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22 gennaio 2011
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Tragedia Concordia : UCPI , nuova gogna mediatica
di staff

I penalisti hanno stigmatizzato come "gogna mediatica" le ricostruzioni dei fatti e i dibattiti sull'accaduto apparse sulla stampa e in TV dopo la tragedia della nave da crociera Concordia.

"E’ comprensibile che dinanzi a tragedie così grandi come quella dell’isola del Giglio l’opinione pubblica venga informata e si cerchi subito il responsabile. - ha dichiarato in una nota l'Unione Camere Penali Italiane - Questo non giustifica però il solito, sempre più grottesco, processo mediatico, celebrato dalla giustizia di cartapesta di 'seconda serata', pronta ad emettere sentenze di piazza e ad eccitare la ripulsa morale. Tutto ciò in danno dell’accertamento giudiziario vero ed in favore di una giustizia sommaria in cui la condanna dovrebbe essere scritta all’istante e l’esecuzione della pena iniziare subito, senza perdere tempo in indagini né dibattimento".

I penalisti interbengono anche sulle critiche alla decisione del GIP di stabilire i domiciliari per il capitano Schettibo: "Come al solito, poi, quando l'invocazione alla galera immediata diventa un coro mediatico, ci si scaglia anche contro il GIP, che ha comunque privato della libertà l'indagato, se nella sua decisione non onora il riflesso brutale ed antigiuridico secondo il quale il carcere, e solo il carcere, deve precedere comunque l’accertamento della responsabilità, sussistano o meno le esigenze previste dalla legge per applicarlo in fase di indagine, ed a prescindere dal fatto che le stesse possano essere soddisfatte in altro modo".

"Ed allora, innanzitutto, - continua la nota UCPI - il giudice va difeso dagli attacchi mediatici ogniqualvolta la sua decisione risponde al principio di civiltà che vede la custodia in carcere come extrema ratio. Principio di civiltà, questo, spesso ribadito dalle massime autorità civili e religiose nel pieno consenso compito di tutti, ivi inclusi quei commentatori che poi, al primo fatto di cronaca, sono pronti a gettarlo alle ortiche per una libbra di consenso. Ma quel principio vale e deve essere difeso, sempre, in particolare proprio quando la gravità dei fatti oggetto di accertamento suscita emozioni collettive e si invoca la giustizia sommaria. Del resto, come ogni decisione giudiziaria, la decisione di un gip può essere legittimamente criticata, da tutti, ovviamente anche dal p.m., che è una parte processuale come le altre, purché con espressioni serene e senza eccitare gli animi già sconvolti dalla tragedia".

Per i penalisti, "In questo momento, invece di intonare il crucifige, è importante che si facciano indagini serie ed approfondite, per non ritrovarci, alla fine, senza nessun responsabile dell’accaduto, com’è successo per un’altra tragedia del mare in quello stesso Tirreno innanzi alla Toscana tanti anni fa".


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Dossier giustizia

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