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"Swindler's
list" e "Una Rivoluzione molto British"
di Giulia Alliani
"Sono distrutto, ho appena sentito la notizia delle accuse,
non riesco a credere di essere stato trattato in questo modo.
Posso spiegare tutto. Le fatture delle spese per la roba io
le ho sempre consegnate, ho cercato di essere in regola. Ho
fatto un errore con la scaffalatura, questo lo ammetto. Da
parte mia, non credo di aver fatto niente di male: se avessi
fatto qualcosa di male, avrei lasciato che la polizia controllasse
tutte le fatture, una per una, e tutto quanto il resto? Sono
esterrefatto". Jim
Devine, "quello della scaffalatura", e' sulla porta di casa
sua a Blackburn, in Scozia, e sta rispondendo ai giornalisti:
e' uno dei Rappresentanti della Camera dei Comuni che l'11
marzo dovra' presentarsi davanti alla Magistrates' Court della
City of Westminster per rispondere dei reati previsti alla
sezione 17 della Legge sul Furto del 1968, e precisamente
di due accuse. La prima dice che "tra il luglio 2008 e l'aprile
2009 Jim Devine fraudolentemente richiedeva un rimborso di
£3,240 per servizi di pulizia producendo fatture false, la
seconda che "nel marzo 2009 Jim Devine fraudolentemente richiedeva
un rimborso di £5,505 per materiale di cancelleria producendo
fatture false".
Davvero
Devine non se l'aspettava: c'era stata la storia della scaffalatura
e dell'impianto elettrico ma, alla fine delle indagini sulle
note spese gonfiate, condotte dalla commissione d'inchiesta
Legg, lui era risultato pulito. E adesso questa novità: "Non
capisco perché' abbiano beccato me. Mi pare che la Camera
dei Comuni avrebbe dovuto dirmi perché. Adesso devo riflettere,
devo discutere con i miei avvocati su come reagire". E gli
avvocati gli hanno consigliato di ricorrere all'immunità parlamentare.
Vedremo se gli riuscirà.
Da quando e' scoppiato lo scandalo delle spese gonfiate, Devine
e' stato uno dei protagonisti più loquaci e forse questo non
gli ha giovato. E' un uomo corpulento e massiccio, ex infermiere
per malati psichiatrici e terapista sessuale, ma anche ex
sindacalista, dicono i curricula pubblicati dai giornali.
Era stato l'organizzatore della campagna elettorale di Robin
Cook, il ministro degli Esteri morto improvvisamente nel 2005,
ed e' arrivato in Parlamento un po' per caso, candidato alle
elezioni suppletive proprio dopo la morte di Cook, vincendo
il seggio per una manciata di voti. A giudicare dalla sua
storia che, significativamente, si dipana tra pub londinesi
e scozzesi, pare proprio che nessuno spin doctor si sia mai
occupato di lui. Nessuno dei famosi consulenti per l'immagine,
sempre presenti accanto ai leader laburisti, deve avergli
dato uno straccio di consiglio, e gli ultimi mesi sono stati
per lui un vero disastro: una dichiarazione dopo l'altra e
una gaffe dopo l'altra.
Devine temeva qualche guaio per via dello "shelving", quella
maledetta scaffalatura, subito battezzata dai media la "scaffalatura
fantasma", e un po' anche a causa dell'impianto elettrico,
e invece si e' ritrovato con delle accuse che respinge sdegnato,
garantendo che sapra' spiegare e giustificare ogni cosa.
Ma andiamo con ordine: nel maggio 2008 una sentenza della
High Court costringe un Parlamento recalcitrante a rispettare
il Freedom of Information Act e a rendere consultabili le
note spese dei parlamentari britannici. La pubblicazione e'
prevista per il luglio 2009, ma il Daily Telegraph, che e'
riuscito a procurarsi una copia dell'elenco, già a partire
da maggio comincia a pubblicarlo a puntate, suscitando grande
irritazione nei lettori che scoprono, indignati, come e dove
finisce il denaro dei contribuenti. Gli altri giornali, compresi
i quotidiani locali, si lanciano alla caccia degli spendaccioni
e, in Scozia, si imbattono in Devine, che non si tira indietro,
e dara' ai giornalisti parecchie soddisfazioni.
