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19 maggio 2010
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Etica e politica : energie ... sporche
di ing. Rodolfo Roselli*

Il problema energetico nazionale, trattato come una delle tante emergenze, ha subìto lo stesso trattamento di queste, divenendo fonte di corruzione e affari sporchi, continuamente favoriti dalle delibere e azioni collaterali, illegali e incostituzionali del nostro esecutivo e a favore di personaggi ben sistemati nelle aziende chiave, che gestiscono l'energia, e senza che l'opinione pubblica abbia le necessarie informazioni ,per giudicare se, quanto s'intende fare ,sia utile o no.

Ma non solo l'opinione pubblica non è degna di esprimere il proprio parere, ma il 1°Maggio 2008 è entrato in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che estende il segreto di stato al settore energetico. Saranno dunque secretate le infrastrutture, le motivazioni della loro esistenza, i siti per il deposito delle scorie nucleari, le centrali nucleari, i rigassificatori, gli inceneritori, tutti gli iter autorizzativi, monitoraggio, costruzione etc. Inoltre non sarà possibile produrre o conoscere dati sulle varie malattie e mortalità, sarà impossibile campionare l'aria nelle zone a rischio energetico e infine i comuni contrari alla costruzione delle centrali nucleari potranno essere commissariati.

Nessuno contesta la necessita di migliorare l'ambiente, ma non prendendoci per i fondelli. Dunque questi misteri nascosti alla gente non depongono a favore di chi ne è responsabile. Uno dei tanti misteri è quello dei rigassificatori che nel 2005 ha sollevato il problema non solo della loro collocazione, ma anche della loro utilità. Solo per vie non ufficiali si è poi scoperto che l'ENI sta architettando il suo business non per fornire energia all'Italia, ma per trasformare la nostra penisola in un sito di stoccaggio e lavorazione del gas proveniente dalla Russia e dall'Africa per trasformarlo in energia, con il fine di esportarlo all'estero. Trasformare il nostro paese in una grande raffineria continentale, da utilizzare come base di profitto, non certo a favore degli Iitaliani e neppure dei suoi azionisti, che dal 2006 ad oggi hanno visto le azioni passare da 24 a 16 euro, con una perdita del 35%, ma certamente a favore di quel profitto sommerso, distribuito in vario modo ai vari beniamini. Una esportazione incomprensibile se si pensa che noi, non solo non siamo autosufficienti, ma che nel 2006 è bastato alla Russia bloccare il flusso del gas verso l'Ucraina, perché questo fosse volutamente utilizzato come un ricatto verso l'Europa e quindi fosse giustificata ancor di più la necessità di questi benedetti rigassificatori.

Ma anche questa soluzione è ufficialmente dichiarata non sufficiente per le necessità italiane e che quindi si renda indispensabile anche la costruzione di centrali nucleari, che già a suo tempo il popolo ha rifiutato (con il referendum, ndr). Queste centrali, se mai arriveranno, non potranno produrre energia prima del 2020, quindi una soluzione costosa, sgradita e intempestiva. La soluzione proposta è di puntare sulle energie alternative, che hanno l'innegabile vantaggio di essere senza rischio di esaurimento ma, non solo è una illusione che queste costino di meno e che se ne producano in quantità necessaria a risolvere il problema, ma su questo settore, ove sono necessari incentivi, proprio sul modo e sull'entità di questi si è subito scatenato il business della speculazione.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili è necessario per un futuro libero da ricatti energetici e da rischi incontrollati per il clima e l'ambiente del Pianeta e per la società. Ma questo obiettivo non sarà mai raggiunto consentendo speculazioni e spreco di denaro degli utenti per installazioni, come le torri eoliche, se non si rivedono le regole d'incentivazione, applicabili solo ove realmente redditizie. Le regole d'incentivazione in Italia sono state evidentemente costruite non a favore dei consumatori ma dei produttori e lo scandalo degli impianti eolici in Sardegna, all'esame della magistratura e nel quale è indagato anche l'on.Verdini, coordinatore del PDL, fanno sorgere concreti sospetti.

Se si esaminano i livelli d'incentivazione degli stati europei, comunicati dalla Commissione Europea, cioè il confronto delle rendite medie dell'eolico, come bilancio tra incentivi più prezzi di vendita e sottraendo i costi, per un sito eolico di media produttività,il livello di rendita massimo è in Italia e pari a 100 euro/MWh, in Germania è di circa 10 euro/MWh,in Spagna 20 euro/MWh. E' noto che gli incentivi possono indurre fenomeni occulti di "ritocco" dei prezzi dell'offerta, a danno dei consumatori. Ma quando il livello di incentivazione è eccessivo, come in Italia, la distorsione è smaccatamente evidente e di notevole entità. Quando l'incentivo è necessario e quando diventa speculazione?

