15 giugno 2009

 
     

Cecenia : rapimenti , Corte dei diritti condanna la Russia
di Gabriella Mira Marq

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha giudicato la Russia colpevole di violazioni dei diritti umani in merito ai casi di alcuni Ceceni catturati dai Russi e di cui non si hanno piu' notizie.

Le famiglie ricorrenti hanno sostenuto, in particolare, che i loro parenti erano scomparsi dopo essere stati prelevati dai soldati russi e che le autorità nazionali non hanno effettuato una efficace indagine a seguito delle loro accuse e hanno citato gli articoli 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti disumani o degradanti), 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione dei diritti dell'uomo.

Ali Uspayev e Amir Magomedov, sono stati visti per l'ultima volta nelle prime ore del 18 luglio 2001, quando sono stati prelevati da un gruppo di uomini armati in uniformi mimetiche. Aslan Dokayev e Rustam Achkhanov, sarebbero invece stati feriti dal fuoco dei soldati sull'auto sulla quale viaggiavano e quindi caricati su un veicolo blindato militare; non sono stati visti da allora. Il governo, pur ammettendo che una particolare operazione militare era stata effettuata nel distretto in quella data, ha sostenuto che i due uomini siano fuggiti e quindi dispersi.

La Corte ha riconosciuto la violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita), a causa della morte di Ali Uspayev, Amir Magomedov, Aslan Dokayev e Rustam Achkhanov e l'assenza di un effettivo accertamento nei loro scomparsa, la violazione dell'articolo 3 (divieto di trattamenti disumani), a causa della sofferenza psicologica subita dai ricorrenti, la violazione dell'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), a causa della detenzione dei quattro uomini e infine la violazione dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo), in combinato disposto con l'articolo 2 ed ha stabilito il pagamento dei danni e delle spese a carico della Russia.

La Corte di Strasburgo ha anche esaminato il caso di un uomo russo ma abitante in Cecenia, che sarebbe stato prelevato nel 2001 dal suo appartamento (situato in quel momento vicino ad un posto di blocco russo) a seguito dell'irruzione di un gruppo di circa dieci uomini armati e mascherati in uniformi mimetiche. La moglie dell'uomo, presente alla scena con la figlia, ha affermato che gli uomini parlavano russo senza inflessioni ed avevano spinto il marito in un veicolo senza targa e con finestrini oscurati. Il governo russo ha sostenuto che l'inchiesta e' ancora in corso, e che i rapitori di Abu Khasuyev non sono ancora stati identificati.

Il Tribunale dei diritti ha stabilito che c'e' stata violazione dell'articolo 2 (diritto alla vita), a causa della morte dell'uomo e la mancanza di un effettivo accertamento nella sua scomparsa, violazione dell'articolo 3 (divieto di trattamenti disumani), a causa della sofferenza psicologica subita dalla ricorrente, violazione dell'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), a causa della detenzione, violazione dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo), in combinato disposto con l'articolo 2. La Corte ha condannato la Russia al pagamento dei danni e delle spese per un totale di circa 45.000 euro.

Speciale Europa

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