 |
Liberta'
non e' uno spazio libero
di
Vincenzo Andraous*
Ancora
uomini a morire, ancora giovani a cadere, numeri che si accatastano
in una fossa comune, dove la somma dei cadaveri non crea che
qualche fastidio passeggero, usato per non concedere spazio
alla pietà. In carcere si muore, è una continua discesa all’inferno,
forse non è più praticabile alcuna osservazione e trattamento
del recluso, alcun progetto di ricostruzione interiore, se
non fosse per l’eroicità di qualche Direttore, Agente, Operatore
penitenziario.
Mi
tornano in mente le parole di un grande poeta: la libertà
non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. Come è
possibile trattare di libertà, di dignità, di diritti e di
doveri, in un perimetro relegato a discarica delle speranze,
a contenitore muto di invivibilità, come è possibile parlarne
quando ogni giorno dal carcere arrivano grida di aiuto e imprecazioni
inascoltate. Libertà è partecipazione persino dentro la terra
di nessuno, dentro la colpa che non è ancora consentito arretrare,
così cantava il Gaber nazionale, e in questo presente di spot
elettorali, c’è da svolgere una riflessione, un compito che
possiede una sua obbligatorietà; se davvero intendiamo il
carcere e la pena e le Istituzioni che ne compongono il senso
e lo scopo per una effettiva utilità sociale, un progetto
di vita futuro non solo per i detenuti, ma per la collettività
intera.
Non è possibile aggirare il problema insito in quel “libertà
è partecipazione”, non è più plausibile trattare la questione
in termini prettamente matematici, di contenitore, di numeri,
di somme disumane, di detrazioni inumane. Partecipare significa
prendere parte a qualcosa, perchè ne siamo diventati parte,
costruire un ponte comune su cui camminare insieme, svolgere
un tragitto insieme, fare un pezzo di strada insieme. Partecipare
sottende capacità di vista prospettica da parte di chi conduce,
ma anche di chi intende ricostruire ciò che rimane, partecipare
è lo spirito, è il propulsore di quel percorso di rinnovamento
che realizza un giusto equilibrio tra diritti e doveri nei
riguardi di chi sconta con dignità ( diritto ) la propria
pena, e rispetta con lealtà quel patto sociale ( dovere )
intrapreso con il consorzio civile.
Libertà non è solo uno spazio libero che aiuta a uscire dall’angolo
costretto dei nascondimenti, il carcere non è perimetro che
sarà mai libero, non è facile pensare a una collettività senza
più prigioni, filo spinato, ma abbandonare gli errori divenuti
analfabetizzanti, questo sì che è possibile. Carcere e partecipazione
per rendere meno offensiva la disperazione, quella che deriva
dalle morti inaccettabili, ma ugualmente nel menefreghismo
meglio congeniato, continuano a imperversare nel panorama
penitenziario italiano.
Nonostante
parlarne appaia sempre più come la ricerca di una elemosina
pietistica, di una solidarietà buonista, è utile ostinarsi
a farne dibattito, con l’intensità di una partecipazione attenta,
accorciando le distanze da un preciso interesse collettivo,
rimettere al centro di una riforma urgente e improrogabile,
la persona, il detenuto-cittadino, che dovrà fare ritorno
in società, a cui consentire di rimettere alla prova la propria
prossimità umana, la propria coscienza della libertà.
*
tutor della Casa del Giovane di Pavia
 
Dossier
giustizia
|
|