Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
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03 febbraio 2010
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Pentiti : ddl Valentino , Alfano contrario , penalisti favorevoli
di staff

"Assolutamente contrario" al ddl Valentino, cosiddetto 'antipentiti', si e' dichiarato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, uscendo ieri dall'Aula di Montecitorio. Parlando con i giornalisti, Guardasigilli ha negato che vi sia l'appoggio del PDL al progetto di legge ed ha detto di dubitare che esso arrivera' in Aula: "Non fa parte del programma di governo, ne' dei nostri progetti. Non se n'e' discusso ne' e' stato avallato dal governo, dalla maggioranza o dalla consulta Giustizia del Pdl".

Il ddl, che ha subito generato commenti fortemente critici, prevede fra l'altro 1 che le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso a norma dell’articolo 12 assumano valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni, che le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti connessi assumano valore probatorio o di indizio ove sussistano specifiche condizioni e che siano inutilizzabili al sensi dell’articolo 191 le dichiarazioni assunte in violazione dei commi precedenti, anche in caso di riscontri meramente parziali. Inoltre limita l'utilizzabilita' delle dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da altre persone, salvo che l’esame di queste risulti impossibile per infermità temporanea e prevede che non possa essere assunta, a pena di inutilizzabilita', la deposizione di chi si rifiuta o non e' in grado di indicare la persona o la fonte da cui abbia appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame.

Mentre il ministro si dissocia e l'opposizione condanna il testo, si dicono invece favorevoli invece all'iniziativa i penalisti italiani, secondo cui il ddl Valentino "non può essere liquidato con demagogici allarmi". Secondo una nota dell'Unione camere Penali, "L’iniziativa del senatore Valentino merita di essere discussa e valutata sotto il profilo tecnico giuridico, ma non certo liquidata in maniera propagandistica, invocando la necessità della lotta alla mafia, chè anche tale lotta non può prescindere, in una democrazia, dalla necessità di un rigoroso accertamento del fatto. Che il problema dei pentiti esista solo gli ipocriti possono negarlo. Che nei maxi processi i pentiti la facciano spesso da padroni e che le regole di valutazione della prova si applichino in modo puramente teorico è parimenti noto. Ed è evidente a chiunque si preoccupi seriamente dei diritti fondamentali degli individui come non sia tollerabile dover sperare nel giudizio di cassazione, magari a distanza di quindici anni dall'inizio delle indagini, per vedere applicate regole di giudizio di elementare prudenza".

"Certo occorre forire agli accusati tutte le possibili garanzie - ha commentato il presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus, Rita Guma - ma va evitata la delegittimazione dei pentiti, molto comoda per la mafia e gia' portata avanti in molte occasioni anche da esponenti politici di primo piano". Peraltro, secondo il presidente dell'Osservatorio, "stupisce come vengano continuamente presentate, dal governo o da esponenti della maggioranza, leggi che in un modo o nell'altro portano danno alle vittime. Le poche leggi approvate a favore delle vittime prevedono prove tali da rendere incerto l'esito del procedimento anche quando i comportmenti illeciti sono stati chiaramente mesi in atto, come la legge sullo stalking, che fa dipendere la colpevolezza dell'accusato non dalle prove dei fatti commessi, ma dall'evetuale danno che ne sia derivato alla vittima delle persecuzioni. In quel caso, peraltro, parlando di garantismo, sussiste anche il rischio che vengno confermate false accuse per imputati innocenti".


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