Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
31 marzo 2010
tutti gli speciali

IRAP : c'e' qualcosa che non funziona . L'opinione
di Rodolfo Roselli*

Tra le tasse assurde e inaccettabili è l'IRAP. Ma cos'è l'IRAP? E' una tassa che devono pagare tutte le aziende, anche quelle che nel 2009 hanno i bilanci in rosso, perché questa tassa non colpisce i profitti, ma il costo del lavoro. Anche questa, come tante altre tasse, è assolutamente incostituzionale, in quanto la tassazione, come prevede la Carta costituzionale,dovrebbe essere proporzionale al reddito di ciascun cittadino, eppure qui non si considera imponibile l'entrata, ma addirittura la spesa. Chi dunque nella sua azienda ha difeso tenacemente il posto di lavoro dei suoi dipendenti, sarà punito severamente, perché oltre alla perdita di esercizio dovuta alla congiuntura dovrà aggiungere una ulteriore perdita che è l'IRAP. Saranno invece premiate quelle aziende che avranno effettuato licenziamenti o che saranno ricorse alla Cassa Integrazione, perché chi avrà più sfruttato la Cassa pagherà meno IRAP. Quindi l'IRAP promuove la disoccupazione!

Ma con le tasse i governi sono soliti fare il gioco delle tre carte, spostandole continuamente, camuffandole cambiando nome, e dando giustificazioni così sciocche da dubitare della loro mente. Infatti l'IRAP è in effetti una tassa regionale che ha sostituito la vecchia tassa sulla salute e che serve per pagare la sanità pubblica e che quindi, con il lavoro dipendente, ha una relazione molto discutibile, tenendo conto che i lavoratori e le aziende già con le detrazioni sulla busta paga contribuiscono alla sanità. Ma siccome i nostri amministratori sono talmente bravi da non farsi mai bastare i soldi, e si fanno chiamare pure amministratori, allora cercano di estorcere denaro in tutti i modi possibili. E per il governo l'estorsione dell'IRAP vale circa 30 miliardi di euro/anno.

Ma questa tassa è ancora più demenziale perché a differenza delle altre imposte ,non è neppure deducibile, e quindi si trasforma da tassa in un esproprio del valore aziendale. Che sia una tassa stupida lo ha riconosciuto anche l'attuale Capo del Governo che sia nel 2003 che nel 2008 aveva solennemente promesso di abolire questa tassa, ma in pratica ha anche solennemente non mantenuto queste promesse che però sono state molto utili da sparare nelle sue campagne elettorali. (...) In un momento di crisi, anche una limitata riduzione di questa tassa, aiuterebbe le aziende, e diminuirebbe il rischio dei licenziamenti, ma queste sarebbero cose semplici e ragionevoli, e il problema è tutto qui. Una riduzione graduale con finale obiettivo di eliminazione sarebbe possibile, se veramente si volesse intervenire.

Già in linea generale, tenendo conto che, secondo la Corte dei Conti, la corruzione sottrae ogni anno 60 miliardi di euro, ci sarebbe ampio spazio per una prima riduzione. Ma abbandonando le considerazioni generiche, esaminiamo alcuni casi che dimostrano come le spese sanitarie potrebbero essere ridotte. Nella Regione Lazio dal 1993 il controllo della spesa farmaceutica, esclusa quella specialistica, non viene fatta dagli uffici regionali ma è stata data in appalto ad una società esterna,il consorzio COSISAN, che per questo percepisce 8 milioni di euro/anno, mentre gli uffici regionali con un'altra società interna, la LAIT, che si occupa dei servizi in formatici regionali, si limita a compilare i bandi di gara, che peraltro essendo fatti con scarsa competenza del mercato, o sono andati deserti, o sono stati considerati errati nella loro formulazione. Abbiamo quindi un settore della regione che dovrebbe sviluppare e gestire in proprio un servizio informatico di controllo che, non solo non lo fa, non solo lo dà in appalto ad altri, ma crea problemi di spesa e di contenzioso sui pagamenti, e il tutto va a finire in tribunale. Inoltre il servizio attuale ha tempi inaccettabili per mantenere la spesa sotto controllo, la stessa spesa è parziale, perché è inesistente il controllo per le spese specialistiche, e con una accorta razionalizzazione del tutto, questo controllo potrebbe essere molto più efficace, economico e completo. Va da sè che controlli non tempestivi o inesistenti alimentano sprechi e corruzione.

Se poi ci spostiamo nella Regione Sicilia vi troviamo 64 ospedali pubblici e nella sola provincia di Caltanissetta che conta circa 300.000 abitanti, quanto un quartiere di Roma,ci sono sei ospedali pubblici. Uno di questi ospedali impiega 110 persone per soddisfare tre ricoveri al giorno, in altri ospedali i ricoveri sono uno ogni due giorni. In Sicilia il 118 costa 230 milioni /anno contro i 90 milioni dell'analogo servizio in Piemonte, e le 52 postazioni attive hanno lavorato mediamente un giorno si e uno no. A Erice il 118 ha fatto in media due interventi al mese,con dodici addetti per ogni ambulanza.

