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20 aprile 2010
tutti gli speciali

Iraq : torture in prigione segreta gettano ombre sul futuro
di Rico Guillermo*

Centinaia di Sunniti sono scomparsi per mesi in una prigione segreta a Baghdad sotto la giurisdizione dell'ufficio militare del primo ministro Nouri al Maliki e molti sono stati sistematicamente torturati fino a quando il Ministero per i diritti umani ha ottenuto l'accesso alla struttura. Lo hanno dichiarato funzionari iracheni.

Gli uomini sono stati arrestati dall'esercito iracheno nel mese di ottobre nella provincia di Ninive, una roccaforte del gruppo di Al Qaeda e di altri militanti nel nord dell'Iraq. Preoccupate che i giudici avrebbero ordinato la scarcerazione dei detenuti, le forze di sicurezza hanno ottenuto un ordine del tribunale e li hanno trasferiti a Baghdad, dove sono stati rinchiusi in isolamento, come riporta il Los Angeles Times. Si presume che anche comuni cittadini siano stati detenuti, spesso senza un mandato.

I funzionari per i diritti umani hanno appreso dell'esistenza della struttura a marzo dai membri delle famiglia alla ricerca dei parenti dispersi. I dirigenti inizialmente hanno resistito ai tentativi di ispezionare la prigione, ma poi hanno ceduto e hanno permesso visite a due squadre di ispettori del Ministro per i diritti umani Wijdan Salim.

Gli ispettori hanno detto di aver constatato che oltre 400 prigionieri erano stati sottoposti a condizioni spaventose e hanno citato la dichiarazione di un prigioniero secondo cui uno di loro, un ex colonnello dell'esercito di Saddam Hussein, era morto a gennaio a causa delle torture. "Piu' di 100 sono stati torturati. C'erano un sacco di segni sui loro corpi", ha detto un funzionario iracheno vicino agli ispettori. "Hanno picchiato la gente, hanno usato l'elettricita'. Li hanno soffocati con sacchetti di plastica e altri metodi".

Il trattamento brutale dei detenuti presso la struttura carceraria sollecita la preoccupazione che il paese potrebbe tornare indietro al suo passato autoritario. Inoltre, le rivelazioni sul carcere segreto potrebbero aggravare le tensioni in un momento estremamente delicato in Iraq. Infatti, mentre le truppe Usa si ritirano, Al Maliki, un musulmano sciita, e altri funzionari politici stanno negoziando la formazione di un nuovo governo e la minoranza sunnita e' considerata da molti un elemento chiave per prevenire un ritorno della violenza settaria, visto anche che c'e' stato un aumento degli attacchi da parte di Al Qaeda, un gruppo estremista sunnita.

Al Maliki ha promesso di chiudere la prigione e ha ordinato l'arresto degli ufficiali che lavorano li' dopo che Salim gli ha consegnato la relazione questo mese. Da allora, 75 detenuti sono stati liberati e ulteriori 275 trasferiti nelle carceri normali, hanno detto i funzionari iracheni. Maliki ha detto in un'intervista di aver ignorato gli abusi. "Il primo ministro non puo' essere responsabile di ogni comportamento dei suoi soldati e del personale", ha detto Salim, lodando la volontà di Maliki di sradicare gli abusi. Salim, un cristiano caldeo, ha corso per il parlamento nelle elezioni del mese scorso nella lista dello sciita Maliki.

Al Maliki ha difeso il suo uso di carceri speciali e di una forza militare d'elite che risponde solo a lui, che viene considerata una minaccia per la fragile democrazia irachena. I suoi sostenitori dicono che non ha avuto altra scelta a causa delle precarie condizioni di sicurezza dell'Iraq e Maliki ha detto al Times che era impegnato a eradicare la tortura. "Le nostre riforme continuano, e noi abbiamo il Ministero per i diritti umani per monitorare questo", ha detto, promettendo di scoprire, processare e punire i responsabili delle torture.

Una relazione interna all'ambasciata degli Stati Uniti cita Salim, secondo cui i prigionieri hanno detto di essere stati ammanettati per tre o quattro ore alla volta in posizioni di stress o sodomizzati. Alcuni fra essi hanno presentato prove plausibili. Ben due gruppi di funzionari avrebbero interrogato i prigionieri e abusato di loro. Alcune guardie avrebbero inoltre estorto oltre 1.000 dollari ai detenuti che hanno voluto telefonare alle loro famiglie. Si parla di almeno quattro investigatori sotto inchiesta per torture e forse omicidio, anche se una precedente richiesta del ministero per i diritti umani di indagare la brigata responsabile dei detenuti non ha mai avuto risposta, secondo i funzionri iracheni.

Alla fine del 2005, l'esercito statunitense aveva scoperto un carcere segreto in un bunker del ministero dell'Interno. Quest'ultimo episodio, avverte la relazione Ambasciata degli Stati Uniti, potrebbe esacerbare le tensioni tra la maggioranza sciita dell'Iraq e i sunniti, anche con la chiusura della struttura. La relazione dell' ambasciata avverte che "la notizia di una prigione segreta in cui gli arabi sunniti sono stati sistematicamente torturati non e' solo fonte di imbarazzo internazionale, ma probabilmente compromettere anche la capacita' del premier di mettere insieme una coalizione di governo vitale con lui al timone."

La polemica sul carcere segreto, situato presso il vecchio aeroporto di Muthanna, nella parte ovest di Baghdad, ha anche spinto Maliki a lasciare il controllo di due altri centri di detenzione a Camp Honor, una base nella Zona Verde di Baghdad. La base e' controllata dalla Brigata Baghdad e dalla Forza Antiterrorismo, unita' di elite che relazionano al primo ministro e sono responsabili della detenzione di sospetti di alto livello. Le famiglie e gli avvocati dicono infatti di trovare quasi impossibile visitare Honor Camp (dove sono stati detenuti inizialmente i prigionieri giunti da Ninive). Il ministero della giustizia sta prendendo ora in carico la supervisione delle carceri della Green Zone, anche se gli uffici di Maliki continueranno a comandare direttamente le unita' militari.

Le truppe Usa si sono gia' ritirate dalle citta' irachene, e i funzionari iracheni dicono che l'influenza statunitense e' in diminuzione. Il numero dei soldati Usa in Iraq dovrebbe dimezzarsi entro la fine di agosto.

* si ringrazia Claudio Giusti

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