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28 gennaio 2010
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Etica e politica : ribellarsi all'arma della burocrazia
di Rodolfo Roselli*

In Italia siamo spettatori di uno Stato invasivo, estorsore e parassita che ha tutto l'interesse d'alimentare la burocrazia,attraverso leggi costruite dai politici. Da tempo si realizza un triangolo perverso politica-burocrazia-elettorato ove le leggi cervellotiche prodotte dalla politica, vengono date in esecuzione alla burocrazia che le rende ancor più assurde, fino a spingere l'elettore, per salvarsi a chiedere aiuto alla politica che stabilisce con il voto di scambio il prezzo da pagare.

In questo modo si esercita un controllo su aspetti sempre più dettagliati delle attività umane che, di conseguenza, vengono vincolate e negativamente condizionate da una regolamentazione irrazionale e assolutamente strumentalizzata. In questo modo la politica è ben lontana dal garantire una serena vita democratica, ma tende ad insinuarsi fin entro i minimi particolari dell'individuo, costringendolo a sopportare una ipertrofia legislativa, una legislazione degenere e un crescente potere della partitocrazia, proprio attraverso la burocrazia che diviene il suo braccio operativo. Si attua una missione distorta del funzionario pubblico, che per definizione dovrebbe essere un funzionario dello Stato, cioè un funzionario del popolo sovrano e che dovrebbe applicare le regole sistematicamente e nei confronti di tutti indipendentemente da qualsiasi colore politico. Nulla di tutto questo oggi si verifica, nessuna sistematicità, le regole si applicano solo quando conviene, viene colpito chi non si può difendere ed esonerato il potente, si compiono atti senza nemmeno conoscere se sono eseguiti in modo corretto.

Viviamo dunque in un regime dispotico, che ha creato per suo vantaggio, il ceto dei parassiti che mettono le mani sulle risorse prodotte da chi lavora, trasformando gli incarichi pubblici in strutture che non hanno l'obbligo di produrre nulla, di promuovere lo scoraggiamento e necessitano solo di essere mantenute dalle imposte. Tutto questo diviene palese quando si verificano problemi gravissimi che lo Stato è chiamato a risolvere tempestivamente, come il problema dell'immondizia nelle città meridionali, della durata dei processi, che si affronta in modo distorto,della gestione della sanità, costosissima e piena di aree lacunose e sovente tragiche, problemi dei quali se ne parla da decenni e come tali restano.

Un singolare episodio può essere citato per dimostrare la qualità dei nostri legislatori. Al Senato recentemente 151 senatori di tutte le parti politiche, si sono impegnati per depositare un disegno di legge che regolasse il "Trasporto dei minori su moto",da nessuno mai sollecitato. Questo dotto impegno oltre a sparare a ventaglio divieti e relative sanzioni, 285 euro e fermo del veicolo, ha sentito il bisogno di statuibile quali dovessero essere le persone da trasportare, la loro fascia di età, il loro peso, la loro statura, le dimensioni e le forme dei seggiolini e altre imbecillità. Hanno trascurato di rendere obbligatoria ai guidatori l'abilitazione a saper fare anche i salti mortali, ma un emendamento è sempre possibile per rimediare. Dunque pronti ad emanare norme oppressive, difficilmente applicabili, valutabili più soggettivamente che oggettivamente, destinate a incamerare multe e rendere la vita del cittadino sempre più difficile e sempre lontane dal buon senso che usato da persone in buona fede potrebbe consigliare di evitare queste stupidità.

Del resto questo sistema subdolo l'impadronirsi del potere attraverso la burocrazia, non è di oggi. Tra l'ottocento e il novecento la burocrazia è cresciuta del 500 per cento. Agli inizi del seicento in Francia i burocrati erano circa l'1% della popolazione, oggi superano il 6% e parliamo di una nazione che ha 7000 leggi nazionali e regionali, e non dell'Italia che ne ha circa 350.000, ma da noi la burocrazia alimenta anche persone che nessuno vorrebbe. A fine ottocento si sosteneva che un prelievo fiscale del 12% del PIL, fosse già un pericolo per la libertà e per lo sviluppo economico di una nazione, Keynes ne stabiliva la soglia massima invalicabile al 15%, oggi abbiamo raggiunto il livello più alto d'Europa prossimo al 50%,un livello che non serve a nulla perché poi si afferma che comunque soldi in cassa non ci sono. Non è dunque una fatto casuale che oggi l'Italia ha un debito pubblico spaventoso, che il deficit delle spese statali continua a crescere, che tutti ormai si sono resi conto che i costi della nostra politica sono i più elevati dell'Europa, perché se il 50% delle entrate produttive viene dissipato nei parassitimi, ben poco resta per lo sviluppo della nazione.

Oggi i responsabili della nostra economia si vantano di aver gestito la crisi finanziaria mondiale meglio di altre nazioni europee, e allora perché mai anche nello sviluppo del PIL noi siamo sempre in coda alle altre nazioni, citate come meno virtuose? Le politiche redistributive dei redditi hanno realizzato di fatto la più grande mistificazione nei confronti dei cittadini. Queste vendute ai creduloni come un novello teorema di Robin Hood, togliere ai ricchi per dare ai poveri, hanno invece permesso allo Stato un gigantesco spostamento di risorse dalle attività produttive a quelle improduttive, per creare rendite utili solo a comperare il consenso. Una strategia che ha permesso di dare stabilità politica attraverso la sovvenzione di un immenso stuolo di clientes, con effetti catastrofici per l'insieme sociale perché in questo modo lo Stato ha mangiato il futuro del paese, ha compromesso lo sviluppo ed ha tolto opportunità alle future generazioni, e poi li sbeffeggiano chiamandoli pure bamboccioni. Gli strumenti usati per questo disastro sono l'alta fiscalità, la spesa pubblica irrefrenabile, la riduzione del tasso di sviluppo che non possiede più risorse per investire.

