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Giuli e la destra negano fondi a documentario su Giulio Regeni
di Claudio Visani
Il documentario "Tutto il male del mondo" sull'assassinio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore sequestrato, torturato e ucciso dal regime di Al Sisi, e sulla battaglia per ottenere verità e giustizia portata avanti da dieri anni dai suoi genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, non merita alcun contributo del Ministetro della Cultura.
Il documentario di Simone Manetti sta ottenendo un buon successo nelle sale, ha vinto il Nastro d'argento per la legalità ai David di Donatello, già 76 università hanno aderito all’iniziativa promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo per proiettarlo negli atenei e il 5 maggio verrà proiettato anche al Parlamento europeo, ma è stato escluso dai finanziamenti della commissione istituita dal ministro Giuli.
Per la destra al potere il film non è di alcun interesse culturale. La commissione ha deciso di elargire soldi alla qualunque, da Anima e Core al documentario sulla re delle fettuccine, ma non a quest'opera di alto valore sociale in cui tutta l'Italia dovrebbe riconoscersi.
"Una scelta politica - ha denunciato uno dei produttori, Domenico Procacci di Fandango - ed è incredibile che lo sia, perché la storia di Giulio dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese ma tutti".
Invece è diventata anch'essa battaglia politica, con la destra che sta più con Al Sisi che con Regeni e non perde occasione per allontanare, anche in questo modo, la battaglia per la verità e la giustizia.
 
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