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GB
: scandalo spese gonfiate e immunita' parlamentare
di
Giulia Alliani
A Londra, il consulente legale dello Speaker della Camera,
Michael Carpenter, dovrebbe, a breve, fornire il suo parere,
non vincolante, sull'interpretazione da dare ai limiti dell'immunità
parlamentare in base alla formulazione del principio attualmente
in vigore, che risale al Bill of Rights del 1689, e in relazione
alla pretesa di farsene scudo da parte dei tre parlamentari
incriminati dalla Pubblica Accusa nell'ambito dello scandalo
per le spese gonfiate.
Pare
che Carpenter non sia propenso ad esprimersi in favore di
un'interpretazione dell'immunità così estesa da coprire anche
reati come quelli previsti dallo Theft Act (Legge sul Furto)
del 1968, in base al quale sono stati accusati i laburisti
Elliot Morley, David Chaytor e Jim Devine che, se dovessero
essere processati e condannati nei normali tribunali, rischierebbero
fino a sette anni di carcere.
Il governo, pur consapevole delle ambiguità dell'articolo
sull'immunità, e sebbene fosse stato messo sull'avviso da
un'apposita commissione del 1999, non ha mai presentato una
legge che fissasse i criteri atti ad evitare, per il futuro,
dubbi come quelli che oggi si sono puntualmente presentati.
Per questo motivo il leader dell'opposizione, il Tory David
Cameron, dopo alcuni giorni di silenzio e di riflessioni sulla
strategia da adottare, pur contando tra i suoi colleghi non
pochi protagonisti dello scandalo sui rimborsi spese, e anche
un lord incriminato come i tre laburisti, ha deciso di partire
all'attacco del premier Gordon Brown in un discorso pre-elettorale
pronunciato alla University of East London.
Cameron
ha annunciato che un eventuale governo conservatore modificherà
la legge in modo da rimuovere l'immunita' in caso di processi
penali. Peccato, hanno notato i laburisti, che solo l'anno
prima Cameron avesse votato contro una proposta di legge che
cancellava l'immunità nei casi di violazione dei Codici di
Comportamento adottati dalle Camere. Intanto i parlamentari
incriminati dovranno presentarsi l'11 marzo davanti alla Magistrates'
Court della City of Westminster dove, sul punto dell'immunità
parlamentare, verra' presa una decisione preliminare, prima
dell'eventuale inizio del processo. Probabilmente la difesa
sosterrà che le regole che governano le spese parlamentari
riguardano unicamente il Parlamento e sono quindi al di fuori
della giurisdizione dei tribunali.
Non
essendoci precedenti in cui sia stato sollevato il punto dell'immunità
a proposito di richieste non dovute di rimborso spese, potrebbe
sorgere qualche perplessità per il mancato riconoscimento
del diritto del Parlamento a regolare i propri rapporti interni.
Se prevalesse questo orientamento non si celebrerebbe nessun
processo e sarebbe il Parlamento a decidere come giudicare
e sanzionare le infrazioni eventualmente commesse dai suoi
membri.
Questa
e' la soluzione che gli accusati preferiscono ma che, politicamente,
e' la più temuta dai partiti di riferimento per le inevitabili
ricadute sul rapporto di fiducia tra elettori e rappresentanti,
ormai assai mal ridotto se non del tutto compromesso.
 
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