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02 luglio 2009
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Privacy
, Internet , giustizia informazione : la relazione del Garante L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato, ha presentato oggi la Relazione sul 12° anno di attività e sullo stato di attuazione della normativa sulla privacy. Di recente, sono stati attribuiti all'Autorità poteri sanzionatori nuovi, che le consentono di intervenire con maggiore efficacia. Nel corso dell'anno non sono mancati, però, ha denunciato il Garante, interventi legislativi estemporanei che, "operando con modifiche, talvolta persino transitorie, a singole norme del Codice, hanno introdotto innovazioni non sempre positive. Ci riferiamo, in particolare - ha detto il Garante - alla proroga dei tempi di conservazione dei dati di traffico telefonico e al mutamento temporaneo delle regole sull'utilizzazione degli elenchi telefonici a fini promozionali". Il Garante aveva invece ripetutamente vietato tale uso, "perché basato su una violazione continua delle regole, oltre che su una intollerabile intromissione nella vita privata degli utenti e delle loro famiglie". Altra modifica, quella dell'art. 1 del Codice, con l'introduzione di una disciplina derogatoria alla protezione dei dati personali dei pubblici funzionari della quale, il Garante ha rilevato "la pericolosa ampiezza e genericità". Fra i principali settori nei quali il garante ha assicurato il suo intervento nel 2008, la messa in sicurezza delle grandi banche dati pubbliche e private; la protezione dei dati giudiziari; le banche dati del Dna; il settore della sanità; il sistema delle telecomunicazioni; il corretto rapporto tra diritto di cronaca e dignità delle persone; le esigenze di semplificazione per imprese e P.a.; i trasferimenti dei dati all'estero; le telefonate pubblicitarie indesiderate; la videosorveglianza sempre più estesa; la tutela dei minori; Internet e il fenomeno dei social network; il controllo dei lavoratori. Nel seguito ci soffermiamo sugli aspetti dell'informazione giornalistica, della comunicazione digitale e dei problemi di privacy riguardanti il settore della giustizia. Giornalismo, informazione e giustizia Anche quest'anno il Garante è stato spesso impegnato nello sforzo di trovare il corretto bilanciamento fra due diritti fondamentali delle società democratiche: quello ad informare e ad essere informati, e quello a veder tutelata la propria riservatezza e la sfera più intima della vita privata. Non pochi casi hanno riguardato la tutela della dignità delle persone, specialmente minori o vittime di reati, rispetto a un esercizio del diritto di cronaca esasperato e spesso non corretto. A difesa della dignità delle persone, l'Autorita' ha raccomandato misura nelle riprese televisive di situazioni di degrado sociale, come nel caso dei campi nomadi, o di riprese sui comportamenti delle persone in stato di disagio. "Questo non intacca affatto - sottolinea la relazione del garante - il valore delle inchieste di giornalismo televisivo condotte con equilibrio e evidenti finalità di buona informazione. Con lo stesso spirito, nel caso del delitto di Perugia abbiamo vietato l'ulteriore diffusione di immagini televisive riprese dalla polizia giudiziaria e relative al corpo della vittima, trasmesse da televisioni locali nel disprezzo assoluto della dignità della persona". Non sono mancati casi di diffusione e pubblicazioni di intercettazioni telefoniche raccolte nell'ambito di attività giudiziarie ancora in corso: "Abbiamo più volte raccomandato, specialmente con riguardo a pubblicazioni annunciate ma non ancora avvenute, di effettuare sempre una valutazione rigorosa sulla sussistenza o meno di un effettivo interesse pubblico alla diffusione, rispettando scrupolosamente tanto le leggi quanto il Codice deontologico, e tutelando i terzi estranei. - ha sottolineato il Garante - Il divieto di diffusione di foto all'interno di abitazioni private Come è noto siamo intervenuti due volte in merito a foto contenenti immagini di persone ritratte all'interno di Villa Certosa. Abbiamo vietato tali foto, in quanto sono stati utilizzati teleobbiettivi e sistemi intrusivi e sofisticati di ripresa e di trattamento