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Il nero sbagliato
di Clara Statello
Proprio pochi giorni fa, sulla home, mi appariva un post drammatico e toccante di un cittadino di Paternò, cittadina antica e nobiliare, da cui proviene La Russa, che denunciava un forte grado di miseria e abbandono.
Io adoro Paternò, è un po' il mio rifugio dell'anima alternativo al mare o all'Etna. Quando il carburante costava la metà, prendevo la macchina, facevo 45 minuti di strada per raggiungere la collina, un luogo quasi mistico, in cui convivono le orme del nostro passato greco-romano, normanno e cristiano, circondate da un affascinante e gotico cimitero monumentale, uno dei più belli mai visti.
Così dopo aver camminato sino al castello, che affonda i suoi basamenti nella bocca di un antico vulcano spento, attraversando un'area che contiene un convento di epoca normanna e uno più recente del 1600 e due chiese, anch'esse antiche. Di fronte l'Etna che sovrasta la piana e il panorama.
Ebbene, questo luogo benedetto dalla storia è stato maledetto dalla mafia e quindi dalla miseria.
Dagli anni '70 era uno dei vertici del triangolo della morte, assieme a Biancavilla e Adrano. Campo di battaglia della guerra fra i clan vicini a Ercolano - Santapaola contro quelli afferenti ai Laudani.
Contrariamente ad Adrano, che aveva una tradizione rossa di lotte dei braccianti, Paternò era ed è nera. Nera come la peste.
Purtroppo, come di solito avviene, questa situazione criminale di base ha provocato una profonda arretratezza e miseria.
Le persone, però, nonostante questo sono persone buone e capaci di grandi gesti. Come quelli del signore che ha denunciato lo stato di degrado e abbandono in cui è lasciata la città dai suoi amministratori, e che per questo si è trovato a salvare un uomo disabile in difficoltà, letteralmente abbandonato per strada dai servizi sanitari.
Tuttavia la popolazione è cieca. Continua a non capire da dove provengono i problemi. Oppure lo capisce ma sta zitta, perché ha paura. E così, il problema, ancora una volta sono gli africani.
Nonostante lo spaccio di crac e altre droghe pesanti in Sicilia continui ad essere saldamente nelle mani degli autoctoni, o forse proprio per questo, i siciliani continuano a puntare il dito contro lo straniero.
In questo caso non posso dire neanche l'uomo dalla pelle scura, perché la pelle scura l'abbiamo anche noi, visto che siamo africani.
E nulla può contro la realtà che la violenza e le molestie contro le donne in Sicilia sono compiute da uomini siciliani e giustificati da donne siciliane.
Il problema sarà sempre e comunque il nero. Il nero sbagliato, evidentemente, visto che il nero che si dovrebbe cacciare è ben altra cosa e non sta in basso, sta in alto.
 
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