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25 maggio 2010
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Intercettazioni , l'ultima legge vergogna
di Daniela Gaudenzi

Le reazioni civili, compatte e massicce dal fronte dell’informazione dettate esclusivamente dalla volontà di poter continuare a fare, pur con tutti i noti limiti, il proprio lavoro e di non acconsentire che si metta una pietra tombale sulla cronaca giudiziaria, non erano poi così prevedibili e scontate, visto lo stato complessivo del sistema informativo. Eppure nonostante la propaganda e il bombardamento governativo che imperversa da anni contro lo strumento che più terrorizza la casta, la cricca e tutti i suoi ramificati addentellati, giornalisti ed editori non solo della carta stampata hanno resistito come ha dimostrato anche l’appello lanciato dal salone del libro di Torino, con la scontata presa di distanza di Mondadori ed Einaudi.

Adesso il ddl è stato approvato dalla commissione giustizia del Senato nei tempi prefissati dalla maggioranza con grande soddisfazione del presidente Berselli che ha annunciato, tra apparenti propositi di apertura e minacce di tirare dritto, “ora andremo in aula per l’esame”. Il governo parla anche per bocca di Alfano di “testo aperto” pronto per essere “modificato ma solo in aula” smentendo al momento con gli annunci la possibilità di ricorrere al voto di fiducia. Insomma si sottolineano segni di “retromarcia” sanciti dal cosiddetto “patto del crodino” scaturito dall’incontro della pausa pranzo tra Quagliariello e i pretoriani di Silvio, Gasparri e Cicchitto tutti convertiti, a parole, alla linea trattativista. Perfino Gasparri annuncia: “vogliamo evitare gli abusi delle intercettazioni, garantire le investigazioni che ne hanno bisogno, evitare pubblicazioni di materiali su persone che non verranno mai processate, ma garantire il diritto di cronaca.”

Insomma c’è un gran lavorio per dimostrare che il voto in commissione al Senato sarebbe solo un passaggio formale e che la legge in punti rilevanti dovrà essere modificata in aula. Di concreto ma estremamente parziale nel passaggio in commissione al Senato c’è da segnalare in positivo l’approvazione dell’emendamento presentato da Luigi Li Gotti sull’ intercettabilità per il reato di stalking, in precedenza incredibilmente escluso.

Ma la questione, per una legge che da più parti e non senza fondamento era già stata ritenuta inemendabile rimane sempre, almeno per quanto riguarda i rapporti tra diritto di cronaca e limiti alla pubblicazione, se sono fatti salvi i presupposti minimi, anzi minimassimi, a tutela del diritto all’informazione contenuti nelle due righe del testo già approvato alla Camera. Quelli cioè introdotti dalla presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Buongiorno dove si prevedeva che una volta caduto il segreto investigativo e cioè quando gli atti erano divenuti noti alla parti “di tali atti è sempre consentita la pubblicazione per riassunto”.

Infatti come aveva sottolineato puntualmente Vittorio Grevi dalle pagine del Corriere con l’emendamento del relatore Centaro finalizzato a sopprimere l’argine minimo fissato alla Camera “si vorrebbe stabilire che tutti gli atti d’indagine, senza distinzioni, debbano ricadere sotto un unico e generalizzato divieto di pubblicazione (anche per riassunto o nel contenuto) fino al termine delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare… Se un emendamento del genere fosse accolto, si tornerebbe – come in un passato per fortuna assai lontano- ad un regime di divieto assoluto di pubblicazione, destinato a durare anche per anni…”. Ovviamente un divieto in contrasto con l’art.21 della Costituzione che prevede come ampiamente e ripetutamente stabilito dalla Corte Costituzionale il diritto ad essere informati per i cittadini corrispettivamente al dovere di informare per gli organi di informazione e in contrasto con la Convenzione Europea.

Viene spontaneo domandarsi, come fa l’autorevole costituzionalista “cosa possa aver determinato la proposta di ‘un passo indietro’ così drastico ed indifferenziato, tra l’altro senza nessun collegamento con la disciplina delle intercettazioni” e la risposta ancora una volta viene in modo inequivoco dalla cronaca giudiziaria dell’ultimo anno che ci ha aggiornato con la voce dei protagonisti sulla permeabilità e progressiva propensione della casta governativa e politica a scandali di ogni genere, in ogni ambito.

Ancora una volta, anche se forse con effetti più dirompenti che in passato, il presidente del Consiglio e i suoi volontari delle libertà necessitati più che mai, al di là delle profferte di dialogo e di aperture, stanno varando una ulteriore legge ad personam allargata a famigli ed accoliti con tempi di fatto contingentati per stringere a tenaglia e con perfetta sincronia i nemici di sempre, magistrati e giornalisti, non più tollerabili.

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