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05 giugno 2009
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Intercettazioni
: giornalisti protestano e noi siamo con loro L'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus sostiene le iniziative dei giornalisti contro il ddl Alfano che sara' all'esame della Camera dei Deputati il 9 giugno - con la spada di Damocle della fiducia - e che introduce limiti alla liberta' di stampa, oltre che ostacoli alle attivita' d'indagine degli inquirenti. Infatti il progetto di legge prevede che il PM possa chiedere l'autorizzazione alle intercettazioni solo in presenza di "evidenti indizi di colpevolezza" (solo per le indagini di mafia e terrorismo basteranno "sufficienti indizi di reato"), il che rende di fatto superflue le intercettazioni. Il ddl prevede inoltre l'arresto fino a un anno e l'ammenda da 500 a 1.032 euro per pubblici ufficiali e magistrati che omettano di esercitare ''il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni", con possibilita' quindi di mettere nel mirino magistrati scomodi. Si potranno usare le 'cimici' solo in luoghi nei quali e' noto che si sta compiendo un'attivita' criminosa (anche qui rendendo superfluo lo strumento), con l'eccezione dei reati di mafia, terrorismo e quelli piu' gravi. Viene stabilito inoltre un limite di 30 giorni, incrementabili su richiesta di 15 e poi ancora 15. Le intercettazioni potranno essere richieste solo dalla parte offesa e solo sulle sue utenze, con una evidente forte limitazione. In spregio alle sentenze della Corte dei diritti dell'uomo, che garantiscono il diritto di cronaca - e soprattutto il diritto dei cittadini ad essere informati su questioni di pubblico interesse anche tramite intercettazioni ottenute in modo illecito - si stabilisce poi che i cronisti che pubblicano intercettazioni di cui e' stata ordinata la distruzione possano essere condannati ad una pena detentiva da sei mesi a tre anni (convertibile in una sanzione pecuniaria). Come denunciato dall'Unione Nazionale Cronisti, quindi, il ddl "punta a impedire che i giornalisti possano informare sullo svolgimento delle indagini e delle inchieste giudiziarie durante il loro svolgimento: se ne potrà parlare solo quando, e se, inizierà il processo. In Italia questo avviene a distanza di molti mesi, in tantissimi casi addirittura anni. Per tutto questo periodo l'opinione pubblica non saprebbe nulla sui reati commessi e sulle persone indagate e arrestate". "Sarebbe una situazione che la Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha ripetutamente condannato affermando che la libertà d'informazione è uno dei cardini sui quali si basa una moderna democrazia" nota l'UNCI, sottolineando come l'approvazione del provvedimento "allontanerebbe ancora di più l'Italia dall'Europa della libertà di stampa", per cui i giornalisti italiani sono decisi a battersi anche con uno sciopero generale. Intanto, martedi' 9 maggio, al mattino, i giornalisti italiani protesteranno con un corteo in bicicletta nel centro di Roma organizzato dall'Unione Nazionale Cronisti Italiani e dalla Associazione Stampa Romana. Il corteo partirà alle 11 dalla sede della Federazione Nazionale della Stampa e passerà davanti al Senato, in piazza Venezia, davanti a Palazzo Chigi, in piazza di Spagna, e si concluderà davanti alla Camera alle 12 con un sit-in. Mercoledì 10, alle ore 16, i giornalisti italiani informeranno della situazione i colleghi della Stampa estera con una conferenza alla quale parteciperanno i vertici della FNSI, dell'Ordine dei giornalisti, della Asr e dell'Unci. A nostro avviso, tuttavia, non si tratta di un problema che riguarda soltanto i giornalisti, e infatti da anni ci battiamo contro i progetti di legge volti e limitare le intercettazioni e la cronaca che le riporta, progetti che purtroppo, in vario modo, hanno trovato sostegno da parte di folti gruppi di parlamentari in modo bipartisan, a seguito degli scandali che hanno coinvolto politici o imprenditori amici di politici. Senza le intercettazioni e la loro pubblicazione non ne saremmo mai venuti a conoscenza ed i soliti furbi avrebbero potuto continuare ancor piu' indisturbati e impunemente i loro intrecci scorretti. Riteniamo che tutti i cittadini debbano impegnarsi contro questo ennesimo tentativo di taglio all'informazione ed alle indagini messo in atto con il falso pretesto della difesa della privacy, che - quando e' stata violata per migliaia di cittadini comuni - non ha prodotto alcuna sanzione significativa, mentre e' stata invocata solo a seguito degli scandali o deglle inchieste che vedevano coinvolti personaggi potenti. * presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus ___________ NB:
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