Esaminiamo ora un altro elemento della spesa sanitaria, cioè quello relativo ai farmaci. La recente norma per la liberalizzazione della vendita dei farmaci, aveva come obiettivo non solo quello di consentire al consumatore di poter acquistare i farmaci in modo più semplice, ma anche quello di ridurre i costi dei prodotti allargando l'area di distribuzione. Ebbene il secondo obiettivo è stato raggiunto alla rovescia, il costo dei farmaci è aumentato da un minimo del 5% ad un massimo del 9%, quindi ben oltre il tasso d'inflazione. Nessun ingenuo può pensare che questi aumenti non si siano ripercossi anche per la fornitura di farmaci al SSN , e quindi poiché la spesa farmaceutica è di circa 14 miliardi di euro anno, ogni anno ci si può attendere un aumento dei costi non inferiore a circa un miliardo di euro. Facendo la somma dei soli sprechi citati, il fabbisogno IRAP potrebbe ragionevolmente ridursi almeno del 10%, e anche se modesto, sarebbe un ottimo segnale l'inversione di tendenza.

Questi sono solo alcuni esempi che illustrano come l'incremento della spesa sanitaria, che quindi incide sull'IRAP, sia anche causata da disorganizzazioni, clientelismo, carenza di controlli e anche malaffare, che nulla hanno a che fare con le esigenze sanitarie dei cittadini. Ma è anche evidente che questa situazione incide direttamente sul carico tributario crescente sia a livello IRPEF che IRAP, e non solo. I bilanci sanitari presentati dalle regioni nel 2006 hanno indicato nove regioni che presentavano un disavanzo da coprire. Piemonte, Veneto e Basilicata lo hanno fatto con mezzi propri. Liguria, Molise, Abruzzo, Lazio e Campania hanno promesso piani di rientro, la Sicilia ha dichiarato insufficienti i fondi trasferiti dal Governo. Ma le sei regioni sopra indicate, per tentare di ridurre il disavanzo, non hanno realizzato subito misure di riduzione degli sprechi, ma si sono sentite obbligate ad incrementare ai massimi livelli sia l'addizionale IRPEF, sia l'aliquota IRAP. In particolare la Regione Sicilia a queste misure ha dovuto aggiungere sia la necessità di dilazionare di sei mesi i crediti dei fornitori, sia di chiedere uno sconto sulle fatture presentate.

Ovviamente sia la dilazione che lo sconto sono oneri che in qualche modo finiscono con l'essere addossati comunque al sistema sanitario e quindi ai cittadini, sia in termini di prestazioni che di tributi. Il debito sulle spalle di ogni cittadino del Lazio era nel 2006 di 1480 euro e per i cittadini della Campania di 788 e per l'Abruzzo di 570 euro. Ma nonostante questi propositi la situazione è continuata a peggiorare ed ha costretto il Governo a erogare altro denaro attraverso un Fondo Transitorio Triennale di 1000 milioni di euro per il 2007, 850 per il 2008, 700 milioni per il 2009. Ma anche questo fondo è risultato insufficiente e nel marzo 2007 è stato necessario stanziare altri 3 miliardi di euro per ripianare i disavanzi. Come conseguenza, tutto questo ha finito per far pagare ai cittadini italiani per la quarta volta i disavanzi sanitari regionali, sia con la legge finanziaria del 2005, per due miliardi di euro, sia con quella del 2006, per altri due miliardi di euro, sia per quella del 2007, che per il 2008, e tutto questo in aggiunta a quanto già pagato per l'IRPEF e per l'IRAP.

Ma la prova inconfutabile che la gestione della sanità sia completamente fuori controllo sia a livello centrale che periferico, è la proposta d' inchiesta parlamentare avanzata il 31 luglio 2008 per costituire una Commissione che annualmente controlli, almeno nelle regioni critiche, la spesa sanitaria sia in termini di:
1. disponibilità d'informazioni politiche, amministrative, gestionali e operative per valutare la formazione dei disavanzi.
2. verificare il rispetto di tutti gli impegni per ottenere l'equilibrio di bilancio.
3. accertare eventuali responsabilità politiche,amministrative e gestionali. 4. accertare la congruità delle normative attuali.
5. verificare l'efficacia delle modalità di rientro proposte e attuate.

Non devo far notare la gravità di queste richieste che pongono sotto accusa tutto il sistema sanitario, ma voglio solo concludere osservando che l'organo governativo preposto al controllo sanitario del paese dovrebbe essere il Ministero della Sanità e i relativi ministri in prima persona che, almeno in dieci anni, palesemente non sono stati all'altezza del loro compito.

* stralcio dell'intervento su Radio Gamma 5 del 31.3.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

per approfondire...

Dossier etica e politica

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale