 |
Minori
, maltrattamenti e abusi : relazione
di
avv. Samuele Animali*
<
pagina precedente
Indicazioni
e proposte operative
Area 1 Mancano studi epidemiologici regionali sui casi
di minori sottoposti a violenze. Il fatto che nessuno conosca
le reali dimensioni del fenomeno impedisce di affrontare efficacemente
un problema che le statistiche nazionali ed internazionali
indicano come molto diffuso e complesso: patologie delle cure
– incuria, discuria, ipercuria -, maltrattamento fisico, maltrattamento
psicologico, violenza assistita ed abuso sessuale. Sembra
indispensabile la realizzazione di una ricerca, che in tempi
brevi, consenta di ottenere una “fotografia” del fenomeno.
Si ritiene che la ricerca debba coinvolgere i pediatri di
libera scelta, gli operatori socio-sanitari dei consultori
ASUR, dei servizi UMEE, degli ospedali pediatrici, dei reparti
di pronto soccorso, di tutti i presidi ospedalieri e gli operatori
di comunità educative e terapeutiche per minori. Si tratta
di effettuare non solo una rilevazione dei casi per i quali
le autorità giudiziarie hanno accertato la sussistenza del
reato, ma anche dei casi di sospetto abuso o maltrattamento,
per i quali sono in corso valutazioni psico-sociali e mediche
o indagini giudiziarie. La compilazione di un questionario
per ciascun minore dovrebbe consentire, per ogni caso, la
definizione non solo dei sintomi manifesti, ma anche dei segni
e degli indicatori psicofisici, tenendo conto della differenziazione
degli stessi in relazione alle fasce di età. Fondamentale,
ai fini di una corretta conoscenza del fenomeno e nella prospettiva
di efficaci azioni di prevenzione, sarà la raccolta dei dati
sociali, psicologici, medici, economici, ecc. del nucleo familiare
del bambino sottoposto a violenza, nonché del soggetto abusante
o presunto tale. Una ricerca di questo tipo consentirebbe,
attraverso la costruzione di una banca dati regionale, di
avviare, nel rispetto della privacy, un monitoraggio permanente
dei casi accertati e di quelli per i quali vi è un sospetto
di abuso o maltrattamento e permetterebbe la verifica degli
esiti, a medio e lungo termine, dei trattamenti e percorsi
avviati.
Area 2 La riflessione parte dalle criticità che caratterizzano
la presa in carico dei casi di minori sottoposti a violenza.
In primo luogo gli operatori incaricati di procedere all’allontanamento
del minore dal contesto familiare, in cui si è perpetrata
la violenza, sono spesso gli stessi a cui viene demandato
il lavoro di presa in carico sociale e terapeutica della vittima
e degli stessi abusanti o degli altri membri del nucleo familiare.
Inoltre le risorse professionali, da dedicare alla terapia
e più in generale alla realizzazione del progetto di cura
del minore e di riabilitazione dei nuclei familiari coinvolti,
sono molto esigue e non consentono la realizzazione delle
terapie necessarie alla riparazione del trauma, limitandosi,
spesso ad un semplice contenimento del danno psichico. Particolarmente
importanti sarebbero la formazione, l’aggiornamento e la supervisione
degli operatori coinvolti nella 8 presa in carico di questi
casi. Tali iniziative sono frequenti, ma realizzate a macchia
di leopardo e non favoriscono pertanto la costruzione di linguaggi
condivisi e di strategie operative concordate. Infine la mancanza
di linee guida regionali comporta spesso grossi ostacoli in
ordine alla comunicazione interistituzionale tra i soggetti
a vario titolo coinvolti nel percorso di tutela.(...)
Area
3 Sono state esaminate le linee guida in materia di maltrattamento
e abuso già adottate da diverse regioni italiane, studiandone
i nodi critici e gli aspetti che possono costituire un utile
riferimento. Certamente una istituzione come la nostra non
ha la legittimazione necessaria per entrare nel merito delle
linee guida, che debbono essere necessariamente il frutto
di un lavoro di confronto inter-istituzionale. Alcuni punti
irrinunciabili sembrano essere oltre all’indicazione dei riferimenti
normativi, ed in particolare quelli relativi alla tutela giuridica
del minore e degli operatori, la definizione degli indicatori
e l’individuazione di tipologie, degli schemi di segnalazione,
delle modalità di coordinamento tra linee guida regionali
e linee guida delle singole strutture e servizi. Crediamo
che sia necessario giungere quanto prima alla costituzione
di un gruppo interistituzionale, composto dai rappresentati
di tutti gli enti pubblici coinvolti nella tutela dei minori
sottoposti a violenze, che possa prevedere anche il confronto
con esperti nazionali in materia, nonché con i rappresentanti
del privato sociale, ampiamente coinvolti nel processo di
accoglienza delle giovani vittime. Per evitare un approccio
settoriale e quindi inefficace, sarà decisivo assicurare un
coordinamento tra le attività di elaborazione delle linee
guida sul maltrattamento ed abuso e quelle, già in corso,
ma non ancora concluse, relative alle linee guida in materia
di affido familiare e alla banca 9 dati regionale sui minori
fuori della famiglia. Sarà inoltre decisivo recepire nelle
suddette linee guida il lavoro prodotto dalla cabina di regia
sull’infanzia e l’adolescenza, coordinato dall’Agenzia sanitaria
regionale. Particolare attenzione dovrà essere dedicata al
processo di rilevazione e segnalazione nonché alla definizione
di tempi e modalità di presa in carico, assicurando la tempestività
degli interventi e definendo procedure che consentano il monitoraggio
longitudinale del caso e la verifica della corrispondenza
del progetto terapeutico ai bisogni rilevati.
*
Garante per l’infanzia e l’adolescenza – Ombudsman regionale
delle Marche
 
Dossier
diritti
|
|