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17 marzo 2010
tutti gli speciali

Schiavi della RAI . L'opinione
di Rodolfo Roselli*

Tutti siamo obbligati a pagare il canone RAI ma vorrei subito premettere che qui non si tratta di un canone ma di una tassa, cioè una tassa di possesso, la più stupida invenzione tributaria che le menti del fisco possano aver inventato per estorcere denaro al pubblico. L'obbligatorietà risale ad un decreto del Re Vittorio Emanuele III, del 1938, proposto dal fascismo che intendeva controllare tutte le informazioni.

Il controllo delle informazioni non piaceva solo al fascismo, ma piace anche al regime dei nostri partiti, e lo strumento fascista è stato da loro adottato in pieno. Infatti nel diritto privato, il canone è un corrispettivo periodicamente versato da un contraente all'altro come controprestazione per l'utilizzo di un bene e, visto come abbonamento, è una libera scelta e non un obbligo. La controprestazione è una scelta tra le trasmissioni possibili, non perché si possiede un apparecchio, e quindi è la controprestazione che paga canone, e non il bene. Ma per pagare il canone di quella trasmissione, chi la richiede dovrebbe dimostrare che la utilizza e non che teoricamente potrebbe usarla. E poiché è demenziale poter sapere se una trasmissione si usa o no, pur di carpire denaro, il fisco viola tranquillamente la logica, ma solo perché gli è stato dato il potere di obbligare il pubblico a pagare la tassa sull'apparecchio. Il fisco definisce e tratta chi non paga il canone come evasore fiscale, ma non si accanisce contro la RAI, che dovendo pagare, per la tassa di concessione governativa, il 7% dei canoni incassati, da anni non ha versato questa tassa. Ma questa non è evasione fiscale.

Dunque la tassa di possesso va abolita perché assurda e coercitiva. Il pubblico non l'accetta e, nonostante le minacce e il terrorismo fiscale, secondo i dati contenuti in uno studio RAI, sei milioni di famiglie, su 22 milioni, non pagano il canone RAI, e quindi nelle casse non entrano 600 milioni di euro anno circa. E allora il fisco deve trovare una costrizione maggiore, e infatti esiste una proposta di legge per includere il canone RAI all'interno di ogni bolletta elettrica, naturalmente senza alcuna consultazione popolare, ma solo come atto d'imperio, con tanti saluti alla democrazia. Inoltre si dice che il canone RAI serve per finanziare il servizio pubblico, ma evidentemente questo importo non è sufficiente per pagare i suoi 11 mila dipendenti, i contratti d'oro degli esterni e tutte le altre spese, perché deve ricorrere anche agli introiti pubblicitari.

Ma per dovere di obiettiva informazione, anche se i confronti con l'estero si fanno solo quando fanno comodo, occorre registrare che il canone, come libera scelta, non tassa di possesso, esiste anche in Francia, 116 euro, in Germania 204 euro, in Inghilterra 160 euro. Però, i dipendenti in Francia sono 12mila, in Inghilterra 23mila, in Germania 24mila, in Italia 11mila, e lo share di ascolto in Germania il 24%, in Inghilterra il 33%, in Francia il 34% e la RAI fa il 47%. Tuttavia in Inghilterra la BBC offre 8 canali interattivi, 10 network radiofonici e 50 emittenti TV e radio locali, e viene finanziata esclusivamente attraverso il canone. In Germania hanno due canali televisivi ma la pubblicità è limitata solo tra le 17 e le 20. In Francia sono ammessi spot pubblicitari molto limitati e non inseriti dentro il contenuto di trasmissioni, e inoltre sono tassati pesantemente tutti gli introiti pubblicitari delle emittenti private. In Norvegia, Danimarca, Svezia e Finlandia le tv pubbliche sono con canone, ma non viene trasmessa pubblicità. Tuttavia per soddisfare completamente tutti quelli che amano i confronti esteri, allora è bene anche ricordare che vi sono paesi che non hanno alcun canone come Olanda, Portogallo, Ungheria e Spagna.

