 |
IRAP
: c'e' qualcosa che non funziona . L'opinione
di
Rodolfo Roselli*
Tra
le tasse assurde e inaccettabili è l'IRAP. Ma cos'è l'IRAP?
E' una tassa che devono pagare tutte le aziende, anche quelle
che nel 2009 hanno i bilanci in rosso, perché questa tassa
non colpisce i profitti, ma il costo del lavoro. Anche questa,
come tante altre tasse, è assolutamente incostituzionale,
in quanto la tassazione, come prevede la Carta costituzionale,dovrebbe
essere proporzionale al reddito di ciascun cittadino, eppure
qui non si considera imponibile l'entrata, ma addirittura
la spesa. Chi
dunque nella sua azienda ha difeso tenacemente il posto di
lavoro dei suoi dipendenti, sarà punito severamente, perché
oltre alla perdita di esercizio dovuta alla congiuntura dovrà
aggiungere una ulteriore perdita che è l'IRAP. Saranno invece
premiate quelle aziende che avranno effettuato licenziamenti
o che saranno ricorse alla Cassa Integrazione, perché chi
avrà più sfruttato la Cassa pagherà meno IRAP. Quindi l'IRAP
promuove la disoccupazione!
Ma
con le tasse i governi sono soliti fare il gioco delle tre
carte, spostandole continuamente, camuffandole cambiando nome,
e dando giustificazioni così sciocche da dubitare della loro
mente. Infatti l'IRAP è in effetti una tassa regionale che
ha sostituito la vecchia tassa sulla salute e che serve per
pagare la sanità pubblica e che quindi, con il lavoro dipendente,
ha una relazione molto discutibile, tenendo conto che i lavoratori
e le aziende già con le detrazioni sulla busta paga contribuiscono
alla sanità. Ma siccome i nostri amministratori sono talmente
bravi da non farsi mai bastare i soldi, e si fanno chiamare
pure amministratori, allora cercano di estorcere denaro in
tutti i modi possibili. E per il governo l'estorsione dell'IRAP
vale circa 30 miliardi di euro/anno.
Ma questa tassa è ancora più demenziale perché a differenza
delle altre imposte ,non è neppure deducibile, e quindi si
trasforma da tassa in un esproprio del valore aziendale. Che
sia una tassa stupida lo ha riconosciuto anche l'attuale Capo
del Governo che sia nel 2003 che nel 2008 aveva solennemente
promesso di abolire questa tassa, ma in pratica ha anche solennemente
non mantenuto queste promesse che però sono state molto utili
da sparare nelle sue campagne elettorali. (...) In un momento
di crisi, anche una limitata riduzione di questa tassa, aiuterebbe
le aziende, e diminuirebbe il rischio dei licenziamenti, ma
queste sarebbero cose semplici e ragionevoli, e il problema
è tutto qui. Una riduzione graduale con finale obiettivo di
eliminazione sarebbe possibile, se veramente si volesse intervenire.
Già in linea generale, tenendo conto che, secondo la Corte
dei Conti, la corruzione sottrae ogni anno 60 miliardi di
euro, ci sarebbe ampio spazio per una prima riduzione. Ma
abbandonando le considerazioni generiche, esaminiamo alcuni
casi che dimostrano come le spese sanitarie potrebbero essere
ridotte. Nella Regione Lazio dal 1993 il controllo della spesa
farmaceutica, esclusa quella specialistica, non viene fatta
dagli uffici regionali ma è stata data in appalto ad una società
esterna,il consorzio COSISAN, che per questo percepisce 8
milioni di euro/anno, mentre gli uffici regionali con un'altra
società interna, la LAIT, che si occupa dei servizi in formatici
regionali, si limita a compilare i bandi di gara, che peraltro
essendo fatti con scarsa competenza del mercato, o sono andati
deserti, o sono stati considerati errati nella loro formulazione.
Abbiamo quindi un settore della regione che dovrebbe sviluppare
e gestire in proprio un servizio informatico di controllo
che, non solo non lo fa, non solo lo dà in appalto
ad altri, ma crea problemi di spesa e di contenzioso sui pagamenti,
e il tutto va a finire in tribunale. Inoltre il servizio attuale
ha tempi inaccettabili per mantenere la spesa sotto controllo,
la stessa spesa è parziale, perché è inesistente il controllo
per le spese specialistiche, e con una accorta razionalizzazione
del tutto, questo controllo potrebbe essere molto più efficace,
economico e completo. Va da sè che controlli non tempestivi
o inesistenti alimentano sprechi e corruzione.
Se poi ci spostiamo nella Regione Sicilia vi troviamo 64 ospedali
pubblici e nella sola provincia di Caltanissetta che conta
circa 300.000 abitanti, quanto un quartiere di Roma,ci sono
sei ospedali pubblici. Uno di questi ospedali impiega 110
persone per soddisfare tre ricoveri al giorno, in altri ospedali
i ricoveri sono uno ogni due giorni. In Sicilia il 118 costa
230 milioni /anno contro i 90 milioni dell'analogo servizio
in Piemonte, e le 52 postazioni attive hanno lavorato mediamente
un giorno si e uno no. A Erice il 118 ha fatto in media due
interventi al mese,con dodici addetti per ogni ambulanza.
