minorenni – si trovano a
subire gravissimi disagi e traumi psicologici derivanti dalla
sconsiderata conflittualità genitoriale e coinvolti , loro
malgrado, in deprecabili strumentalizzazioni. Le conseguenze
psicologiche e sociali sono le più disparate: si va dai bambini
in cura presso gli psicologi a quelli che finiscono per commettere
azioni di bullismo Purtroppo spesso il minore è la vittima
sacrificale di atti e comportamenti non diretti consapevolmente
a danneggiarlo, vittima di una litigiosità instaurata “ nel
suo migliore interesse”, ma spesso orientata solo a dare spazio
unicamente ad intenti di prevaricazione derivanti da forte
astio e conflittualità.
Negli ultimi 10 anni hanno subito morte violenta più di 158
minori; vale a dire che sono morti per conflitti tra genitori
a causa di separazioni o divorzi più di 10 bambini l’anno
per mano di colui o colei che avrebbe dovuto proteggerlo e
aiutarlo serenamente e con affetto nel cammino della sua vita.
Ricordiamoci sempre che il minore ha diritto al rispetto della
sua peculiare personalità e alla tutela della sua integrità
psicofisica.
Ora
in questa ottica quale è il compito dell’avvocato matrimonialista?
È quello in primis di agire nel pieno rispetto della deontologia
professionale e delle proprie competenze, per evitare ogni
possibile errore e superficialità. La competenza tecnica,
altresì, allontana il rischio di essere strumentalizzati dal
cliente e di pregiudicare, da qualsiasi parte ci si trovi,
il diritto dei minori. Accadde infatti soprattutto all’inizio
di una controversia familiare che il cliente attribuisca al
proprio avvocato il ruolo di suo personale giustiziere, una
sorta di paladino che saprà porre rimedio alle ingiustizie
subite.
Ricordiamo che una delle principali regole della professione
forense è quella che impone all’avvocato di mantenere il dovuto
distacco e indipendenza, soprattutto quando vengono rappresentate
situazioni di grandi drammi in danno di minori, che necessitano
di strumenti che favoriscono il dialogo e la collaborazione.
Il professionista giammai deve utilizzare i minori a fini
strumentali assecondando inaccettabili richieste della parte,
ma deve agevolare forme di soluzione del conflitto a tutela
dei figli minori.
L’attività
dell’avvocato deve essere indirizzata dalla necessità di riportare
gli inevitabili contrasti ad un equilibrio e a non alimentare
inutili esasperazioni. Ha il dovere di non fomentare conflitti
e di intrattenere con la controparte rapporti onesti, franchi
e leali. L’avvocato non può e non deve consigliare la parte
su come eludere obblighi di natura economica o ostacolare
i rapporti tra i figli e l’altro genitore; deve ammonire il
proprio cliente, ove necessiti, che i figli non sono merce
di scambio, ma soggetti che vanno tutelati, protetti, amati
e rispettati e che l’auctoritas genitoriale vuol dire far
crescere i propri figli e non imporre loro il proprio arbitrio.
*
avvocato matrimonialista, componente del Comitato tecnico-giuridico
dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti, sintesi dell'intervento
al convegno AMI tenutosi a Cosenza il 6 maggio 2010
 
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