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Preti
pedofili : gli indignati siamo noi !
di
Rita Guma*
Ci
indignano le reazioni scomposte dei vertici della Chiesa Cattolica
di fronte all'emergere dello scandalo pedofilia. Reazioni
che esprimono non gia' l'indignazione per quanto accaduto
nelle proprie fila o l'indignazione per un crimine odioso,
ma quella per le accuse al Vaticano: prima il predicatore
del Papa che parifica la Shoah con le accuse alle gerarchie
ecclesiastiche di copertura dei crimini contro le vittime
innocenti, poi mons. Babini con l'ipotesi del complotto sionista
e infine il cardinale Tarcisio Bertone che ha affermato l'esistenza
di una relazione tra omosessualita' e pedofilia.
Tutto
questo per salvaguardare l'immagine della Chiesa e per non
fare un mea culpa doveroso sulla annosa vicenda dei preti
che hanno abusato di ragazzi e bambine posti sotto la loro
tutela o che potevano avvicinare indisturbati grazie alla
loro veste religiosa e sulle responsabilita' di quei vescovi
che hanno coperto, trasferito, chiesto il silenzio alle vittime
e mai o quasi mai hanno denunciato e spretato gli aggressori.
Visto
che le gerarchie ecclesiastiche proseguono nelle dichiarazioni
vergognose, vediamole ad una ad una, partendo dall'ultima.
Come Osservatorio, non abbiamo mai sindacato il celibato ecclesiastico,
una scelta che storicamente non ha riguardato solo i preti
(molti santoni di diverse religioni hanno scelto la castita'
a vita, con maggiore o minore riuscita), mentre viceversa
vi sono comportamenti pedofili fra ministri sposati di diverse
religioni cosi' come ve ne sono fra persone sposate non religiose.
Non lo abbiamo mai discusso perche' pensiamo sia un fatto
interno alla Chiesa e anzi crediamo che l'insistenza a collegarlo
al fenomeno dei preti pedofili (una questione invece di interesse
pubblico e penale) svii il discorso, dando il destro per accuse
di anticlericalismo o anticattolicesimo a quello che e' invece
un fatto di affermazione della legalita' e di rispetto dei
diritti sacrosanti dei piu' deboli.
Ha
invece ragione Bertone quando parla di collegamento fra pedofilia
e omosessualita', ma non come lo ha inteso il porporato. E'
infatti offensivo e falso affermare che l'omosessualita' implichi
pedofilia, generalizzando un comportamento che riguarda 'alcune'
persone omosessuali cosi' come tanti eterosessuali. Viceversa
e' accaduto piu' volte che l'aver subito abusi omosessuali
in una eta' in cui non si ha ancora chiara la propria identita'
sessuale possa portare alla omosessualita' senza esservi orientati.
In questi casi, cioe', il pedofilo (o, nel caso, il prete
pedofilo) non ha soltanto la responsabilita' di aver rovinato
psicologicamente e fisicamente la sua vittima, ma talora la
rovina anche affettivamente, nel senso che questa non riesce
piu' a riconoscere la propria reale identita' sessuale e quindi
a trovare il suo equilibrio. Cosi' come avviene che alcuni
fra coloro che anniano subito abusi (sessuali o meno) in tenera
eta' tendano a ripetere questo modello violento a discapito
di altre vittime una volta divenuti adulti.
Tuttavia,
ripetiamo, la connessione puo' essere intesa solo in questo
senso e in nessun caso e' un automatismo che coinvolge tutta
una categoria mentre, al
di la' di queste considerazioni 'tecniche', ci sembra indegno
che un rappresentante ufficiale della Chiesa di Roma cerchi
di coinvolgere nello scandalo (reale e concreto) morale e
penale della Chiesa cattolica persone che non c'entrano nulla,
attribuendo a chi abbia un orientamento sessuale diverso perversioni
(e reati) che vedano come vittime dei minori.
Assurdo poi anche l'accusa di complotto sionista, motivata
dal fatto che gli editori di alcune delle testate USA che
continuano a sottolineare il marcio della Chiesa siano Ebrei.
Si cerca qui di usare la solita tecnica di infangare l'accusatore,
quando i fatti parlano chiaro: migliaia di preti nel mondo
hanno abusato di minori e la Chiesa non ha agito con trasparenza,
tempestivita' ed efficacia per fermare il fenomeno. Questi
giornali - editi da Ebrei o meno - hanno raccontato i fatti
e il papa, in condizione di conoscere questo marciume in qualita'
di prefetto per la Congregazione della fede, e oggi comunque
come capo della Chiesa, e' responsabile - almeno moralmente
- cosi' come qualsiasi dirigente o CEO per quanto avviene
nella propria organizzazione. Anzi di piu', visto che il Vaticano
non e' una democrazia, in cui ogni decisione va mediata con
sindacati o opposizione, ma una 'monarchia assoluta', che
stabilisce le regole di reclutamento dei religiosi ed in cui
si sarebbero potuti prendere in modo rapido e incontrastato
provvedimenti generali e particolari contro i responsabili
(degli abusi e delle coperture).
Ancor
piu' invereconda, poi, tale accusa di complotto sionista,
considerando il paragone fatto dal predicatore della Santa
Sede fra le accuse ai vertici della Chiesa da parte della
stampa americana e le persecuzioni degli Ebrei da parte del
nazifascismo. Un paragone la cui strumentalita' e' chiara,
ma la cui assurdita' salta agli occhi con evidenza. Come
paragonare infatti l'etichettatura e la colpevolizzazione
di un intero popolo con le accuse alle gerarchie vaticane
(non a tutti i religiosi e tantomeno ai cattolici in generale)
di aver nascosto fatti e colpevoli? Come paragonare le camere
a gas con semplici articoli di giornale? Come confondere una
cultura - razzista fino allo sterminio - con la semplice constatazione
del fatto che alcuni alti prelati non potevano non sapere?
Come mettere sullo stesso piano leggi e regolamenti che miravano
dichiaratamente ad emarginare e svilire persone innocenti
con la richiesta che chi ha sbagliato distruggendo vite di
bambini paghi?
In
definitiva, di fronte ad un crimine di gravita' ed estensione
tali da far rivoltare nella tomba i veri religiosi e missionari
che hanno dedicato la vita al prossimo - in particolare coloro
che fecero del bene ai bambini - le gerarchie vaticane reagiscono
cercando di gettare sugli altri una vergogna che e' solo loro.
Non si capisce chi pensino di convincere, in tal modo, se
i propri fedeli o gli 'altri'. Siamo
certi, infatti, che i veri credenti - anche se potranno essere
riluttanti a ritenere qualche alto prelato autore di connivenze
- non possano che reagire con ripugnanza verso i responsabili
delle violenze e delle coperture. Quanto agli 'altri', sappiamo
che i soliti politici gia' celtici e/o gia' violatori di moltissimi
importanti precetti cattolici sono subito pronti a dichiarazioni
di fede e sostegno verso la Chiesa di Roma, ma chi ha senso
critico e non ha pregiudizi o interessi politico-elettorali
non potra' che essere disgustato e indignato per le azioni
pedofile perpetrate usando la veste talare e per le reazioni
di quegli ecclesiastici che si arrampicano su specchi sempre
piu' appannati e scivolosi.
*
presidente dell'Osservatorio sulla
legalita' e sui diritti Onlus
 
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