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Una
serata per Ambrosoli
a
cura di staff
Presentiamo di seguito il resoconto della presentazione
del libro “Qualunque
cosa succeda. Storia di Un uomo libero”, di Vittorio Ambrosoli,
tenutasi a Ravenna il 5 febbraio 2010.
Alessandro Balducci* dopo aver salutato i presenti a nome
delle organizzazioni promotrici dell’iniziativa ed aver sottolineato
come la conferenza pubblica di oggi, dato l’alto valore culturale,
sia all’interno di un progetto che vede la compartecipazione
del Comune di Ravenna, ha ricordato la commemorazione di Giorgio
Ambrosoli avvenuta a Ravenna esattamente cinque anni orsono.
Ispiratore ed organizzatore dell’evento di allora – insieme
ad altri amici del Comitato per la Legalità e la Democrazia
– fu Egidio Conti, al quale oggi viene dedicata questa serata.
Luigi Balestra ha ricordato il contesto politico e sociale
al tempo della vicenda Ambrosoli: un'elevata tensione politica,
l'azione “sotterranea” di organizzazioni come la P2 che condizionava
la politica e l'economia, la sfasatura tra quanto accadeva
a livello sociale e l'emanazione di provvedimenti legislativi
capaci di far emergere istanze individualistiche. Risulta
altresì importante il costante riferimento alla famiglia che
si traduce, allorquando Ambrosoli acquisisce consapevolezza
circa le possibili conseguenze che avrebbero potuto scaturire
dalla sua attività, nella preoccupazione dell'educazione dei
figli secondo quei valori che ne avevano caratterizzato l'operato
nella vita civile e professionale.
“Un altro aspetto interessante – ha continuato Balestra -
è costituito dalla tesi di laurea di Giorgio Ambrosoli che
tratta del Consiglio Superiore della Magistratura. In essa
è dato riscontrare una profondità di pensiero non comune,
laddove si pone in evidenza come l'indipendenza della magistratura,
al di là delle regole finalizzate in tal senso, possa essere
assicurata essenzialmente dalla coscienza del giudice”.
“Nonostante
mio padre – ha esordito Umberto Ambrosoli – abbia scelto di
dedicarsi professionalmente al diritto societario, cioè ad
una branca del diritto privato ed alla carriera nell'avvocatura,
la strada che lui intraprese lo avrebbe portato a farsi un
generoso interprete dell'interesse pubblico ed a servire il
bene comune”. Umberto Ambrosoli ha poi ricordato come suo
padre non era solito apparire in televisione e che esiste
una sua unica apparizione in tv, costituita dall'intervista
che una giornalista della televisione svedese gli fece nell'ambito
di una inchiesta sugli scandali finanziari europei di quel
tempo. “Rispondendo
alle domande della giornalista - continua Ambrosoli - mio
padre descrisse i meccanismi del crack della banca privata
spiegando come il diritto societario fosse stato utilizzato
con finalità esattamente contrarie a quelle proprie dello
stesso diritto societario e come i soldi dei risparmiatori
della Banca Privata fossero stati usati da Michele Sindona
per finalità completamente diverse da quelle dell'investimento
nell'economia e nel mercato sano. Per esempio, due miliardi
di lire di allora furono passati sottobanco alla Democrazia
Cristiana per finanziare la campagna referendaria contro la
legge sul divorzio”.
L'autore
di “Qualunque cosa succeda” ha affermato che di personaggi
come Sindona ce ne sono e ce ne saranno tanti e che il problema
è, anche, costituito da un sistema normativo che deve essere
in grado di neutralizzarli, e non di assecondarne finalità
e obbiettivi, come successe ai tempi dell'omicidio del liquidatore
della Banca Privata. “Sindona si rende immediatamente conto
- ha aggiunto l'avvocato rievocando le vicende del crack della
Banca Privata - di avere di fronte una persona che anteponeva
l'interesse pubblico a quello personale. Agli occhi di Sindona,
abituato ad avere a che fare con gente sempre disponibile
ad assecondare le sue richieste ed i suoi comportamenti dediti
al malaffare, mio padre doveva apparire una scheggia impazzita.
Prima provò con la trattativa per vedere di “aggiustare” l'atteggiamento
di Giorgio Ambrosoli; poi, visto che tutti i tentativi in
tal senso andavano a vuoto, passò alle minacce di morte in
un crescendo che culminò con la condanna a morte di mio padre”.
“Che cosa non è cambiato da allora? - si chiede il figlio
del commissario liquidatore - “Non è cambiata la società italiana.
Anzi, Si ha la sensazione che sempre di più si privilegi l'interesse
personale immediato, a scapito dell'interesse pubblico, anche
nel comportamento dei singoli cittadini: dalla mancata consegna
degli scontrini e delle ricevute fiscali fino al parcheggio
in doppia fila: è ovvio - conclude l'avvocato - che anche
la classe politica di governo rifletterà la società dalla
quale essa proviene. Per questo - aggiunge Umberto Ambrosoli
- occorre imparare a vivere in prima persona i valori di legalità
e di giustizia in cui si crede, non esigere soltanto che siano
gli altri a rispettarli”. Stefano Canestrari, nel rilevare
l'importanza per le giovani generazioni della figura e dell'opera
di Giorgio Ambrosoli, l'eroe borghese del libro di Corrado
Stajano, si è augurato che prossimamente delle copie del libro
"Qualunque cosa succeda", possano essere distribuite agli
studenti di giurisprudenza, allo stesso modo di quanto fatto
cinque anni fa a Ravenna, col libro di Stajano.
“L'eroe borghese che interpreta il diritto come uno strumento
per il raggiungimento della Giustizia. In questa sua concezione
e convinzione - ha aggiunto Canestrari - possiamo dire che
Giorgio Ambrosoli era culturalmente isolato: e questo isolamento
riguardava sia l'ambiente politico – basti ricordare l'ostilità
manifesta dei governanti di quegli anni verso la Banca d'Italia
e lo stesso Ambrosoli – sia l'ambiente professionale degli
operatori del diritto, dei suoi colleghi. E' vero tuttavia
che a convincerlo a proseguire nelle sue indagini sulla bancarotta
della Banca di Michele Sindona, un ruolo non secondario lo
ebbero tutti coloro che condividevano le sue convinzioni e
le sue idee: in primis il maresciallo Silvio Novembre, ma
anche Mario Sarcinelli”.
“C'è una tendenza da parte di alcuni esperti del diritto,
dotati di scarsa sensibilità - ha proseguito il Preside della
Facoltà di Giurisprudenza - a configurare i delitti economici
come delitti nei quali, in fondo, il danno inflitto alle vittime
si "volatilizza" smarrendo il suo connotato di materialità.
Questo perché, essendo le vittime di questo tipo di reati
quasi sempre una vasta platea di risparmiatori o azionisti
o comunque utenti dei servizi finanziari, ne conseguirebbe
una distribuzione del danno su una moltitudine di soggetti
tale da far ritenere poco significativa la sofferenza delle
vittime. La vicenda di Giorgio Ambrosoli - ha concluso Canestrari
- ci ricorda invece che i crimini finanziari ed economici
sono in grado di sviluppare una reale e disastrosa capacità
offensiva”.
*
referente provinciale di Ravenna dell'Osservatorio sulla legalita'
e sui diritti Onlus
 
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