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Iraq
: torture in prigione segreta gettano ombre sul futuro
di
Rico Guillermo*
Centinaia di Sunniti sono scomparsi per mesi in una prigione
segreta a Baghdad sotto la giurisdizione dell'ufficio militare
del primo ministro Nouri al Maliki e molti sono stati sistematicamente
torturati fino a quando il Ministero per i diritti umani ha
ottenuto l'accesso alla struttura. Lo hanno dichiarato funzionari
iracheni.
Gli uomini sono stati arrestati dall'esercito iracheno nel
mese di ottobre nella provincia di Ninive, una roccaforte
del gruppo di Al Qaeda e di altri militanti nel nord dell'Iraq.
Preoccupate che i giudici avrebbero ordinato la scarcerazione
dei detenuti, le forze di sicurezza hanno ottenuto un ordine
del tribunale e li hanno trasferiti a Baghdad, dove sono stati
rinchiusi in isolamento, come riporta il Los Angeles Times.
Si presume che anche comuni cittadini siano stati detenuti,
spesso senza un mandato.
I
funzionari per i diritti umani hanno appreso dell'esistenza
della struttura a marzo dai membri delle famiglia alla ricerca
dei parenti dispersi. I
dirigenti inizialmente hanno resistito ai tentativi di ispezionare
la prigione, ma poi hanno ceduto e hanno permesso visite a
due squadre di ispettori del Ministro per i diritti umani
Wijdan Salim.
Gli
ispettori hanno detto di aver constatato che oltre 400 prigionieri
erano stati sottoposti a condizioni spaventose e hanno citato
la dichiarazione di un prigioniero secondo cui uno di loro,
un ex colonnello dell'esercito di Saddam Hussein, era morto
a gennaio a causa delle torture. "Piu' di 100 sono stati torturati.
C'erano un sacco di segni sui loro corpi", ha detto un funzionario
iracheno vicino agli ispettori. "Hanno picchiato la gente,
hanno usato l'elettricita'. Li hanno soffocati con sacchetti
di plastica e altri metodi".
Il trattamento brutale dei detenuti presso la struttura carceraria
sollecita la preoccupazione che il paese potrebbe tornare
indietro al suo passato autoritario. Inoltre, le rivelazioni
sul carcere segreto potrebbero aggravare le tensioni in un
momento estremamente delicato in Iraq. Infatti, mentre le
truppe Usa si ritirano, Al Maliki, un musulmano sciita, e
altri funzionari politici stanno negoziando la formazione
di un nuovo governo e la minoranza sunnita e' considerata
da molti un elemento chiave per prevenire un ritorno della
violenza settaria, visto anche che c'e' stato un aumento degli
attacchi da parte di Al Qaeda, un gruppo estremista sunnita.
Al Maliki ha promesso di chiudere la prigione e ha ordinato
l'arresto degli ufficiali che lavorano li' dopo che Salim
gli ha consegnato la relazione questo mese. Da allora, 75
detenuti sono stati liberati e ulteriori 275 trasferiti nelle
carceri normali, hanno detto i funzionari iracheni. Maliki
ha detto in un'intervista di aver ignorato gli abusi. "Il
primo ministro non puo' essere responsabile di ogni comportamento
dei suoi soldati e del personale", ha detto Salim, lodando
la volontà di Maliki di sradicare gli abusi. Salim, un cristiano
caldeo, ha corso per il parlamento nelle elezioni del mese
scorso nella lista dello sciita Maliki.
Al Maliki ha difeso il suo uso di carceri speciali e di una
forza militare d'elite che risponde solo a lui, che viene
considerata una minaccia per la fragile democrazia irachena.
I suoi sostenitori dicono che non ha avuto altra scelta a
causa delle precarie condizioni di sicurezza dell'Iraq e Maliki
ha detto al Times che era impegnato a eradicare la tortura.
"Le nostre riforme continuano, e noi abbiamo il Ministero
per i diritti umani per monitorare questo", ha detto, promettendo
di scoprire, processare e punire i responsabili delle torture.
Una
relazione interna all'ambasciata degli Stati Uniti cita Salim,
secondo cui i prigionieri hanno detto di essere stati ammanettati
per tre o quattro ore alla volta in posizioni di stress o
sodomizzati. Alcuni fra essi hanno presentato prove plausibili.
Ben due gruppi di funzionari avrebbero interrogato i prigionieri
e abusato di loro. Alcune guardie avrebbero inoltre estorto
oltre 1.000 dollari ai detenuti che hanno voluto telefonare
alle loro famiglie. Si parla di almeno quattro investigatori
sotto inchiesta per torture e forse omicidio, anche se una
precedente richiesta del ministero per i diritti umani di
indagare la brigata responsabile dei detenuti non ha mai avuto
risposta, secondo i funzionri iracheni.
Alla
fine del 2005, l'esercito statunitense aveva scoperto un carcere
segreto in un bunker del ministero dell'Interno. Quest'ultimo
episodio, avverte la relazione Ambasciata degli Stati Uniti,
potrebbe esacerbare le tensioni tra la maggioranza sciita
dell'Iraq e i sunniti, anche con la chiusura della struttura.
La relazione dell' ambasciata avverte che "la notizia di una
prigione segreta in cui gli arabi sunniti sono stati sistematicamente
torturati non e' solo fonte di imbarazzo internazionale, ma
probabilmente compromettere anche la capacita' del premier
di mettere insieme una coalizione di governo vitale con lui
al timone."
La
polemica sul carcere segreto, situato presso il vecchio aeroporto
di Muthanna, nella parte ovest di Baghdad, ha anche spinto
Maliki a lasciare il controllo di due altri centri di detenzione
a Camp Honor, una base nella Zona Verde di Baghdad. La base
e' controllata dalla Brigata Baghdad e dalla Forza Antiterrorismo,
unita' di elite che relazionano al primo ministro e sono responsabili
della detenzione di sospetti di alto livello. Le
famiglie e gli avvocati dicono infatti di trovare quasi impossibile
visitare Honor Camp (dove sono stati detenuti inizialmente
i prigionieri giunti da Ninive). Il
ministero della giustizia sta prendendo ora in carico la supervisione
delle carceri della Green Zone, anche se gli uffici di Maliki
continueranno a comandare direttamente le unita' militari.
Le truppe Usa si sono gia' ritirate dalle citta' irachene,
e i funzionari iracheni dicono che l'influenza statunitense
e' in diminuzione. Il numero dei soldati Usa in Iraq dovrebbe
dimezzarsi entro la fine di agosto.
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si ringrazia Claudio Giusti
 
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