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Sindaco cambia casacca e passa con Vannacci
di Aranka Korosi
Sono basita. Ma non sorpresa.
Quando si vota un sindaco, non si vota un volto da mettere in vetrina.
Si votano idee, valori, una linea politica precisa.
Non è che uno entra in cabina elettorale e pensa:
“Mah sì, voto lui… poi vediamo dove si piazza strada facendo.”
No.
Si vota sulla base di ciò che quel candidato rappresenta in quel momento.
E allora mi chiedo:
quanti cittadini avrebbero votato allo stesso modo sapendo che, poco dopo, il loro sindaco avrebbe aderito a una linea politica legata a Vannacci?
Quanti elettori, magari lontanissimi da certe posizioni su diritti, inclusione e rispetto, si ritrovano oggi rappresentati da qualcosa che non hanno mai scelto?
Perché qui non si parla di un semplice cambio di partito.
Qui si parla di un cambio di identità politica e culturale.
E no, non è un dettaglio.
Cambiare idea è umano.
Ma cambiare identità politica dopo aver incassato i voti…
ha un nome molto meno elegante.
I cittadini non sono ingenui.
Se ti fai eleggere per una cosa,
poi governi per quella.
Altrimenti non è politica.
È opportunismo.
E la fiducia tradita non è un’opinione: è un debito che prima o poi si paga.
 
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