Oggi molti si scandalizzano per i privilegi dei politici, degli sprechi, ma molti non ammettono di essere complici diretti o indiretti per aver tollerato queste impostazioni assurde, sapientemente spacciate per progressi sociali. Una di queste idee è il mantenimento a tutti i costi di livelli d'occupazione in aziende che, da tempo, non hanno prodotto ricchezza, bruciando risorse alla luce del sole con bilanci costantemente in rosso. Una caso emblematico è stato quello dell'Alitalia, svenduta a pochi affaristi e i cui debiti li abbiamo pagati noi. Non una operazione finanziaria, ma una immensa stupidaggine. Si è riusciti a confondere il rigore dei piani industriali ed economici con il lassismo della beneficenza a tutti i costi, si è preferito il dirigismo alla libertà economica.

Altra idea errata è stata quella di far credere che l'eventuale recupero dell'evasione fiscale potesse andare a beneficio di tutti. Sarebbe stato semplice dimostrarlo dedicando le somme recuperate alla riduzione del debito pubblico, cioè del debito che grava sulla testa di tutti, anche dei neonati. E invece, appena si scorge all'orizzonte una timida disponibilità di denaro, tesoretto o no, si riaccende subito la frenesia della spartizione, ma non a favore di tutti, ma di ben selezionate categorie, con distribuzione a pioggia la più ampia possibile, a scapito di ciascun beneficiario, tanto per perpetuare la citata distribuzione ai clientes. Redistribuzione non produttiva e anche ingannevole, perché ad esempio aumentare di 40 euro le pensioni modeste, per poi assorbire tutto ogni mese con gli aumenti dei servizi e dei generi alimentari, è solo una immensa truffa.

Al saccheggio dello Stato centrale, si è aggiunto anche il saccheggio del decentramento federativo o regionale. Vendutoci come mezzo per ridurre le spese e non creare nuovi privilegi e nuove poltrone e che la realtà dei numeri smentisce in modo definitivo. Come le pensioni base dei consiglieri regionali molisani, emiliani, liguri, veneti o marchigiani che corrispondono al 65% dell'indennità parlamentare, ma per i pugliesi è al 90% e per quella dei friulani e siciliani è al 100%. Perché mai l'assemblea regionale fiorentina con mezzo milione di abitanti in meno, costa di più di quella emiliana? Perché mai l'assemblea siciliana costa quanto le asseblee di Abruzzo, Basilicata, Emilia Romana, Liguria e Puglia messe insieme? Come mai ad ogni siciliano la loro assemblea costa più di 57 euro a testa, contro i 7,59 euro per ogni cittadino lombardo?

Perché mai in Piemonte si sono fatte, nel 2006, 907 sedute per un totale di 255 ore di lavori e in Lucania solo 23 sedute per un totale di 5 ore? Perché mai gli stipendi dei consiglieri regionali piemontesi, con annessi e connessi,ammontano a 16.630 euro al mese, i valdostani a 6.078, e gli umbri a 6.597? Perché mai le voci non tassabili degli stipendi dei consiglieri piemontesi ammontano a 10.176 euro, mentre per i valdostani ammontano a 516 euro? Perché mai chi guida l'assemblea pugliese ha uno stipendio mensile di 18.185 euro e colui che giuda l'assemblea umbra di 7.102 euro? Questi sono numeri terrificanti per noi contribuenti e dimostrano la falsità sia della enunciata riduzione delle spese che quella dei privilegi. Ma soprattutto questo dimostra che non esistono nemmeno le regole di decenza,ognuno fa come gli pare, questo non è federalismo ma anarchia, utile solo per sperperare il denaro pubblico con la massima facilità.

Il 15 Agosto 2007 l'allora ministro dell'Interno Amato dichiarava che intendeva adottare la dottrina Giuliani per combattere ogni illegalità a qualsiasi livello, consapevole che anche la piccola illegalità andasse combattuta perché propedeutica alla grande. Ebbene, a parte il fatto che dopo le chiacchiere nulla ha fatto, ha ignorato che la piccola e grande illegalità risiede proprio negli organi dell'amministrazione pubblica sia in modo diretto che indiretto, anche non seguendo coscientemente i controlli di sua responsabilità e quindi il metodo Giuliani va applicato con successo alla burocrazia. La grande ed efficace svolta che tutti gli italiani dovrebbero fare sarebbe quella di citare per danni proprio la burocrazia, in ogni occasione, continuamente, non dandole alcuna tregua, e chiedendo il risarcimento dei danni morali e materiali. (...) E la svolta sana dei cittadini dovrebbe estendersi a citare i parlamentari assenteisti che non lavorando truffano chi li paga, coloro che non sono capaci di fare le leggi che danneggiano tutti, coloro che allungano i tempi decisionali del parlamento che rendono poi obsoleta ogni norma appena completata, coloro che abusano in termini d'indennità di gettoni di presenza, le tuttora esistenti inadempienze verso i portaborse, le evasioni fiscali poi usate anche per drogarsi.

Queste azioni del pubblico, penetranti e senza alcuna sosta, avvengono su base singola e collettiva già all'estero da cittadini singoli o associati e non danno alcuno scampo ad ogni minima illegalità pubblica, ed è un utilissimo segnale deterrente per il futuro. Questa è la reale svolta politica del pubblico, colpendo duramente ogni politico di qualsiasi colore, per disinquinare il paese da queste persone indegne, ma per farla ci vogliono anche cittadini coraggiosi, e voi che dite …..ci sarebbero?

* stralci dell'intervento su Radio Gamma 5 del 27.1.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

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