Prendendo a riferimento il costo medio degli impianti eolici stimato in Europa, gli impianti con ventosità equivalente a circa 1.600 ore risultano già competitivi in assenza di incentivi. Con l'incentivazione vigente in Italia,si riesce a rendere redditizi anche i siti con appena 900 ore, con una produttività che resta molto discutibile, e ritorni dell'investimento poco accettabili.Si rischia cioè di remunerare i costruttori d'impianti mediante il prezzo dell'energia prodotta e pagata dai consumatori assolutamente non conveniente.Ciò spiega il gran numero di nuove autorizzazioni richieste (52.000), in parte già approvate, in parte in fase istruttoria, addirittura eccedenti le previsioni. Questa corsa all'incentivo è documentata dalla fretta ,nelle zone ventilate del paese , di voler abbattere ulivi e la vegetazione senza aver eseguito la valutazione obbligatoria per legge VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale). L'Enea stima in 73 TWh l'energia elettrica che può essere risparmiata nel 2020 incentivando secondo le attuali regole europee, tutte le fonti energetiche alternative(eolico, solare, biomasse etc.). Questo dato corrisponde alla produzione elettrica di circa 7 grandi centrali nucleari della taglia ipotizzata dal nostro governo (1.300 MW), che dovrebbero essere realizzate nei prossimi anni per poter entrare in funzione a partire dal 2020. Detto con parole semplici, il potenziale di risparmio energetico realizzabile nel nostro paese, con una incentivazione non speculativa, è a portata di mano e renderebbe del tutto inutile realizzare nuove centrali nucleari.

In questo circo equestre di proposte, promesse anche di comperare con il denaro il consenso delle popolazioni, esortazioni e anche velate minacce, manca la risposta ad una sola domanda. Quanto consuma in energia il popolo italiano ? A questa domanda ufficialmente non si risponde , ma ci si preoccupa di far sapere quanto producono le aziende italiane in energia, il che non è la stessa cosa. Cioè in poche parole alle aziende di stato Eni, Enel e ai privati tipo Moratti etc. non interessa quanta energia si può risparmiare, ma quanta se ne può produrre. Ma attraverso fonti non ufficiali si può sapere che l'Italia ogni anno consuma circa 340 miliardi di chilowattora, che il 75% ce lo produciamo da noi e il 12% lo compriamo dai paesi vicini. Tutto questo conduce ad avere un prodotto energetico che costa il 60% di più della media europea ,con una bolletta energetica di circa 30 miliardi di euro/anno. Da notare che l'utile netto medio operativo dei produttori di energia è circa del 17% annuo e dunque la maggiore produzione di energia fornisce un profitto crescente annuo di circa 5 miliardi di euro ed allora si capisce l'interesse per produrne di più e non per risparmiare.

Il governo insiste nel voler risolvere il problema con le centrali nucleari, ma purtroppo basta fare pochi conti per accorgersi che il problema non è risolto e che costituisce solo un immenso business profittevole solo per ENEL e associati. Infatti le 8 centrali nucleari in progetto (operative tra circa 10 anni) ci costeranno circa 40 miliardi di euro(o forse di più) e potranno ridurre la nostra dipendenza energetica del 5%, cioè tra dieci anni potremo risparmiare 1,5 miliardi di euro anno e quindi, per ammortizzare la spesa, ci vorranno almeno altri 27 anni, dopo i quali si potrebbero sentire teoricamente gli effetti di questo risparmio. Ma è un sollievo teorico e praticamente poco sensibile perché secondo i dati pubblicati ufficialmente da Terna a luglio 2008 nel rapporto i "Dati statistici sull'energia elettrica in Italia nel 2007", nel decennio 1998-2007 la richiesta di energia elettrica in Italia è cresciuta complessivamente del 21,7%, cioè circa il 2,7% in più ogni anno. Quindi dopo 37 anni dovremmo recuperare anche questo divario, cioè dovremmo attendere altri 20 anni per ad avere un risparmio dalle centrali nucleari.

E' chiaro che un investimento che produce effetti dopo 57 anni non è un investimento ma un regalo,a breve termine, del governo all'ENEL di 40 miliardi di euro a fondo perduto.(esiste già un fondo per il finanziamento pubblico di 35 miliardi di euro) E il notevole interesse del governo Berlusconi per concludere questo affare privato con i soldi nostri, è dimostrato dal fatto che ricorrendo alla Consulta cerca di far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che stabiliscono l'autonomia per le scelte energetiche, sancite dalla Costituzione (art.117). In aggiunta la costruzione delle centrali sarà fatta senza gare e senza controllo degli appalti e subappalti, insomma un affare privato del premier e anche il via libera alle morti bianche sul lavoro, che tutti sappiamo causate dagli appalti e subappalti senza controllo.

