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05 marzo 2010
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Guantanamo : ancora rivelazioni su torture e morti sospette
di Rico Guillermo*

Ancora rivelazioni e polemiche su torture e morti sospette a Guantanamo e nelle strutture di detenzione della CIA negli anni della "Guerra al terrore" di Bush.

Secondo il Pentagono, tre prigionieri di Guantanamo si sarebbero impiccati nelle loro celle individuali, la notte del 9 giugno 2006, al fine di commettere un atto di "guerra indiretta". Ma l'avvocato per i diritti umani Scott Horton, nel numero di marzo della rivista Harper's, sostiene che il resoconto ufficiale e' pieno di buchi e contestato da una spiegazione alternativa, ovvero che i tre siano morti di asfissia durante gli interrogatori brutali in cui era stata infilata loro in bocca della stoffa che gli aveva chiuso la gola. La teoria di Horton e' sostenuta da questioni sollevate nell'ambito di un rapporto investigativo, "Morte a Camp Delta", della scuola di legge della Seton Hall University, pubblicata dagli studenti alla fine dell'anno scorso.

La versione ufficiale degli eventi e' che Salah Ahmed Al-Salami, dello Yemen, e Mani Shaman Al-Utaybi e Yasser Talal Al-Zahrani, entrambi dell'Arabia Saudita, avrebbero coordinato le loro impiccagioni come una sorta di attacco. E 'interessante il fatto che Al-Utaybi si sarebbe ucciso a pochi giorni dal previsto ritorno in Arabia Saudita. E la versione del Pentagono e' difficile da credere, sia per la dinamica degli eventi (ad es. i tre avevano le mani legate), sia per il fatto che nel cosiddetto Alpha Block, dove vengono inviati i prigionieri pericolosi, la sorveglianza e' strettissima, anche grazie alla struttura delle celle, che permette di osservare gli uomini in ogni angolo, mentre sarebbero passate piu' di due ore prima che le guardie si accorgessero del decesso dei tre.

Un'indagine del servizio investigativo della Marina ha confermato la versione ufficiale dei fatti in un rapporto pubblicato due anni dopo l'incidente. Ma ci sono stranezze nelle indagini, come il fatto che, immediatamente dopo l'incidente, ci sono state secretazioni ed e' stata fermata la compilazione delle dichiarazioni giurate delle guardie, che e' invece una procedura standard, cosa mai spiegata.

La teoria alternativa di Horton si basa in parte sulle osservazioni del sergente maggiore dell'esercito Joseph Hickman, che era in servizio come maresciallo quella notte. Hickman ha visto andare e venire alcuni uomini in un furgone bianco provenienti da una parte della struttura soprannominata "Camp No" perche' la sua esistenza è stata negata. L'implicazione sarebbe che i tre uomini sono morti mentre erano a Camp No, e non nelle loro celle. Horton suggerisce che ai tre sia accaduto cio' che e' avvenuto - sempre il 9 giugno dello stesso anno - al detenuto Shaker Aamer, che sarebbe quindi il solo sopravvissuto: attraverso il suo avvocato, Aamer ha descritto di essere stato legato ad una sedia dalla polizia militare della Marina che gli avrebbe inflitto tanto dolore per 2 ore e mezza che Aamer ha pensato che sarebbe morto. Avrebbero piegato le sue dita fino a farlo urlare e a quel punto hanno "bloccato le sue vie respiratorie, poi gli hanno messo un cappuccio".

Le prove di Horton includono un discorso tenuto dal colonnello Michael Bumgarner, il comandante del campo, che avrebbe detto ad almeno 50 soldati e marinai, la mattina dopo il fatto, che tre detenuti si erano suicidato ingerendo stracci, ma che ai mezzi di comunicazione occorreva dire che i prigionieri si erano impiccati. Egli ha avvertito i suoi uditori di non dire nulla che potesse minare la versione ufficiale. E' ovvio che il Pentagono oggi sostenga che le accuse di Horton non abbiano senso, ma c'e' chi chiede al Congresso una indagine sui tanti aspetti problematici del caso.

La vicenda viene rinvangata a breve distanza dalla sentenza della giustizia britannica sul caso di Binyam Mohamed. Questi, ex detenuto a Guantanamo, e' stato riconosciuto dalla Corte vittima di torture. Mohamed, rilasciato l’anno scorso perche' estraneo ai fatti addebitatigli, fu arrestato in Pakistan nel 2002. Secondo la sua deposizione, fu torturato sia a Karachi sia in Marocco, dove fu detenuto prima di essere trasferito alla base di Guantanamo. Secondo quanto letto in tribunale, Mohamed fu sottoposto a "trattamento disumano e degradante", che includeva privazione del sonno, ammanettamenti e minacce, che hanno provocato al detenuto "sofferenze e stress mentale". La sua cattura fu giustificata dagli Americani con le sue presunte intenzioni di colpire con attentati terroristici edifici negli Stati Uniti. Solo sette anni dopo le accuse furono ritenute inconsistenti e fu rimpatriato in Gran Bretagna.

David Miliband, il ministro degli esteri britannico, ha cercato di prevenire la pubblicazione del materiale relativo a sospetto terrorista, con motivazioni riguardanti la sicurezza, ma il governo britannico ha perso in appello il processo finalizzato ad impedire la pubblicazione di informazioni segrete fornite dalla CIA ai servizi britannici. L'associazione per i diritti umani Liberty ha chiesto l’apertura di un’inchiesta sulle responsabilità britanniche nelle torture commesse, affermando che la sentenza della Corte "mostra che le autorità sapevano ben di più di quanto dicevano su Binyam Mohamed e su come fu torturato sotto la custodia statunitense".

Jonathan Evans, direttore generale del MI5, parla di "teoria del complotto", affermando che la sua agenzia di intelligence non ha mai avuto niente a che fare con la tortura e rifiuta anche la grave accusa che l'agenzia abbia deliberatamente ingannato il Parlamento europeo e il Comitato di sicurezza, affermando che c'e' sempre collaborazione con tali organismi. Tuttavia, secondo quanto riportato dal Daily Telegraph, Scotland Yard ha consultato esperti legali circa la possibilita' di emettere accuse penali a carico di un agente del servizio segreto MI5 che avrebbe interrogato Mohamed in Pakistan.

* si ringraziano Claudio Giusti e Giulia Alliani

per approfondire...

Dossier Guantanamo e Abu Ghraib

Dossier voli e prigioni CIA

Dossier terrorismo

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