L'IMPIANTO
ELETTRICO Il Sunday Herald scrive che Devine ha chiesto un
rimborso di 2157 sterline per il rifacimento dell'impianto
elettrico della seconda casa, a Londra. La ricevuta del pagamento
- dicono - riporta un numero di partita IVA non valido, un
codice postale fasullo e un indirizzo falso. Sulle prime Devine
fa sapere che l'elettricista gli e' stato raccomandato da
un tizio incontrato al "Prince of Wales", un pub di Londra,
e spiega che l'artigiano aveva infilato la ricevuta "sotto
la porta" del suo appartamento di Kennington Road. Il mistero
sull'identità del tizio del pub e dell'elettricista verra'
svelato, ma solo in parte, dallo stesso Devine, qualche giorno
dopo: "Purtroppo - confiderà il parlamentare, sinceramente
addolorato, al West Lothian Courier - sembra che l'elettricista
sia mancato l'anno scorso. Comunque stiamo cercando di avere
qualche dettaglio in più. A quanto pare il furbetto faceva
in modo di evitare di pagare le tasse dovute. E' questa la
cosa più' probabile, e di certo la colpa non e' mia". Al Sunday
Herald, Devine specifica che l'elettricista gli e' stato consigliato
da un amico irlandese, Tom O'Donnelly: "Tom pensa che l'elettricista
sia morto o si sia trasferito al Nord. Tom si e' dato da fare
per scoprirlo". In attesa fiduciosa del ritorno di Tom, i
giornalisti suggeriscono di controllare il rendiconto della
carta di credito, forse e' rimasta traccia del pagamento?
Macche', tutto regolato in contanti. Niente da fare.
LA SCAFFALATURA Dalla scheda di Devine risulta che 2326 sterline
sono state pagate a Tony Moran, proprietario del suo pub preferito,
per materiale e lavori di montaggio, eseguiti per sistemare
nel suo ufficio, a Blackburn, una scaffalatura di 66 metri.
I giornalisti del Sunday Herald si precipitano nella sede
dell'ufficio per vedere la scaffalatura monstre, ma restano
delusi: sui muri nemmeno uno scaffale. Insospettiti, decidono
allora di verificare come stiano le cose presentandosi direttamente
al pub e informandosi se Tony Moran sarebbe disposto ad eseguire
qualche lavoretto di montaggio mobili, ma il barista che li
accoglie al banco, stupito, non lascia la minima speranza:
il proprietario e' afflitto da artrite e la cosa gli pare
altamente improbabile. Il Sunday Herald, a questo punto, vorrebbe
contattare Moran in persona che, pero', non e' disponibile.
Devine, sul mistero del montaggio, nonostante il nome di Moran
compaia sulla ricevuta, continuerà a ripetere: "Tony Moran
non ha fatto nessun lavoro per me nel mio ufficio". E infatti,
in date diverse, fornirà diverse versioni anche sulla collocazione
della robusta scaffalatura, "di tipo industriale", comprata
per conservare materiale d'ufficio, archivi personali e documentazione
del partito. La sua presenza, smentita nell'ufficio di Blackburn,
verra' segnalata, in un primo momento, nella casa di Londra
e, successivamente, ancora a Blackburn, in una cantina presa
in affitto nell'ex pub di Moran, o forse in un altro pub,
e comunque in un posto che ormai, purtroppo… e' andato in
malora…
"SWINDLER'S LIST" Dopo storie come quella di Devine, i giornali
non hanno aspettato la fine dell'inchiesta e non aspetteranno
l'esito dei processi, se i processi verranno celebrati: "swindlers"
e' la definizione che e' già stata appioppata ai parlamentari.
Parlamentari come quelli del ciclo dell'Elezione di Hogarth.
"Swindlers": truffatori e ciarlatani, come quelli dei romanzi
di Dickens e di Trollope. E "Swindler's list" avrebbe voluto
intitolare il libro che ha scritto sullo scandalo, Martin
Bell, giornalista ed ex uomo politico, ma la casa editrice
lo ha ritenuto troppo scherzoso per un argomento maledettamente
serio, e il libro e' uscito con un altro titolo: "A Very British
Revolution". Una rivoluzione pacifica che Bell si augura e
giudica ormai necessaria, mentre percorre il paese per promuovere
il libro, incontrando "tanta gente che si infiamma parlando
di politica come mai ne avevo vista prima".
Si
vedrà. Intanto, da un paese sotto ipnosi, che sorride indulgente
alla cresta sulle spese e a molto altro, i migliori auguri
a Bell, alla stampa britannica e all'opinione pubblica: che
possano conservare la forza di indignarsi e reagire per difendere
se stessi e la democrazia.
 
Dossier
etica e politica
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