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14 maggio 2010
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Il 'diverso' e la fragilita' dei giovani : urge societa' civile piu' attenta
di Margherita Corriere*

Sembra un bollettino di guerra, di una delle più crudeli ed assurde guerre; ecco due episodi di quelli che colpiscono e lasciano un terribile segno indelebile:

Palermo: dodici anni, con lievi disturbi cognitivi. Di lei hanno abusato in dieci, tutti giovani fra i 12 e i 18 anni, famiglie del ceto medio, in parte compagni di scuola di lei, altri residenti nel quartiere dell' istituto scolastico. L' hanno filmata con il telefonino mentre la stupravano e hanno fatto girare le immagini da un cellulare all' altro”.

Cinque minorenni, tutti al di sotto dei 14 anni di età, sono responsabili di alcuni episodi di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina portatrice di handicap. Teatro della vicenda è una scuola media del Vibonese. A compiere gli abusi sarebbero stati quattro compagni di scuola più grandi della ragazza”.

Casi del genere purtroppo ce ne sono tanti e spesso troppi rimangono nel sommerso! Ci si domanda cosa stia succedendo alla nostra società, quali errori abbiamo fatto come genitori, educatori, istituzioni e quant’altro per far si che siano così in aumento esponenziale tali gesti scellerati ai danni di minori disabili da parte di loro coetanei. Spesso, anzi, molto di frequente si tengono convegni, tavole rotonde sull’integrazione scolastica e sociale dei soggetti chiamati – mi si consenta – con un buonismo ipocrita, “diversamente abili”, ma poi, nella concretezza della realtà quotidiana ci possiamo accorgere, senza bisogno di essere acuti osservatori, che manca l’effettiva inclusione delle persone portatrici di handicap in qualsivoglia settore e che sussiste una sorta di subdola discriminazione ed emarginazione nei loro confronti.

Quanti sono in Italia i dirigenti scolastici e i docenti, che hanno potuto constatare una misteriosa e massiccia migrazione degli alunni cosiddetti “normodotati” dalle classi e dalle scuole dove sussistono presenze di alunni disabili a suon di richieste di nullaosta da parte di genitori che non vogliono che i loro figli “rimangano traumatizzati” dalla presenza nelle loro classi di alunni “diversi”?? Ma è ben altro che rende fragili le nuove generazioni: la latitanza della famiglia, la mancanza della giusta attenzione verso le loro problematiche esistenziali , lo svuotamento degli autentici valori su cui basare una sano e corretto modus agendi.

Quali concrete iniziative hanno preso le istituzioni scolastiche per capire, frenare e segnalare tali problematiche?? In un contesto del genere, ove il disabile – sin da bambino – deve pagare , senza averne colpa alcuna, oltre allo scotto della propria minorazione psichica e/o fisica anche quello di una silente discriminazione messa in atto proprio da genitori di alunni “normali “, i quali primi fra tutti dovrebbero educare la loro prole al rispetto e all’attenzione per il diverso, è lecito porsi la domanda inquietante se ci possa essere un’ autentica e reale integrazione sociale e culturale prima che scolastica.

Certo, per carità, ci sono tanti genitori di ragazzini normodotati molto sensibili alle problematiche dei disabili e attenti alle loro esigenze, ma, ahimè, di contro ce ne sono tantissimi purtroppo che con i loro comportamenti e le loro azioni , anche se a volte inconsapevolmente, imprimono nei loro figli le basi di una cultura della discriminazione del disabile, il quale diviene così facile bersaglio delle proprie rabbie represse, da denigrare e umiliare in qualsivoglia modo. Da qui il passo è breve per giungere ad azioni di gruppo turpi come quelle sopracitate.

Ma le istituzioni, in tali contesti a rischio, dove sono? Cosa facciamo noi come società civile? Non possiamo permetterci il lusso di stare impassibili ed insensibili a registrare passivamente queste notizie. Non possiamo abituarci a tali nefandezze. Devono essere presi seri provvedimenti da tutti, sia a livello istituzionale che individuale, per l’affermazione ancor prima che della normativa vigente e dei dettami della nostra Costituzione del più importante e fondamentale principio etico: il rispetto per l’altro.

Un Magistrato del Tribunale dei Minori, specializzato in reati minorili, ha affermato che ragazzini che commettono tali stupri “sono soggetti senza valori, che non hanno avuto un' adeguata educazione e sono cresciuti magari seguendo i modelli negativi della tv..” e che ”parlano degli abusi sessuali compiuti con una freddezza e una lucidità che lascia sgomenti … non capiscono la gravità di quello che hanno commesso”.

Un procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni ha dichiarato, rivolto a tutti i genitori: “State attenti ai vostri figli, informatevi su come trascorrono il tempo. C'è troppa disattenzione”. Mi associo a questa dichiarazione e invito tutti ed, in primis, le famiglie e le istituzioni scolastiche, a fare più attenzione. Episodi efferati come quelli prima citati non possono e non devono succedere più: è un nostro dovere.

Ogni volta che accade un illecito del genere colpevoli non sono unicamente i soggetti materiali del reato, ma noi tutti che, con la nostra incuranza, superficialità e trascuratezza, abbiamo “creato” delle vittime sacrificali e dei “mostri”, che di solito sono loro stessi delle vittime perché la loro fragilità e le loro debolezze, senza una guida adeguata, spesso sfociano in devianza e bullismo.

* avvocato, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio

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