delle immagini". "In conformità all'indirizzo seguito non solo dalla Cassazione ma anche dalle Corti europee, e recentemente dalla Camera dei Lords - ha spiegato il garante - abbiamo ribadito che non è lecito riprendere, senza il loro consenso, persone all'interno di una privata dimora, compreso il parco e gli edifici che ne fanno parte, specialmente quando esse svolgono normali attività di vita sociale o di relazione. È questo un principio che si applica a tutti, indipendentemente dalla notorietà, e che comporta la illiceità delle foto e il conseguente divieto della loro diffusione. Un principio che non viene meno neppure in ragione della qualità pubblica della o delle persone che abitano o frequentano una privata dimora. Contestualmente abbiamo confermato l'utilizzabilità delle foto relative a persone pubbliche, o di oggettivo interesse pubblico, riprese in luoghi pubblici o aperti al pubblico". Riguardo al disegno di legge sulle intercettazioni, il Garante ha sottolineato che si tratta di "una normativa che ha suscitato molte contrarietà e rispetto alla quale nel corso della discussione parlamentare è spesso stata invocata la privacy. Abbiamo sempre detto che spetta al legislatore e non all'Autorità stabilire come, in quali casi e per quali finalità i giudici possano ricorrere alle intercettazioni e alla acquisizione dei dati di traffico. Né è compito dell'Autorità sindacare sulla quantità di dati acquisiti e trattati nei singoli casi. Spetta invece a noi chiedere che i dati e le attività siano adeguatamente protette sia dai giudici che dagli altri operatori che con i giudici collaborano. Le innovazioni previste a protezione dei dati raccolti a fini di giustizia sono certamente opportune, anche se molto dipenderà dalle modalità con le quali saranno regolate e applicate. Auspichiamo di essere sentiti in sede di attuazione". Per quanto riguarda le nuove regole relative ai limiti della pubblicabilità delle informazioni acquisite e trattate dai giudici il Garante ha ribadito le sue perplessità sul ricorso a sanzioni penali a carico degli operatori dell'informazione, notando che "non tocca all'Autorità fissare le regole che presiedono al rispetto della libertà di informazione garantita dalla Costituzione, se non quando siano concretamente in discussione eventuali e puntuali violazioni della riservatezza dei cittadini. Non vi è ragione di ritenere che la regolazione in via generale della libertà di stampa abbia una diretta e immediata connessione con la tutela della privacy, che deve invece sempre essere valutata caso per caso". Fra gli altri provvedimenti adottati in materia nello scorso anno, l'approvazione del nuovo Codice deontologico per gli Avvocati e gli investigatori privati, che regola anche attività investigative e di parte finora poco disciplinate. Il rapporto tra informazione e nuove tecnologie Lo scorso anno il Garante ha dovuto misurarsi più volte con i problemi legati all'informazione e all'uso delle nuove tecnologie. In più di un caso si è verificata la pubblicazione di foto di persone, vittime di incidenti o di fatti di sangue, prese da Facebook senza alcun adeguato controllo e senza il consenso degli interessati, con la conseguenza che le foto riguardavano persone del tutto estranee. "Questo ci ha messi di fronte alla pericolosità di un uso sprovveduto e disattento delle nuove opportunità della rete, tanto più grave perché condotto da operatori dell'informazione" ha spiegato il Garante nella sua relazione, ricordando di aver vietato la riproduzione delle foto ed aver segnalato il fenomeno all'Ordine dei giornalisti e alla Federazione nazionale degli editori. Nuovo e di grande rilievo il problema della pubblicazione on line degli archivi dei giornali e delle testate televisive: "Qualunque fatto del passato, purché contenuto in questi archivi, viene riproposto nel presente. Il che, collegato con i motori di ricerca e con la loro caratteristica di decontestualizzare le notizie catturate in rete, provoca problemi inediti, potenzialmente lesivi della vita delle persone. - ha detto il Garante - Il passato diventa un eterno presente e non vi è più possibilità di sperare che vicende anche dolorose, appartenenti ad anni lontani della esistenza di una persona cadano