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13 febbraio 2010
tutti gli speciali

"Swindler's list" e "Una Rivoluzione molto British"
di Giulia Alliani

"Sono distrutto, ho appena sentito la notizia delle accuse, non riesco a credere di essere stato trattato in questo modo. Posso spiegare tutto. Le fatture delle spese per la roba io le ho sempre consegnate, ho cercato di essere in regola. Ho fatto un errore con la scaffalatura, questo lo ammetto. Da parte mia, non credo di aver fatto niente di male: se avessi fatto qualcosa di male, avrei lasciato che la polizia controllasse tutte le fatture, una per una, e tutto quanto il resto? Sono esterrefatto". Jim Devine, "quello della scaffalatura", e' sulla porta di casa sua a Blackburn, in Scozia, e sta rispondendo ai giornalisti: e' uno dei Rappresentanti della Camera dei Comuni che l'11 marzo dovra' presentarsi davanti alla Magistrates' Court della City of Westminster per rispondere dei reati previsti alla sezione 17 della Legge sul Furto del 1968, e precisamente di due accuse. La prima dice che "tra il luglio 2008 e l'aprile 2009 Jim Devine fraudolentemente richiedeva un rimborso di £3,240 per servizi di pulizia producendo fatture false, la seconda che "nel marzo 2009 Jim Devine fraudolentemente richiedeva un rimborso di £5,505 per materiale di cancelleria producendo fatture false".

Davvero Devine non se l'aspettava: c'era stata la storia della scaffalatura e dell'impianto elettrico ma, alla fine delle indagini sulle note spese gonfiate, condotte dalla commissione d'inchiesta Legg, lui era risultato pulito. E adesso questa novità: "Non capisco perché' abbiano beccato me. Mi pare che la Camera dei Comuni avrebbe dovuto dirmi perché. Adesso devo riflettere, devo discutere con i miei avvocati su come reagire". E gli avvocati gli hanno consigliato di ricorrere all'immunità parlamentare. Vedremo se gli riuscirà.

Da quando e' scoppiato lo scandalo delle spese gonfiate, Devine e' stato uno dei protagonisti più loquaci e forse questo non gli ha giovato. E' un uomo corpulento e massiccio, ex infermiere per malati psichiatrici e terapista sessuale, ma anche ex sindacalista, dicono i curricula pubblicati dai giornali. Era stato l'organizzatore della campagna elettorale di Robin Cook, il ministro degli Esteri morto improvvisamente nel 2005, ed e' arrivato in Parlamento un po' per caso, candidato alle elezioni suppletive proprio dopo la morte di Cook, vincendo il seggio per una manciata di voti. A giudicare dalla sua storia che, significativamente, si dipana tra pub londinesi e scozzesi, pare proprio che nessuno spin doctor si sia mai occupato di lui. Nessuno dei famosi consulenti per l'immagine, sempre presenti accanto ai leader laburisti, deve avergli dato uno straccio di consiglio, e gli ultimi mesi sono stati per lui un vero disastro: una dichiarazione dopo l'altra e una gaffe dopo l'altra. Devine temeva qualche guaio per via dello "shelving", quella maledetta scaffalatura, subito battezzata dai media la "scaffalatura fantasma", e un po' anche a causa dell'impianto elettrico, e invece si e' ritrovato con delle accuse che respinge sdegnato, garantendo che sapra' spiegare e giustificare ogni cosa.

Ma andiamo con ordine: nel maggio 2008 una sentenza della High Court costringe un Parlamento recalcitrante a rispettare il Freedom of Information Act e a rendere consultabili le note spese dei parlamentari britannici. La pubblicazione e' prevista per il luglio 2009, ma il Daily Telegraph, che e' riuscito a procurarsi una copia dell'elenco, già a partire da maggio comincia a pubblicarlo a puntate, suscitando grande irritazione nei lettori che scoprono, indignati, come e dove finisce il denaro dei contribuenti. Gli altri giornali, compresi i quotidiani locali, si lanciano alla caccia degli spendaccioni e, in Scozia, si imbattono in Devine, che non si tira indietro, e dara' ai giornalisti parecchie soddisfazioni.

