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Peccati
... mortali
di
Rodolfo Roselli*
Da
qualche tempo la Chiesa di Roma è sottoposta ad una serie
di attacchi provenienti da varie fonti e aventi come base
sia il comportamento anomalo di sacerdoti, sia quello altrettanto
anomalo delle gerarchie ecclesiastiche. Qualcuno attribuisce
questa situazione alla decisione della Chiesa di scendere
nell'arena politica e non solo in Italia, altri al mutamento
di reazione dell'opinione pubblica, non più disposta a sopportare
l'omertà che circonda ogni evento che si verifica nelle strutture
Vaticane. Qualunque sia il motivo, sarebbe ragionevole che
la Chiesa prenda atto di questa situazione e, come in passato,
si adegui velocemente al mutare del sentimento della società
che la circonda.
E'
vero che gli episodi da condannare possono essere considerati
una minoranza rispetto al contributo positivo di tanti religiosi
impegnati in molti campi, ma è anche vero che gli episodi
devono essere pubblicamente e severamente condannati e non
nascosti, proprio per non danneggiare l'immagine dei preti
onesti. E la durezza della condanna sarebbe giustificata non
solo per l'atto compiuto, condannato da qualsiasi legge laica,
ma per aver violato il giuramento di fedeltà ai principi morali
nei confronti di quel Dio, dei quali si professano umili servitori,
e nei confronti di tutti coloro che in quel giuramento hanno
creduto. E non ci si venga a raccontare che anche i preti
"sono uomini come gli altri", perché gli altri non si permettono
d'insegnare la morale, perché gli altri non si permettono
di ricevere in confessione le confidenze intime di tanti,
perché gli altri non fanno voto di castità, perché gli altri
non si sentono custodi della Verità divina. Fare
il prete non è facile, se si vogliono rispettare le regole
del gioco, e se qualcuno non se la sente di rispettarle o
le violi, se ne vada a fare qualche altra cosa, ma non il
prete. Tutto questo dovrebbe essere ovvia conseguenza individuale,
ma ancor più ovvia per i superiori che dovrebbero garantire
l'assoluta affidabilità di ogni componente la comunità religiosa.
E non si garantisce questa affidabilità facendo finta di nulla,
mascherando l'accaduto, spostando il colpevole nascostamente,
o addirittura perseguitando o ricattando i danneggiati.
E'
paradossale, fino ad oggi, che l'immagine della Chiesa sia
stata salvata dalla scarsa disposizione delle vittime e dei
loro congiunti a parlare di avvenimenti che restavano generalmente
sepolti fra le mura familiari, e se oggi se ne parla è solo
perché i danneggiati sono disposti a non tacere più, perché
il tam tam globale di una rete informativa è disposta a raccogliere
queste cose orrende. Cose fino ad oggi sempre nascoste, ma
da sempre esistenti e documentate dalla letteratura, dal Manzoni
al Boccaccio, dall'Aretino al Belli e così via, ma sulle quali
la Chiesa è stata inerte. E' molto triste che i fedeli debbano
tirare le orecchie alla Chiesa per questi peccati mortali,
è molto triste che intorno a questa mondezza si sia scatenato
il mercato degli indennizzi alimentato dalla spregiudicatezza
dei paesi nei quali gli avvocati possono accordarsi con i
clienti per una spartizione degli utili.
E'
molto triste che la Chiesa assuma rigide posizioni su temi
sui quali oggi la società e molto più sensibile del passato
come aborto, divorzio breve, procreazione artificiale, unione
fra omosessuali, testamento biologico, suicidio assistito,
eutanasia. Su tutti questi temi, anche se su alcuni si può
essere più o meno convergenti, la Chiesa si è arroccata in
difesa, sostiene il rispetto di quelle tradizioni che vengono
retoricamente definite valori, e così facendo assume agli
occhi di molti la figura di un nemico che si frappone alle
loro attese, piuttosto che un amico che cerchi di comprendere,
perdonare e condividere le pene che questi temi hanno portato.
Nessuno pone in dubbio la validità dei principi cristiani
ma questa validità è danneggiata essendo gestita da mani sbagliate.
Se
ad esempio esaminiamo il problema della legge di fine vita
propugnata dal Governo solo per ingraziarsi la Chiesa, se
il tutto fosse nelle mani giuste, prima di tutto la Chiesa
dovrebbe far capire che questo tema così delicato non dovrebbe
essere strumentalizzato da nessun partito, e meno che mai
usato come un dono per la religione, ma dovrebbe anche usare
il buon senso di far capire che nessuna legge, per quanto
perfetta, potrebbe regolare correttamente questo problema.
