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Il
'diverso' e la fragilita' dei giovani : urge societa' civile
piu' attenta
di
Margherita Corriere*
Sembra
un bollettino di guerra, di una delle più crudeli ed assurde
guerre; ecco due episodi di quelli che colpiscono e lasciano
un terribile segno indelebile:
“Palermo: dodici anni, con lievi disturbi cognitivi. Di
lei hanno abusato in dieci, tutti giovani fra i 12 e i 18
anni, famiglie del ceto medio, in parte compagni di scuola
di lei, altri residenti nel quartiere dell' istituto scolastico.
L' hanno filmata con il telefonino mentre la stupravano e
hanno fatto girare le immagini da un cellulare all' altro”.
“Cinque
minorenni, tutti al di sotto dei 14 anni di età, sono responsabili
di alcuni episodi di violenza sessuale nei confronti di una
ragazzina portatrice di handicap. Teatro della vicenda è una
scuola media del Vibonese. A compiere gli abusi sarebbero
stati quattro compagni di scuola più grandi della ragazza”.
Casi del genere purtroppo ce ne sono tanti e spesso troppi
rimangono nel sommerso! Ci si domanda cosa stia succedendo
alla nostra società, quali errori abbiamo fatto come genitori,
educatori, istituzioni e quant’altro per far si che siano
così in aumento esponenziale tali gesti scellerati ai danni
di minori disabili da parte di loro coetanei. Spesso, anzi,
molto di frequente si tengono convegni, tavole rotonde sull’integrazione
scolastica e sociale dei soggetti chiamati – mi si consenta
– con un buonismo ipocrita, “diversamente abili”, ma poi,
nella concretezza della realtà quotidiana ci possiamo accorgere,
senza bisogno di essere acuti osservatori, che manca l’effettiva
inclusione delle persone portatrici di handicap in qualsivoglia
settore e che sussiste una sorta di subdola discriminazione
ed emarginazione nei loro confronti.
Quanti
sono in Italia i dirigenti scolastici e i docenti, che hanno
potuto constatare una misteriosa e massiccia migrazione degli
alunni cosiddetti “normodotati” dalle classi e dalle scuole
dove sussistono presenze di alunni disabili a suon di richieste
di nullaosta da parte di genitori che non vogliono che i loro
figli “rimangano traumatizzati” dalla presenza nelle loro
classi di alunni “diversi”?? Ma è ben altro che rende fragili
le nuove generazioni: la latitanza della famiglia, la mancanza
della giusta attenzione verso le loro problematiche esistenziali
, lo svuotamento degli autentici valori su cui basare una
sano e corretto modus agendi.
Quali
concrete iniziative hanno preso le istituzioni scolastiche
per capire, frenare e segnalare tali problematiche?? In un
contesto del genere, ove il disabile – sin da bambino – deve
pagare , senza averne colpa alcuna, oltre allo scotto della
propria minorazione psichica e/o fisica anche quello di una
silente discriminazione messa in atto proprio da genitori
di alunni “normali “, i quali primi fra tutti dovrebbero educare
la loro prole al rispetto e all’attenzione per il diverso,
è lecito porsi la domanda inquietante se ci possa essere un’
autentica e reale integrazione sociale e culturale prima che
scolastica.
Certo,
per carità, ci sono tanti genitori di ragazzini normodotati
molto sensibili alle problematiche dei disabili e attenti
alle loro esigenze, ma, ahimè, di contro ce ne sono tantissimi
purtroppo che con i loro comportamenti e le loro azioni ,
anche se a volte inconsapevolmente, imprimono nei loro figli
le basi di una cultura della discriminazione del disabile,
il quale diviene così facile bersaglio delle proprie rabbie
represse, da denigrare e umiliare in qualsivoglia modo. Da
qui il passo è breve per giungere ad azioni di gruppo turpi
come quelle sopracitate.
Ma
le istituzioni, in tali contesti a rischio, dove sono? Cosa
facciamo noi come società civile? Non possiamo permetterci
il lusso di stare impassibili ed insensibili a registrare
passivamente queste notizie. Non possiamo abituarci a tali
nefandezze. Devono essere presi seri provvedimenti da tutti,
sia a livello istituzionale che individuale, per l’affermazione
ancor prima che della normativa vigente e dei dettami della
nostra Costituzione del più importante e fondamentale principio
etico: il rispetto per l’altro.
Un Magistrato del Tribunale dei Minori, specializzato in reati
minorili, ha affermato che ragazzini che commettono tali stupri
“sono soggetti senza valori, che non hanno avuto un' adeguata
educazione e sono cresciuti magari seguendo i modelli negativi
della tv..” e che ”parlano degli abusi sessuali compiuti
con una freddezza e una lucidità che lascia sgomenti … non
capiscono la gravità di quello che hanno commesso”.
Un procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i
Minorenni ha dichiarato, rivolto a tutti i genitori: “State
attenti ai vostri figli, informatevi su come trascorrono il
tempo. C'è troppa disattenzione”. Mi associo a questa
dichiarazione e invito tutti ed, in primis, le famiglie e
le istituzioni scolastiche, a fare più attenzione. Episodi
efferati come quelli prima citati non possono e non devono
succedere più: è un nostro dovere.
Ogni
volta che accade un illecito del genere colpevoli non sono
unicamente i soggetti materiali del reato, ma noi tutti che,
con la nostra incuranza, superficialità e trascuratezza, abbiamo
“creato” delle vittime sacrificali e dei “mostri”, che di
solito sono loro stessi delle vittime perché la loro fragilità
e le loro debolezze, senza una guida adeguata, spesso sfociano
in devianza e bullismo.
*
avvocato, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio
 
Speciale
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