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21 aprile 2010
tutti gli speciali

Crocifissi nelle aule : scriviamo a Strasburgo
di Claudio Giusti*

19 aprile 2010
19 aprile 1943 insurrezione del ghetto di Varsavia

European Court of Human Rights Council of Europe
67075 STRASBOURG
Cedex France

Ho passato gli anni più belli della vita battendomi per la libertà di religione in Unione Sovietica e so bene che questa non si può ridurre ad una mera libertà di culto.

Ma altrettanto bene so che la libertà di religione trova il suo invalicabile limite nella libertà di credo O DI NON RELIGIONE degli altri.

Considero umiliante dovere ancora una volta ricordare la necessità che questa libertà, che appartiene a tutti, sia da tutti e per tutti ovunque rispettata.

Chiedo quindi a gran voce che nel nostro Paese sia infine riconosciuta l’indispensabile necessità di avere dei luoghi “neutri”. Luoghi nei quali non siamo né credenti né atei, ma solo cittadini.

Riaffermo quindi l’urgente dovere della RIMOZIONE delle simbologie sacre dai luoghi pubblici, in particolare dai tribunali.

 

NOTA La libertà di religione è una delle fondamenta su cui si reggono i Diritti Umani Universali e la civile convivenza. Il diritto ad avere, non avere e cambiare una religione è sancita dall’Articolo 18 della Dichiarazione del 1948 e questo diritto è considerato così importante da non poter essere sospeso per nessuna ragione al mondo (Art 4.2 e Art. 18 del ICCPR).
Ovviamente per libertà di religione si intende qualcosa che va ben al di là di una mera libertà di culto. Ma libertà non significa abuso o obbligo. La libertà dei credenti termina dove comincia quella dei non credenti o di chi pratica una diversa religione. La logica conseguenza di questi principi assolutamente elementari è la necessità, per ogni paese decente, di rispettare i diritti di tutti e di avere alcuni luoghi “neutri”, cioè privi di simboli e riferimenti religiosi.
Questo purtroppo in Italia non accade. Con la risibile scusa che la maggioranza dei cittadini apparterrebbe al cattolicesimo il simbolo di questa religione viene imposto in ogni luogo pubblico, mentre i diritti dei non cattolici sono ben poco rispettati. Nei tribunali e nelle scuole i simboli cattolici devono essere esposti e la Signora Lautsi si è rivolta alla giustizia italiana per ottenere il rispetto dei diritti dei suoi figli. Le risposte sono state surreali.
Ma per fortuna ci sono dei giudici a Strasburgo e la sentenza Lautsi c. Italie ha rimesso le cose a posto. Ora l
a Corte Europea dei Diritti Umani (del Consiglio d’Europa) deve decidere sul ricorso presentato dal nostro governo alla sentenza Lautsi c. Italia, quella del crocefisso per intenderci. Voglio sperare che la Grande Chambre confermerà la sentenza permettendo a tutti i cittadini italiani di iniziare a fruire di quei diritti che da troppo tempo gli sono negati.
Chiedo a tutti di scrivere (in italiano) alla Corte chiedendo il rigetto del ricorso perché un paese rispettoso dei diritti umani deve avere dei “luoghi neutri” in cui veniamo accettati in quanto esseri umani e cittadini, senza alcun riferimento alle nostre convinzioni o condizioni. Scuole, tribunali, uffici postali, ospedali, eccetera devono essere liberi da simboli religiosi.

* membro del Comitato Scientifico dell'Osservatorio

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Preti pedofili e crocifissi nei tribunali

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Dossier crocifisso nelle scuole

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