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03 febbraio 2010
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Minori , maltrattamenti e abusi : relazione
di avv. Samuele Animali*

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Indicazioni e proposte operative
Area 1 Mancano studi epidemiologici regionali sui casi di minori sottoposti a violenze. Il fatto che nessuno conosca le reali dimensioni del fenomeno impedisce di affrontare efficacemente un problema che le statistiche nazionali ed internazionali indicano come molto diffuso e complesso: patologie delle cure – incuria, discuria, ipercuria -, maltrattamento fisico, maltrattamento psicologico, violenza assistita ed abuso sessuale. Sembra indispensabile la realizzazione di una ricerca, che in tempi brevi, consenta di ottenere una “fotografia” del fenomeno. Si ritiene che la ricerca debba coinvolgere i pediatri di libera scelta, gli operatori socio-sanitari dei consultori ASUR, dei servizi UMEE, degli ospedali pediatrici, dei reparti di pronto soccorso, di tutti i presidi ospedalieri e gli operatori di comunità educative e terapeutiche per minori. Si tratta di effettuare non solo una rilevazione dei casi per i quali le autorità giudiziarie hanno accertato la sussistenza del reato, ma anche dei casi di sospetto abuso o maltrattamento, per i quali sono in corso valutazioni psico-sociali e mediche o indagini giudiziarie. La compilazione di un questionario per ciascun minore dovrebbe consentire, per ogni caso, la definizione non solo dei sintomi manifesti, ma anche dei segni e degli indicatori psicofisici, tenendo conto della differenziazione degli stessi in relazione alle fasce di età. Fondamentale, ai fini di una corretta conoscenza del fenomeno e nella prospettiva di efficaci azioni di prevenzione, sarà la raccolta dei dati sociali, psicologici, medici, economici, ecc. del nucleo familiare del bambino sottoposto a violenza, nonché del soggetto abusante o presunto tale. Una ricerca di questo tipo consentirebbe, attraverso la costruzione di una banca dati regionale, di avviare, nel rispetto della privacy, un monitoraggio permanente dei casi accertati e di quelli per i quali vi è un sospetto di abuso o maltrattamento e permetterebbe la verifica degli esiti, a medio e lungo termine, dei trattamenti e percorsi avviati.

Area 2 La riflessione parte dalle criticità che caratterizzano la presa in carico dei casi di minori sottoposti a violenza. In primo luogo gli operatori incaricati di procedere all’allontanamento del minore dal contesto familiare, in cui si è perpetrata la violenza, sono spesso gli stessi a cui viene demandato il lavoro di presa in carico sociale e terapeutica della vittima e degli stessi abusanti o degli altri membri del nucleo familiare. Inoltre le risorse professionali, da dedicare alla terapia e più in generale alla realizzazione del progetto di cura del minore e di riabilitazione dei nuclei familiari coinvolti, sono molto esigue e non consentono la realizzazione delle terapie necessarie alla riparazione del trauma, limitandosi, spesso ad un semplice contenimento del danno psichico. Particolarmente importanti sarebbero la formazione, l’aggiornamento e la supervisione degli operatori coinvolti nella 8 presa in carico di questi casi. Tali iniziative sono frequenti, ma realizzate a macchia di leopardo e non favoriscono pertanto la costruzione di linguaggi condivisi e di strategie operative concordate. Infine la mancanza di linee guida regionali comporta spesso grossi ostacoli in ordine alla comunicazione interistituzionale tra i soggetti a vario titolo coinvolti nel percorso di tutela.(...)

Area 3 Sono state esaminate le linee guida in materia di maltrattamento e abuso già adottate da diverse regioni italiane, studiandone i nodi critici e gli aspetti che possono costituire un utile riferimento. Certamente una istituzione come la nostra non ha la legittimazione necessaria per entrare nel merito delle linee guida, che debbono essere necessariamente il frutto di un lavoro di confronto inter-istituzionale. Alcuni punti irrinunciabili sembrano essere oltre all’indicazione dei riferimenti normativi, ed in particolare quelli relativi alla tutela giuridica del minore e degli operatori, la definizione degli indicatori e l’individuazione di tipologie, degli schemi di segnalazione, delle modalità di coordinamento tra linee guida regionali e linee guida delle singole strutture e servizi. Crediamo che sia necessario giungere quanto prima alla costituzione di un gruppo interistituzionale, composto dai rappresentati di tutti gli enti pubblici coinvolti nella tutela dei minori sottoposti a violenze, che possa prevedere anche il confronto con esperti nazionali in materia, nonché con i rappresentanti del privato sociale, ampiamente coinvolti nel processo di accoglienza delle giovani vittime. Per evitare un approccio settoriale e quindi inefficace, sarà decisivo assicurare un coordinamento tra le attività di elaborazione delle linee guida sul maltrattamento ed abuso e quelle, già in corso, ma non ancora concluse, relative alle linee guida in materia di affido familiare e alla banca 9 dati regionale sui minori fuori della famiglia. Sarà inoltre decisivo recepire nelle suddette linee guida il lavoro prodotto dalla cabina di regia sull’infanzia e l’adolescenza, coordinato dall’Agenzia sanitaria regionale. Particolare attenzione dovrà essere dedicata al processo di rilevazione e segnalazione nonché alla definizione di tempi e modalità di presa in carico, assicurando la tempestività degli interventi e definendo procedure che consentano il monitoraggio longitudinale del caso e la verifica della corrispondenza del progetto terapeutico ai bisogni rilevati.

* Garante per l’infanzia e l’adolescenza – Ombudsman regionale delle Marche


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