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09 marzo 2010
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Riforme ? Necessario prima un cambiamento etico
di Alessanro Balducci*

Gherardo Colombo, intervenuto recentemente a Ravenna per la presentazione del libro “Sulle regole”, ricorda spesso come le istituzioni e il mondo siano costituiti da persone e che, quindi, un cambiamento delle istituzioni del mondo ha come premessa fondamentale il cambiamento culturale delle persone. In altre parole, non si puo’ pretendere che il mondo cambi, senza prima provare a cambiare, coerentemente con gli obiettivi che si vuole raggiungere, noi stessi: il nostro modo di pensare ed agire, il nostro comportamento.

Viene da riflettere su queste parole in questi giorni in cui, passata la campagna elettorale, si torna a parlare in modo ossessivo delle “riforme”. La classe politica ripete il solito ritornello: “E’ ora di fare le riforme, e’ il momento giusto: il Paese ne ha bisogno”. Francamente questo tipo di affermazioni ormai ripetute fino all’esasperazione, lasciano parecchio perplessi per tutta una serie di motivi. Prima di tutto, quando si parla di riforme bisognerebbe sempre specificare che cosa si vuole riformare (assetto istituzionale, giustizia, scuola, previdenza sociale, normativa anti-corruzione, leggi sull’ambiente…) e, soprattutto, cosa si vuole fare e quale obbiettivo conseguire. Perche’ le alleanze, le mediazioni ed i conflitti si costruiscono e si gestiscono in base agli obbiettivi che un progetto di riforma si prefigge.

Poi c’e’ un altro aspetto: la storia del recente passato sta li’ a dimostrare come non sia assolutamente vero che i politici non abbiano mai messo mano in modo profondo ed incisivo ai vari problemi che attanagliano il Paese. Sulla scuola e sulla giustizia – tanto per citare alcune delle questioni sulle quali la classe politica si e’ maggiormente cimentata in questi anni – sono state varate, se non vere e proprie riforme, una miriade di provvedimenti, leggi e leggine che di fatto hanno cambiato sia la scuola che la giustizia. Il problema e’ che questa pletora di provvedimenti, promulgati spesso in modo disomogeneo e discontinuo, ha finito non per migliorare il servizio Scuola ed il servizio Giustizia, ma per peggiorarli! Se pensiamo, per esempio, alle infinite leggi ad personam varate per salvare dalle patrie galere questo o quel personaggio eccellente, alla fine abbiamo un codice di procedura penale grazie al quale e’ praticamente impossibile concludere un processo in tempi “ragionevoli”.

Nella scuola forse e’ successo anche di peggio. Le recenti leggi finanziarie hanno tagliato pesantemente le risorse alla Scuola pubblica, con la conseguenza che molti Istituti si trovano a dover chiedere i soldi ai genitori per poter affrontare le spese correnti. Anche qui, vien da dire: “se questi sono i presupposti, e’ meglio che i politici lascino in pace la scuola (e la giustizia) per un bel po’ di tempo!” Ma c’e’ un’altra questione che francamente disturba in questo assurdo ed inquietante dibattito sulle “riforme”. La classe politica con la campagna mediatica sulla "necessita’ delle riforme” ha trovato un modo abbastanza conveniente di dribblare i problemi rimandandone la soluzione, e di scansare le proprie responsabilita’ - che sono grandi. E’ stato gia’ detto e ripetuto da noi dell’Osservatorio (per esempio, sui problemi della giustizia e della legalita’ [1]) e da altri commentatori di tutte le opinioni, che molto spesso i problemi per essere affrontati con una buona speranza di poterli risolvere, necessitano di provvedimenti semplici e mirati, che il Parlamento potrebbe approvare in 40 minuti di dibattito parlamentare.

Non e’ necessario scomodare le “riforme di sistema” o addirittura la Costituzione (c’e’ da rabbrividire a pensare cio’ di cui sarebbero capaci di fare i politici attuali sulla Costituzione, dopo aver visto lo stato in cui hanno ridotto l’Italia!). Ma soprattutto la CLASSE POLITICA DEVE COMINCIARE A RIFORMARE SE’ STESSA! Si va sempre piu’ diffondendo e consolidando l’opinione tra la gente comune che siano i politici i maggiori responsabili della situazione di sfascio in cui si trovano la scuola, l’economia, la giustizia, i diritti civili, l’ambiente… Sentiamo ripetere dagli uomini e dalle donne che compongono sia la maggioranza che l’opposizione, che “le cose non vanno perche’ non sono state fatte le riforme”. Ma la Corte dei Conti, insieme ad altre istituzioni internazionali come Transparency, ha stimato in circa 50 miliardi di euro il costo della corruzione dei pubblici amministratori e dei politici per i cittadini-contribuenti.

50 miliardi di euro/anno che potrebbero essere usati per pagare le mense scolastiche pubbliche (evitando quelle situazioni drammatiche per un paese che si reputa “civile”, in cui alcuni bambini, i cui genitori non potevano permettersi il costo della refezione, facevano pranzo con un panino ed un bicchiere d’acqua!), per aumentare le risorse alle Forze dell’Ordine che devono fronteggiare una criminalita’ organizzata sempre piu’ aggressiva ed invasiva, per difendere il territorio dalle inondazioni e dalle calamita’ naturali, per costruire le infrastrutture. Continuiamo a tenere in piedi le Provincie che costano ai contribuenti 14 miliardi di euro/anno, nonostante che tutte le coalizioni che si sono succedute alla guida di questo sciagurato Paese abbiano sempre messo nel loro programma l’abolizione delle Provincie; salvo poi mettere i buoni propositi nel dimenticatoio una volta arrivati al governo.

E’ la classe politica che si deve riformare, cambiando il suo modo di pensare ed agire ed i suoi comportamenti tenendo bene a mente l’obbiettivo di ogni onesto amministratore pubblico: l’interesse generale. Non servono grandi discussioni in parlamento o accordi piu’ o meno segreti. Serve il buon esempio, la buona condotta. Al massimo serve quella legge anti-corruzione, quel codice etico per la politica, di cui tanto si e’ parlato prima delle elezioni, ma che adesso e’ stato furbescamente rimesso nel cassetto. Ci vuole tanto a far dimettere quel candidato o quel politico in odore di camorra o mafia? E’ proprio necessario tenere ancorato alla sua sedia quel governatore o quell’assessore responsabili del disastro dei rifiuti o quei funzionari della Protezione civile che hanno dilapidato 400 milioni di euro per il G8 in Sardegna?

A furor di popolo e’ stato fatto dimettere Di Girolamo, prima della campagna elettorale; il nome dell’uomo politico, ormai indifendibile, era entrato in una losca storia di riciclaggio dei soldi della ‘ndrangheta. E Dell’Utri? E Cosentino? E Bertolaso? Abbiamo il sospetto che Di Girolamo sia stato una specie di vittima sacrificale sul quale sono state scaricate tutte le colpe dei politici. Anche di quelli che continuano imperterriti ad occupare posti di comando nonostante abbiano procedimenti in corso o siano oggetto di inchieste dei magistrati.

Ritornando ai concetti espressi da Colombo all’inizio: prima i politici diano un segnale di aver operato al loro interno quel cambiamento di rotta necessario a renderli credibili e coerenti con cio’ che loro promettono.

Poi vengano pure a parlarci di “riforme”.

* membro del Comitato etico dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus

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Dossier etica e politica

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