nell'oblio, confinate negli archivi tradizionali". Il Garante e' intervenuto più volte, su ricorso o segnalazione degli interessati e, ove non vi era interesse attuale a conoscere le notizie esaminate, ha raccomandato che esse venissero quantomeno anonimizzate e che non fossero più leggibili dai motori di ricerca generalisti, ma solo da quello della singola testata. Il Garante ha annunciato che intende continuare nella nostra riflessione, coinvolgendo anche gli operatori dell'informazione. Un fenomeno analogo è quello che l'Autorita' aveva già individuato lo scorso anno rispetto alla pubblicazione on line delle interrogazioni parlamentari risalenti a periodi molto lontani, e spesso contenenti ricostruzioni minute di fatti poi rivelatisi non veri, problema che si pensa di affrontare inibendo l'accesso da parte dei motori di ricerca generalisti almeno agli atti parlamentari di sindacato ispettivo. Infine, ha sottolineato il Garante, "assistiamo con grande interesse al moltiplicarsi di tecnologie che consentono un uso quasi interpersonale dell'informazione, esaltando quel circuito tra chi informa e chi è informato, che costituisce uno degli aspetti più affascinanti del mondo contemporaneo. Dai blog ai social network fino al recentissimo, e già quasi invecchiato, sistema twitter, sempre di più oggi l'informazione è il prodotto di una comunicazione continua e collettiva a livello mondiale. Quanto sta accadendo in Iran dimostra che su questi strumenti, e specialmente sui più innovativi, poggia una forma di resistenza democratica mai immaginata prima. Allo stesso tempo mutamenti così profondi ci costringono a ripensare cosa sia e cosa significhi informazione oggi. Su questo si interrogano prima di tutto gli operatori dell'informazione, ma anche il mondo della cultura, del diritto, e tutte le Autorità come la nostra". Per il futuro, a giudizio del Garante "occorre ridefinire in modo profondo il contenuto, l'estensione e le modalità di applicazione dei diritti fondamentali che costituiscono l'eredità più preziosa di secoli di conquiste civili e che tocca a noi traghettare nel nuovo mondo". Tuttavia, nota il Garante, "Il fatto stesso che ormai tra i segni più evidenti di ogni reazione totalitaria siano il blocco di Internet, la chiusura dei social network, gli ostacoli all'uso dei telefonini, ci dice che la frontiera della democrazia si intreccia strettamente con la libertà di accesso ai nuovi sistemi di telecomunicazione. Ogni giorno di più la democrazia e i diritti che in essa si radicano, o sono globali o non sono". Ma nuovi bilanciamenti sono necessari - a giudizio dell'Autorita' - anche rispetto al rapporto tra sicurezza e liberta' visto che una "società del controllo che al di là di ogni confine nazionale, accumula indiscriminatamente dati, informazioni e notizie. Una realtà nuova che, se non regolata e governata, è destinata a minare alle radici le nostre libertà" mentre "Sempre più spesso vi sono Nazioni tentate di fare da sé e di vietare ciò che a tutto il resto del mondo è consentito. Questo alla lunga rischia di trasferire anche nella dimensione del web gli scontri e le tensioni già in atto nel pianeta." Per evitare eccessi in un senso e nell'altro, "C'è bisogno urgente di regole nuove e condivise. C'è bisogno di proteggere la libertà della rete da chi la vorrebbe soffocare e c'è bisogno di proteggere chi utilizza la rete dai moderni banditi del nuovo Far West digitale. C'è bisogno di Autorità capaci di unire insieme la dimensione nazionale, legata alla cultura, alla tradizione e all'interesse di ogni Paese, con una visione mondiale, ormai irrinunciabile, perché è questo il livello in cui si gioca la partita vera". La prossima Conferenza internazionale di Madrid, ha ricordato il Garante, sarà dedicata a questo tema. Essa segue quella di Strasburgo dello scorso anno e porta avanti l'intento di elaborare standard internazionali comuni in tema di protezione dati; obiettivo ribadito di recente anche rispetto alle attività di sicurezza e giustizia. Un lavoro lungo e impegnativo, che richiederà ancora tempo e fatica, per definire regole che solo un Trattato internazionale potrà poi rendere davvero vincolanti. ___________ NB:
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