Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
03 febbraio 2010
tutti gli speciali

Minori , maltrattamenti e abusi : relazione
di avv. Samuele Animali*

Pubblichiamo alcuni interessanti stralci della relazione del Garante per i minori della regione Marche, avv, Samuele Animali, in quanto validi sia per conoscere il fenomeno a livello generale, sia come strumento di proposta per affrontarlo.

(...)
Panorama Per maltrattamento e abuso sull'infanzia si intende una situazione in cui un soggetto di età inferiore ai 18 anni è oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica. Il maltrattamento si realizza attraverso condotte attive (come percosse, lesioni, atti sessuali, eccesso di cura) o in una condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono) e comunque con atti che turbano gravemente il bambino o attentano alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale.

Il Centro nazionale di documentazione e analisi sull’infanzia e adolescenza ha proposto, in passato, un sistema di monitoraggio, che non è stato attivato. Ad oggi possediamo soltanto i dati indiretti, rilevabili dalle statistiche giudiziarie e dalle statistiche sui disturbi psicofisici e i traumi correlati alle esperienze sfavorevoli infantili (ESI). E' difficile dire quanto delle variazioni intercorse negli ultimi anni nel numero delle denunce di abusi sui minorenni in Italia sia imputabile al variare vero e proprio del fenomeno e quanto, invece, dipenda dalle sopraggiunte normative – L. n. 66/1996 (violenza sessuale) e L. n. 269/1998 (sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale). Situazioni di sospetto vanno segnalate ai servizi sociali per approfondimenti, mentre vengono senz'altro denunciate all'Autorità giudiziaria le inequivocabili situazioni di reato. Vi è tuttavia motivo di pensare che la componente non conosciuta abbia caratteristiche diverse da quella nota e che i delitti denunciati per i quali l’autorità giudiziaria ha iniziato l’azione penale rappresentino soltanto una parte del fenomeno.

Al riguardo si può sottolineare che in tre casi su quattro le persone denunciate appartengono alla cerchia familiare o alla cerchia di conoscenze della vittima; tra le fattispecie di reato in crescita vanno segnalate la detenzione di materiale pornografico attraverso sfruttamento di minori e l’uso di minori in attività di accattonaggio. I reati di violenza sessuale e prostituzione minorile e i reati che interessano la famiglia (maltrattamenti in famiglia, violazione degli obblighi di assistenza familiare ecc.) manifestano un andamento tendenzialmente crescente. Questo dato peraltro va considerato in relazione con la propensione alla denuncia piuttosto che come rivelatore di variazioni effettive nella magnitudo dei singoli fenomeni. In effetti, con riferimento al tasso medio annuo di vittime di violenze sessuali, si rilevano valori decisamente maggiori rispetto al valore medio italiano in regioni con un maggiore livello di spesa pro capite in servizi sociali comunali per famiglie e minori e con una più diffusa presenza di consultori (Toscana, Emilia-Romagna, Liguria).

Certamente l'emersione del fenomeno è influenzata da fattori) contestuali quali lo stato dei servizi, la cultura e la formazione degli operatori, il grado di fiducia nelle istituzioni, in particolare nelle forze dell’ordine e nell’autorità giudiziaria. Questo vale specialmente per i tipi di reato storicamente rimasti tra le mura casalinghe: maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli e violazione degli obblighi di assistenza familiare. I casi di maltrattamento ed abuso vengono rilevati relativamente tardi. Circa il 65% dei minorenni segnalati ha tra gli 11 e i 17 anni. È tardi perché tanto più intima è la relazione con il perpetratore tanto maggiore è la probabilità che le violenze non siano state un episodio isolato, bensì eventi cronicizzatisi nel corso del tempo, con una possibile escalation nel grado di intrusività degli atti. Il ritardo è anche conseguenza della difficoltà di validare e ancor più di sostanziare in sede processuale le rilevazioni su bambini di età più bassa.

A questo dato giudiziario si affianca quello clinico dell’aumento dei quadri sindromici tipici del maltrattamento tra i minori, ossia dei disturbi – psichici, alimentari e delle condotte - di cui soffrono i bambini in conseguenza di ESI o dei traumi prodotti dal maltrattamento. I disturbi d’ansia colpiscono circa il 25% dei bambini, i disturbi mentali 1 bambino su 8, i disturbi del comportamento alimentare fra il 3 e il 5% dei bambini e il 30% delle piccole vittime di bullismo sono minori che hanno già subito esperienze sfavorevoli infantili. Non tutti i bambini che presentano questi sintomi sono stati maltrattati o violentati, ma gli studi in materia confermano ormai una diretta correlazione tra l’esposizione a violenze fisiche o psicologiche e la manifestazione dei disturbi sopraindicati.

Manca però un sistema strutturato di raccolta, analisi e diffusione delle informazioni qualitative e quantitative sul fenomeno del maltrattamento e dell'abuso sui minori e sull’azione delle pubbliche amministrazioni. L’insoddisfazione per la qualità dei dati è stata oggetto di rilievo anche da parte di organismi internazionali e riguarda anche i casi emersi, cioè i casi più gravi ed eclatanti. Ci sono fattispecie che, con ogni probabilità, sono largamente misconosciute, come per esempio le violenze agite da attori adulti nei contesti istituzionali, quali scuola, strutture di accoglienza, servizi sociosanitari. Tale gap informativo produce anche notevoli problemi rispetto ad una corretta implementazione della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (ratificata in Italia con legge 176/1991).

