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Riforme
? Necessario prima un cambiamento etico
di
Alessanro Balducci*
Gherardo
Colombo, intervenuto recentemente a Ravenna per la presentazione
del libro “Sulle regole”, ricorda spesso come le istituzioni
e il mondo siano costituiti da persone e che, quindi, un cambiamento
delle istituzioni del mondo ha come premessa fondamentale
il cambiamento culturale delle persone. In altre parole, non
si puo’ pretendere che il mondo cambi, senza prima provare
a cambiare, coerentemente con gli obiettivi che si vuole raggiungere,
noi stessi: il nostro modo di pensare ed agire, il nostro
comportamento.
Viene
da riflettere su queste parole in questi giorni in cui, passata
la campagna elettorale, si torna a parlare in modo ossessivo
delle “riforme”. La classe politica ripete il solito ritornello:
“E’ ora di fare le riforme, e’ il momento giusto: il Paese
ne ha bisogno”. Francamente questo tipo di affermazioni ormai
ripetute fino all’esasperazione, lasciano parecchio perplessi
per tutta una serie di motivi. Prima di tutto, quando si parla
di riforme bisognerebbe sempre specificare che cosa si vuole
riformare (assetto istituzionale, giustizia, scuola, previdenza
sociale, normativa anti-corruzione, leggi sull’ambiente…)
e, soprattutto, cosa si vuole fare e quale obbiettivo conseguire.
Perche’ le alleanze, le mediazioni ed i conflitti si costruiscono
e si gestiscono in base agli obbiettivi che un progetto di
riforma si prefigge.
Poi c’e’ un altro aspetto: la storia del recente passato sta
li’ a dimostrare come non sia assolutamente vero che i politici
non abbiano mai messo mano in modo profondo ed incisivo ai
vari problemi che attanagliano il Paese. Sulla scuola e sulla
giustizia – tanto per citare alcune delle questioni sulle
quali la classe politica si e’ maggiormente cimentata in questi
anni – sono state varate, se non vere e proprie riforme, una
miriade di provvedimenti, leggi e leggine che di fatto hanno
cambiato sia la scuola che la giustizia. Il problema e’ che
questa pletora di provvedimenti, promulgati spesso in modo
disomogeneo e discontinuo, ha finito non per migliorare il
servizio Scuola ed il servizio Giustizia, ma per peggiorarli!
Se pensiamo, per esempio, alle infinite leggi ad personam
varate per salvare dalle patrie galere questo o quel personaggio
eccellente, alla fine abbiamo un codice di procedura penale
grazie al quale e’ praticamente impossibile concludere un
processo in tempi “ragionevoli”.
Nella scuola forse e’ successo anche di peggio. Le recenti
leggi finanziarie hanno tagliato pesantemente le risorse alla
Scuola pubblica, con la conseguenza che molti Istituti si
trovano a dover chiedere i soldi ai genitori per poter affrontare
le spese correnti. Anche qui, vien da dire: “se questi sono
i presupposti, e’ meglio che i politici lascino in pace la
scuola (e la giustizia) per un bel po’ di tempo!” Ma c’e’
un’altra questione che francamente disturba in questo assurdo
ed inquietante dibattito sulle “riforme”. La classe politica
con la campagna mediatica sulla "necessita’ delle riforme”
ha trovato un modo abbastanza conveniente di dribblare i problemi
rimandandone la soluzione, e di scansare le proprie responsabilita’
- che sono grandi. E’ stato gia’ detto e ripetuto da noi dell’Osservatorio
(per esempio, sui problemi della giustizia e della legalita’
[1]) e da altri commentatori di tutte le opinioni, che molto
spesso i problemi per essere affrontati con una buona speranza
di poterli risolvere, necessitano di provvedimenti semplici
e mirati, che il Parlamento potrebbe approvare in 40 minuti
di dibattito parlamentare.