L'IMPIANTO ELETTRICO Il Sunday Herald scrive che Devine ha chiesto un rimborso di 2157 sterline per il rifacimento dell'impianto elettrico della seconda casa, a Londra. La ricevuta del pagamento - dicono - riporta un numero di partita IVA non valido, un codice postale fasullo e un indirizzo falso. Sulle prime Devine fa sapere che l'elettricista gli e' stato raccomandato da un tizio incontrato al "Prince of Wales", un pub di Londra, e spiega che l'artigiano aveva infilato la ricevuta "sotto la porta" del suo appartamento di Kennington Road. Il mistero sull'identità del tizio del pub e dell'elettricista verra' svelato, ma solo in parte, dallo stesso Devine, qualche giorno dopo: "Purtroppo - confiderà il parlamentare, sinceramente addolorato, al West Lothian Courier - sembra che l'elettricista sia mancato l'anno scorso. Comunque stiamo cercando di avere qualche dettaglio in più. A quanto pare il furbetto faceva in modo di evitare di pagare le tasse dovute. E' questa la cosa più' probabile, e di certo la colpa non e' mia". Al Sunday Herald, Devine specifica che l'elettricista gli e' stato consigliato da un amico irlandese, Tom O'Donnelly: "Tom pensa che l'elettricista sia morto o si sia trasferito al Nord. Tom si e' dato da fare per scoprirlo". In attesa fiduciosa del ritorno di Tom, i giornalisti suggeriscono di controllare il rendiconto della carta di credito, forse e' rimasta traccia del pagamento? Macche', tutto regolato in contanti. Niente da fare.

LA SCAFFALATURA Dalla scheda di Devine risulta che 2326 sterline sono state pagate a Tony Moran, proprietario del suo pub preferito, per materiale e lavori di montaggio, eseguiti per sistemare nel suo ufficio, a Blackburn, una scaffalatura di 66 metri. I giornalisti del Sunday Herald si precipitano nella sede dell'ufficio per vedere la scaffalatura monstre, ma restano delusi: sui muri nemmeno uno scaffale. Insospettiti, decidono allora di verificare come stiano le cose presentandosi direttamente al pub e informandosi se Tony Moran sarebbe disposto ad eseguire qualche lavoretto di montaggio mobili, ma il barista che li accoglie al banco, stupito, non lascia la minima speranza: il proprietario e' afflitto da artrite e la cosa gli pare altamente improbabile. Il Sunday Herald, a questo punto, vorrebbe contattare Moran in persona che, pero', non e' disponibile. Devine, sul mistero del montaggio, nonostante il nome di Moran compaia sulla ricevuta, continuerà a ripetere: "Tony Moran non ha fatto nessun lavoro per me nel mio ufficio". E infatti, in date diverse, fornirà diverse versioni anche sulla collocazione della robusta scaffalatura, "di tipo industriale", comprata per conservare materiale d'ufficio, archivi personali e documentazione del partito. La sua presenza, smentita nell'ufficio di Blackburn, verra' segnalata, in un primo momento, nella casa di Londra e, successivamente, ancora a Blackburn, in una cantina presa in affitto nell'ex pub di Moran, o forse in un altro pub, e comunque in un posto che ormai, purtroppo… e' andato in malora…

"SWINDLER'S LIST" Dopo storie come quella di Devine, i giornali non hanno aspettato la fine dell'inchiesta e non aspetteranno l'esito dei processi, se i processi verranno celebrati: "swindlers" e' la definizione che e' già stata appioppata ai parlamentari. Parlamentari come quelli del ciclo dell'Elezione di Hogarth. "Swindlers": truffatori e ciarlatani, come quelli dei romanzi di Dickens e di Trollope. E "Swindler's list" avrebbe voluto intitolare il libro che ha scritto sullo scandalo, Martin Bell, giornalista ed ex uomo politico, ma la casa editrice lo ha ritenuto troppo scherzoso per un argomento maledettamente serio, e il libro e' uscito con un altro titolo: "A Very British Revolution". Una rivoluzione pacifica che Bell si augura e giudica ormai necessaria, mentre percorre il paese per promuovere il libro, incontrando "tanta gente che si infiamma parlando di politica come mai ne avevo vista prima".

Si vedrà. Intanto, da un paese sotto ipnosi, che sorride indulgente alla cresta sulle spese e a molto altro, i migliori auguri a Bell, alla stampa britannica e all'opinione pubblica: che possano conservare la forza di indignarsi e reagire per difendere se stessi e la democrazia.

per approfondire...

Dossier etica e politica

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