La guerra ingaggiata per far costruire le centrali nucleari che, se va bene, dovrebbero funzionare nel 2020, rende impossibile il contenimento delle emissioni di CO2 entro il 2012, come l'Italia si è impegnata a fare con l'Europa, la conseguenza sarà di subire sanzioni monetarie che ci costeranno circa 1 miliardo di euro/anno, quindi fino al 2020 pagheremo altri 9 miliardi. Inoltre il costo del KWh nucleare, più i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti esistenti è più caro di quello delle fonti convenzionali e quanto quello eolico. Ma i gestori degli impianti ci devono comunque guadagnare, perché pochi sanno che esiste già una garanzia dello Stato per una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori delle tariffe elettriche, attraverso un opportuno costante adeguamento delle stesse e quindi a carico dei cittadini che ,non solo correranno i rischi nucleari, non solo non avranno alcun vantaggio economico, ma addirittura pagheranno l'energia di più.

Ecco perché la gente deve essere spinta ad abituarsi a consumare di meno, perché pagheranno anche l'energia che risparmiano, perché la bolletta resterà, se va bene la stessa. Il Carro di Tespi delle buone intenzioni è lasciato ai vari giullari che dentro e fuori le scuole ci insegnano a come spegnere la luce, a come farsi la doccia, magari in gruppo, una grande commedia delle buone intenzioni che come tutte le commedie è a lieto fine con l'amore per l'ambiente.Dunque sollecitare il pubblico è comprensibile, ma di pari passo la sollecitazione e il fare concreto sarebbe egualmente necessario sulle grandi aziende che inquinano più di tutti noi messi insieme, ma su questo il governo non fa campagne e tace perché costoso per loro.

La prova di quanto dico è che questo amore per l'ambiente il governo italiano non l'ha mai dimostrato , perchè firmando nel 1997 il protocollo di Kioto si era impegnato a ridurre nel 2012 l'anidride carbonica del 6,5% rispetto al 1990 e invece nel 2007 era aumentata del 13%. Quindi non solo tutti i consigli dei giullari per ridurre la CO2 delle famiglie non sono serviti a nulla ,ma i contribuenti italiani oggi devono pagare anche le quote per le emissioni trading, cioè le quote di CO2 che "compriamo" dagli stati più virtuosi non essendo riusciti noi, con le nostre industrie, ad emettere meno CO2. In Germania e in Alto Adige è vietato costruire nuove case che consumino più di 70 kwh/mq. per il riscaldamento, a fronte delle case nel resto d'Italia che ne consumano 250 kwh/mq. Ma la filosofia è diversa perché se un secchio bucato vuoi riempirlo d'acqua o aumenti il flusso del rubinetto o tappi il buco, ma se tappo il buco vendo meno energia, mentre se aumento il flusso ne vendo di più. Investire risorse per ridurre i consumi farebbe guadagnare i cittadini, investire risorse per aumentare la produzione, fa guadagnare le holding della energia che tengono al guinzaglio la nostra povera Italia in collusione con le cricche di destra e di sinistra.

Purtroppo anche la politica energetica europea contribuisce a frenare ogni possibilità di risolvere il problema energetico del continente. Da molti anni tutti gli stati europei subiscono una politica europarlamentare che protegge gli interessi delle corporazioni finanziarie degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Si sono avute fantasiose leggi anti-inquinamento con salatissime multe tese ad impoverire le amministrazioni metropolitane locali, incrementando il debito pubblico. Sono stati definiti limiti d'inquinamento inapplicabili ad esempio nella pianura padana che, per essere rispettati, richiederebbero l'abbandono totale dei mezzi di trasporto,industrie, riscaldamento etc. Non è un mistero che le soglie anti smog di eurolandia sono frutto dei dettami delle lobby dell'industria dell'auto che, dietro false leggi e false documentazioni tecnico-scientifiche, proibiscono progressivamente la circolazione dei veicoli solo per vendere i nuovi modelli. Da tempo sappiamo che le costose marmitte catalitiche non sono servite a nulla, che l'introduzione della benzina verde è stata solo una operazione commerciale, che le limitazioni di traffico a singhiozzo nelle città servono solo a rendere obsolescenti tutte le auto perfettamente funzionanti, e per contro, tutti sappiamo che il nostro Stato, tanto ecologista, ha dilazionato l'abolizione dei sacchetti di plastica almeno al 2011, nonostante l'impegno preso con la Comunità europea di abolirli il 1° gennaio 2010, come hanno fatto altri paesi europei.

Dunque la battaglia per avere al più presto energie pulite, sarà costantemente ostacolata dalla corruzione finanziaria e politica , e l'energia pulita non si può avere con energie sporche.

* intervento su Radio Gamma 5 del 19.05.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

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