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Crocifissi
nelle aule : scriviamo a Strasburgo
di
Claudio Giusti*
19
aprile 2010
19 aprile 1943 insurrezione del ghetto di Varsavia
European Court of Human Rights Council of Europe
67075 STRASBOURG
Cedex France
Ho passato gli anni più belli della vita battendomi per la
libertà di religione in Unione Sovietica e so bene che questa
non si può ridurre ad una mera libertà di culto.
Ma
altrettanto bene so che la libertà di religione trova il suo
invalicabile limite nella libertà di credo O DI NON RELIGIONE
degli altri.
Considero umiliante dovere ancora una volta ricordare la necessità
che questa libertà, che appartiene a tutti, sia da tutti e
per tutti ovunque rispettata.
Chiedo
quindi a gran voce che nel nostro Paese sia infine riconosciuta
l’indispensabile necessità di avere dei luoghi “neutri”. Luoghi
nei quali non siamo né credenti né atei, ma solo cittadini.
Riaffermo quindi l’urgente dovere della RIMOZIONE delle simbologie
sacre dai luoghi pubblici, in particolare dai tribunali.
NOTA
La libertà di religione è una delle fondamenta su cui si reggono
i Diritti Umani Universali e la civile convivenza. Il diritto
ad avere, non avere e cambiare una religione è sancita dall’Articolo
18 della Dichiarazione del 1948 e questo diritto è considerato
così importante da non poter essere sospeso per nessuna ragione
al mondo (Art 4.2 e Art. 18 del ICCPR).
Ovviamente per libertà di religione si intende qualcosa che
va ben al di là di una mera libertà di culto. Ma libertà non
significa abuso o obbligo. La libertà dei credenti termina
dove comincia quella dei non credenti o di chi pratica una
diversa religione. La logica conseguenza di questi principi
assolutamente elementari è la necessità, per ogni paese decente,
di rispettare i diritti di tutti e di avere alcuni luoghi
“neutri”, cioè privi di simboli e riferimenti religiosi.
Questo purtroppo in Italia non accade. Con la risibile scusa
che la maggioranza dei cittadini apparterrebbe al cattolicesimo
il simbolo di questa religione viene imposto in ogni luogo
pubblico, mentre i diritti dei non cattolici sono ben poco
rispettati. Nei tribunali e nelle scuole i simboli cattolici
devono essere esposti e la Signora Lautsi si è rivolta alla
giustizia italiana per ottenere il rispetto dei diritti dei
suoi figli. Le risposte sono state surreali.
Ma per fortuna ci sono dei giudici a Strasburgo e la sentenza
Lautsi c. Italie ha rimesso le cose a posto. Ora la
Corte Europea dei Diritti Umani (del Consiglio d’Europa) deve
decidere sul ricorso presentato dal nostro governo alla sentenza
Lautsi c. Italia, quella del crocefisso per intenderci. Voglio
sperare che la Grande Chambre confermerà la sentenza permettendo
a tutti i cittadini italiani di iniziare a fruire di quei
diritti che da troppo tempo gli sono negati.
Chiedo a tutti di scrivere (in italiano) alla Corte chiedendo
il rigetto del ricorso perché un paese rispettoso dei diritti
umani deve avere dei “luoghi neutri” in cui veniamo accettati
in quanto esseri umani e cittadini, senza alcun riferimento
alle nostre convinzioni o condizioni. Scuole, tribunali, uffici
postali, ospedali, eccetera devono essere liberi da simboli
religiosi.
*
membro del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
 
Preti
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