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Pechino maschera la sua forza e prende tempo
di Piero Graglia *
Un domani, tra qualche anno o anche molti, se saremo ancora in circolazione, ripenseremo a questo tetro periodo affollato di «destri» in piena crisi di ego ipertrofico e di ego narcisistico al potere, e considereremo la grande eccezione, strana e silente, che ci accompagna, silenziosa, senza commenti, senza nessuna boutade aggressiva, sorniona quasi.
La Cina.
La Cina osserva, aspetta, non si dibatte, non tira fuori l'uccello a ogni pie' sospinto per far vedere che ce l'ha, gestisce ormai più del 35% dell'attività manifatturiera mondiale e ha superato ampiamente gli Stati Uniti in questo campo. E pure in altri.
Eppure, gigante economico, il suo ruolo politico è sottotraccia, e si esplica con il tipico atteggiamento della diplomazia orientale: aspettare, osservare, intervenire quando è il momento, dissimulare le proprie possibilità.
I cinesi rendono questo concetto strategico, alla base della loro ormai millenaria riflessione sui rapporti con gli altri, con una espressione semplice: tao guang yang hui (韬光养晦), maschera la tua forza, prendi tempo, non affrettarti. Nello stesso tempo rifugge dall'immobilismo, bisogna essere attivi in maniera selettiva: You suo zuo wei - (有所爲作).
Fa sorridere pensare che mentre quella che si crede la prima potenza mondiale - e lo è solo militarmente, non più economicamente né commercialmente - si agita come un vecchietto che cerca di fare sesso, la vecchia signora cinese costruisca silenziosamente la sua posizione che, deposte le polveri delle idiozie che sta facendo Trump e compagnia, la vedranno davvero come una domina accresciuta.
Gigante economico, gigante militare, interlocutore politico credibile, pur con tutti i suoi limiti che noi "occidentali" (cioè europei) le riconosciamo sul piano dei diritti umani.
Taiwan sarà quietamente assorbita e conquistata per esaurimento, tanti problemi di confine rientreranno con la repressione e il controllo militare interno, e l'Unione europea, gigante economico, verme militare e nano politico avrà assistito al sorpasso definitivo, restando essa il soggetto di ogni possibile cambiamento sperato, la candidata di ogni nuova azione di integrazione, ma drammaticamente e inevitabilmente al palo.
Studiate il cinese, sarà molto più importante dopo la trasformazione che stiamo vivendo, molto più del pessimo inglese che biascichiamo nelle aule universitarie credendoci così moderni e così avanti.
Siamo drammaticamente, ineluttabilmente indietro come chi all'età della pietra osserva chi ha scoperto il bronzo e poi il ferro.
* Docente universitario di Storia delle relazioni internazionali
 
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