E’ possibile cercare di ricostruire le dimensioni del fenomeno attraverso qualche stima. Per esempio una ricerca collegata ad uno studio ONU sulla violenza all’infanzia (UNICEF, 2006) ha ipotizzato che in Italia il numero di minori vittime di violenza assistita, cioè testimoni di violenza domestica ai danni di un altro familiare, in genere la madre, oscillerebbe tra circa 400.000 soggetti fino a oltre un milione, cioè tra il 4% e il 9% della popolazione italiana al di sotto dei 18 anni. Tra le fonti più conosciute e attendibili vi è la ricerca retrospettiva realizzata dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza nel 2006. Questa ricerca ha permesso di stimare la diffusione di esperienze di maltrattamento (maltrattamento psicologico grave, maltrattamento fisico grave, violenza assistita) e di molestie e violenze sessuali subite nell’infanzia dalla popolazione femminile italiana.

L'indagine evidenzia che il 5,9% delle donne dai 19 ai 60 anni riferisce di aver fatto esperienza di almeno una qualche forma di abuso sessuale, non associata a forme di maltrattamento, prima dei 18 anni; il 18,1% è stato esposto ad abuso sessuale e maltrattamenti, mentre il 49,6% ha vissuto almeno una qualche forma lieve, moderata o grave di maltrattamenti. Le stime comprendono situazioni di varia gravità, si può quindi immaginare che solo una parte di esse avrebbe potuto, oggi, tradursi in segnalazioni alle autorità o ai servizi. Esperti da noi interpellati arrivano a stimare 300 decessi l'anno in Italia, 30mila pratiche giudiziarie aperte per sospetti abusi e 50mila per sospetti maltrattamenti. Le classifiche stilate da Unicef e autorevoli università pongono il nostro paese in una posizione piuttosto bassa tra gli stati Europei per quanto riguarda i livelli di benessere dei bambini (attorno al 20° posto su 25 a seconda degli items considerati). Anche i dati OCSE pongono l’Italia al 20° posto, fra gli Stati dell’organizzazione, per spesa sociale a favore delle famiglie. E' piuttosto evidente che il maltrattamento all’infanzia non è considerato un problema di salute pubblica nazionale. Secondo gli operatori (è per esempio la posizione del CISMAI) vengono privilegiati interventi riparativi, realizzati con risorse insufficienti, ed un approccio repressivo del maltrattamento.

Le Regioni italiane si sono attrezzate in materia di prevenzione e protezione dall’abuso soprattutto dopo la riforma del Titolo V della Costituzione. Diverse Regioni, non le Marche, hanno adottato linee guida in materia di maltrattamento ed abuso (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise e Campania), tentando una prima organizzazione di centri e di reti specialistiche, attraverso la costituzione di nuclei di tutela e centri di riferimento e mediante la codifica di procedure strutturate di segnalazione, diagnosi e presa in carico. Si tratta tuttavia di prassi non omogenee. Manca un approccio sistematico, anche in conseguenza della carenza di una chiara progettualità legislativa che ridefinisca il sistema delle responsabilità istituzionali e delle tutele del bambino, alla luce delle convenzioni internazionali, convenzioni ratificate dall’Italia ma non ancora pienamente attuate (Convenzione ONU Articoli 2,3, 19, 26, 27, 34, 35. Convenzione Strasburgo Art. 3, 4, 5, 7, 9, 10, 12, 13).

Nel Regno Unito, per esempio, esiste un Children Act, che orienta le politiche e fissa le responsabilità istituzionali. Il panorama internazionale in tema di politiche di prevenzione e protezione è invece molto interessante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in particolare, ha recentemente approvato una guida per i Ministeri della salute a livello mondiale in tema di protezione dai danni della violenza (WHO, Preventing injuries and violence, 2008). Ogni ministero, secondo l’OMS, dovrebbe avere uno specifico focal point con un suo proprio budget autonomo per attuare politiche di prevenzione della violenza e degli incidenti in danno dei bambini. Inoltre dovrebbe sviluppare un piano di azione per la prevenzione della violenza (una delle raccomandazioni del Rapporto 2002 su violenza e salute dell’OMS, mai attuate in Italia) e attivare un sistema di monitoraggio continuo per la raccolta dei dati sul fenomeno, oltre che pianificare ed assicurare servizi di prevenzione, cura e formazione continua.

Con specifico riferimento alla Regione Marche si può sottolineare che la quota di spesa per minori e famiglie, in proporzione alla popolazione residente, è minore rispetto alla media nazionale. Le Marche hanno un numero di consultori marcatamente più basso rispetto al valore medio nazionale (0,9 ogni 10.000 minori). La debolezza dei servizi sociali ha un grave impatto sul sistema di protezione, poiché rende più debole tutta la rete di tutela. Per esempio lascia soli gli insegnanti che rilevano situazioni di possibile pregiudizio e rende più difficile l’attuazione di misure di protezione e di assistenza eventualmente disposte dall’autorità giudiziaria ordinaria e minorile.

continua >


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale