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Iran
: attualita' e anniversario della rivoluzione
di
Shorsh Surme*
Nel febbraio 1979 Khomeini, all’eta di settantotto anni, ritornò
in Iran, dove un tempo la polizia dello scià lo aveva arrestato
e poi costretto all’esilio prima in Turchia poi in Iraq nella
città santa sciita di Nejaf. Dopo quindici anni, al suo ritorno,veniva
accolto in trionfo da milioni di persiani.
L’Imam Khomeini, dopo essere tornato in patria, si rese conto
di quanto precaria fosse la posizione di prminenza e la sua
stessa reputazione. Lo stesso Khomeini per riuscire a mantenere
il potere e per battere l’opposizione non esitò a ricorrere
alla forza: i plotoni di esecuzione cominciarono ad eliminare
i prigionieri politici, la tortura si fece più brutale come
testimoniano i vari rapporti di Amnesty Internationa. Infatti,
nel dicembre 1982, i pasdaran (Guardiani della rivoluzione)
iniziarono la loro offensiva contro le minoranze etniche (tra
queste il popolo curdo), nonostante che i movimenti di liberazione
del Kurdistan lo avesse aiutato e sostenuto nella sua rivolta
contro lo Scià.
Khomeini durante il suo esilio a Parigi aveva promesso ai
Curdi che gli avrebbe dato l'autonomia come il loro diritto
di vivere in pace e in libertà, invece dopo poco tempo dal
suo arrivo dichiarò guerra ai Curdi e disse testualmente "uccidere
un Curdo non è peccaminoso", perché secondo Komeini i Curdi
erano degli infedeli, in quanto erano tolleranti, e soprattutto
non erano fanatici. Durante la presidenza di Mohammad Khatami,
i Curdi avevano sperato in una soluzione pacifica al loro
problema in Iran, come aveva promesso lo stesso Khatami nella
sua campagna elettorale - sia quella dal 1999 sia quella del
2001. Promesse non mantenute, per il semplice motivo che i
falchi del regime non lo volevano, e quindi i Curdi subirono
un vero e proprio geniocidio, nonostante le promesse d’autonomia
fatte dallo stesso Khomeini durante il suo esilio a Parigi.
I 31 anni di potere del clero hanno portato la popolazione
iraniana alla disperazione, sia dal punto di vista sociale
che economico. Ora gli ayatollah sono divisi tra quelli cosiddetti
'puri e duri', capeggiati del presidente della Repubblica
Islamica Ahmadinejad da una parte e dall’altra i moderati
dell’ex presidente della Repubblica Mohammad Khatami, Mahdi
Karubi e Hujatollah Hashomi Rafsanjani. Anche se quest’ultimo
ha avuto sempre un piede in due staffe, da una parte ha sempre
cercato di alearsi con l’ayatollah Kameney, la guida spirituale
che ha sostituito l'Imam Khomeini, dall’altra si è
schierato con il movimento d’opposizione.
Non
dimentichiamo che la generazione dei 20/30enni degli anni
Ottanta è stata pronta a sostenere la salita al potere di
Ahmadinejad, ma la fiducia nel presidente si è andata col
tempo affievolendosi. Paradossalmente, Ahmadinejad è inciampato
in una serie di problemi simili a quelli che avevano portato
all’esilio dello scià Reza Palawi: tra gli altri, il fallimento
dei piani di sviluppo basati sull’investimento delle rendite
estrattive. Inflazione e disoccupazione sono mali dilaganti
nell’Iran di oggi. Il regime, evidentemente preoccupato per
la forza crescente della opposizione e la propria incapacità
di ridurre le manifestazioni, sta usando e ha usato anche
nel passato la solita tattica: quella di incolpare potenze
straniere nella speranza che il popolo iraniano possa scaricare
la suao rabbia e la sua frustrazione oltre i suoi confini.
*
giornalista curdo-iracheno
 
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