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Minori
, maltrattamenti e abusi : relazione
di
avv. Samuele Animali*
Pubblichiamo alcuni interessanti stralci della relazione
del Garante per i minori della regione Marche, avv, Samuele
Animali, in quanto validi sia per conoscere il fenomeno a
livello generale, sia come strumento di proposta per affrontarlo.
(...)
Panorama Per maltrattamento e abuso sull'infanzia si
intende una situazione in cui un soggetto di età inferiore
ai 18 anni è oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica.
Il maltrattamento si realizza attraverso condotte attive (come
percosse, lesioni, atti sessuali, eccesso di cura) o in una
condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono) e comunque
con atti che turbano gravemente il bambino o attentano alla
sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo,
intellettivo e morale.
Il Centro nazionale di documentazione e analisi sull’infanzia
e adolescenza ha proposto, in passato, un sistema di monitoraggio,
che non è stato attivato. Ad oggi possediamo soltanto i dati
indiretti, rilevabili dalle statistiche giudiziarie e dalle
statistiche sui disturbi psicofisici e i traumi correlati
alle esperienze sfavorevoli infantili (ESI). E' difficile
dire quanto delle variazioni intercorse negli ultimi anni
nel numero delle denunce di abusi sui minorenni in Italia
sia imputabile al variare vero e proprio del fenomeno e quanto,
invece, dipenda dalle sopraggiunte normative – L. n. 66/1996
(violenza sessuale) e L. n. 269/1998 (sfruttamento della prostituzione,
della pornografia e del turismo sessuale). Situazioni di sospetto
vanno segnalate ai servizi sociali per approfondimenti, mentre
vengono senz'altro denunciate all'Autorità giudiziaria le
inequivocabili situazioni di reato. Vi è tuttavia motivo di
pensare che la componente non conosciuta abbia caratteristiche
diverse da quella nota e che i delitti denunciati per i quali
l’autorità giudiziaria ha iniziato l’azione penale rappresentino
soltanto una parte del fenomeno.
Al riguardo si può sottolineare che in tre casi su quattro
le persone denunciate appartengono alla cerchia familiare
o alla cerchia di conoscenze della vittima; tra le fattispecie
di reato in crescita vanno segnalate la detenzione di materiale
pornografico attraverso sfruttamento di minori e l’uso di
minori in attività di accattonaggio. I reati di violenza sessuale
e prostituzione minorile e i reati che interessano la famiglia
(maltrattamenti in famiglia, violazione degli obblighi di
assistenza familiare ecc.) manifestano un andamento tendenzialmente
crescente. Questo dato peraltro va considerato in relazione
con la propensione alla denuncia piuttosto che come rivelatore
di variazioni effettive nella magnitudo dei singoli fenomeni.
In effetti, con riferimento al tasso medio annuo di vittime
di violenze sessuali, si rilevano valori decisamente maggiori
rispetto al valore medio italiano in regioni con un maggiore
livello di spesa pro capite in servizi sociali comunali per
famiglie e minori e con una più diffusa presenza di consultori
(Toscana, Emilia-Romagna, Liguria).
Certamente
l'emersione del fenomeno è influenzata da fattori) contestuali
quali lo stato dei servizi, la cultura e la formazione degli
operatori, il grado di fiducia nelle istituzioni, in particolare
nelle forze dell’ordine e nell’autorità giudiziaria. Questo
vale specialmente per i tipi di reato storicamente rimasti
tra le mura casalinghe: maltrattamenti in famiglia o verso
fanciulli e violazione degli obblighi di assistenza familiare.
I casi di maltrattamento ed abuso vengono rilevati relativamente
tardi. Circa il 65% dei minorenni segnalati ha tra gli 11
e i 17 anni. È tardi perché tanto più intima è la relazione
con il perpetratore tanto maggiore è la probabilità che le
violenze non siano state un episodio isolato, bensì eventi
cronicizzatisi nel corso del tempo, con una possibile escalation
nel grado di intrusività degli atti. Il ritardo è anche conseguenza
della difficoltà di validare e ancor più di sostanziare in
sede processuale le rilevazioni su bambini di età più bassa.
A questo dato giudiziario si affianca quello clinico dell’aumento
dei quadri sindromici tipici del maltrattamento tra i minori,
ossia dei disturbi – psichici, alimentari e delle condotte
- di cui soffrono i bambini in conseguenza di ESI o dei traumi
prodotti dal maltrattamento. I disturbi d’ansia colpiscono
circa il 25% dei bambini, i disturbi mentali 1 bambino su
8, i disturbi del comportamento alimentare fra il 3 e il 5%
dei bambini e il 30% delle piccole vittime di bullismo sono
minori che hanno già subito esperienze sfavorevoli infantili.
Non tutti i bambini che presentano questi sintomi sono stati
maltrattati o violentati, ma gli studi in materia confermano
ormai una diretta correlazione tra l’esposizione a violenze
fisiche o psicologiche e la manifestazione dei disturbi sopraindicati.
Manca
però un sistema strutturato di raccolta, analisi e diffusione
delle informazioni qualitative e quantitative sul fenomeno
del maltrattamento e dell'abuso sui minori e sull’azione delle
pubbliche amministrazioni. L’insoddisfazione per la qualità
dei dati è stata oggetto di rilievo anche da parte di organismi
internazionali e riguarda anche i casi emersi, cioè i casi
più gravi ed eclatanti. Ci sono fattispecie che, con ogni
probabilità, sono largamente misconosciute, come per esempio
le violenze agite da attori adulti nei contesti istituzionali,
quali scuola, strutture di accoglienza, servizi sociosanitari.
