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Pubblica
amministrazione : non dimentichiamo l'etica
di
Domenico Ciardulli*
In
un convegno, promosso presso la sede del CNEL dalla fondazione
Irso, è stato presentato uno studio commissionato dal Dipartimento
della Funzione Pubblica sul cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni.
Il lavoro di ricerca, pubblicato in un libro di Federico Butera
e Bruno Dente, parte da una ricognizione di quanto è stato
fatto in Italia e all'Estero per il supporto alla trasformazione
delle Pubbliche Amministrazioni.
Secondo
gli autori, da questa ricognizione di modelli tra i quali
quello americano, inglese e francese emergerebbero processi
di cambiamento basati, non sulla sola approvazione di una
legge di riforma, ma sull'innovazione strutturale reale ed
effettiva nei servizi delle amministrazioni. La diagnosi sullo
stato delle Pubbliche Amministrazioni in Italia non sarebbe
infausta ma nemmeno brillante. Negli ultimi 20 anni, secondo
gli autori dello studio, ci sarebbero stati miglioramenti
"in periferia" e "a macchia di leopardo" grazie ad iniziative,
spesso isolate, di amministratori e manager "illuminati".
Mentre il cuore della P.A., e cioè i ministeri centrali costituirebbero
oggi per lo più la "retroguardia".
LA
PROPOSTA
La proposta che viene fuori da questa ricerca si basa su tre
pilastri: 1) I piani di riorganizzazione e di gestione del
cambiamento. Ogni amministrazione per entrare nel programma
dovrà elaborare un preciso piano contenente gli obiettivi
di miglioramento dell'efficienza, efficacia e qualità e i
relativi tempi e indicatori; Gli elementi dell'organizzazione
sui quali si vuole incidere per cambiare modelli e comportamenti
negativi e generare nel futuro continui risultati positivi;
Il processo di cambiamento attraverso il quale si vuole porre
in essere il piano: gruppo dirigente "energico e coeso", architettura
organizzativa e tecnologica, partecipazione e progetti pilota...
2) La trasformazione istituzionale. Si prevede che l'entrata
nel programma di cambiamento di un'amministrazione possano
comportare la sua trasformazione in una Agenzia esecutiva
dotata di autonomia organizzativa che specifichi i servizi
dovuti e gli obiettivi da raggiungere, risorse, indicatori
e parametri per misurare i risultati. 3) Il presidio tecnico
scientifico centrale Si propone una struttura di supporto
centrale (nella forma di una unità di missione o di una agenzia
tecnica dipendente dal Ministro per le Riforme e per l'innovazione
nella P.A.) per monitorare, valutare e regolamentare i processi
di cambiamento organizzativo. Tale struttura dotata di autonomia
tecnico scientifica sarà composta sia da esperti esterni che
da funzionari pubblici; opererà per team specializzati nelle
singole amministrazioni; verificherà la bontà e realisticità
dei piani e l'adeguatezza della leadership. Dovrà soprattutto
diffondere le buone pratiche con l'uso appropriato delle strutture
di formazione, valutazione e comunicazione esistenti.
FRANCO BASSANINI: "LA PROGNOSI RESTA RISERVATA" ... "IL PESCE
PUZZA DALLA TESTA"
"Le nostre Pubbliche Amministrazioni erano ingessate dal 1800"
dice Franco Bassanini, già ministro della Funzione Pubblica
negli anni 1996-2001, il quale rivendica il merito, riconosciuto
a livello internazionale, delle prime consistenti riforme
della P.A. L'ex ministro aggiunge che le leggi non bastano
se non riescono a cambiare la vita dei cittadini e le Pubbliche
Amministrazioni. "Lo snodo fondamentale non sta nelle Amministrazioni
ma nella politica". Una prima ragione dello status quo è che
Il bipolarismo conflittuale ha portato a far sì che si azzera
tutto ogni volta che cambia un sindaco o un ministro... "Alle
innovazioni necessarie si innestano quelle per azzerare le
cose già fatte". "Il pesce puzza dalla testa. Se la politica
lo avesse voluto, i burocrati sarebbero stati costretti a
fare queste innovazioni. Governare e amministrare e come cambiare
mestiere rispetto a quanto fatto in precedenza". Quando si
diventa amministratori il lavoro di immagine deve ridursi
ai minimi termini, meno interviste e meno assemblee di partito
per essere operativi al servizio dell'interesse pubblico.
