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07 febbraio 2010
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Turchia : riduzione dei diritti e delle liberta'
di Shorsh Surme*

Dopo la chiusura del partito curdo Partito della società democratica (DTP), ora tocca alla neonato Partito della Pace e della Democrazia (BDP) che è già nel merino della Consiglio Superiore della Magistratura turco che è composto da 3 giudici di Cassazione, da 2 giudici del Consiglio di Stato oltre che dal Ministro della Giustizia e dal Ministro degli Interni.

Non dimentichiamo che il vero vincitore delle ultime elezioni in Turchia è stato il DTP, che si era affermato come principale partito in tutto il Kurdistan della Turchia. Il partito curdo ha infatti conquistato, oltre a Diyarbakir, anche Van, Tunceli, Batman, Siirt, Sirnak, Hakkari e il comune orientale di Igdir, prima controllato dall'MHP.

Sicuramente questo successo di un partito curdo non è andato giù ai partiti nazionalisti turchi ed ai generali, che sono stati i veri artefici della chiusura. Le accuse che si stanno formulando nei confronti del nuovo partito BDP (nato proprio per rimpiazzare il Partito della società democratica Dtp messo al bando lo scorso dicembre) e di alcuni suoi membri, e' infatti che si sarebbero resi responsabili di apologia di istituzioni criminali e avrebbero invitato a rifiutare l’obbligo di leva militare.

Infatti, secondo quanto reso noto dei principali giornali Turchi, la procura di Ankara avrebbe aperto un’indagine sul primo congresso del partito, tenutosi lunedì scorso. Secondo la procura della capitale turca, sarebbero sotto accusa alcuni interventi dei due neo-eletti co-presidenti del partito, Selahattin Demirtas e Gulten Kisanak, e della presidentessa dell’assemblea, Sevahir Bayindir, ma anche alcuni slogan intonati dal pubblico a favore della libertà al popolo curdo.

Nel loro discorso, sia la Kisanak che la Bayindir hanno sottolineato quanto è importante il dialogo per il raggiungimento di una pace nel Kurdistan della Turchia, e hanno criticato il Partito di giustizia e sviluppo (Akp), attualmente al governo, il quale non starebbe attuando alcuna riforma, ma avrebbe anzi “ridotto i diritti e le libertà”.

* giornalista curdo-iracheno

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