 |
Mafia
, Gheddafi e Ahmadinejad fra i predatori della liberta' di
stampa
di
Mauro W. Giannini
Ci
sono 40 nomi di quest'anno, nella lista dei predatori mondiali
della libertà di stampa: si tratta di uomini politici, funzionari
governativi, leader religiosi, milizie armate e organizzazioni
criminali che non possono sopportare la stampa, la trattano
come un nemico e attaccano direttamente i giornalisti. Essi
sono potenti, pericolosi, violenti e si fatto sono al di sopra
della legge, sottolinea Reporters sans frontières,
che ha stilato la lista. Molti di loro - come Vladimir Putin,
Kim Jong-il, Mahmoud Ahmadinejad, Castro e Muammar Gheddafi
- erano già l'anno scorso nell'elenco.
In
America Latina le quattro principali fonti di minacce e violenze
contro i giornalisti restano i trafficanti di droga, la dittatura
cubana, le Farc e i gruppi paramilitari. L'Africa ha anche
visto pochi cambiamenti. Molti predatori sono stati eliminati
dalla lista, come in Somalia, dove capo dell'intelligence
Mohamed Warsame Darwish, l'istigatore di raid violenti e arresti
arbitrari e' stato dimesso nel dicembre 2008. In Nigeria,
il servizio di sicurezza dello Stato e' stato frenato, mentre
la forza di polizia, guidata da Ogbonna Onovo, e' emersa come
la principale fonte di abusi contro la stampa. La polizia
e' invitata ad usare la violenza contro i giornalisti in modo
che nessuno possa testimoniare le loro operazioni.
Ma ci sono cambiamenti in Medio Oriente e in Asia. In Iraq,
i giornalisti che descrivono il vero volto del Paese ancora
debbono fronteggiare pericoli, ma la situazione sta lentamente
migliorando e la violenza sta colpendo la popolazione in generale
piu' che i giornalisti in particolare. Per questo, Rsf ha
eliminato i gruppi islamici dalle fila dei predatori. Ma nel
Golfo Persico, il presidente yemenita Ali Saleh Abdulah e'
stato aggiunto alla lista. Nello Yemen, infatti, le autorita'
sono diventate molto piu' repressive nel corso dell'ultimo
anno, creando un tribunale speciale per i reati di stampa,
molestando i giornali e perseguendo una decina di giornalisti,
nel tentativo di limitare la copertura della guerra sporca
scatenata nel nord e nel sud del paese. Il Mullah Omar, leader
talebano la cui influenza si estende al Pakistan e all'Afghanistan,
e' stato aggiunto all'elenco, perché la guerra santa che si
sta conducendo e' rivolta anche alla stampa. Nella sua guerra
per il controllo dei media, nel 2009, circa 40 attacchi erano
direttamente volti a giornalisti e mass media.
Anche
le milizie private delle Filippine sono in cima alla lista
dopo che i teppisti del governatore locale hanno massacrato
circa 50 persone, tra cui 30 giornalisti, in provincia di
Maguindanao, il 23 novembre 2009. Il conseguente procedimento
giudiziario contorto tradisce, secondo la ONG per la liberta'
di stampa, "una mancanza di volonta' politica di processare
i responsabili, il cui sostegno politico e' troppo importante
per il Presidente Gloria Macapagal-Arroyo. L'impunita' predomina
ancora una volta".
In Europa, oltre a Putin, anche la mafia italiana figura fra
i predatori della liberta' di stampa, per le sue minacce ai
giornalisti. Reporter senza frontiere ha poi incontrato il
presidente ceceno Ramzan Kadyrov, altro nuovo elemento della
lista, nel marzo 2009, e commenta che "Nessuno dovrebbe
essere ingannato dalla sua pretesa fiducia nella tolleranza
e da una visione benigna della liberta' di stampa". Non
si puo' dimenticare che due giornaliste molto critiche sulla
gestione della Russia della "questione cecena", Anna Politkovskaja
e Natalia Estemirova, sono state entrambe uccise (Politkovskaja
a Mosca nell'ottobre 2006 e Estemirova a Grozny nel luglio
2009).
 
Dossier
informazione
|
|