 |
Pentiti
: ddl Valentino , Alfano contrario , penalisti favorevoli
di
staff
"Assolutamente contrario" al ddl Valentino, cosiddetto 'antipentiti',
si e' dichiarato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano,
uscendo ieri dall'Aula di Montecitorio. Parlando con i giornalisti,
Guardasigilli ha negato che vi sia l'appoggio del PDL al progetto
di legge ed ha detto di dubitare che esso arrivera' in Aula:
"Non fa parte del programma di governo, ne' dei nostri progetti.
Non se n'e' discusso ne' e' stato avallato dal governo, dalla
maggioranza o dalla consulta Giustizia del Pdl".
Il ddl, che ha subito generato commenti fortemente critici,
prevede fra l'altro 1 che le dichiarazioni rese dal coimputato
del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento
connesso a norma dell’articolo 12 assumano valore probatorio
o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni,
che le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti
connessi assumano valore probatorio o di indizio ove sussistano
specifiche condizioni e che siano inutilizzabili al sensi
dell’articolo 191 le dichiarazioni assunte in violazione dei
commi precedenti, anche in caso di riscontri meramente parziali.
Inoltre limita l'utilizzabilita' delle dichiarazioni relative
a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da altre
persone, salvo che l’esame di queste risulti impossibile per
infermità temporanea e prevede che non possa essere assunta,
a pena di inutilizzabilita', la deposizione di chi si rifiuta
o non e' in grado di indicare la persona o la fonte da cui
abbia appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame.
Mentre
il ministro si dissocia e l'opposizione condanna il testo,
si dicono invece favorevoli invece all'iniziativa i penalisti
italiani, secondo cui il ddl Valentino "non può essere liquidato
con demagogici allarmi". Secondo una nota dell'Unione camere
Penali, "L’iniziativa del senatore Valentino merita di essere
discussa e valutata sotto il profilo tecnico giuridico, ma
non certo liquidata in maniera propagandistica, invocando
la necessità della lotta alla mafia, chè anche tale lotta
non può prescindere, in una democrazia, dalla necessità di
un rigoroso accertamento del fatto. Che il problema dei pentiti
esista solo gli ipocriti possono negarlo. Che nei maxi processi
i pentiti la facciano spesso da padroni e che le regole di
valutazione della prova si applichino in modo puramente teorico
è parimenti noto. Ed è evidente a chiunque si preoccupi seriamente
dei diritti fondamentali degli individui come non sia tollerabile
dover sperare nel giudizio di cassazione, magari a distanza
di quindici anni dall'inizio delle indagini, per vedere applicate
regole di giudizio di elementare prudenza".
"Certo
occorre forire agli accusati tutte le possibili garanzie -
ha commentato il presidente dell'Osservatorio sulla legalita'
e sui diritti onlus, Rita Guma - ma va evitata la delegittimazione
dei pentiti, molto comoda per la mafia e gia' portata avanti
in molte occasioni anche da esponenti politici di primo piano".
Peraltro, secondo il presidente dell'Osservatorio, "stupisce
come vengano continuamente presentate, dal governo o da esponenti
della maggioranza, leggi che in un modo o nell'altro portano
danno alle vittime. Le poche leggi approvate a favore delle
vittime prevedono prove tali da rendere incerto l'esito del
procedimento anche quando i comportmenti illeciti sono stati
chiaramente mesi in atto, come la legge sullo stalking, che
fa dipendere la colpevolezza dell'accusato non dalle prove
dei fatti commessi, ma dall'evetuale danno che ne sia derivato
alla vittima delle persecuzioni. In quel caso, peraltro, parlando
di garantismo, sussiste anche il rischio che vengno confermate
false accuse per imputati innocenti".

 
Dossier
giustizia
|
|