Ma il nostro ceto politico- aggiunge Bassanini - è renitente
al cambiamento. Dall'analisi dei flussi elettorali vediamo
che non c'è un meccanismo di premiazione e penalizzazione.
Si è data l'idea di fronti contrapposti per cui passare dall'uno
all'altro schieramento diventa quasi un tradimento e non una
valutazione dei risultati. "Nel nostro paese il meccanismo
del controllo democratico non funziona più.. non funziona
bene".
TIZIANO
TREU: "CI SPERO MA SONO PREOCCUPATO"
L'on. Treu, già ministro del Lavoro del Governo Dini e del
primo governo Prodi, lancia anch'egli le sue critiche alla
Politica che ha le sue colpe perchè la continuità è fondamentale.
Operazioni di riforma di questo genere richiedono 2 o 3 legislature.
Una volta messo in piedi un sistema 2 o 3 legislature servono
per farlo funzionare. Il libro di Buteri e Dente è più interessato
alle procedure. Nella parte finale si parla di gestione del
personale. Nel 1992- 1993 l'enfasi era sulla contrattazione
del rapporto di lavoro. Se facciamo il bilancio vediamo che
la parte della contrattazione del rapporto di lavoro è il
punto primo. Qualifica funzionale, sistema premiante. "Per
anni si è lavorato su come bilanciare premi individuali e
premi collettivi ma non è successo quasi niente nè premi individuali
nè collettivi". Lo interrompe Bassanini: "Negli anni 90 non
c'erano le risorse". "Dipende dove attacchi il motorino" risponde
Treu. Ci sono inserzioni legislative perchè si ha poca fiducia
nella contrattazione. "L'Aran è svanita. L'interlocutore è
il ministro del Tesoro come in Inghilterra?. I dirigenti non
hanno una posizione protetta ed occorre proteggere i dirigenti
dai politici e dai sindacati. Se non risolviamo questo....
Anche le cose buone del decreto Brunetta, se non c'è poi il
gestore che traduce in premi e punizioni, anche quelle innovazioni
positive non servono a niente. Per sbloccare questo punto
usiamo le agenzie esecutive per distinguere la gestione della
macchina dal sistema politico in modo da rendere pratiche
di contrattazione più vicine a quelle del privato. Forma italica
di esternalizzazione. Come Bassanini concludo: ci spero ma
sono preoccupato".
Altri relatori mettono l'accento sul fatto che nelle riforme
Bassanini non abbiano funzionato la separazione tra linea
di azione dei dirigenti della P.A. e la disponibilità delle
risorse. Tenere separate le due cose ha reso tutto più difficile.
E' vero che c'era qualche ottimismo del tipo "Do un modello
e tolgo i vincoli e si liberano le energie" ma reisduano freni
di background culturale dove esistono contemporaneamente regole
e gioco delle regole. Regolamento e partita (valori, idee).
Un commento finale a questo report lo voglio aggiungere: Non
ho sentito nessuno che abbia approfondito il tema delle preoccupazioni
di natura etica all'interno della visione strategica delle
organizzazioni. Eppure, a mio avviso, l'argomento della "responsabilità
sociale" e il modello anticipatore di Pallavicini della "scomposizione
dei parametri" dovrebbero far parte a pieno titolo del processo
di innovazione dei sistemi organizzativi. Soprattutto in un
momento di grande trasformazione e di crisi sociale così complessa
come quello che stiamo vivendo.
*
Dott. in Management del Servizio Sociale
- Università Roma Tre
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