Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
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13 aprile 2010
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Preti pedofili : gli indignati siamo noi !
di Rita Guma*

Ci indignano le reazioni scomposte dei vertici della Chiesa Cattolica di fronte all'emergere dello scandalo pedofilia. Reazioni che esprimono non gia' l'indignazione per quanto accaduto nelle proprie fila o l'indignazione per un crimine odioso, ma quella per le accuse al Vaticano: prima il predicatore del Papa che parifica la Shoah con le accuse alle gerarchie ecclesiastiche di copertura dei crimini contro le vittime innocenti, poi mons. Babini con l'ipotesi del complotto sionista e infine il cardinale Tarcisio Bertone che ha affermato l'esistenza di una relazione tra omosessualita' e pedofilia.

Tutto questo per salvaguardare l'immagine della Chiesa e per non fare un mea culpa doveroso sulla annosa vicenda dei preti che hanno abusato di ragazzi e bambine posti sotto la loro tutela o che potevano avvicinare indisturbati grazie alla loro veste religiosa e sulle responsabilita' di quei vescovi che hanno coperto, trasferito, chiesto il silenzio alle vittime e mai o quasi mai hanno denunciato e spretato gli aggressori.

Visto che le gerarchie ecclesiastiche proseguono nelle dichiarazioni vergognose, vediamole ad una ad una, partendo dall'ultima.

Come Osservatorio, non abbiamo mai sindacato il celibato ecclesiastico, una scelta che storicamente non ha riguardato solo i preti (molti santoni di diverse religioni hanno scelto la castita' a vita, con maggiore o minore riuscita), mentre viceversa vi sono comportamenti pedofili fra ministri sposati di diverse religioni cosi' come ve ne sono fra persone sposate non religiose. Non lo abbiamo mai discusso perche' pensiamo sia un fatto interno alla Chiesa e anzi crediamo che l'insistenza a collegarlo al fenomeno dei preti pedofili (una questione invece di interesse pubblico e penale) svii il discorso, dando il destro per accuse di anticlericalismo o anticattolicesimo a quello che e' invece un fatto di affermazione della legalita' e di rispetto dei diritti sacrosanti dei piu' deboli.

Ha invece ragione Bertone quando parla di collegamento fra pedofilia e omosessualita', ma non come lo ha inteso il porporato. E' infatti offensivo e falso affermare che l'omosessualita' implichi pedofilia, generalizzando un comportamento che riguarda 'alcune' persone omosessuali cosi' come tanti eterosessuali. Viceversa e' accaduto piu' volte che l'aver subito abusi omosessuali in una eta' in cui non si ha ancora chiara la propria identita' sessuale possa portare alla omosessualita' senza esservi orientati. In questi casi, cioe', il pedofilo (o, nel caso, il prete pedofilo) non ha soltanto la responsabilita' di aver rovinato psicologicamente e fisicamente la sua vittima, ma talora la rovina anche affettivamente, nel senso che questa non riesce piu' a riconoscere la propria reale identita' sessuale e quindi a trovare il suo equilibrio. Cosi' come avviene che alcuni fra coloro che anniano subito abusi (sessuali o meno) in tenera eta' tendano a ripetere questo modello violento a discapito di altre vittime una volta divenuti adulti.

Tuttavia, ripetiamo, la connessione puo' essere intesa solo in questo senso e in nessun caso e' un automatismo che coinvolge tutta una categoria mentre, al di la' di queste considerazioni 'tecniche', ci sembra indegno che un rappresentante ufficiale della Chiesa di Roma cerchi di coinvolgere nello scandalo (reale e concreto) morale e penale della Chiesa cattolica persone che non c'entrano nulla, attribuendo a chi abbia un orientamento sessuale diverso perversioni (e reati) che vedano come vittime dei minori.

Assurdo poi anche l'accusa di complotto sionista, motivata dal fatto che gli editori di alcune delle testate USA che continuano a sottolineare il marcio della Chiesa siano Ebrei. Si cerca qui di usare la solita tecnica di infangare l'accusatore, quando i fatti parlano chiaro: migliaia di preti nel mondo hanno abusato di minori e la Chiesa non ha agito con trasparenza, tempestivita' ed efficacia per fermare il fenomeno. Questi giornali - editi da Ebrei o meno - hanno raccontato i fatti e il papa, in condizione di conoscere questo marciume in qualita' di prefetto per la Congregazione della fede, e oggi comunque come capo della Chiesa, e' responsabile - almeno moralmente - cosi' come qualsiasi dirigente o CEO per quanto avviene nella propria organizzazione. Anzi di piu', visto che il Vaticano non e' una democrazia, in cui ogni decisione va mediata con sindacati o opposizione, ma una 'monarchia assoluta', che stabilisce le regole di reclutamento dei religiosi ed in cui si sarebbero potuti prendere in modo rapido e incontrastato provvedimenti generali e particolari contro i responsabili (degli abusi e delle coperture).

Ancor piu' invereconda, poi, tale accusa di complotto sionista, considerando il paragone fatto dal predicatore della Santa Sede fra le accuse ai vertici della Chiesa da parte della stampa americana e le persecuzioni degli Ebrei da parte del nazifascismo. Un paragone la cui strumentalita' e' chiara, ma la cui assurdita' salta agli occhi con evidenza. Come paragonare infatti l'etichettatura e la colpevolizzazione di un intero popolo con le accuse alle gerarchie vaticane (non a tutti i religiosi e tantomeno ai cattolici in generale) di aver nascosto fatti e colpevoli? Come paragonare le camere a gas con semplici articoli di giornale? Come confondere una cultura - razzista fino allo sterminio - con la semplice constatazione del fatto che alcuni alti prelati non potevano non sapere? Come mettere sullo stesso piano leggi e regolamenti che miravano dichiaratamente ad emarginare e svilire persone innocenti con la richiesta che chi ha sbagliato distruggendo vite di bambini paghi?

In definitiva, di fronte ad un crimine di gravita' ed estensione tali da far rivoltare nella tomba i veri religiosi e missionari che hanno dedicato la vita al prossimo - in particolare coloro che fecero del bene ai bambini - le gerarchie vaticane reagiscono cercando di gettare sugli altri una vergogna che e' solo loro.

Non si capisce chi pensino di convincere, in tal modo, se i propri fedeli o gli 'altri'. Siamo certi, infatti, che i veri credenti - anche se potranno essere riluttanti a ritenere qualche alto prelato autore di connivenze - non possano che reagire con ripugnanza verso i responsabili delle violenze e delle coperture. Quanto agli 'altri', sappiamo che i soliti politici gia' celtici e/o gia' violatori di moltissimi importanti precetti cattolici sono subito pronti a dichiarazioni di fede e sostegno verso la Chiesa di Roma, ma chi ha senso critico e non ha pregiudizi o interessi politico-elettorali non potra' che essere disgustato e indignato per le azioni pedofile perpetrate usando la veste talare e per le reazioni di quegli ecclesiastici che si arrampicano su specchi sempre piu' appannati e scivolosi.

* presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus

per approfondire...

Dossier preti pedofili

Osservatorio e laicita'

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