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10 febbraio 2010
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Una serata per Ambrosoli
a cura di staff

Presentiamo di seguito il resoconto della presentazione del libro “Qualunque cosa succeda. Storia di Un uomo libero”, di Vittorio Ambrosoli, tenutasi a Ravenna il 5 febbraio 2010.

Alessandro Balducci* dopo aver salutato i presenti a nome delle organizzazioni promotrici dell’iniziativa ed aver sottolineato come la conferenza pubblica di oggi, dato l’alto valore culturale, sia all’interno di un progetto che vede la compartecipazione del Comune di Ravenna, ha ricordato la commemorazione di Giorgio Ambrosoli avvenuta a Ravenna esattamente cinque anni orsono. Ispiratore ed organizzatore dell’evento di allora – insieme ad altri amici del Comitato per la Legalità e la Democrazia – fu Egidio Conti, al quale oggi viene dedicata questa serata.

Luigi Balestra ha ricordato il contesto politico e sociale al tempo della vicenda Ambrosoli: un'elevata tensione politica, l'azione “sotterranea” di organizzazioni come la P2 che condizionava la politica e l'economia, la sfasatura tra quanto accadeva a livello sociale e l'emanazione di provvedimenti legislativi capaci di far emergere istanze individualistiche. Risulta altresì importante il costante riferimento alla famiglia che si traduce, allorquando Ambrosoli acquisisce consapevolezza circa le possibili conseguenze che avrebbero potuto scaturire dalla sua attività, nella preoccupazione dell'educazione dei figli secondo quei valori che ne avevano caratterizzato l'operato nella vita civile e professionale.

“Un altro aspetto interessante – ha continuato Balestra - è costituito dalla tesi di laurea di Giorgio Ambrosoli che tratta del Consiglio Superiore della Magistratura. In essa è dato riscontrare una profondità di pensiero non comune, laddove si pone in evidenza come l'indipendenza della magistratura, al di là delle regole finalizzate in tal senso, possa essere assicurata essenzialmente dalla coscienza del giudice”.

“Nonostante mio padre – ha esordito Umberto Ambrosoli – abbia scelto di dedicarsi professionalmente al diritto societario, cioè ad una branca del diritto privato ed alla carriera nell'avvocatura, la strada che lui intraprese lo avrebbe portato a farsi un generoso interprete dell'interesse pubblico ed a servire il bene comune”. Umberto Ambrosoli ha poi ricordato come suo padre non era solito apparire in televisione e che esiste una sua unica apparizione in tv, costituita dall'intervista che una giornalista della televisione svedese gli fece nell'ambito di una inchiesta sugli scandali finanziari europei di quel tempo. “Rispondendo alle domande della giornalista - continua Ambrosoli - mio padre descrisse i meccanismi del crack della banca privata spiegando come il diritto societario fosse stato utilizzato con finalità esattamente contrarie a quelle proprie dello stesso diritto societario e come i soldi dei risparmiatori della Banca Privata fossero stati usati da Michele Sindona per finalità completamente diverse da quelle dell'investimento nell'economia e nel mercato sano. Per esempio, due miliardi di lire di allora furono passati sottobanco alla Democrazia Cristiana per finanziare la campagna referendaria contro la legge sul divorzio”.

L'autore di “Qualunque cosa succeda” ha affermato che di personaggi come Sindona ce ne sono e ce ne saranno tanti e che il problema è, anche, costituito da un sistema normativo che deve essere in grado di neutralizzarli, e non di assecondarne finalità e obbiettivi, come successe ai tempi dell'omicidio del liquidatore della Banca Privata. “Sindona si rende immediatamente conto - ha aggiunto l'avvocato rievocando le vicende del crack della Banca Privata - di avere di fronte una persona che anteponeva l'interesse pubblico a quello personale. Agli occhi di Sindona, abituato ad avere a che fare con gente sempre disponibile ad assecondare le sue richieste ed i suoi comportamenti dediti al malaffare, mio padre doveva apparire una scheggia impazzita. Prima provò con la trattativa per vedere di “aggiustare” l'atteggiamento di Giorgio Ambrosoli; poi, visto che tutti i tentativi in tal senso andavano a vuoto, passò alle minacce di morte in un crescendo che culminò con la condanna a morte di mio padre”.

“Che cosa non è cambiato da allora? - si chiede il figlio del commissario liquidatore - “Non è cambiata la società italiana. Anzi, Si ha la sensazione che sempre di più si privilegi l'interesse personale immediato, a scapito dell'interesse pubblico, anche nel comportamento dei singoli cittadini: dalla mancata consegna degli scontrini e delle ricevute fiscali fino al parcheggio in doppia fila: è ovvio - conclude l'avvocato - che anche la classe politica di governo rifletterà la società dalla quale essa proviene. Per questo - aggiunge Umberto Ambrosoli - occorre imparare a vivere in prima persona i valori di legalità e di giustizia in cui si crede, non esigere soltanto che siano gli altri a rispettarli”. Stefano Canestrari, nel rilevare l'importanza per le giovani generazioni della figura e dell'opera di Giorgio Ambrosoli, l'eroe borghese del libro di Corrado Stajano, si è augurato che prossimamente delle copie del libro "Qualunque cosa succeda", possano essere distribuite agli studenti di giurisprudenza, allo stesso modo di quanto fatto cinque anni fa a Ravenna, col libro di Stajano.

“L'eroe borghese che interpreta il diritto come uno strumento per il raggiungimento della Giustizia. In questa sua concezione e convinzione - ha aggiunto Canestrari - possiamo dire che Giorgio Ambrosoli era culturalmente isolato: e questo isolamento riguardava sia l'ambiente politico – basti ricordare l'ostilità manifesta dei governanti di quegli anni verso la Banca d'Italia e lo stesso Ambrosoli – sia l'ambiente professionale degli operatori del diritto, dei suoi colleghi. E' vero tuttavia che a convincerlo a proseguire nelle sue indagini sulla bancarotta della Banca di Michele Sindona, un ruolo non secondario lo ebbero tutti coloro che condividevano le sue convinzioni e le sue idee: in primis il maresciallo Silvio Novembre, ma anche Mario Sarcinelli”.

“C'è una tendenza da parte di alcuni esperti del diritto, dotati di scarsa sensibilità - ha proseguito il Preside della Facoltà di Giurisprudenza - a configurare i delitti economici come delitti nei quali, in fondo, il danno inflitto alle vittime si "volatilizza" smarrendo il suo connotato di materialità. Questo perché, essendo le vittime di questo tipo di reati quasi sempre una vasta platea di risparmiatori o azionisti o comunque utenti dei servizi finanziari, ne conseguirebbe una distribuzione del danno su una moltitudine di soggetti tale da far ritenere poco significativa la sofferenza delle vittime. La vicenda di Giorgio Ambrosoli - ha concluso Canestrari - ci ricorda invece che i crimini finanziari ed economici sono in grado di sviluppare una reale e disastrosa capacità offensiva”.

* referente provinciale di Ravenna dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus

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