Usando la tassa di possesso, e quindi obbligando l'utenza a non poter scegliere e nemmeno a protestare contro prodotti che non gradisce, il problema non è solo economico ma è un problema di politica della libertà d'informazione, cioè anche spegnendo l'apparecchio sei costretto a pagare le informazioni che non vuoi ricevere, e questo viola totalmente la Costituzione. A differenza delle altre nazioni, la RAI ha due proprietari e due consigli d'amministrazione. Il primo proprietario è il ministro dell'Economia, il secondo, cioè i partiti, usa la RAI per fare propaganda a se stesso, imporre il silenzio sulle notizie scomode, collocare in azienda i suoi clienti e le persone sulle quali fare affidamento. Questo secondo proprietario può cambiare, come cambia l'esito delle elezioni, ma i partiti si sono accordati su un "patto di sindacato" in cui la maggioranza controlla circa il 75% dell'azienda e la minoranza il 25%. Questa è la prova evidente che la RAI non è uno strumento d'informazione ma uno strumento politico pagato dagli utenti per favorire la maggioranza e gli altri partiti che, ovviamente non pagano un soldo. I due consigli d'amministrazione sono quello aziendale composto da persone che conoscono i problemi dell'azienda, ma essendo nominate per via politica devono obbedire e non possono migliorare l'azienda, il secondo - la Commissione di Vigilanza - è l'organo i cui membri del patto negoziano instancabilmente per difendere la loro quota di potere ed allargarla.

Ma vi è un'altra categoria di proprietari occulti capaci di condizionare la RAI, e sono i fornitori di pubblicità, dai quali dipende il bilancio dell'azienda e tra questi c'è anche la Santa Sede che nella vita pubblica italiana ha sempre diritto ad un occhio di riguardo. Ma vi sono anche le lobby industriali, le cooperative, i sindacati, le grandi finanziarie, insomma tutti tranne coloro che pagano e che sono gli utenti. Se le trasmissioni RAI devono essere considerate un servizio pubblico, dovrebbero essere totalmente indipendenti dal colore del governo in carica, per non diventare un servizio per la maggioranza, e per ottenere questo dovrebbe essere gestita interamente da persone neutrali, con contratti brevi e al limite, scelte o con concorso pubblico internazionale o addirittura estratte a sorte. Usare la RAI come strumento di potere equivale a versare il canone RAI come ulteriore finanziamento ai partiti politici e viola il diritto alla libertà d'informazione obiettiva.

Inoltre andrebbero riviste le regole di immissione della pubblicità in radio e in televisione per attenuare il disturbo che la pubblicità provoca negli utenti e nel contesto dei contenuti, e dovrebbero essere applicate a tutti i canali televisivi senza distinzione. Oggi la pubblicità non è un mezzo d'informazione commerciale ma un sistema di aggressione psicologica che deve interferire in ogni modo nelle trasmissioni, sia in modo diretto con messaggi che devono condizionare la libertà di scelta negli acquisti, sia in modo indiretto nelle stesse trasmissioni d'intrattenimento sapientemente truccate che promuovono libri, dischi, spettacoli, biografie fasulle, interviste preconfezionate, volti proposti incessantemente per farli diventare noti, anche se non meriterebbero nemmeno la minima attenzione, e per poi far loro ottenere contratti d'oro. A tutto questo si associano gli incessanti appelli ad arraffare donazioni dalle centinaia di associazioni benefiche, sempre altamente altruistiche, che popolano questo nostro paese che è un paradiso ma …solo per loro. I temi veramente culturali sono relegati in orari impossibili, quasi una sfida per chi volesse seguirli, roba da carboneria, e per sottolineare la scarsa importanza della cultura in Italia. L'assoluta obiettività della RAI sulle informazioni esaminate a 360 gradi sarebbe un obbligo verso i cittadini perché solo il 10% della popolazione s'informa anche tramite i giornali, ma è proprio per questa ragione che vi è una inondazione di messaggi interessati sempre per ottenere qualche cosa.

