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30 agosto 2026
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Squallore come tradizione
di Elisa Fontana *

Mi perdonerete il titolo del pezzo, ma più che un titolo è l’affresco di come si è ridotto il nostro Paese.

Non che partissimo da vette altissime, perché non possiamo certo dimenticare la stagione da leoni in cui minorenni imbarazzanti venivano gabellate per nipoti di Mubarak, con il bollo di certificazione del Parlamento, altrettanto allegre show girl passavano dalle cene eleganti alle sedi ministeriali o agli scranni parlamentari, si vendevano e si compravano senza nessuna vergogna senatori (toh, c’era già Lavitola di mezzo).

Insomma non proveniamo dall’Aeropago, non avevamo Cicerone in senato a declamare le Catilinarie, eravamo già su una buona china di squallore certificato. Ma teneva ancora un certo decoro istituzionale, fatto salvo Berlusconi che sapeva di potersi permettere di tutto in sede interna e internazionale, fidando nella dignità istituzionale degli altri che glissavano elegantemente sui suoi “culona inchiavabile” e amenità consimili e si limitavano magari a qualche sorrisetto sardonico scambiato fra loro.

Dunque non possiamo di certo ergerci a difensori del buon tempo passato, perché sarebbe esercizio risibile. Ma riconosciuto lo spessore poco commendevole del pregresso da cui veniamo, non possiamo non vedere e sottolineare il tetto non di cristallo, ma di materiale sicuramente meno nobile che abbiamo sfondato in questi ultimi anni.

Da quando il nostro Paese si è trasformato nella narrativa identitaria della destra in una nazione non ci sono più stati freni di nessun tipo, né politici, né di buongusto, né del ridicolo. L’armata brancaleone della politica finalmente arrivata nella stanza dei bottoni non ha perso i limiti, ha dimostrato di non averne mai avuti. Ha calato la maschera del proprio analfabetismo istituzionale brandendolo come una legittima arma di rivalsa dopo 80 anni di cordone sanitario.

Ed ecco eurodeputati, consiglieri regionali, sindaci senza nessun freno fare saluti fascisti, inneggiare a Mussolini, fare battute da trivio sugli ebrei. Ministri impelagati in losche faccende giudiziarie che non trovano affatto incompatibili con il loro ruolo istituzionale, sottosegretari che aprono ristoranti con l’uomo di fiducia dei clan mafiosi, resistendo per mesi a qualunque ipotesi di dimissioni e, nel frattempo, passando documenti riservati al compagno di partito che li userà in Parlamento per un attacco tanto sguaiato quanto propagandistico alle opposizioni.

E la seconda carica dello Stato che sembra un tifoso della curva, dimentico del suo ruolo super partes, che mette becco nelle candidature a sindaco di Milano, che si augura che rimuovano Ranucci, che fa il sarcastico tenendo nel frattempo squadernata la Gazzetta dello Sport mentre presiede in Senato, come fosse al bar, che riscrive la storia di via Rasella con tono beffardo cianciando di bande musicali tirolesi. Uno squallore senza fine e senza speranza.

E una presidente del consiglio alla canna del gas che usa le parole di Bonaccini che stava utilizzando i risultati di sondaggi e dell’analisi di flussi elettorali in una squallidissima polemica campata in aria, ma ottima per scatenare troll e bot di cui sono infarciti fino a scoppiarne i suoi profili. Come una comiziante qualsiasi, una Cetto Laqualunque in libera uscita che non deve rendere conto a nessuno e innanzitutto al ruolo che ricopre.

Ho cominciato a capire e interessarmi di politica nei primissimi anni Settanta, quindi ciascuno può capire quanto personale politico ho avuto modo di conoscere e anche disprezzare per la loro pochezza politica, gli intrallazzi, gli affari poco chiari, il cattivo odore che emanavano. Ma mai si era arrivati ad una Suburra del genere, così plateale, così sguaiata, così sfrontata, così squallida, appunto.

E la cosa che fa più paura è l’aver sdoganato un senso di normalità per tutti questi atteggiamenti e comportamenti. Basta andare a leggere i commenti sotto un qualunque articolo di qualsiasi quotidiano. Lo sdoganamento e la rivendicazione degli atteggiamenti più squallidi e politicamente riprovevoli sono all’ordine del giorno, ormai conquistati e dati per assodati.

E se il presidente del Senato si augura che Ranucci venga cacciato e si dichiara felice quando accade, c’è subito il gregge che applaude estasiato che un presidente del Senato di esprima come l’ultimo dei tifosi della curva nord. Perché ormai il mantra è “diciamo quello che pensiamo”, senza freni e senza limiti. E che nessuno osi dire che è spazzatura, perché anche quella dopo ottanta anni è diventata nobile.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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