Tale gap informativo produce anche notevoli problemi rispetto
ad una corretta implementazione della Convenzione ONU sui
diritti del fanciullo (ratificata in Italia con legge 176/1991).
E’
possibile cercare di ricostruire le dimensioni del fenomeno
attraverso qualche stima. Per esempio una ricerca collegata
ad uno studio ONU sulla violenza all’infanzia (UNICEF, 2006)
ha ipotizzato che in Italia il numero di minori vittime di
violenza assistita, cioè testimoni di violenza domestica ai
danni di un altro familiare, in genere la madre, oscillerebbe
tra circa 400.000 soggetti fino a oltre un milione, cioè tra
il 4% e il 9% della popolazione italiana al di sotto dei 18
anni. Tra le fonti più conosciute e attendibili vi è la ricerca
retrospettiva realizzata dal Centro nazionale di documentazione
e analisi per l’infanzia e l’adolescenza nel 2006. Questa
ricerca ha permesso di stimare la diffusione di esperienze
di maltrattamento (maltrattamento psicologico grave, maltrattamento
fisico grave, violenza assistita) e di molestie e violenze
sessuali subite nell’infanzia dalla popolazione femminile
italiana.
L'indagine
evidenzia che il 5,9% delle donne dai 19 ai 60 anni riferisce
di aver fatto esperienza di almeno una qualche forma di abuso
sessuale, non associata a forme di maltrattamento, prima dei
18 anni; il 18,1% è stato esposto ad abuso sessuale e maltrattamenti,
mentre il 49,6% ha vissuto almeno una qualche forma lieve,
moderata o grave di maltrattamenti. Le stime comprendono situazioni
di varia gravità, si può quindi immaginare che solo una parte
di esse avrebbe potuto, oggi, tradursi in segnalazioni alle
autorità o ai servizi. Esperti da noi interpellati arrivano
a stimare 300 decessi l'anno in Italia, 30mila pratiche giudiziarie
aperte per sospetti abusi e 50mila per sospetti maltrattamenti.
Le
classifiche stilate da Unicef e autorevoli università pongono
il nostro paese in una posizione piuttosto bassa tra gli stati
Europei per quanto riguarda i livelli di benessere dei bambini
(attorno al 20° posto su 25 a seconda degli items considerati).
Anche i dati OCSE pongono l’Italia al 20° posto, fra gli Stati
dell’organizzazione, per spesa sociale a favore delle famiglie.
E' piuttosto evidente che il maltrattamento all’infanzia non
è considerato un problema di salute pubblica nazionale. Secondo
gli operatori (è per esempio la posizione del CISMAI) vengono
privilegiati interventi riparativi, realizzati con risorse
insufficienti, ed un approccio repressivo del maltrattamento.
Le Regioni italiane si sono attrezzate in materia di prevenzione
e protezione dall’abuso soprattutto dopo la riforma del Titolo
V della Costituzione. Diverse Regioni, non le Marche, hanno
adottato linee guida in materia di maltrattamento ed abuso
(Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo,
Molise e Campania), tentando una prima organizzazione di centri
e di reti specialistiche, attraverso la costituzione di nuclei
di tutela e centri di riferimento e mediante la codifica di
procedure strutturate di segnalazione, diagnosi e presa in
carico. Si tratta tuttavia di prassi non omogenee. Manca un
approccio sistematico, anche in conseguenza della carenza
di una chiara progettualità legislativa che ridefinisca il
sistema delle responsabilità istituzionali e delle tutele
del bambino, alla luce delle convenzioni internazionali, convenzioni
ratificate dall’Italia ma non ancora pienamente attuate (Convenzione
ONU Articoli 2,3, 19, 26, 27, 34, 35. Convenzione Strasburgo
Art. 3, 4, 5, 7, 9, 10, 12, 13).
Nel
Regno Unito, per esempio, esiste un Children Act, che orienta
le politiche e fissa le responsabilità istituzionali. Il panorama
internazionale in tema di politiche di prevenzione e protezione
è invece molto interessante. L’Organizzazione Mondiale della
Sanità, in particolare, ha recentemente approvato una guida
per i Ministeri della salute a livello mondiale in tema di
protezione dai danni della violenza (WHO, Preventing injuries
and violence, 2008). Ogni ministero, secondo l’OMS, dovrebbe
avere uno specifico focal point con un suo proprio budget
autonomo per attuare politiche di prevenzione della violenza
e degli incidenti in danno dei bambini. Inoltre dovrebbe sviluppare
un piano di azione per la prevenzione della violenza (una
delle raccomandazioni del Rapporto 2002 su violenza e salute
dell’OMS, mai attuate in Italia) e attivare un sistema di
monitoraggio continuo per la raccolta dei dati sul fenomeno,
oltre che pianificare ed assicurare servizi di prevenzione,
cura e formazione continua.
Con
specifico riferimento alla Regione Marche si può sottolineare
che la quota di spesa per minori e famiglie, in proporzione
alla popolazione residente, è minore rispetto alla media nazionale.
Le Marche hanno un numero di consultori marcatamente più basso
rispetto al valore medio nazionale (0,9 ogni 10.000 minori).
La debolezza dei servizi sociali ha un grave impatto sul sistema
di protezione, poiché rende più debole tutta la rete di tutela.
Per esempio lascia soli gli insegnanti che rilevano situazioni
di possibile pregiudizio e rende più difficile l’attuazione
di misure di protezione e di assistenza eventualmente disposte
dall’autorità giudiziaria ordinaria e minorile.
continua
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