Non e’ necessario scomodare le “riforme di sistema” o addirittura
la Costituzione (c’e’ da rabbrividire a pensare cio’ di cui
sarebbero capaci di fare i politici attuali sulla Costituzione,
dopo aver visto lo stato in cui hanno ridotto l’Italia!).
Ma soprattutto la CLASSE POLITICA DEVE COMINCIARE A RIFORMARE
SE’ STESSA! Si va sempre piu’ diffondendo e consolidando l’opinione
tra la gente comune che siano i politici i maggiori responsabili
della situazione di sfascio in cui si trovano la scuola, l’economia,
la giustizia, i diritti civili, l’ambiente… Sentiamo
ripetere dagli uomini e dalle donne che compongono sia la
maggioranza che l’opposizione, che “le cose non vanno perche’
non sono state fatte le riforme”. Ma la Corte dei Conti, insieme
ad altre istituzioni internazionali come Transparency, ha
stimato in circa 50 miliardi di euro il costo della corruzione
dei pubblici amministratori e dei politici per i cittadini-contribuenti.
50 miliardi di euro/anno che potrebbero essere usati per pagare
le mense scolastiche pubbliche (evitando quelle situazioni
drammatiche per un paese che si reputa “civile”, in cui alcuni
bambini, i cui genitori non potevano permettersi il costo
della refezione, facevano pranzo con un panino ed un bicchiere
d’acqua!), per aumentare le risorse alle Forze dell’Ordine
che devono fronteggiare una criminalita’ organizzata sempre
piu’ aggressiva ed invasiva, per difendere il territorio dalle
inondazioni e dalle calamita’ naturali, per costruire le infrastrutture.
Continuiamo a tenere in piedi le Provincie che costano ai
contribuenti 14 miliardi di euro/anno, nonostante che tutte
le coalizioni che si sono succedute alla guida di questo sciagurato
Paese abbiano sempre messo nel loro programma l’abolizione
delle Provincie; salvo poi mettere i buoni propositi nel dimenticatoio
una volta arrivati al governo.
E’
la classe politica che si deve riformare, cambiando il suo
modo di pensare ed agire ed i suoi comportamenti tenendo bene
a mente l’obbiettivo di ogni onesto amministratore pubblico:
l’interesse generale. Non servono grandi discussioni in parlamento
o accordi piu’ o meno segreti. Serve il buon esempio, la buona
condotta. Al massimo serve quella legge anti-corruzione, quel
codice etico per la politica, di cui tanto si e’ parlato prima
delle elezioni, ma che adesso e’ stato furbescamente rimesso
nel cassetto. Ci vuole tanto a far dimettere quel candidato
o quel politico in odore di camorra o mafia? E’ proprio necessario
tenere ancorato alla sua sedia quel governatore o quell’assessore
responsabili del disastro dei rifiuti o quei funzionari della
Protezione civile che hanno dilapidato 400 milioni di euro
per il G8 in Sardegna?
A
furor di popolo e’ stato fatto dimettere Di Girolamo, prima
della campagna elettorale; il nome dell’uomo politico, ormai
indifendibile, era entrato in una losca storia di riciclaggio
dei soldi della ‘ndrangheta. E Dell’Utri? E Cosentino? E Bertolaso?
Abbiamo il sospetto che Di Girolamo sia stato una specie di
vittima sacrificale sul quale sono state scaricate tutte le
colpe dei politici. Anche di quelli che continuano imperterriti
ad occupare posti di comando nonostante abbiano procedimenti
in corso o siano oggetto di inchieste dei magistrati.
Ritornando
ai concetti espressi da Colombo all’inizio: prima i politici
diano un segnale di aver operato al loro interno quel cambiamento
di rotta necessario a renderli credibili e coerenti con cio’
che loro promettono.
Poi
vengano pure a parlarci di “riforme”.
*
membro del Comitato etico dell'Osservatorio sulla
legalita' e sui diritti Onlus
 
Dossier
etica e politica
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