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Guantanamo
: ancora rivelazioni su torture e morti sospette
di
Rico Guillermo*
Ancora
rivelazioni e polemiche su torture e morti sospette a Guantanamo
e nelle strutture di detenzione della CIA negli anni della
"Guerra al terrore" di Bush.
Secondo
il Pentagono, tre prigionieri di Guantanamo si sarebbero impiccati
nelle loro celle individuali, la notte del 9 giugno 2006,
al fine di commettere un atto di "guerra indiretta". Ma l'avvocato
per i diritti umani Scott Horton, nel numero di marzo della
rivista Harper's, sostiene che il resoconto ufficiale e' pieno
di buchi e contestato da una spiegazione alternativa, ovvero
che i tre siano morti di asfissia durante gli interrogatori
brutali in cui era stata infilata loro in bocca della stoffa
che gli aveva chiuso la gola. La
teoria di Horton e' sostenuta da questioni sollevate nell'ambito
di un rapporto investigativo, "Morte a Camp Delta", della
scuola di legge della Seton Hall University, pubblicata dagli
studenti alla fine dell'anno scorso.
La
versione ufficiale degli eventi e' che Salah Ahmed Al-Salami,
dello Yemen, e Mani Shaman Al-Utaybi e Yasser Talal Al-Zahrani,
entrambi dell'Arabia Saudita, avrebbero coordinato le loro
impiccagioni come una sorta di attacco. E 'interessante il
fatto che Al-Utaybi si sarebbe ucciso a pochi giorni dal previsto
ritorno in Arabia Saudita. E la versione del Pentagono e'
difficile da credere, sia per la dinamica degli eventi (ad
es. i tre avevano le mani legate), sia per il fatto che nel
cosiddetto Alpha Block, dove vengono inviati i prigionieri
pericolosi, la sorveglianza e' strettissima, anche grazie
alla struttura delle celle, che permette di osservare gli
uomini in ogni angolo, mentre sarebbero passate piu' di due
ore prima che le guardie si accorgessero del decesso dei tre.
Un'indagine
del servizio investigativo della Marina ha confermato la versione
ufficiale dei fatti in un rapporto pubblicato due anni dopo
l'incidente. Ma ci sono stranezze nelle indagini, come il
fatto che, immediatamente dopo l'incidente, ci sono state
secretazioni ed e' stata fermata la compilazione delle dichiarazioni
giurate delle guardie, che e' invece una procedura standard,
cosa mai spiegata.
La
teoria alternativa di Horton si basa in parte sulle osservazioni
del sergente maggiore dell'esercito Joseph Hickman, che era
in servizio come maresciallo quella notte. Hickman ha visto
andare e venire alcuni uomini in un furgone bianco provenienti
da una parte della struttura soprannominata "Camp No" perche'
la sua esistenza è stata negata. L'implicazione sarebbe che
i tre uomini sono morti mentre erano a Camp No, e non nelle
loro celle. Horton suggerisce che ai tre sia accaduto cio'
che e' avvenuto - sempre il 9 giugno dello stesso anno - al
detenuto Shaker Aamer, che sarebbe quindi il solo sopravvissuto:
attraverso il suo avvocato, Aamer ha descritto di essere stato
legato ad una sedia dalla polizia militare della Marina che
gli avrebbe inflitto tanto dolore per 2 ore e mezza che Aamer
ha pensato che sarebbe morto. Avrebbero piegato le sue dita
fino a farlo urlare e a quel punto hanno "bloccato le sue
vie respiratorie, poi gli hanno messo un cappuccio".
Le
prove di Horton includono un discorso tenuto dal colonnello
Michael Bumgarner, il comandante del campo, che avrebbe detto
ad almeno 50 soldati e marinai, la mattina dopo il fatto,
che tre detenuti si erano suicidato ingerendo stracci, ma
che ai mezzi di comunicazione occorreva dire che i prigionieri
si erano impiccati. Egli ha avvertito i suoi uditori di non
dire nulla che potesse minare la versione ufficiale. E'
ovvio che il Pentagono oggi sostenga che le accuse di Horton
non abbiano senso, ma c'e' chi chiede al Congresso una indagine
sui tanti aspetti problematici del caso.
La
vicenda viene rinvangata a breve distanza dalla sentenza della
giustizia britannica sul caso di Binyam Mohamed. Questi, ex
detenuto a Guantanamo, e' stato riconosciuto dalla Corte vittima
di torture. Mohamed, rilasciato l’anno scorso perche' estraneo
ai fatti addebitatigli, fu arrestato in Pakistan nel 2002.
Secondo la sua deposizione, fu torturato sia a Karachi sia
in Marocco, dove fu detenuto prima di essere trasferito alla
base di Guantanamo. Secondo quanto letto in tribunale, Mohamed
fu sottoposto a "trattamento disumano e degradante",
che includeva privazione del sonno, ammanettamenti e minacce,
che hanno provocato al detenuto "sofferenze e stress
mentale".
La sua cattura fu giustificata dagli Americani con le sue
presunte intenzioni di colpire con attentati terroristici
edifici negli Stati Uniti. Solo sette anni dopo le accuse
furono ritenute inconsistenti e fu rimpatriato in Gran Bretagna.
David
Miliband, il ministro degli esteri britannico, ha cercato
di prevenire la pubblicazione del materiale relativo a sospetto
terrorista, con motivazioni riguardanti la sicurezza, ma il
governo britannico ha perso in appello il processo finalizzato
ad impedire la pubblicazione di informazioni segrete fornite
dalla CIA ai servizi britannici. L'associazione
per i diritti umani Liberty ha chiesto l’apertura di un’inchiesta
sulle responsabilità britanniche nelle torture commesse, affermando
che la sentenza della Corte "mostra che le autorità sapevano
ben di più di quanto dicevano su Binyam Mohamed e su come
fu torturato sotto la custodia statunitense".
Jonathan
Evans, direttore generale del MI5, parla di "teoria del complotto",
affermando che la sua agenzia di intelligence non ha mai avuto
niente a che fare con la tortura e rifiuta anche la grave
accusa che l'agenzia abbia deliberatamente ingannato il Parlamento
europeo e il Comitato di sicurezza, affermando che c'e' sempre
collaborazione con tali organismi. Tuttavia,
secondo quanto riportato dal Daily Telegraph, Scotland Yard
ha consultato esperti legali circa la possibilita' di emettere
accuse penali a carico di un agente del servizio segreto MI5
che avrebbe interrogato Mohamed in Pakistan.
*
si ringraziano Claudio Giusti e Giulia Alliani
 
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