In
questo caso i medici si confrontano tra loro con situazioni
estreme diversissime sia dal punto di vista clinico che dal
punto di vista del rapporto con ciascun paziente e con i suoi
familiari per l'esistenza di una altissima variabilità di
situazioni, che rende la legge uno strumento inadatto a regolamentare
nel dettaglio i casi. Dovrebbe far capire ai fedeli come per
ogni caso sia necessario lasciare spazio alla discrezionalità
e al giudizio del medico, in accordo col paziente e coi suoi
familiari, perché solo la conoscenza che essi hanno del caso
singolo può permettere di fare una scelta appropriata e di
muoversi sul terreno accidentato che separa l'eutanasia, l'accanimento
terapeutico, e lo sviluppo avanzato di terapie inimmaginabili
nel futuro prossimo. E' questa una zona grigia che va preservata
dall'intrusione dello stato e dei dogmi religiosi perché anche
questo sarebbe un modo di rispettare la libertà di tutti.
A
questi problemi morali, in Italia si aggiungono le ingerenze
nella legislazione vigente. E' molto grave che il Pontefice
esorti a rifiutare le leggi ingiuste, perché le leggi ingiuste
si possono cambiare, ma mai violare finché siano vigenti,
e questo principio anarchico nemmeno dovrebbe esistere nella
mente di un Pontefice. Ma in Italia purtroppo ancora non è
stata ancora digerita la separazione tra potere temporale
e potere cattolico, nonostante i vari Concordati, ad ogni
occasione la Chiesa ama interloquire e condizionare la vita
politica di noi tutti. Ben pochi ricordano che lo stato italiano
è concordatario, quindi non laico, e che il principio della
separazione è stato spesso enunciato ma mai applicato. Un
principio chiarissimo esposto nel discorso che John Fritzgerald
Kennedy fece nel settembre 1960 e che affermava "Credo in
una America in cui la separazione della Chiesa e dello Stato
è assoluta, in cui nessun prelato cattolico dica ad un presidente
cattolico che cosa fare, e nessun pastore protestante dica
ai suoi parrocchiani per chi votare. ….."
E'
ancora oggi un problema molto complicato, perché la particolare
posizione storica della Chiesa le permette ancora oggi di
godere di elevata autorità in larghi settori della società
italiana.(...) E la cosa è ancor più grave in quanto questi
interventi vanno a favore consapevolmente di uno schieramento
politico. Ma si deve anche concludere che certi appoggi espliciti
influenzano il mondo cattolico italiano in tutte le regioni,
favoriscono scorciatoie che sarebbe bene evitare. Chi non
potrà utilizzare la pillola abortiva in Veneto e Piemonte,
la utilizzerà nelle altre regioni, chi vorrà disobbedire alle
leggi lo potrà fare in nome della sua fede, chi vorrà combattere
contro i fautori della pillola non farà solo una polemica,
ma sarà alfiere di una guerra santa. Il danno che ne consegue
non è verso la gente, ma verso la stessa Chiesa che, da posizione
super partes al servizio di tutti, diviene organo di partito
al servizio di una fazione. Che ogni partito politico sia
un perfetto camaleonte, pur di afferrare voti da ogni parte,
è nell'ordine delle cose, ma che questa strategia venga palesemente
adottata dalla Chiesa è veramente intollerabile.
Ed
è anche intollerabile che, per convenienza momentanea, la
Chiesa dimentichi che è proprio la Lega che non avrebbe diritto
a parlare da un pulpito cattolico. Per chi ha la memoria corta
rileggiamo le dichiarazioni del leghista Gilberto Oneto che
scriveva "Noi siamo la Chiesa Cattolica Padana, Roma non ci
piace, Roma è la prigione del cristianesimo, vi sono accumulate
le putrescente della storia " e poi rileggiamo il manifesto
leghista con l'affermazione che "con la diabolica alleanza
fra certe gerarchie ecclesiastiche e il comunismo si è creato
un regime nemico di ogni libertà e differenze, ivi comprese
quelle religiose". Se poi diamo una occhiata alle affermazioni
di Umberto Bossi, egli definiva "il cattolicesimo è quella
setta bassa del cristianesimo che ritiene che occorra avere
il potere temporale per occuparsi di anime. Ruolo che la Chiesa
romana ha svolto contro il Nord e la Padania" oppure "Il Papa
è il Re di Roma Oltretevere che si mangiò una banca per finanziare
Solidarnosc ed ha molta gente disposta a piegare il culo tutte
le mattine verso la Mecca romana" o ancora "Il Vaticano è
il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water
della storia". Se vale ancora il proverbio, "dimmi con chi
vai e ti dirò chi sei", non è necessario insistere.
(...)
*
stralci dell'intervento su Radio
Gamma 5 del 7.4.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922
ogni giorno dal lunedì al venerdì
 
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