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Contro
la paralisi delle indagini e il bavaglio all'informazione
di
Daniela Gaudenzi
Ancora una volta in piazza Navona, mercoledì 28 aprile, dalle
10 fino alle 18, per dire no alla legge sulle intercettazioni
cioè al macigno che la maggioranza vuole porre sia alle indagini
che al diritto dei cittadini ad essere informati sugli scandali
che li colpiscono direttamente come il crac Parmalat o la
macelleria della clinica Santa Rita.
La
FNSI con l’adesione della CGIL ha indetto una manifestazione
per mercoledì 28 in concomitanza con il passaggio in commissione
al Senato del provvedimento che, se venisse approvato, pur
con le recenti modifiche, causerebbe un colpo gravissimo allo
strumento più incisivo e più economico a disposizione degli
inquirenti e coprirebbe con un silenzio tombale atti non più
segreti, in quanto noti alle parti ma paradossalmente non
pubblicabili e che sarebbero dunque sottratti alla conoscenza
della pubblica opinione.
Sulle pseudo esigenze di tutela alla privacy, sul presunto
uso patologico dello strumento delle intercettazioni “tutto
italiano”, sul numero e sui costi “debordanti” si è già detto
in passato ma forse conviene ribadire come si tratti di una
serie di ribaltamenti della realtà operati, non a caso dal
presidente del Consiglio, dal Guardasigilli, dalle testate
di famiglia e dai TG pubblici e privati affiliati.
Il dato più incredibile e vergognoso è che i giornali “garantisti”
e paladini della privacy (dei loro padroni) come Il Giornale
e Libero sono quelli che hanno gestito nel modo più “disinvolto”
le intercettazioni che, per esempio riguardavano Fassino esultante
per la banca a colloquio con Consorte, e che, sempre a titolo
esemplificativo sbattono in prima pagina in data 27 aprile
una intercettazione in cui si sarebbe promesso un seggio al
Senato al pentito che avrebbe incastrato Dell’Utri.
Per sapere qualcosa della iniziativa di piazza Navona a cui
sono invitati tutti i cittadini che vogliono esercitare il
diritto ad essere informati previsto dalla Costituzione all’articolo
21, non pensate di accendere TV e ascoltare i TG nazionali,
naturalmente. Può capitare solo nel cuore della notte, avventurandosi
su Rai News 24, di venire a sapere da Roberto Natale, presidente
della FNSI che la manifestazione non è solo contro la legge
anti-intercettazioni ma anche a difesa della libertà di informazione
e della piccola editoria sempre più compresse da un sistema
che spaccia la comunicazione politica, quella degli uffici
stampa e delle segreterie di partito, come informazione politica
e che favorisce sempre più la raccolta pubblicitaria del duopolio
Raiset, ovviamente a favore di Mediaset, con l’incremento
delle tele-promozioni e lo sdoganamento della pubblicità occulta.
Dovrebbe
anche stupire ed allarmare, almeno un po’, che il garante
della Costituzione che ha avvertito ancora una volta l’esigenza
di ammonire i nuovi uditori giudiziari a non cadere “in eccessi
di protagonismo e di esposizione mediatica” nonché a “riflettere
criticamente rifuggendo dalla autoreferenzialità” sull’ “inadeguato
funzionamento della giustizia”, non abbia ritenuto neanche
in questa occasione di segnalare quanto la legislazione ordinaria
negli ultimi quindici anni sia stata l’artefice prima di questa
inadeguatezza e come la legge in materia di intercettazioni
sia l’ultimo colpo di grazia alle indagini.
Il quadro complessivo in cui si inserisce il passaggio parlamentare
del ddl è questo; con l’aggiunta di una cosiddetta opposizione
che con l’ eccezione di Di Pietro e al di là delle barricate
di facciata è ben contenta che vengano messi in riga magistrati
e giornalisti e sia in qualche modo disinnescato uno strumento
che impietosamente impone la ricomparsa dei fatti, nudi e
crudi, molto spesso sgraditi, per ovvi motivi, in modo assolutamente
trasversale.
Per
questo motivo è fondamentale cominciare a mobilitarsi immediatamente,
tenendo presente che si tratta di una partita fondamentale
e decisiva sia sul fronte della giustizia che dell’informazione
e che non ci saranno tempi supplementari o occasioni di rivincita.
 
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