Esaminiamo ora un altro elemento della spesa sanitaria, cioè
quello relativo ai farmaci. La recente norma per la liberalizzazione
della vendita dei farmaci, aveva come obiettivo non solo quello
di consentire al consumatore di poter acquistare i farmaci
in modo più semplice, ma anche quello di ridurre i costi dei
prodotti allargando l'area di distribuzione. Ebbene il secondo
obiettivo è stato raggiunto alla rovescia, il costo dei farmaci
è aumentato da un minimo del 5% ad un massimo del 9%, quindi
ben oltre il tasso d'inflazione. Nessun ingenuo può pensare
che questi aumenti non si siano ripercossi anche per la fornitura
di farmaci al SSN , e quindi poiché la spesa farmaceutica
è di circa 14 miliardi di euro anno, ogni anno ci si può attendere
un aumento dei costi non inferiore a circa un miliardo di
euro. Facendo la somma dei soli sprechi citati, il fabbisogno
IRAP potrebbe ragionevolmente ridursi almeno del 10%, e anche
se modesto, sarebbe un ottimo segnale l'inversione di tendenza.
Questi
sono solo alcuni esempi che illustrano come l'incremento della
spesa sanitaria, che quindi incide sull'IRAP, sia anche causata
da disorganizzazioni, clientelismo, carenza di controlli e
anche malaffare, che nulla hanno a che fare con le esigenze
sanitarie dei cittadini. Ma è anche evidente che questa situazione
incide direttamente sul carico tributario crescente sia a
livello IRPEF che IRAP, e non solo. I bilanci sanitari presentati
dalle regioni nel 2006 hanno indicato nove regioni che presentavano
un disavanzo da coprire. Piemonte, Veneto e Basilicata lo
hanno fatto con mezzi propri. Liguria, Molise, Abruzzo, Lazio
e Campania hanno promesso piani di rientro, la Sicilia ha
dichiarato insufficienti i fondi trasferiti dal Governo. Ma
le sei regioni sopra indicate, per tentare di ridurre il disavanzo,
non hanno realizzato subito misure di riduzione degli sprechi,
ma si sono sentite obbligate ad incrementare ai massimi livelli
sia l'addizionale IRPEF, sia l'aliquota IRAP. In particolare
la Regione Sicilia a queste misure ha dovuto aggiungere sia
la necessità di dilazionare di sei mesi i crediti dei fornitori,
sia di chiedere uno sconto sulle fatture presentate.
Ovviamente
sia la dilazione che lo sconto sono oneri che in qualche modo
finiscono con l'essere addossati comunque al sistema sanitario
e quindi ai cittadini, sia in termini di prestazioni che di
tributi. Il debito sulle spalle di ogni cittadino del Lazio
era nel 2006 di 1480 euro e per i cittadini della Campania
di 788 e per l'Abruzzo di 570 euro. Ma nonostante questi propositi
la situazione è continuata a peggiorare ed ha costretto il
Governo a erogare altro denaro attraverso un Fondo Transitorio
Triennale di 1000 milioni di euro per il 2007, 850 per il
2008, 700 milioni per il 2009. Ma anche questo fondo è risultato
insufficiente e nel marzo 2007 è stato necessario stanziare
altri 3 miliardi di euro per ripianare i disavanzi. Come conseguenza,
tutto questo ha finito per far pagare ai cittadini italiani
per la quarta volta i disavanzi sanitari regionali, sia con
la legge finanziaria del 2005, per due miliardi di euro, sia
con quella del 2006, per altri due miliardi di euro, sia per
quella del 2007, che per il 2008, e tutto questo in aggiunta
a quanto già pagato per l'IRPEF e per l'IRAP.
Ma la prova inconfutabile che la gestione della sanità sia
completamente fuori controllo sia a livello centrale che periferico,
è la proposta d' inchiesta parlamentare avanzata il 31 luglio
2008 per costituire una Commissione che annualmente controlli,
almeno nelle regioni critiche, la spesa sanitaria sia in termini
di:
1. disponibilità d'informazioni politiche, amministrative,
gestionali e operative per valutare la formazione dei disavanzi.
2. verificare il rispetto di tutti gli impegni per ottenere
l'equilibrio di bilancio.
3. accertare eventuali responsabilità politiche,amministrative
e gestionali. 4. accertare la congruità delle normative attuali.
5. verificare l'efficacia delle modalità di rientro proposte
e attuate.
Non
devo far notare la gravità di queste richieste che pongono
sotto accusa tutto il sistema sanitario, ma voglio solo concludere
osservando che l'organo governativo preposto al controllo
sanitario del paese dovrebbe essere il Ministero della Sanità
e i relativi ministri in prima persona che, almeno in dieci
anni, palesemente non sono stati all'altezza del loro compito.
*
stralcio dell'intervento su Radio
Gamma 5 del 31.3.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922
ogni giorno dal lunedì al venerdì
 
Dossier
etica e politica
|
|