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Memoria
: Palatucci , giusto fra i giusti
di
Vincenzo Andraous*
Ho
accompagnato Padre Pier Sandro Vanzan, grande amico della
Comunità Casa del Giovane, giornalista e scrittore della Civiltà
Cattolica, e relatore del Convegno in memoria di Giovanni
Palatucci, nell’aula magna della Questura di Pavia.
Ha
iniziato il suo intervento definendo Palatucci eroe umile,
servo di Dio come la sua fede, un grande poliziotto non per
stazza fisica, ma per quell’amore autorevole che ha saputo
incarnare e profondere, uno di quei personaggi che sanno smuovere
le coscienze, esempio di grande impatto umano, che non è possibile
fare a meno di ammirare e sperare di emulare anche solo di
rimbalzo. Un funzionario dello Stato che non si è celato dietro
le leggi, le sanzioni, quelle leggi antisemite che in tanti
fecero rispettare, ma che egli invece sfidò, le mise di lato
clamorosamente, rischiando in prima persona, aiutando gli
indifesi, quegli ebrei ridotti a cose, non più parte di alcuna
umanità, neppure quella più derelitta e sconfitta.
“Ci tengono dietro le scrivanie, invece di mandarci in mezzo
alla gente “: denunciare pubblicamente questa disfunzione
bastò per esser punito e spedito al confino a Fiume, ma non
riuscirono a placcarlo, fece tutto ciò che solo i miracoli
possono fare. Morì a Dachau di umiliazioni, di stenti, di
tifo, ma non sono le medaglie che ha ricevuto in seguito a
farne il famoso Questore buono, bensì l’esser stato testimone
attivo della speranza, proprio come sta in quel motto che
contraddistingue chi serve in Polizia, vicini alla gente,
tra la gente, con la gente.
Palatucci
bandiera di dignità, di fiducia, nonostante le contraddizioni
delle leggi, Palatucci dilacerato da quelle leggi che andavano
violate, disattese, perché profondamente sbagliate, proteso
a salvare quanti più cittadini in disgrazia, di ebrei e futuri
deportati, uomini nati liberi e privati ingiustamente della
propria libertà. Cinquemila uomini trasse in salvo, esseri
umani destinati al macero, facendoli fuggire su navi greche,
dirottandoli con documenti falsi, nascondendoli dallo zio
Vescovo, dove l’accoglienza si fece salvezza. Non andavano
da lui, era lui che andava a cercare quegli uomini, quelle
donne, quei bambini, in procinto di varcare i cancelli della
morte nei campi di stermino, quando non erano neppure più
numeri da apporre alla fossa.
In
ebraico il titolo di giusto tra le nazioni di Israele, significa
santo, sono 417 i giusti degli ebrei, ognuno per lo meno con
una azione eroica al suo attivo: Palatucci fu eroe tutti i
giorni, nei gesti quotidiani ripetuti, nel rispetto della
sua fede, oltre la legge degli uomini, un esempio da portare
a mano nelle scuole, nella vita di ciascuno. La Shoà, un dramma
che si sta studiando ancora per il bisogno di riappacifare,
riconciliare, metabolizzare per non negare l’inaccettabile,
bisogna ricordarlo e bisogna guardare a “Palatucci giusto
fra i giusti, perché davvero pochi lo furono veramente, molti
furono complici, solamente complici”.
*
tutor della Casa del giovane di Pavia
 
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