Considerando che la RAI è un ente pubblico, finanziato dai cittadini, se volesse restare ente pubblico e meritare il consenso dei suoi finanziatori dovrebbe adottare una politica retributiva socialmente accettabile e non favorendo arricchimenti che gridano vendetta contro i lavoratori e i pensionati. La crisi economica ha colpito anche la RAI e questa ha provveduto ad espellere dal ciclo produttivo del personale e a molti precari non è stato rinnovato il contratto. Davanti a questa situazione molto delicata nei confronti della famiglie dei lavoratori, ad esempio, in occasione del 59° Festival di San Remo, in cambio della presenza di Roberto Benigni è stato elargito un gettone di presenza di 350.000 euro, e ottenuto i diritti home video di tutte le sue apparizioni in trasmissioni RAI per 20 anni, pagando una cifra di 340.000 euro a fronte di un valore di mercato pari a circa 2 milioni. Nella stessa trasmissione il conduttore Paolo Bonolis ha ricevuto un compenso di 1 milione di euro.

Ma per completezza dell'informazione è utile sapere altri dati. La giornalista Lucia Annunziata percepisce circa 274mila euro anno, ma questo è corretto solo perché secondo la legge Finanziaria il suo compenso è al di sotto del tetto stabilito dalla legge, è un fatto di tetto, non di professionalità, e il tetto non è un limite ma è un fisso che comunque si deve raggiungere. Michele Santoro, conduttore di Anno Zero, ha guadagnato, tra stipendio e compensi di altro genere, 684 mila euro nel 2007. Il suo rapporto di lavoro è basato su tre voci: uno stipendio lordo di 266 mila euro all'anno, un premio di produzione (Mbo) legato al raggiungimento di alcuni obiettivi di 103 mila euro all'anno, e un compenso unitario per trasmissione di 10.500 euro per le prime serate e 2.600 euro per le trasmissioni in seconda serata. Da notare che anche lo stipendio di Michele Santoro è sotto il tetto della finanziaria, ma poi le aggiunte truccate sono fuori. Comunque secondo la RAI, Anno Zero costa circa 7,2 milioni di euro, ma gli incassi da pubblicità sono previsti a 9,2 milioni di euro, con un attivo di 2 milioni. Ma tutti i divi della RAI hanno compensi ragguardevoli più annessi e connessi. Simona Ventura circa un milione e ottocentomila euro anno, più le telepromozioni. Antonella Clerici circa un milione e mezzo annuo Bruno Vespa un milione centottantasettemila euro annuo. Fabio Fazio circa due milioni di euro all'anno, e così via.

Tuttavia il canone è solo una parte di quanto serve per pagare tutti questi personaggi. Il canone contribuisce per il 47%, il 40% viene dagli introiti pubblicitari e il 13 % da attività di cessione di diritti etc. Mi sembra dunque di poter concludere che la soluzione più ragionevole sarebbe quella o di abolire del tutto il canone RAI, o abolire la pubblicità e tassare adeguatamente tutte le altre televisioni private che trasmettono pubblicità, in modo che l'importo ottenuto compensi totalmente il bilancio annuo della RAI. La RAI sostiene di essere una azienda, ma nelle aziende normali esiste un solo consiglio d'amministrazione formato da specialisti e non da politici, e non dovrebbe esistere la Commissione di Vigilanza, ma qui si parla di un paese normale, e l'Italia non lo è. Inoltre i compensi artistici potrebbero essere facilmente ridimensionati se la RAI fosse promotrice del lancio dei nuovi talenti in ogni campo, svolgendo così una benefica azione sociale verso le migliaia di artisti oggi sconosciuti che non hanno gli appoggi politici necessari per farsi valere e diventerebbe un formidabile strumento di selezione della qualità artistica, giudicata direttamente dal pubblico.

Con queste informazioni, tutti ci potremo rendere conto come sia stato perpetuato il controllo delle informazioni voluto da Mussolini ma la differenza è sostanziale: prima c'era la dittatura e il regime fascista, oggi invece ……..pure.

* intervento su Radio Gamma 5 del 17.3.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

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