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02 luglio 2009
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Perche'
Berlusconi non chiede le dimissioni dei giudici della Consulta ? Antonio Di Pietro chiede le dimissioni di due giudici della Corte Costituzionale che hanno cenato con il presidente del Consiglio, il sottosegretario Gianni Letta ed il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Uno dei giudici 'incriminati', Luigi Mazzella, a casa del quale si e' svolta la cena, risponde con una lettera aperta in cui afferma che e' normale la frequentazione degli alti magistrati con alte cariche dello Stato e glissa sul fatto che egli e il suo collega Paolo Maria Napolitano saranno chiamati, insieme agli altri supremi giudici, a pronunciarsi sul Lodo Alfano, la legge che assicura l'immunita' alle prime cariche dello Stato. Di fatto essi saranno chiamati a pronunciarsi non su una qualsiasi legge approvata dalla maggioranza di governo o su un referendum teso ad abrogare una legge varata dalla maggioranza, o ancora su un conflitto fra organi dello Stato - che sono i casi generalmente affrontati dalla Consulta - ma dovranno decidere della costituzionalita' della legge che assicura l'impunita' (finche' in carica) ad una delle alte cariche dello Stato - proprio il Silvio Berlusconi con cui erano a cena - visto che le altre prime cariche non sono nemmeno sfiorate da procedimenti giudiziari. Su tutto si staglia il silenzio - almeno per adesso - dell'Unione Camere Penali, prodiga di accuse ai magistrati riciclati in politica o impegnati in incarichi presso gli uffici ministeriali, e sostenitrice della separazione della carriere in magistratura perche' a suo giudizio l'intercambiabilita' dei ruoli nel tempo e quindi la frequentazione giudici-pm puo' generare un legame che incide sulla imparzialita' del giudice. Tesi - questa - che appartiene da sempre anche alla maggioranza di governo, insieme a quella che i magistrati che si esprimano negativamente sulla politica degli imputati nei loro processi siano ricusabili. A nostro avviso, Di Pietro contraddice cio' che egli ha sempre sostenuto (e che anche noi pensiamo), e cioe' che il giudice possa esprimere la sua opinione politica su questioni di interesse generale e/o frequentare una delle parti del processo (ad es il PM), ma poi in aula sara' imparziale (la legge gia' prevede l'astensione nei casi di legame di parentela o legame sentimentale fra il giudice e una delle parti o anche il suo legale e in caso di dichiarazioni pubbliche del giudice che dimostrino un giudizio gia' formulato prima del dibattimento). Tuttavia e' proprio per la ragione speculare a questa che i giudici costituzionali nel mirino si dovrebbero dimettere. Infatti essi - nonostante il premier abbia tentato da anni di convincere il Paese che le toghe sono rosse - sono amici di Silvio Berlusconi, che per l'appunto sostiene la tesi opposta a quella di Di Pietro: giudici che esprimano le loro amicizie politiche, giudici che manifestino pubblicamente disistima (e quindi anche stima, per logica conseguenza e per equita') per persone coinvolte in procedimenti loro affidati, debbono essere esonerati dalle decisioni che riguardano quelle persone. Per Berlusconi, per i suoi avvocati Ghedini e Pecorella e per il suo seguito politico, il giudice non deve solo essere, ma anche apparire imparziale. Proprio per questo dovrebbero essere le stesso Berlusconi e i suoi ministri e sostenitori a chiedere le dimissioni dei due giudici costituzionali, o almeno la loro astensione dalla decisione sul Lodo Alfano. Se non lo fanno, e' piu' che lecito pensare che gatta ci covi. * presidente nazionale dell'Osservatorio sulla Legalità ed i Diritti Onlus ___________ NB:
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